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12 febbraio 2012


Piano rifiuti: Matera non faccia la fine di Potenza

 

 

 

[di Movimento No Scorie Trisaia]

 

Il piano rifiuti della provincia di Matera sarà discusso a breve in sede provinciale, e in merito diciamo subito che in provincia di Matera non si deve fare la fine della provincia di Potenza. La Basilicata all’ultimo posto in Italia per produzione di rifiuti è tra le ultime anche in fatto di differenziata. Con la differenza che i comuni del materano (Montalbano, Montescaglioso, Rotondella, Policoro) hanno avviato la differenziata mentre quelli potentini restano ferma alla raccolta ” tal quale” favorendo la produzione e l’incenerimento del cdr o del css in inceneritori, nei cementifici o peggio ancora nelle centrali a biomassa autorizzate a bruciare il cdr da una legge nazionale-regionale  che equipara il combustibile da rifiuti alla biomassa. Incenerimento che fa business per le multinazionali e le società dei rifiuti e un aggravio di costi e inquinamento per il contribuente, il quale si troverà nella Tarsu i costi d’incenerimento e smaltimento delle ceneri e nell’aria e nel suolo l’inquinamento ambientale delle diossine e dei metalli pesanti. Film già visto proprio per l’inceneritore Edf di Fenice, nell’area del Vulture Melfese.

La Provincia di Matera riscriva il piano dei rifiuti e Gianni Rondinone, di Sinistra ecologia e libertà, si esprima chiaramente sulla Delibera regionale n.2208 del 2005, sull’azzeramento delle percentuali di rifiuti materani da trasformare in CSS e sul perché il Piano provinciale non preveda la centralità del compostaggio verde nella gestione dei rifiuti. L’assessore provinciale all’ambiente, Giovanni Bonelli, fa finta di non sapere che i rifiuti si possano bruciare non solo negli inceneritori (“non previsti in provincia di Matera”, secondo Bonelli), ma anche nei cementifici e nelle quattro mega-centrali (da 15 a 47 MW) a biomassa previste nel materano. Soluzione, questa di bruciare i rifiuti che non risolve il problema delle discariche: i rifiuti bruciati si trasformano, infatti, in un terzo di ceneri da smaltire in apposite discariche speciali al costo di 400 euro la tonnellata. Tutto questo mentre la regione Basilicata sta prevedendo (Bur n.2 del 2012) anche per la provincia di Matera un inceneritore, nonostante la Provincia dica di non volerne, in un’area che nei decenni è stata dimenticata da tutti, da destinare  in futuro a una industria eco- sostenibile invece di un inceneritore o di un impianto a biomassa che bruci rifiuti di produzione regionale ed extraregionale. Le alternative del riciclaggio a freddo e del compost verde non solo faranno diminuire la Tarsu nella gestione di oneste ed efficienti amministrazioni pubbliche, ma contribuiranno ridurre i costi sanitari e d’immagine che un territorio dovrà pagare per la presenza di un inceneritore o di una centrale a biomassa che brucia cdr o css.(combustibile derivato da rifiuti).


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 12/2/2012 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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