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1 gennaio 2015


Catrame: il fallimento economico e sociale della Val d’Agri

1 dicembre 2014

 

Pertusillo=Delta del Niger[di No Scorie Trisaia] Un politico, un amministratore e anche un sindacalista dovrebbe saper leggere, scrivere e tirar di conto per il bene comune, che conosca la storia forse sarebbe pretendere tanto, ma almeno che conoscesse le sue origini…

Con tali capacità potremmo fidarci dellìopera dell’eletto del popolo ? noi pensiamo di si. Avevamo già parlato dei numeri primi del catrame lucano, al secolo il modello di sviluppo perseguito negli ultimi 15 anni da governo e opposizione della Basilicata, nonchè da parte del sindacato.

Nella terra Pitagora dove le 4 operazioni delle tabelle pitagoriche videro la luce nel 600 a.C. prima dei teoremi, non è difficile tirare le somme, quando soprattutto ci viene in aiuto l’Istituto Superiore di Statistica e altri enti istituzionali come lo Svimez.

Secondo i dati Istat: in dieci anni dal 2000 al 2010 in Val d’Agri hanno chiuso il 59,38 % delle aziende agricole contro il 31% che ha chiuso in Basilicata per colpa di politiche agricole sbagliate e della crisi (nonchè di una politica miope basata sul petrolio dimenticatosi in egual misura di sviluppare le economie esistenti).

In Val d’Agi una terra fertile e ricca di acqua: Le aziende che hanno chiuso in Val d’Agri sono solo per la frutticoltura, olivicoltura, viticoltura (ricordiamo le mele della val d’Agri) 1837 , lasciamo alle tabelline pitagoriche il numero di occupati e l’indotto sviluppato . Parliamo di migliaia di posti di lavoro andati in fumo che esistevano e che non erano a termine contro le poche centinaia di unità lavorative occupati nelle attività estrattive del greggio e che termineranno nel breve periodo. Nel settore del biologico dal 2005 a oggi in Val d’Agri le aziende sono passate da 92 a 13. Nel complesso le aziende che hanno subito le chiusure maggiori sono state quelle dell’allevamento (ricordiamoci del pecorino di Moliterno), il 75% del totale.

Sul discorso turistico in Val d’Agri Secondo i dati APT: Dal 2013 al 2012 si sono persi circa il 10,20% di arrivi nelle strutture ricettive della Val d’Agri. Circa il 25% dal 2011 al 2013 (cumulando i due anni), altro che turismo e progetti regionali di cultura legati ai pozzi petroliferi. Per una questione di cumulabilità vanno sommati ai posti di lavoro e al prodotto interno lordo valligiano perso in dieci anni i milioni di euro investiti negli anni per sostenere le imprese agricole e turistiche, che ora non hanno futuro .

Lo Svimez è inoltre impietoso con la Basilicata sulle classifiche di disoccupazione giovanile, povertà ed emigrazione. L’Istat nel 2011 ha definito la Basilicata regione più povera d’Italia, mentre per l’Ue era considerata regione ricca per colpa del PIL petrolifero. La regione ha perso per essere considerata “regione ricca” ogni anno finanziamenti Ue pari a circa 320 milioni di euro contro le “lenticchie” delle royalites di circa 120 milioni bloccate e non spendibili totalmente dai patti di stabilità.

L’inquinamento causato dalle estrazioni petrolifere dovrebbero accertarlo le autorità sanitarie ,fatto sta invece che in Val d’Agri già per la presenza della attività estrattive i prodotti non si vendono più come una volta. Dovremmo poi parlare di idrocarburi e metalli pesanti nelle acque del Pertusillo, di idrocarburi nella diga di Marsico, nel fiume Basento e delle acque anomale di Montemurro vicino ai pozzi di reinezione su cui le autorità devono dare risposte esaurienti.

Degli otto barili di acqua consumati per un barile di petrolio per una base di consumo di acqua enorme su 104 .000 barili estratti al giorno, un utilizzo sfrenato di una risorsa del territorio che invece sostiene direttamente le economie locali e interregionali. Delle circa 3000 tonn/giorno di rifiuti prodotti dalla filiera petrolifera ,di cui una parte dopo le vicende della radioattività dei reflui radioattivi in val Basento non sappiamo dove siano smaltiti. Del semplice fatto che il petrolio sostenibile o tecnologicamente sostenibile non esiste , considerato il fatto che produce rifiuti in maniera esponenziale e consuma acqua ,rifiuti che dovranno sorbirsi negli anni le comunità locali nelle rispettive discariche.

Dell’argomento radioattività dei reflui petroliferi che non è stato opportunamente trattato nelle Valutazioni di Impatto Ambientale dagli uffici regionali e ministeriali che interessa lavoratori, popolazioni e ambiente. Dell’idrogeno solforato immesso in atmosfera( max 25 ppm) da raffinerie e centri oli secondo la normativa , superiore a 5000 volte i limiti consigliati dall’Oms (0,005 ppm) e di quelle nuove tecnologie di cui parla l’esponente sindacale Landini che attualmente non esistono in Basilicata per abbattere questi limiti di emissione secondo l’Oms.

Delle nuove malattie respiratorie che affliggono la Val d’Agri ,dei costi sanitari indotti. Del valore inestimabile dell’acqua che fa vivere e progredire la Bailicata e la Puglia per il potabile, “l’allevamento”, l’agricoltura e sopra tutto per l’industria, e che va protetta in quanto vera risorsa strategica nazionale .Se c’è qualcuno che pensa il contrario possiamo tranquillamente affermare che la matematica non è una opinione e siamo pronti a confrontarci.

Il sindacato: anche Landini è invitato a confrontarsi con la Basilicata prima di parlare di petrolio a favore della Confindustria del petrolio o di quella dei rifiuti. Invitiamo Landini a venire in Basilicata per farsi una cultura in tema di tecnologie applicate e dell’impatto ambientale sulle economie locali, ma soprattutto su quei famosi posti di lavoro di cui parla il sindacato che avevamo e che ora numeri alla mano si sono persi nel famoso contesto di sottosviluppo praticato in Basilicata dalle Istituzioni in questi anni. [No Scorie Trisaia]


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 1/1/2015 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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