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1 gennaio 2015


Deposito unico per i rifiuti radioattivi: se ne parlerà a Matera agli inizi di Gennaio 2015

26 dicembre 2014

 

roadmapsoginL’Osservatorio Jonico Indipendente sulle Scorie Nucleari e No Scorie Trisaia promuovono, all’inizio del prossimo anno 2015 a Matera, un incontro pubblico al quale saranno invitati sindaci, associazioni, cittadini e partiti politici per dibattere sui criteri di scelta per il sito unico dove dovrà essere realizzato il “deposito unico ingegneristico di superficie” dei rifiuti nucleari italiani che ammonterebbero – secondo fonti governative – a 75.000 mc di rifiuti a media e bassa intensità e 15.000 mc ad alta intensità radioattiva.

Secondo il documento Sogin diffuso agli amministratori locali invitati al seminario Sogin-Anci, tenutosi a Milano del 7 novembre, per il quale No Scorie lamenta una scarsa informazione in ambito locale:” l’iter di localizzazione del Deposito Nazionale delle scorie radioattive e il Parco Tecnologico, delineato nel decreto legislativo n. 31/2010, ha introdotto, per la prima volta in Italia, un processo partecipativo per la realizzazione di un’infrastruttura considerata di interesse strategico per il Paese.

Entro il 3 gennaio 2015, cioè entro 7 mesi dalla definizione dei criteri di localizzazione pubblicati il 4 giugno 2014 da ISPRA, Sogin presenterà ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale.

Sogin trasmetterà successivamente la proposta di CNAPI all’ ISPRA, che dovrà provvedere alla validazione dei risultati cartografici e alla verifica della corretta applicazione dei criteri. Una volta terminato il lavoro di verifica e ottenuto il nulla osta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, la CNAPI verrà pubblicata.

Si aprirà, quindi, una fase di consultazione pubblica e condivisione delle soluzioni tecniche applicate da Sogin in occasione di un Seminario Nazionale dove saranno invitate tutte le parti interessate.

La norma prevede, inoltre, che entro i 90 giorni successivi al Seminario, Sogin, sulla base delle osservazioni emerse, rediga una versione aggiornata della proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee, denominata CNAI. Tale carta sarà poi trasmessa al Ministero dello Sviluppo Economico per approvazione con Decreto Ministeriale, previo parere tecnico di ISPRA.

A seguito dell’approvazione della CNAI, Sogin avvierà la successiva fase di concertazione finalizzata a raccogliere le eventuali manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli Enti Locali interessati dalle aree idonee”. I tempi per la decisone finale su dove ubicare il deposito nazionale di scorie radioattive è stato fissato dopo il mese di Settembre 2015.

Nell’evidenziare lacune metodologiche nel processo e nei tempi che già sarebbero decisi, vorremmo in proposito conoscere dall’Anci Basilicata cosa ne pensa sulla metodica fin qui seguita per l’individuazione del sito dove dovrà essere realizzato il deposito unico nucleare? Tale metodica è stata condivisa dai sindaci lucani?

Sogin inoltre auspica che in proposito vi siano “manifestazioni di interesse”, ovvero autocandidature da parte degli Enti locali, nonché autocandidature spontanee http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/nucleare_zollino_per_deposito_rifiuti_aree_molte_regioni_idonee-201412121805-eco-rt10223 promuovendo così il deposito nazionale come opportunità dei territori, dopo l’errore commesso a Scanzano J. Nel 2003 nell’imporre l’opera, prima di decantarne gli eventuali benefici per il territorio.

Per realizzare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico sarebbe previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro, con una occupazione di 1.500 unità lavorative per 4 anni e di circa 700 unità lavorative stabili, almeno secondo le cifre del governo Renzi.

Ma la domanda sorge spontanea, nell’ottica del percorso fatto da Sogin per le future manifestazioni di interesse: chi decide le autocandidature? i sindaci del territorio? le regioni ? le provincie? e con quale percorso condiviso con le popolazioni ? la metodica prevista non prevaricherà le decisioni dei territori ?

Resta bene inteso che anche il Decreto Legislativo prevede che l’opera abbia una autorizzazione unica e che comprenda la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, sulla stessa riga dei principi della legge “sblocca Italia” in tema di trivelle. In caso di fallimento della concertazione con regioni e comuni, l’opera potrebbe essere comunque imposta ai territori e alla comunità dal governo Renzi. Di qui la necessità e l’urgenza di valutare le metodiche che si stanno seguendo in un percorso che valuti le metodiche partecipative seguite, per evitare che al danno non si debba subire anche la beffa.

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