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1 gennaio 2015


No Scorie: Petrolio, il trucco dell’Ires a termine e la card dei poveri

29 dicembre 2014

 

MAPPE PETROLIFERE TERRA E MAREChe il petrolio non convegna alla Basilicata e faccia male alle economie locali e alla salute dei lucani è stato certificato dai dati Istat, Svimez, Ircss Crob proprio nelle zone estrattive del petrolio, ossia nella Val d’Agri. I prodotti non si vendono più e le aziende chiudono, i turisti vanno altrove mentre resta un incremento delle malattie respiratorie e di altri mali peggiori. Sulle risposte esaustive ancora non pervenute della regione Basilicata sull’inquinamento del Pertusillo, della diga di Marsico e sui reflui petroliferi radioattivi per il momento soprassediamo.

Nel registrare le ultime dichiarazioni del parlamentare Speranza facciamo notare che :

Il parlamentare PD Speranza pensa ai capitali di cui ha bisogno il petrolio ,mentre dimentica che è proprio grazie ai fondi Bei e Cipe che sono partiti il progetto Val d’Agri e il progetto Tempa Rossa. Al pari il parlamentare dimostra di non conoscere i capitali che si sono persi in val d’Agri dopo i copiosi investimenti fatti nelle economie locali negli ultimi decenni proprio su agricoltura e turismo, che ora subiscono l’impatto ambientale delle estrazioni petrolifere .

-L’Ires (in termini del 30%) su nuove estrazioni con il tetto degli ottantamila barili ,ci ricorda tanto le franchigie sulle estrazioni petrolifere che non fanno scattare le royalites , (vedi quantitativi Unmig),

.Tagliando in termini di estensione territoriale e produzione le rispettive concessioni petrolifere, le royalites (le più basse del mondo) non scattano. Fenomeno di cui è succube ad esempio il comune di Pisticci dove insistono 4 concessioni e si superano abbondantemente le franchigie , con il risultato che il comune percepisce spiccioli (negli ultimi anni 2.500 e 7.500 euro).

-La news di Speranza sugli ottantamila barili e/o del tetto in termini di quantità dei barili che si vorrebbero estrarre sui quali scatterebbero benefici dall’IRES vanno inquadrati geograficamente passo-passo nelle nuove zone dove si vuole continuare a estrarre .Ossia posso estrarre mantenendo negli anni sempre le stesse quantità di Barili ma in diverse concessioni. Ad esempio esaurito il quantitativo val d’Agri cercherei di trivellare altre zone come il Vulture (facendo altri danni perché il petrolio è insostenibile e incompatibile con acqua ed economie locali) mentre mantengo sempre la stessa quota di barili, con il risultato di avere un ritorno economico dall’Ires (sulla quota del 30%) dei petrolieri tagliata in funzione del tempo e delle aree trivellate.

In poche parole anche questo introito economico dell’ Ires sarebbe controllabile ed essere molto limitato ,quindi si potrebbe rivelare un ulteriore specchio per le allodole e una ulteriore presa in giro per i lucani sulla falsa riga delle franchigie .Le compagnie in effetti estraggono solo finché guadagnano ed hanno i loro tempi condizionati dal prezzo del barile (allo stesso modo di come sono condizionare le royalites) . Per cui le estrazioni potrebbero durare decenni, non a caso il titolo concessorio unico previsto dallo Sblocca Italia ha una durata trentennale con possibilità di rinnovo .

-Speranza non parla in termini economici di petrolio a termine e che le stesse royalites e benefici dell’Ires sono a termine , mentre le tasse che pagano i cittadini lucani con le economie locali non sono termine e potrebbero fruttare molto di più a un governo e una regione attenta ai suoi bilanci .Senza contare i danni all’ambiente e alla salute che comunque ricadono sempre sulla collettività e sempre sullo stesso bilancio del governo (Iva docet) . E i cittadini di serie L (come sono considerati i lucani) dovrebbero avere diritto a treni e servizi al pari degli altri cittadini italiani senza essere distrutti dal catrame per avere qualche servizio in più, proprio perché pagano le tasse come tutti gli altri .

Alla fine della storia, o meglio delle trivellazioni, in tutta la regione ci ritroveremo una regione di poveri. Regione già non più identificabile come realtà territoriale dalle macroregioni esaltate dallo stesso Pittella che cancellerebbero il nome di Basilicata.

.Speranza alla fine esalta l’ultima misura dei benefici del catrame ,ossia la card della povertà (ex carta idrocarburi) per gestire gli ultimi (e poveri) rimasti in una regione dove saranno distrutte le economie locali e le rispettive fonti di reddito. La carta dei poveri si potrebbe rilevare l’ultima misura clientelare in un percorso di liquidazione sociale ed economica di una regione che un tempo si chiamava Basilicata .


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 1/1/2015 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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