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17 maggio 2015


Diga di Senise: osservazioni No Scorie e Med No Triv contro il mega impianto dei rifiuti

11 aprile 2015 Noscorie Trisaia e Med No Triv hanno presentato le proprie osservazioni contro il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale-Regione Basilicata del mega impianto di trasformazione di rifiuti da indifferenziato e differenziato in CSS da incenerire e localizzato proprio sulla diga di Senise. Il progetto in oggetto proposto dalla Nep Italy è già stato oggetto di un finanziamento milionario da parte della Regione Basilicata, la società ha avviato di conseguenza le procedure di VIA per poterlo realizzare. L’impianto in oggetto V.I.A della Nep Italy srl di Senise prevede (da progetto.) a) attività di recupero (R13, R12 ed R3), ovvero produzione di CSS-Combustibile Solido Secondario, a partire dalla frazione solida urbana indifferenziata e da altri rifiuti secchi (imballaggi di origine urbana e speciale), per un flusso complessivo da trattare pari a circa 85.000 t/a corrispondenti a circa 275 t/g (Linea 1); b)attività di recupero (R13, R12, R5, R4 ed R3), ovvero valorizzazione dei rifiuti urbani non pericolosi provenienti da raccolta differenziata (compreso quelli di imballaggio oggetto di raccolta differenziata) e di rifiuti speciali non pericolosi, per un flusso da trattare di 15.000 t/a corrispondenti a circa 49 t/g (Linea 2); Stiamo quindi parlando di valori per la linea 1 pari a 275 t/g e linea 2 pari a 49 t/g per un totale pari a 324 t/g, valori equivalenti secondo i dati Ispra 2012 (371 Kg/ab) a oltre il 50% della produzione totale dei rifiuti della regione Basilicata (371 Kg/ab x 593.000 Ab /365 gg = circa 602 t/g ) . Una quantità enorme di rifiuti differenziati e indifferenziati che dovrebbe essere trattata a circa 1600 metri dal più grande invaso idropotabile d’Europa che da acqua per il potabile, agricoltura ,allevamento e industria a due regioni e milioni di abitanti. I rischi ambientali per le acque ,le produzioni e la salute degli abitanti nei pressi dell’impianto e a un km dall’abitato di Senise sono state ben evidenziate nelle ns osservazioni , e, non ci dilungheremo a elencarli. Mentre ci preme ricordare ai cittadini e ai sindaci che gli impianti che producono CSS come tanti altri in progetto in Basilicata nascono al di fuori di un piano regionale condiviso con tutti i comuni e i sindaci lucani da parte dell’assessore Berlinguer e del presidente Pittella. Questi impianti per questioni tecnico-logistiche porteranno ad aumentare i costi della TARSU pagata dai cittadini ,vanificheranno la differenziata e i costi che i comuni sostengono per realizzarla. L’impianto per la produzione di CSS proposto dalla Nep Italy srl a Senise risulta a ns. giudizio essere antieconomico e improponibile perché allunga il processo di smaltimento dei rifiuti in termini ambientali ,logistici ed economici. L’impianto altamente delocalizzato rispetto alla produzione dei principali comuni (stiamo parlando di volumi che vanno oltre il 50% della produzione della Basilicata) aumenterebbe nei costi ambientali e di smaltimento, la tassa rifiuti che pagano i cittadini. Un impianto di CSS aumenta i processi di lavorazione e smaltimento dei rifiuti, in quanto produce più passaggi logistici commerciali con relativo inquinamento, ecco perché inciderebbe sui costi della collettività. La produzione di CSS e l’incenerimento sono pratiche e soluzioni sconsigliate dall’Enea (Ente Nazionale Energie Alternative) proprio perché il recupero della differenziata e la relativa ottimizzazione dei costi si fanno con il riuso –riciclo della materia prima recuperata. In Basilicata manca un vero piano dei rifiuti regionale che prevede di recuperare a freddo tutto quello che i cittadini differenziano, ma si ricorre a smaltire parte delle frazioni differenziate direttamente in discarica o peggio ancora a utilizzare le parti secche (carta, plastica, legno) come CSS (combustibile solido secondario) per alimentare in genere forni di cementeria ,inceneritori o impianti definiti a biomassa. .La produzione di CSS non serve alla collettività in quanto la differenziata va recuperata singolarmente a freddo e non messa insieme in base al potere calorifero per poi bruciarla. Incenerire la differenziata prodotta dall’utenza pubblica-privata fa aumentare i costi verso il cittadino : • 1) Costi per differenziare; 2) Costi di smaltimento; 3) Perdita benefici CONAI ai Comuni per il recupero della materia a freddo ; 4) Costi in bolletta Cip 6 per gli inceneritori che producono energia; 5) Costi ambientali e sanitari che in futuro nessuno quantificherà (come accade per gli impianti industriali ) ;6) Costi elevati per la realizzazione degli impianti che in genere ricadono in parte sul finanziamento pubblico . Una buona differenziata raggiunge il 75%, ma con la tecnologia e la buona organizzazione territoriale si può andare oltre recuperando quasi tutta la materia prima a freddo ed eliminando il ricorso a discariche e inceneritori. Un impianto che non conviene a ns. giudizio neanche all’esercente che dovrebbe puntare a recuperare la materia a freddo e non a ricompattarla per poi bruciarla, perché rispecchia le esigenze dei comuni che difficilmente conferiranno la propria differenziata per farne del CSS, anche perché i cittadini che fanno la differenziata saranno i primi a opporsi.[No Scorie Trisaia – Med No Triv]


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 17/5/2015 alle 19:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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