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8 ottobre 2015


No Scorie Trisaia: l’acqua è bene pubblico strategico, insegnano le guerre

4 giugno 2015 E’ dell’ultima ora la notizia che l’ISIS ha chiuso le condotte di una diga ,quella di Ramadi sull’Eufrate, il governo locale chiede aiuto. Si parla di allarme umanitario nella regione dell’Anbar ,a rischio milioni di abitanti al confine con la capitale Bagdad. Nei paesi del petrolio i pozzi passano in secondo piano e quello che preoccupa ora è l’acqua. Assetare milioni di persone significa “tragedia umanitaria”, molto di piu di quanto possano fare le bombe. E anche i media italiani ,rispetto ai governi e alle istituzioni poco attente parlano ora di acqua come risorsa strategica. Ed è di bene pubblico strategico che si deve parlare soprattutto in Basilicata (bacino idrico che soddisfa tre regioni e milioni di abitanti) da tutelare, proteggere ed evitare di mettere a repentaglio con le estrazioni petrolifere. La scelta è obbligata dalla natura e non piu dall’uomo . Svegliarsi al mattino e non trovare l’acqua? Quante volte anche nei piccoli comuni lucani si verifica questo problema? E’ capitato .Non ultime le vicende di Ferrandina, dove sono intervenute persino le forze dell’ordine per l’accaparramento di qualche bottiglia di acqua al supermercato. La sensazione che si prova è sicuramente drammatica e si resta inerme di fronte a tale situazione, molto di più se hai finito la benzina nell’automobile o se non funziona il riscaldamento. La Carta di Milano per avere un ulteriore valore umanitario avrebbe dovuto definire le aree del pianeta ricche di acqua aree Free (Libere) da qualsiasi attività industriale, petrolifera e potenzialmente inquinante. Dove c’è acqua non si trivella, non si produce inquinamento e si fa di tutto per trasformarle in oasi a disposizione dell’umanità. Ribadiamo che neanche i più potenti capi di governo del mondo, con le migliori università e scienziati al seguito siano in grado di trovare in natura una molecola d’idrogeno e 2 di ossigeno puro per creare una goccia di acqua. Nel paese del petrolio che ha scatenato sempre guerre a livello mondiale ora si parla di tragedia umanitaria per mancanza di acqua e sono tutti molto preoccupati per il semplice emotivo che senz’acqua non hanno soluzioni. link: http://www.corriere.it/esteri/15_giugno_03/iraq-isis-chiude-diga-ramadi-rischio-tragedia-umanitaria-44345510-09d2-11e5-b7a5-703d42ecd92c.shtml


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8 ottobre 2015


Basilicata all’EXPO: “tutela acque… no propaganda !”

2 maggio 2015 [di No Scorie Trisaia] L’acqua si tutela, non si propaganda, non fa audience se non la proteggi. L’acqua non s’imbottiglia per pochi, perché è di tutti. Troppo bello sarebbe stato presentare al mondo nell’Expo la risorsa strategica acqua della Basilicata e un nuovo modello di sviluppo per la produzione di cibo legato all’acqua. La Basilicata sarebbe stata una delle regioni prime al mondo se avesse portato all’Expo un esempio di tutela delle acque, da copiare ed esportare in tutto il pianeta per la produzione del cibo, mentre sarà purtroppo presa come esempio da non perseguire, cosi some stano facendo le altre regioni meridionali in tema di sfruttamento petrolifero del territorio . La cruda realtà dimostra che la tutela dell’acqua in Basilicata lascia a desiderare, in quanto ancora le istituzioni non danno ormai (possiamo dire circa da anni) esaurienti risposte sul caso dell’inquinamento del Pertusillo, Basento o delle acque anomale di Montemurro. Tanto che i cittadini e comitati sono costretti a difendere il bene comune facendo analisi a proprie spese e denunce sulla mancata tutela anche alle istituzioni europee. L’acqua vale molto di più del catrame a termine che arricchisce pochi e lascia ai territori i danni derivanti dall’insostenibilità dell’estrazione petrolifera. Non è giustificabile per un barile di catrame il consumo di otto di acqua che diventano rifiuti potenziali nella sola fase di estrazione .Non trova ragioni il fatto che si vorrebbe trivellare nelle aree e nelle prossimità delle sorgenti , per il semplice fatto che l’acqua rischierebbe di non sgorgare più. I fiumi non si lasciano inquinare, come accade per il Basento o nella cruda realtà per l’ultimo caso d’inquinamento del fiume Cavone che sfocia sull’arenile Jonico. I bacini idropotabili come il Pertusillo non si lasciano inquinare da idrocarburi e metalli pesanti per poi portare acqua a milioni di persone, milioni di attività economiche nella produzione del cibo, dei prodotti agroalimentari o industriali Già il cibo, come lo nutriremo il pianeta se lasciamo inquinare l’acqua ? come sfameremo tutti ? con le bistecche al catrame a termine ipotizzate da qualche scienziato, e a quali costi ? speseexporb(1) cliccare per ingrandire I veneti si stanno preparando all’expo con le loro imprese da oltre un anno per promuovere ciò che la loro terra produce, http://www.expoveneto.it/it/rassegna-stampa. A lato trovate il piano di spesa Expo della Regione Basilicata in milioni di euro: tanta comunicazione, video (anche con la RAI ), pubblicità e tanta propaganda sull’acqua. Eppure la filiera dell’acqua che crea però il famoso cibo lucano in questo piano ci sfugge e non riusciamo a intravederla ,come non vediamo l’agroalimentare o il biologico made in Basilicata. Nutriamo il pianeta, forse ? L’Expo intanto ha avuto precedenza su altre opere pubbliche al Sud. La famosa Carta di Milano per avere un ulteriore valore umanitario dovrebbe definire le aree del pianeta ricche di acqua aree Free (Libere) da qualsiasi attività industriale, petrolifera e potenzialmente inquinante .Dove c’è acqua non si trivella ,non si progetta di trattare rifiuti (non ultimo il caso della diga di Senise) e si cerca di non produrre alcun inquinamento. Sfidiamo i più potenti capi di governo del mondo, con le migliori università e scienziati al seguito per trovare in natura una molecola d’idrogeno e 2 di ossigeno puro per creare una goccia di acqua. Goccia d’acqua che ora la natura ci dà gratuitamente e che dovremmo tutelare e forse anche meritarci”.


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17 maggio 2015


Diga di Senise: osservazioni No Scorie e Med No Triv contro il mega impianto dei rifiuti

11 aprile 2015 Noscorie Trisaia e Med No Triv hanno presentato le proprie osservazioni contro il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale-Regione Basilicata del mega impianto di trasformazione di rifiuti da indifferenziato e differenziato in CSS da incenerire e localizzato proprio sulla diga di Senise. Il progetto in oggetto proposto dalla Nep Italy è già stato oggetto di un finanziamento milionario da parte della Regione Basilicata, la società ha avviato di conseguenza le procedure di VIA per poterlo realizzare. L’impianto in oggetto V.I.A della Nep Italy srl di Senise prevede (da progetto.) a) attività di recupero (R13, R12 ed R3), ovvero produzione di CSS-Combustibile Solido Secondario, a partire dalla frazione solida urbana indifferenziata e da altri rifiuti secchi (imballaggi di origine urbana e speciale), per un flusso complessivo da trattare pari a circa 85.000 t/a corrispondenti a circa 275 t/g (Linea 1); b)attività di recupero (R13, R12, R5, R4 ed R3), ovvero valorizzazione dei rifiuti urbani non pericolosi provenienti da raccolta differenziata (compreso quelli di imballaggio oggetto di raccolta differenziata) e di rifiuti speciali non pericolosi, per un flusso da trattare di 15.000 t/a corrispondenti a circa 49 t/g (Linea 2); Stiamo quindi parlando di valori per la linea 1 pari a 275 t/g e linea 2 pari a 49 t/g per un totale pari a 324 t/g, valori equivalenti secondo i dati Ispra 2012 (371 Kg/ab) a oltre il 50% della produzione totale dei rifiuti della regione Basilicata (371 Kg/ab x 593.000 Ab /365 gg = circa 602 t/g ) . Una quantità enorme di rifiuti differenziati e indifferenziati che dovrebbe essere trattata a circa 1600 metri dal più grande invaso idropotabile d’Europa che da acqua per il potabile, agricoltura ,allevamento e industria a due regioni e milioni di abitanti. I rischi ambientali per le acque ,le produzioni e la salute degli abitanti nei pressi dell’impianto e a un km dall’abitato di Senise sono state ben evidenziate nelle ns osservazioni , e, non ci dilungheremo a elencarli. Mentre ci preme ricordare ai cittadini e ai sindaci che gli impianti che producono CSS come tanti altri in progetto in Basilicata nascono al di fuori di un piano regionale condiviso con tutti i comuni e i sindaci lucani da parte dell’assessore Berlinguer e del presidente Pittella. Questi impianti per questioni tecnico-logistiche porteranno ad aumentare i costi della TARSU pagata dai cittadini ,vanificheranno la differenziata e i costi che i comuni sostengono per realizzarla. L’impianto per la produzione di CSS proposto dalla Nep Italy srl a Senise risulta a ns. giudizio essere antieconomico e improponibile perché allunga il processo di smaltimento dei rifiuti in termini ambientali ,logistici ed economici. L’impianto altamente delocalizzato rispetto alla produzione dei principali comuni (stiamo parlando di volumi che vanno oltre il 50% della produzione della Basilicata) aumenterebbe nei costi ambientali e di smaltimento, la tassa rifiuti che pagano i cittadini. Un impianto di CSS aumenta i processi di lavorazione e smaltimento dei rifiuti, in quanto produce più passaggi logistici commerciali con relativo inquinamento, ecco perché inciderebbe sui costi della collettività. La produzione di CSS e l’incenerimento sono pratiche e soluzioni sconsigliate dall’Enea (Ente Nazionale Energie Alternative) proprio perché il recupero della differenziata e la relativa ottimizzazione dei costi si fanno con il riuso –riciclo della materia prima recuperata. In Basilicata manca un vero piano dei rifiuti regionale che prevede di recuperare a freddo tutto quello che i cittadini differenziano, ma si ricorre a smaltire parte delle frazioni differenziate direttamente in discarica o peggio ancora a utilizzare le parti secche (carta, plastica, legno) come CSS (combustibile solido secondario) per alimentare in genere forni di cementeria ,inceneritori o impianti definiti a biomassa. .La produzione di CSS non serve alla collettività in quanto la differenziata va recuperata singolarmente a freddo e non messa insieme in base al potere calorifero per poi bruciarla. Incenerire la differenziata prodotta dall’utenza pubblica-privata fa aumentare i costi verso il cittadino : • 1) Costi per differenziare; 2) Costi di smaltimento; 3) Perdita benefici CONAI ai Comuni per il recupero della materia a freddo ; 4) Costi in bolletta Cip 6 per gli inceneritori che producono energia; 5) Costi ambientali e sanitari che in futuro nessuno quantificherà (come accade per gli impianti industriali ) ;6) Costi elevati per la realizzazione degli impianti che in genere ricadono in parte sul finanziamento pubblico . Una buona differenziata raggiunge il 75%, ma con la tecnologia e la buona organizzazione territoriale si può andare oltre recuperando quasi tutta la materia prima a freddo ed eliminando il ricorso a discariche e inceneritori. Un impianto che non conviene a ns. giudizio neanche all’esercente che dovrebbe puntare a recuperare la materia a freddo e non a ricompattarla per poi bruciarla, perché rispecchia le esigenze dei comuni che difficilmente conferiranno la propria differenziata per farne del CSS, anche perché i cittadini che fanno la differenziata saranno i primi a opporsi.[No Scorie Trisaia – Med No Triv]


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28 giugno 2013


LEGGE SPECIALE : ACQUA RISORSA STRATEGICA NAZIONALE , TUTELA DELLA CATENA ALIMENTARE E DELLA SALUTE DEI CITTADINI.

Il tesoro degli appennini italiani è l’acqua e non altre risorse minerarie come il gas o il petrolio, l’acqua  è la risorsa strategica per il futuro di milioni d’italiani. Questo è quanto è emerso dalle relazioni scientifiche dei maggiori esperti italiani di geologia, fisica, chimica al convegno svoltosi il 26 giugno scorso  nelle sala Tartarella della Camera dei Deputati e organizzato dal ms5 stelle cui Noscorie Trisaia ha partecipato dando il proprio contributo.

Che le prossime guerre mondiali saranno per l’acqua gli scienziati lo dicono da decenni, mentre altri scienziati profilano il rischio di una crisi idrica a livello mondiale già nel 2050 se non saremo in grado di tutelare il 2% di acqua potabile presente su tutta l’acqua del pianeta. I piani di trivellazione petrolifera in terra e mare per la loro invasività e per la filiera altamente inquinante rischiano di mettere  in serio pericolo le sorgenti, i bacini idrici, i fiumi e le falde idriche.

Le estrazioni petrolifere si possono realizzare solo se ci sono le condizioni ambientali e non si danneggia l’acqua. La catena dell' Appennino Italiano fornisce acqua alle principali citta italiane. La citta di Napoli ad esempio si disseta con le sorgenti dei monti dell’Irpinia, interessate da piani di trivellazione petrolifera. La Basilicata fornisce acqua a circa tre milioni di abitanti (Puglia e Basilicata), l’agricoltura di due regioni e la stessa industria (non esiste industria se non c’è acqua). Non si può assolutamente mettere a rischio questa risorsa per estrarre poco greggio a termine, di bassa qualità e che non risolve nemmeno il problema energetico nazionale. Quanto accade in Basilicata a breve, potrebbe interessare tutte le regioni meridionali limitrofe di Puglia, Campania, Calabria, il mare Jonio, Adriatico e in futuro anche il Tirreno. Si trivella anche in Emilia, Abruzzo, Marche, Molise, Sicilia. Gli esperti hanno convenuto  di applicare  una sicurezza ai massimi  livelli   con apposita normativa agli impianti  petroliferi esistenti secondo i maggiori standard internazionali, non escludendo la loro chiusura in caso di inadempienza o peggio d’ inquinamento conclamato.

Con la redazione della  futura  legge si  è convenuto di abbassare i limiti di emissione per gli inquinanti di aria (ad esempio il H2s, il pericoloso idrogeno solforato), acqua e suolo e portarli ai massimi standard internazionali di sicurezza per evitare  l’inquinamento della  catena alimentare e per evitare  danni gravi  alla salute dell’uomo.

Sull’acqua l’unico interesse dimostrato dai governi italiani ha riguardato solo la volontà di privatizzare il bene comune per un business riservato alle imprese  private con la scusa di ottimizzare la gestione (nonostante il referendum del 2011).In pratica  non sono mai state redatte leggi vincolanti e di massima tutela a salvaguardia del  bene pubblico, minacciato ora come non mai dalle estrazioni petrolifere.

I governi e alcune amministrazioni regionali invece favoriscono le società petrolifere a responsabilità limitata, che offrono le royalites più basse del mondo con franchigie sull’estratto e con regole ambientali senza restrizioni, grazie anche a una normativa di valutazione d’impatto ambientale lacunosa  e affidata a funzionari regionali  e governativi più dipendenti dalle volontà politiche che dal principio di precauzione da applicare per la tutela della salute delle popolazioni verso le politiche liberiste di estrazione petrolifera.

La prima dose per drogare le amministrazioni sul mito della falsa ricchezza legata al  petrolio sono le royalites:pochi spiccioli  che inquinano  le menti i cuori di una classe politica morta che non è in grado di proporre altro sviluppo alle popolazioni.

Ringraziamo il ms5 per aver capito la gravità della situazione e tutti i tecnici, i giuristi, gli scienziati e chiunque porterà gratuitamente la propria conoscenza per redigerla. In seguito questa legge sarà proposta a tutti gli schieramenti politici.

 Conteremo uno a uno quei parlamentari che la voteranno , cosi potremo sapere qual è l’interesse che hanno per il futuro degli italiani, e per  la loro stessa  progenie che al pari degli altri cittadini hanno diritto al bene acqua, a uno sviluppo equo-sostenibile e alla tutela della propria salute.

 

In  allegato il video integrale  del convegno,da visionare con attenzione

 

 http://www.youtube.com/watch?v=ncqWkIPWwUo


 


 


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9 ottobre 2011


Petrolio e acqua: la linea nera che lega la Basilicata a Taranto

Oct 06

Il “Progetto Tempa Rossa” della raffineria Eni di Taranto, nome non a caso evocativo della realtà mineraria lucana legata a doppio mandato con la realtà della città jonica, porterà a riversare in Basilicata e a Taranto un ulteriore incremento di scarichi gassosi pari a circa 40 mila kg/anno di Cov, composti organici volatili, incrementerà un’infinità di parti per milioni di diossina e H2S e determinerà un aumento di emissioni diffuse e fuggitive pari ad un 11-12 %, sia in Basilicata sia a Taranto. Senza dimenticare che sia le aree estrattive e di desolforizzazione della Basilicata, che la raffinazione che avviene nella città di Taranto, già subiscono la liberazione in aria di H2S, COV, diossina, pm10 e IPA, e nel sottosuolo di manganese, bario, cromo, idrocarburi, toluene e benzene, tutte sostanze cancerogene e letali, che finiscono anche nel circuito dell’acqua lucana, come rilevato dalla stessa Arpa di Basilicata.

La causa del futuro e possibile aumento di COV, diossina H2S e di emissioni diffuse e fuggitive è dovuta all’incremento di greggio lucano in arrivo da Tempa Rossa di Corleto Perticara (circa 50 mila barili al giorno) e alla volontà della Regione Basilicata di aumentare i barili estratti giornalmente a Viggiano, da 90 mila circa a 104 mila, più i 26 mila in arrivo dai nuovi pozzi che verranno realizzati nel territorio Marsico Nuovo, per un totale di circa 200 mila barili quotidiani. Petrolio, questo, che dalla Val d’Agri e Viggiano che arriverà a Taranto via autobotte e via un oleodotto già esistente, il quale, però, a regime avrà una portata massima da 2 milioni e settecentomila tonnellate all’anno. Pari a circa 50 mila barili al giorno, che è poco più della metà dell’attuale produzione giornaliera di Viggiano e circa un quarto di quella che verrà dal 2014 per volontà dei petrolieri e della Regione Basilicata. È presumibile che l’incremento di 110 mila barili che ha già prodotto l’autorizzazione ad aumentare alla raffineria Eni di Taranto le nuove aree di stoccaggio (2 depositi da 180 mila mc.) e di raffinazione, porterà alla necessità di un nuovo oleodotto e ad uno spreco di acqua equivalente al volume contenuto nella diga del Pertusillo, circa 160 milioni di mc.

C’è dunque un doppio filo nero che lega l?attività mineraria lucana e la gestione delle acque lucane con la Puglia, per una serie di cause ed effetti simili e preoccupanti così come l’inquinamento del Pertusillo e delle sorgenti dimostra. Se gli agnelli che pascolano e brucano sotto il centro oli di Viggiano, come affermato dagli allevatori del posto, sono diventati sterili, 1500 tra agnelli e i bovini dei dintorni dell’area industriale di Taranto sono stati invece abbattuti perché mortalmente inquinati da diossina e metalli pesanti. Due facce di una stessa medaglia.

Se nell’area di Viggiano, le patologie cardiorespiratorie tra il 1997 e il 1999, come affermato nella relazione sanitaria regionale del 2000, colpivano già il 44% degli abitanti contro il 19% del resto dei lucani, e se i lucani, secondo i dati dell’Istituto nazionale dei tumori hanno una media di incidenza di patologie oncologiche 2 volte superiore alla media nazionale, a Taranto, dove finisce il petrolio lucano parzialmente raffinato, la media delle patologie cardiorespiratorie, dei tumori e della mortalità infantile è 5 volte superiore alla media nazionale.

Ed ancora, se l’acqua lucana verrà consumata per i petrolieri, se ne distribuirà meno a cittadini, aziende e campi pugliesi e lucani. E se quest’acqua mostra sempre di più di avere falde e sedimenti inquinati da idrocarburi e metalli pesanti, come dimostrano molte analisi di movimenti e laboratori indipendenti, vorrà dire il problema non è solo dei circa 580 mila lucani, ma è soprattutto dei 4 milioni e 91 mila pugliesi che bevono l’acqua lucana o che la mangiano attraverso l’irrigazione dei campi agricoli e l’abbeveraggio degli allevamenti.

Lo “sMemorandum in Camper” – per tutte queste ragioni espresse – ha pertanto deciso di aderire alla manifestazione di sabato 8 ottobre, dalle 10 del mattino, davanti alla raffineria Eni di Taranto per protestare insieme ai movimenti di Taranto sul Progetto “Tempa Rossa”, che riguarda l’ampliamento dell’impianto a causa dell’aumento delle estrazioni del greggio in Basilicata.


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24 settembre 2011


Otto barili di prezioso ?oro blu? per ogni barile di petrolio estratto

Sep 24

Un momento dell'iniziativa a Marsico Nuovo Rapporto, che a nessun Ente istituzionale o politico conviene raccontare ai lucani perché, per estrarre un barile di greggio che contiene 159 litri di ?oro nero?, si sprecano ben 8 barili di acqua, ognuno dei quali a sua volta contiene 159 litri di ?oro blu?. È facile farsi i conti di questo disavanzo ulteriore nell?’affair petrolio: all?’attuale produzione dell’?Eni/Shell di Viggiano – di 91 mila barili di greggio al giorno – il territorio lucano consegna ai petrolieri ben 728 mila barili di acqua. Moltiplicato per 159 litri circa, fa un consumo di 115 milioni e 752 mila litri di acqua al giorno. Per 365 giorni all’?anno fa l?’impressionante cifra di 42 miliardi 249 milioni e 480 mila litri di acqua, divisi per mille litri contenuti in un metrocubo, fa 42 milioni di mc. di buona acqua lucana. Come se consegnassimo ai petrolieri l’?equivalente di un quarto della diga del Pertusillo, un decimo di quella di Senise.

Se la produzione arriverà, come sancito dal Memorandum di Vito de Filipppo e Guido Viceconte, solo a Viggiano intorno ai 160/170 mila barili al giorno, più la messa in produzione della Total dal 2014 di altri 50 mila litri di greggio al giorno, ecco che è come se consegnassimo quasi tutta la diga del Pertusillo e un terzo di quella di Senise ai petrolieri. I quali, di rimando, versano nel sottosuolo lucano acqua di scarto, reflui, fanghi tossici, metalli pesanti, toluene, benzene, polimeri di varia natura, forse isotopi radioattivi (da tempo si chiede all’?Arpab l’?analisi dei fanghi per escludere la presenza di isotopi radioattivi), sia con i pozzi di reiniezione che con le attività di perforazione che di prospezione e ricerca.

Col risultato che nei fondali dell’?Agri, nell’invaso del Pertusillo ed in alcune sorgenti limitrofi ai pozzi si trovano, come certificato da laboratori privati, metalli pesanti ed anche idrocarburi, e nelle falde sottostanti il centro oli di Viggiano, come certificato dalla stessa Arpab, toluene e benzene scomparsi “miracolosamente” nel giro poi di un mese. Dalle cui falde è inevitabile che confluiscano nel circuito dell’?acqua dell’?Agri, che è uno dei bacini idrici più importanti del Sud Italia, fornendo acqua per uso potabile anche ai 4 milioni di pugliesi.

Insomma, regaliamo acqua buona e “grazie alle estrazioni petrolifere” ed all’assenza di una adeguata depurazione ci ritorna acqua inquinata a caro prezzo, visto il non ritorno economico dalle attività minerarie che, tra promesse occupazionali e speranze di investimenti vari, non hanno sollevato né il Pil regionale né il benessere delle famiglie e delle imprese lucane, le une e le altre sempre più indebitate e a rischio emigrazione/chiusura.

Lo sMemorandum in Camper, della Ola, Organizzazione lucana ambientalista e di No Scorie Trisaia, invitato a Paterno dal Comitato ?Sor Acqua?, domenica 25, dalle 18 alle 22, aprirà il suo megafono per amplificare con l?associazione di Paterno la denuncia di questa grande contraddizione del consumo dell’acqua, una risorsa economica vitale della Basilicata: proprio a Paterno infatti il Comitato “Sor Accua” si è battutto per evitare che l’Eni prelevasse la preziosa acqua potabile dalle sorgenti locali per far funzionare il centro olio di Viggiano.


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1 settembre 2011


Vendola, non chiederci altra acqua, ma difendi quella che già la Puglia preleva dalla Basilicata

1 settembre 2011

[1/9/2011] NoScorie Trisaia chiede alle forze politiche e sociali, ma  soprattutto ai cittadini e agli agricoltori, il senso del possibile 
raddoppio della canna del 3000 m.c./s. di acqua che svuoterebbe il  bacino di Monte Cotugno a Senise a vantaggio della Puglia e a danno  della Basilicata e della sua autonomia. Non si tratta di non dare acqua ai vicini pugliesi, anzi, per No Scorie è un dovere dividere questo bene prezioso con  chi non ce l’ha, ma la questione acqua, vogliamo ricordare ai lucani e ai pugliesi, al pari del  petrolio e di ogni forzatura fatta all’ambiente e al territorio  lucano, ci è sempre stata venduta opportunità di crescita e di  scambio di favori per un ritorno economico e occupazionale che non  c’è stato. A distanza di 20 anni sia di attività estrattiva   mineraria che di prelievo di acqua dai nostri invasi, la Basilicata, nonostante le promesse, è rimasta la regione col più alto tasso di  disoccupazione e più povera d’Italia (dati Istat).

È bene ricordarcelo. Sarebbe ora che i lucani si svegliassero al fine di vendere a caro   prezzo le loro risorse e al fine di non farsi più abbindolare da  false promesse occupazionali ed economiche che sottendono invece ad  un vero e proprio sfruttamento. La Basilicata sembra l’Africa del  colonialismo occidentale, il continente più pieno di risorse e più  pieno, al contempo, di morti di fame.

Il governatore Niki Vendola, anziché partecipare anch’egli a questo  neo-colonialismo esercitate da imprese favorite da una politica  regionale compiacente, visto che si pone oramai come esponente  nazionale e non solo come governatore della Puglia, si faccia anche  garante dell’economia e della legalità lucana. Sia non partecipando   anch’egli a questo sfruttamento del territorio senza garanzie di  rispetto dell’ambiente e sia non cercando di eludere l’inquinamento grave del Pertusillo – diga che fornisce prevalentemente acqua ai  pugliesi e alle attività minerarie delle società petrolifere che   operano in Basilicata – chiedendo il raddoppio della più pulita  acqua della diga sul Sinni. Al governatore Vendola ricordiamo che   all’inquinamento delle falde e dei corsi di acqua non si sfugge con  nuove condotte, sia perché l’attività mineraria col Memorandum   firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte non lascerà intatta  nessuna area geografica della Basilicata, e sia perché esiste una   traversa di collegamento, la Gronda dell’Agri, che conduce il troppo pieno del Pertusillo – inquinato da metalli pesanti, idrocarburi e  sostanze organiche -, nella diga di Senise.

Dunque, se il raddoppio della condotta di Monte Cotugno, sottende ad   un modo per sganciare la Puglia dall’inquinato Pertusillo, avvisiamo  il governatore che sarà uno sforzo politico ed economico inutile, se  non si interviene chiedendo una moratoria delle attività estrattive,   visto che i nostri problemi – l’inquinamento del circuito dell’acqua  sono fondamentalmente i problemi dei pugliesi. Meglio farebbe   Vendola ad agire come leader nazionale e a non scimmiottare i   politici regionali che furbescamente cercano di rifilare le   responsabilità della salute del Pertusillo e dell’Agri ai contadini  e ai cittadini della Val d’Agri, che da sfruttati stanno  mediaticamente passando alla categoria di sfruttatori.

Vendola, in sostanza, faccia il leader: chieda che venga bonificato  svuotandolo – il lago del Pertusillo a garanzia della sua Puglia e  utilizzi i fondi Fas non per realizzare una seconda canna da Senise,  ma per far funzionar i depuratori dei paesi lucani, migliorare le   condotte colabrodo esistenti e per far tutelare le acque da chi le   inquina di metalli pesanti e di idrocarburi.


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16 agosto 2011


La distruzione della Basilicata

http://www.basilicata5stelle.it/2011/06/25/intervista-telefonica-a-f-santarcangelo-di-noscorie-trisaia/

http://www.youtube.com/watch?v=Jz6FB2gs1Q0

 


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