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26 settembre 2014


No Scorie: petrolio, a chi volete darlo a bere?

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 22 settembre 2014

 

A labourer pours oil that he scooped up from the oil spill with a helmet into an oil drum, near Dalian port, Liaoning provinceInterviene No Scorie Trisaia traendo spunto dal dibattito tenutosi ieri a Policoro organizzato dai Democratici nella “Festa DEM” ove si è parlato di “decreto sblocca Italia” e di Ministero dello Sviluppo Economico: “sono 15 anni e più che le istituzioni regionali parlano di petrolio – scrive No Scorie Trisaia – tralasciando dall’egual misura l’agricoltura, l’acqua, il cibo, il turismo, l’archeologia con i risultati che vediamo tutti: la Basilicata scala le classifiche di povertà e di disoccupazione. Non possiamo accettare in occasione della festa dem di Policoro 2014 da due sottosegretari Bubbico e De Filippo.

Dalla Festa Dem sulla questione petrolio per il momento ci dicono che bisogna restare “gessati” perché non sono stati ancora rispettati i precedenti accordi del “memorandum”. Intanto le comunità locali subiscono il decreto “sblocca Italia” che in realtà agevola le compagnie petrolifere ed espropria la regione in tema di energia.

Apprendiamo (restando allibiti) dal sottosegretario Vito De Filippo a Policoro sempre nella festa democratica del 21 sett 2014 (detto pubblicamente dal palco) che il decreto sblocca Italia, è stato scritto dal ministero dello sviluppo economico. Sicuramente notizia da prima pagina perché il decreto in questione lascia campo libero alle società petrolifere in terra e mare.

Tutti ricordano i continui viaggi di Pittella a Roma presso tale ministero e la visita del ministro Guidi il 4 giugno a Potenza. Se è cosi, ci chiediamo? Ma a cosa sono serviti tali viaggi?

Decreto che ricordiamo ai sottosegretari che è incostituzionale nonostante al senato, i senatori lucani (Bubbico e Viceconte) hanno votato a favore del titolo V in senato.

Se è pur vero che le tasse le pagano i petrolieri con aliquote elevate a detta di De Filippo e lo Stato ci guadagna, è anche vero che le pagano anche i cittadini con le proprie attività, Che non sono a tempo determinato come quelle del petrolio, ma a tempo indeterminato in un’area soprattutto quella metapontina dove il Pil non sarà mai a termine come quello del petrolio. Anche gli scenari mondiali che influiscono sulle questioni energetiche nazionali non giustificano il sacrificio di una regione come la Basilicata, perché il poco petrolio e di bassa qualità non risolverà il problema energetico nazionale. Francamente le imposizioni dei governi a partire da quello di Renzi non ci sono mai piaciute. Né tantomeno i sacrifici a senso unico, della serie “il nostro sacrificio serve al paese” quando molte volte ci chiediamo: ma cosa fa il paese per noi?

Non è poi solo una questione di barili che si vogliono estrarre, Il consigliere regionale Cifarelli in merito ipotizza che la regione sarebbe disposta al massimo a 180.000 barili e non di più (ndr a differenza di quanto citato dal consigliere regionale Cifarelli, gli accordi vigenti con ENI, Total e Shell nell concessioni Val d’Agri e Gorgoglione autorizzano complessivamente 154mila barili al giorno), ma lascerebbe poi la porta aperta se ci dovessero essere altre soluzioni di convenienza.

Ma è giusto parlare di barili autorizzati in via politica a priori se prima non sono state fatte le valutazioni ambientali ? se estrarre petrolio in quei luoghi, non provoca impatti ambientali e danni alle acque, all’ambiente alla salute delle persone e alle economie locali?

Per parlare poi in termini ambientali: aspettiamo ancora risposte sull’inquinamento del Pertusillo, del Basento e anche purtroppo di chiazze oleose che i turisti ci segnalano ultimamente alle foci del Basento e che finiscono nel mar jonio . Per poi finire con le acque anomale che fuoriescono come sorgenti in Val d’Agri e hanno caratteristiche simili ai reflui petroliferi (vedi ultimo studio della prof.ssa Colella).

Tutto questo mentre i maggiori esperti mondiali di rinnovabili rimproverano all l’italia che il fossile appartiene al xx secolo e nel bel paese non c’e nessuna evoluzione contro i cambiamenti climatici,mentre oggi 22 settembre 2014 le potenze mondiali si interrogano su come contrastare i cambiamenti climatici a livello mondiale e ridurre l’uso del fossile.

Sicuramente abbiamo bisogno di altro nel Metapontino: una ferrovia decente, un ospedale efficiente, un’università. Abbiamo un’idea di sviluppo diversa, che non ha nulla a che fare con l’incompatibile sfruttamento petrolifero. Questione petrolifera, che vogliamo ricordare ai due sottosegretari dove le comunità e i comuni del metapontino hanno già espresso il loro NO a qualsiasi ipotesi di sfruttamento petrolifero in terra e mare.

In Basilicata non siamo in un deserto ma nell’area italiana dove la risorsa strategica non è il petrolio ma l’acqua (fonte di vita ed economia per due regioni.)

Per estrare petrolio (tra i processi industriali più impattanti al mondo) c’è bisogno di condizioni ambientali ed economiche favorevoli (le prime mancano data la conformazione idrogeologica della Basilicata, mentre le seconde non ci sono mai state).

Considerato che anche noi paghiamo le tasse (non solo i petrolieri) e al di là delle royalites (per le quali la regione Basilicata sembra non poterne farne a meno) abbiamo diritto a servizi decenti ed efficienti come nel resto d’Italia. Francamente non ci va giù l’idea della macroregione più volte rispolverate da Pittella e da tanti altri politici, gradiremmo al massimo visto che si parla sempre meno di Basilicata di una nostra regione.

Una regione che unisca le aree marginali di Puglia, Basilicata e Calabria ad elevato Pil e dove potremo avere finalmente trasporti, ospedali e università come in Lombardia o in Toscana.

Siamo sempre pronti a dimostrare tecnicamente ed economicamente le ns nostre affermazioni in qualsiasi sede e qualsiasi esponente digoverno sempre che ce ne sia data l’occasione, anche se sulla questione petrolio anche la convenzione di Arhus sulla partecipazione dei cittadini alle scelte sui territori in questi anni è stata disattesa. [No Scorie Trisaia 21/9/2014]


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13 luglio 2013


Trivelle :Med No Triv: Stato e Regione Basilicata rispettino le leggi

13 luglio 2013

 

petrolio_trivellazioniSi è tenuta a Roseto Capo Spulico il giorno 11 luglio, la riunione della IV Commissione-Assetto e utilizzazione del territorio-protezione dell’Ambiente Regione Calabria per discutere delle istanze di ricerca di petrolio nel Mar Ionio. Sono intervenuti numerosi consiglieri provinciali e tra questi Gianluca Gallo, Mario Franchino e sindaci e amministratori dei comuni della costa ionica calabrese. Hanno partecipato e fatto sentire il loro fermo e chiaro rifiuto alle trivelle i rappresentanti delle categorie economiche e sociali oltre a numerose associazioni e tra queste Mediterraneo No Triv che a mezzo del suo portavoce Avv. Giovanna Bellizzi, ha precisato quelle che sono le peculiari funzioni e i poteri delle Regioni Basilicata, Calabria e Puglia…

In effetti, contrariamente quanto spesso ribadito dalle Regioni, lo Stato non può imporre le trivelle senza aver raggiunto l’intesa con il governo locale.

Al riguardo una recente e importantissima sentenza della Corte Costituzionale ha ribadito che lo Stato non può mai assumere atti unilaterali, imponendo decisioni non condivise dalle Regioni.

E’ per queste ragioni che Mediterraneo No Triv ha inviato alla Regione Calabria e alla Regione Basilicata un atto formale sollecitando l’applicazione e la rigorosa osservanza della legge, poiché le regioni hanno l’obbligo di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.

Solo in presenza di studi scientifici imparziali e obbiettivi in grado di escludere che l’attività di estrazione di petrolio provoca danni per l’ambiente e la salute è possibile concedere le autorizzazioni.

Se, però, tale certezza scientifica non può essere raggiunta, le Regioni hanno l’obbligo di applicare il principio di precauzione elevando la tutela della salute e dell?ambiente rispetto all?interesse economico delle società petrolifere.

La violazione di tale principio è sicuramente atto grave, anzi gravissimo, perché potrebbe configurarsi come volontà delle istituzioni e del governo locale di sottrarsi agli obblighi imposti per legge.

E’ anche per questo motivo che Mediterraneo No Triv continua a dare supporto a tutti i comuni che intendono presentare osservazioni contro le istanze di ricerca, che la IV Commissione Ambiente della Regione Calabria ha raccolto con entusiasmo.

Il Comune di Policoro e il Comune di Roseto Capo Spulico hanno già dato adesione alle osservazioni predisposte da Mediterraneo No Triv contro l’istanza d 68 richiesta dalla Transunion Petroleum, esprimendo un fermo e chiaro rifiuto contro questa ulteriore richiesta di ricerca di petrolio nel Golfo di Taranto.

La Regione Calabria con la riunione del 11 luglio ha dato prova di voler ascoltare il territorio, i rappresentanti del settore turistico, della pesca e dell’agricoltura .

E la Basilicata ascolta il territorio? Sembra proprio di no.

Infatti, il silenzio sulla questione di numerosi consiglieri provinciali e regionali della Basilicata non è giustificabile.

Significa che chi ci rappresenta e governa non può o non vuole rendersi conto che la popolazione rifiuta altre trivelle.

Mediterraneo No Triv –


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9 giugno 2013


La Corte boccia la moratoria petrolifera lucana. Tu quoque, Vito!

5 giugno 2013

 

Il 3 giugno scorso la Corte Costituzionale – con sentenza 117/2013 – ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 37 della legge della Regione Basilicata 8 agosto 2012, n.16”, la meglio conosciuta “moratoria petrolifera lucana”. La notizia, ufficializzata qualche ora fa, è di quelle fragorose e rivelatorie. Perché svela quanto la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) ha denunciato da tempo: ovvero che la moratoria “defilippiana” è sempre stata un bluff politico che, come un boomerang, ora ritorna proprio in campagna elettorale in occasione delle prossime regionali di novembre.

A nulla serviranno i salti mortali di Vito De Filippo che – mentre accompagna l’Eni nei “Tesori delle Valli” e partecipa a cene e buffet elettorali – cerca di ridare la carica contro l’ultima decisione della Corte Costituzionale, dichiarando l’intenzione di incalzare Stato e compagnie petrolifere su ogni singola procedura. Il governatore uscente finge di non sapere che le mancate intese già rilasciate dalla Regione Basilicata su un articolo di legge (art. 37 della L.R.n.16 del 2012) bocciato dalla Corte Costituzionale con sentenza n.117/2013 (permessi ENI-Frusci, Shell -Grotte del Salice,ENI-Satriano,ENI Anzi) sono di fatto delle “autorizzazioni” belle e buone che concederanno campo libero a queste ed altre multinazionali del petrolio interessate ad espandersi ulteriormente in terra di Basilicata. Tu quoque, Vito!

www.olambientalista.it


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28 febbraio 2013


Nel silenzio elettorale nuove trivelle in Provincia di Matera

Home » Comunicati Stampa 2013, Focus, Petrolio - 27 febbraio 2013

Mentre i cittadini sono distratti la Delta Energy ci riprova

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità, facendo anche seguito anche alla segnalazione del consigliere Pietro Buonsanti del Comune di Montescaglioso, denunciano come, mentre i cittadini sono distratti dalle elezioni parlamentari, sull’albo pretorio del Comune di Montescaglioso in data 22 febbraio 2013 è stato pubblicato l’avviso di procedura di verifica di screening relativo al permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma convenzionalmente denominato “La Capriola”, ricadente nel territorio della Regione Basilicata, Provincia di Matera nei comuni di Bernalda, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci e Pomarico”. L’avviso pubblicato on line sul sito istituzionale del Comune di Montescaglioso indica un periodo di consultazione dal 22 febbraio al 24 marzo 2013 mentre l’avviso della Delta Energy risale al 28 gennaio 2013. Considerato che il termine ultimo per presentare osservazioni-opposizioni è il 18 marzo 2013 (45 giorni dalla presentazione dell’avviso da parte della Delta Energy, quindi dal 28 gennaio) come mai il Comune di Montescaglioso pubblica il suddetto avviso quasi un mese dopo, fissando la data ultima per la consultazione dell’avviso al 24 marzo 2013, ovvero 6 giorni dopo il termine ultimo per presentare le osservazioni (18/3/2013),

Nell’istanza della compagnia mineraria – rilevano le organizzazioni ambientaliste – è prevista anche la perforazione di un pozzo esplorativo della profondità di circa 2.300 m, da sottoporre alla preventiva valutazione di impatto ambientale.

Il Consiglio Comunale Straordinario del Comune di Montescaglioso del 4 settembre 2012 – fanno rilevare le organizzazioni – convocato per discutere su un altro permesso di ricerca denominato “il Perito“, sempre della società Delta Energy ltd, si era pronunciato contro a tutte le eventuali nuove ricerche petrolifere sul territorio comunale, con l’impegno di vigilare su ogni nuova situazione e sollecitava la Giunta Regionale a porre in essere tutti gli adempimenti per l’annullamento della Determina Regionale 878 del 22 agosto 2012 di esclusione VIA del permesso di ricerca il Perito e di trasmettere il documento comunale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiento e dello Sviluppo Economico, ai parlamentari dalla Provincia di Matera al Presidente della Giunta Regionale, al Presidente della Giunta Provinciale. L’amministrazione comunale di Montrescaglioso aveva persino chiesto in quell’occasione le dimissioni del Presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo ed all’Assessore con delega all’Ambiente e Territorio, Vilma Mazzocco.

Le organizzazioni ed i comitati, nell’associarsi alla richiesta fatta all’epoca dall’amministrazione comunale di Montescaglioso, chiedono oggi chiarimenti agli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ed al suo dirigente, Donato Viggiano circa la procedura seguita dalla compagnia mineraria e quella del comune di Montescaglioso che sembrerebbe viziata dal punto di vista della informazione e trasparenza degli atti di cui la popolazione è oggi tenuta all’oscuro.

La Ola, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità chiedono in proposito, nei termini previsti dalla legge e prima del 18 marzo prossimo, la convocazione di un consiglio comunale aperto con tutte le amministrazioni coinvolte dall’istanza del permesso di ricerca “La Capriola” con i comuni di Bernalda, Montalbano Jonico, Pisticci e Pomarico, ed invita gli stessi a ribadire con delibere comunali una chiara e ferma opposizione all’istanza della Delta Energy “La Capriola”, entro il termine dei 45 giorni, ovvero entro il 18 Marzo p.v., con la presentazione dell’opposizione e delle osservazioni all’istanza di permesso di ricerca idrocarburi.

- See more at: http://www.olambientalista.it/mentre-i-cittadini-sono-distratti-la-delta-energy-ci-riprova/#sthash.X2lx4JZb.dpuf


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5 febbraio 2013


Basta con l'assalto delel trivelle in Basilicata e nel Mar Jonio


La Ola, Organizzazione lucana Ambientalista, No Triv Mediterraneo e No Scorie Trisaia denunciano l’incessante assalto da parte delle compagnie petrolifere alla Basilicata e nel Mar Jonio. Sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n. 3 del 1/2/2013 (II parte), è stata infatti pubblicata la procedura di verifica “screening” realtiva alla ricerca di idrocarburi denominato “La Capriola, in Provincia di Matera. La società del Regno Unito Delta Energy Ltd, domiciliata presso lo Studio Legale Turco a Roma con diramazioni nella città dei Sassi ha inoltrato l’istanza anche ai comuni interessati di Bernalda, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci e Pomarico su oltre 188 Kmq.

Questa nuova istanza di ricerca idrocarburi si aggiunge agli altri due permessi di ricerca “il Perito”, sempre nella provincia di Matera e “La Bicocca” nell’area dell’Aglianico del Vulture.

La Ola, No Triv Mediterraneo e No Scorie Trisaia chiedono ai comuni interessati di esprimere una forte opposizione e presentare proprie osservazioni per bloccare l’iter successivo di screening nell’ambito della VIA entro il termine fissato di 45 gg (ovvero entro il 18 Marzo 2013). Il territorio ha al proprio interno valenze ambientali, naturalistiche e paesaggistiche rilevanti con la presenza di IBA (Important Bird Area), SIC e ZPS ed aree umide di interesse internazionale (Riserva Naturale Lago San Giuliano, Calanchi di Montalbano Jonico, parco Regionale Murgia Materana, etc). L’istanza addirittura si sovrappone ad altre concessioni e permessi petroliferi già esistenti, di cui sia il ministero per lo sviluppo economico e sia la Regione Basilicata dovranno tenerne conto.La società richiedente, forse nella fretta di perimetrare l’area dovuta ad interessi commerciali e finanziari prima ancora che estrattivi, avrebbe commesso grossolane forzature, a meno chè non vi siano accordi commerciali e strategie al momento non note.

Il presidente della Giunta Regionale, messa da parte la finta moratoria petrolifera, in piena campagna elettorale, si guarda bene da sospendere l’iter di tutte le nuove istanze e permessi di ricerca di idrocarburi affinchè l’intero territorio regionale non venga distrutto e trasformato in gruviera petrolifera, ma rilancia invece l’articolo 16 della legge sulle privatizzazioni dell’ex governo Monti ed il Memorandum del raddoppio delle estrazioni.

Per quanto riguarda invece il Mar Jonio sul BUIG (Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse) del mese di Gennaio 2013 sono state pubblicate le istanze di ricerca della società Northem Petroleum ltd nel Mar Jonio. Esse riaguardano la riapertura del procedimento delle istanze di permesso di ricerca “d 64 F.R.- NP” e “d59 F.R. – NP”, già rigettate nel giugno del 2011, e la riperimetrazione dell’istanza di permesso di ricerca “d 63 F.R. – NP”. Le istanze di permesso si aggiungono a quelle della Shell ed alle altre numerose richieste di altre compagnie in fase di approvazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonostante la contrarietà espressa dalle comunità, dai comuni rivieraschi e dalle associazioni e movimenti dell’arco jonico pugliese, lucano e calabrese.



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6 ottobre 2012


Governo impugna moratoria petrolio bluff Regione Basilicata


Così come anticipato dalla nostra Organizzazione, nella seduta n. 48 del Consiglio dei Ministri del 4 ottobre scorso, il governo italiano ha deciso di impugnare, perchè anticostituzionale, la ” Legge Regione Basilicata n. 16 del 08/08/2012 “Assestamento del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale per il triennio 2012/2014” che contiene tra l’altro l’articolo 37 alias moratoria petrolifera (Provvedimenti urgenti in materia di governo del territorio e per la riduzione del consumo di suolo) ed anche il successivo articolo 38 ( Modifica ed integrazioni alla Legge Regionale 21 dicembre 1998 n. 47 “Disciplina della valutazione di impatto ambientale e norme per la tutela dell’ambiente). La decisione è stata preceduta da un “giallo”, avendo il Governo annunciato nella precedente seduta n. 47 del 28/9/2012 di non voler impugnare la legge regionale della Basilicata. Cosa è successo nel frattempo? Chi ha fatto pressione? Le compagnie petrolifere? Gli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico? Oppure il ministro Passera in persona?

Il presidente della Regione, Vito De Filippo, ben per lui, ostenta sicurezza. Una sicurezza che crediamo ingiustificabile dal momento che la legge regionale 16 del 2012 (art.38) – come evidenziava la Ola – era in odore di incostituzionalità. Una sicurezza che diventa oltre che ingiusficata anche grave, ove si pensi le esclusioni VIA ed i pareri positivi rilasciati alle compagnie petrolifere dagli uffici regionali sulle nuove istanze .

La moratoria petrolifera, proposta dal presidente della Regione Basilicata e fatta votare in Consiglio Regionale, senza aver prima approfondito giuridicamente e tecnicamente il delicato argomento – così come più volte evidenziato dalla Ola – come era prevedibile (non per tutti evidentemente), nonostante dichiarazioni di senso opposto anche da parte di alcune associazioni ambientaliste che hanno salutato positivamente questa moratoria petrolifera, è stata dunque mpugnata dal Governo innanzi alla Corte Costituzionale.

In attesa di leggere il verbale con le motivazioni addotte dall’Avvocatura dello Stato, la Ola si riserva di fornire ulteriori ragguagli tecnico-giuridici e sulle motivazioni su quello che si preannuncia come una pianificata “caporetto petrolifera” sulla quale bisogna riflettere e porre rimedio con dinieghi motivati in base alle procedure ordinarie della L.R. 47/98 sulla VIA. Un tema questo ostacolato, purtroppo, dalle scelte della Giunta Regionale che – come ha recentemende dichiarato l’assessore all’ambiente Vilma Mazzocco – non intende “influenzare” l’ufficio compatibilità ambientale ed il Dipartimento Ambiente circa le autorizzazioni ambientali per nuove istanze di attività petrolifere, il cui direttore è dichiaratamente favorevole alle attività petrolifere al punto di essere nel comitato di redazione di “Petrolioegas”.che promuove l’utilizzo delle fonti fossili e le estrazioni petrolifere.

La probabile ma quasi scontata sentenza sfavorevole della Corte Costituzionale rimetterà inoltre nelle mani di Monti e Passera ogni decisione finale sulla petrolizzazione dell’intera Basilicata. Una regione doppiamente condannata, con la moratoria bluff e dal Memorandum. Una “caporetto petrolifera” con il Memorandum che riguarda le valli dell’Agri e del Sauro dove la cambiale in bianco coinvolge il raddoppio delle estrazioni ed anche dei tumori che le contropartite economiche chieste dalla classe istutuzionale e dai partiti che guidano la Regione non potranno in alcun modo pensare di mercificare.


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7 settembre 2012


MENTRE I PARLAMENTARI E LA REGIONE BASILICATA RESTANO IN SILENZIO GLI USA RITIRANO IL MATERIALE NUCLEARE STRATEGICO DI SALUGGIA-TRINO MA NON LE BARRE DI ELK RIVER DELL'ITREC



Dal porto di Trieste partirà a inizio di novembre una nave alla volta degli Stati Uniti con due carichi radioattivi di materiale strategico nucleare, uno proveniente dall’Austria e il secondo proveniente da Saluggia-

Trino Vercellese .Oltre che suscitare le opposizioni della regione Veneto ,Friuli Venezia Giulia e delle associazioni per il passaggio del materiale nucleare in Veneto e Friuli , la vicenda è da considerarsi una svolta storica nel rapporto della gestione dei rifiuti nucleari strategici statunitensi in Italia e Europa, tranne purtroppo per quelli di Elk River custoditi all’Itrec in Basilicata.

Il convoglio nucleare con il materiale strategico USA proveniente da Saluggia-Trino Vercellese , dove si trova rispettivamente un deposito di scorie simile all’Itrec e una centrale nucleare, attraverserà il Veneto e il Friuli lungo l'autostrada A4 per raggiungere il porto di Trieste. Il convoglio austriaco invece attraverserà la Slovenia per finire su una nave che da Capodistria raggiungerà Trieste per caricare quello proveniente dal Piemonte e, poi, fare rotta per gli Stati Uniti.

La spedizione del materiale di Saluggia rientra nel progetto americano di rimpatrio di materie nucleari strategiche di origine Usa, Global Threat Reduction, Iniziative (Gtri), lanciato dalla NAT Nuclear Security Adm (Nnssa) del Dipartimento Energia Americano (DOE).Progetto appoggiato dal presidente del consiglio Monti e da Obama durante il vertice di Seul di marzo 2012.

Che dire, Obama si riprende i suoi rifiuti nucleari in Italia ? E le barre di Elk River dell’itrec, dove addirittura esiste un contratto di lavorazione e dove le barre sono definite “ weapons grade” ?

I nostri rappresentanti istituzionale in parlamento, senatori e deputati, che non ha mai brillato sulla questione restituzione agli Usa delle barre di Elk River , conoscono gli accordi di Seul di Monti ?Hanno mai sollevato nelle aule la questione delle barre di Elk River e della sicurezza nucleare? Conoscono per caso qualche altro interesse strategico per la Basilicata, vista la vicinanza della base Nato di Taranto?

Eppure con Monti sia il presidente della regione De Filippo che i parlamentari lucani si parlano e firmano i memorandum in bianco per il raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata, nonché votano i decreti per le liberalizzazioni sulle trivellazioni o per le trivellazioni nel mar Jonio e nei mari Italiani . Che la Basilicata sia strategica per le lobby petrolifere e dei rifiuti si era capito da tempo, ora vogliamo capire quanto lo sia per il materiale strategico nucleare americano e le barre di Elk River, visto quanto accade nel resto d’Italia e il silenzio su questa questione di una regione e dei suoi rappresentanti in parlamento.

Sugli accordi di Seul leggiamo da adnkronos:
"Un impegno comune per il disarmo, la non proliferazione e l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare, ma anche una forte riaffermazione dei rischi alla sicurezza legati al terrorismo nucleare. E' il senso della dichiarazione conclusiva del vertice di Seul...[...].
Ma le raccomandazioni più forti sono quelle legate alla gestione dell'uranio altamente arricchito (di cui si auspica il minore utilizzo possibile) e del plutonio per i quali si invitano gli Stati a una gestione più attenta con 'la rimozione e l'eliminazione tempestiva dagli impianti dei materiali nucleari che non vengono più utilizzati'. Nel documento si sottolinea 'la responsabilità fondamentale degli stati di mantenere un controllo efficace di tutti i materiali radioattivi', visti i rischi connessi al traffico illecito...".


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5 agosto 2012


BLUFF PETROLIO-DEFILIPPO

2 agosto 2012

Un maxi-emendamento come il gioco delle tre carte?

Il maxi-emendamento proposto dal governatore lucano, Vito De Filippo, è stato scritto in pieno stile burocratese, ed è stato “furbescamente” sintetizzato dalla stampa – prima della sua discussione in Consiglio Regionale – con il concetto che “De Filippo ferma le trivelle”. La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) ed il movimento “NoScorie Trisaia” denunciano, ancora una volta, la colossale disinformazione sui temi del petrolio in Basilicata. Non comprendiamo il senso dell’articolo 19 del suo maxi-emendamento se non in un contesto meramente politico ed elettoralistico.

All’indomani dell’entrata in vigore definitiva del suddetto provvedimento – con la concretezza che ha sempre ispirato le nostre azioni – la chiederemo al presidente Vito De Filippo, o al suo successore, di emettere provvedimenti di sospensione degli iter autorizzativi per ogni titolo minerario in itinere, tanto per fugare ogni sospetto – non solo da parte nostra, ma anche dei numerosi cittadini ed amministratori locali che si oppongono alla “Basilicata Gruviera d’Italia” – che possa essersi trattato solo di una sua iniziativa elettorale, magari per ricontrattare qualche spicciolo in più di royalties per tenere buoni i sindaci interessati dal raddoppio delle estrazioni, del resto previsto con il Memorandum.

Infatti, maxi-emendamento a parte, De Filippo ha già preservato e blindato il raddoppio delle estrazioni dal sottosuolo della Basilicata, dato che ha concordato di portarle dai 91 mila ai 180 mila barili giornalieri, spacciandole – appunto – per “intese” già comprese dagli accordi del 1998 e del 2006. Il governatore avrebbe fatto sapere ai bene informati che può fermare tutte le trivelle future ad eccezione di quelle che ha già concordato sulle teste dei cittadini e degli amministratori lucani e che porteranno gli introiti delle società minerarie da circa 9 milioni di euro a 20 milioni di euro al giorno, triplicando i rischi di inquinamento delle falde acquifere. Il tutto giustificato in nome di un sacrificio richiesto dal nostro Paese, in termini di fabbisogno energetico nazionale, stimato in un 6%. Cifra “ininfluente” per i bilanci dello Stato e della Regione, ma non per le casse delle società minerarie.

I pozzi non realizzati con gli accordi del 1998 vanno considerati, dopo 14 anni, decaduti e non applicabili, anche perché necessitano di una sesta linea al Centro oli di Viggiano che non è autorizzata, e perché buona parte dei nuovi pozzi (26 mila barili al giorno) verrebbero realizzati – altro che moratoria – sui monti di Marsico Nuovo, dove insistono le numerosi sorgenti del fiume Agri. Il rischio, con questa perforazione d’altura, come afferma il professor Franco Ortolani dell’Università Federico II di Napoli, è che si inquini l’Agri per diverse generazioni.

L’attuale estrazione di 91 mila barili al giorno, nonostante le convinzioni del governatore sull’impatto sul territorio delle attività estrattive, ha già determinato uno spaventoso inquinamento della diga del Pertusillo (come da dati Epha della ricercatrice Albina Colella), con concentrazioni nei sedimenti del bacino idrico di idrocarburi totali corrispondenti a ben 559 milligrammi per chilogrammo (mg/kg) e rilevati alla foce nel lago degli affluenti Spetrizzone e Scannamogliera, e di 122 milligrammi per chilogrammo (mg/kg) alla foce lacustre del Torrente Rifreddo. Condizione che segnala un’attività inquinante da circa 10 anni e che compromette la catena alimentare lucana legata al ciclo dell’acqua, il commercio dei prodotti agricoli irrigati con l’acqua dell’Agri e il turismo lungo le coste joniche.

La Ola e NoScorie denunceranno alla “Commissione europea per i diritti dell’uomo” le nuove perforazioni che la Regione consentirà lungo le sorgenti del fiume Agri – altro che moratoria – più il pozzo di reiniezione Monte Alpi 9 or che la Regione e l’Eni vogliono attivare lungo la faglia sismogenetica di Grumento Nova. E se il governatore ha tanta difficoltà giuridica a far valere le ragioni di tutela della salute ambientale e pubblica della Basilicata nei confronti di un’evidente attività invasiva ed inquinante della sua terra, oltre a dimettersi per incapacità amministrativa, potrebbe sempre controfirmare la nostra denuncia di difesa dei diritti dell’uomo lucano.


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19 gennaio 2012


Regione Basilicata, petrolio e gas: aspettando un disastro?

 Il “Modello Basilicata” di De Filippo: oro per i petrolieri e nero per la comunità

Tutto va bene se non accade nulla, ma quando accade sono guai. Esplode un metanodotto vicino un centro urbano in Toscana, 10 persone in ospedale di cui 4 gravi. Scuole chiuse in 6 comuni, un incendio con fiamme alte 200 metri,  case devastate, sgomberi forzati, interventi della protezione civile in soccorso delle popolazioni. Tragedia più immane sfiorata. E stiamo parlando di un semplice metanodotto esploso. E se fosse esploso un pozzo minerario vicino all'Itrec di Rotondella? E se per un fenomeno di subsidenza, il cemento a protezione da possibili contaminazione radioattive si sfalda?

In Basilicata si sfida la sorte, la fisica, ma soprattutto il buonsenso e con una buona dose d’inconsienza si autorizzano le trivellazioni di idrocarburi vicino le case, i centri abitati, gli ospedali, le dighe, i fiumi con il Dipartimento ambiente della Regione che arriva anche ad escludere le Via, Valutazioni d’impatto ambientale. Ma escludendo la Via si escludono le osservazioni di enti e cittadini e si esclude la possibilità di obbligare le compagnie minerarie a seguire protocolli più rigidi e più rispettosi delle richieste che vengono dal territorio. Forse perché non escludendo la Via c'è la possibilità che qualche pozzo venga bocciato?

La Valutazione d’impatto ambientale serve proprio per valutare possibili rischi a cose, persone, ambiente: ecco perché è stata  istituita. E in Basilicata, terra antropizzata e bacino idrico sia di superficie che di profondità, la Via dovrebbe essere applicata con maggiore rigore possibile, non elusa. Non solo perché già nel 1991, a Policoro, ci fu la triste esperienza di un pozzo di gas esploso, ma perché le compagnie minerarie, proprio perché trovano terreno fertile, perforano nei borghi abitati (Pozzo Morano), sotto l'Itrec delle sostanze radioattive (Concessione Nova Siri Scalo), nei parchi (Cerro falcone 2), davanti agli ospedali (Villa d'Agri), nelle aree urbane (Marconia e Pisticci), lungo i letti dei Fiumi (Val Basento e Valle dell'Agri), nelle vicinanze della diga del Pertusillo e adesso anche lungo i monti delle sorgenti del fiume Agri, tra Marsico Nuovo e Paterno.

È ora che ci si ribelli a procedure burocratiche disattese e che si segua l'esempio dei 5 sindaci della Provincia di Potenza che  si sono opposti alla concessione dell'Eni, "Li Foi". Sperando che la Regione non escluda la Via per escludere le osservazioni di ben 5 amministrazioni pubbliche elette dai cittadini. Come ha già fatto con la concessione "Frusci", tra Avigliano e Rionero, e come ha fatto con le osservazioni di Rotondella, Nova Siri e Policoro in merito a quell'assurdo permesso estrattivo non bloccato dai pozzi Rivolta 001 e Nova Siri 001, irresponsabilmente lasciati attivi a poche centinaia di metri dal deposito nucleare della Trisaia.
Il presidente Defilippo eviti  di gioire sulle liberalizzazioni del governo Monti  sulle trivellazioni, senza che la basilicata riceva un euro ed enfatizzando gli investimenti che le società petrolifere faranno in Basilicata.Investimenti che distruggerano le nostre acque  e le nostre economie locali . Confermando la Basilicata terra di sfruttamento e più povera d'Italia  come lo conferma l'Istat nel 2011.

 


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8 dicembre 2011


Memorandum Petrolio ,avanzata francese e ritirata spagnola

 
 
7 dicembre 2011

Dove sono i fautori della card carburanti e del Memorandum petrolifero? Sfuggono e abbandonano i toni trionfalistici. Si rifugiano nel più classico scaricabarile oppure, dopo l’avanzata francese, si defilano nella collaudata ritirata spagnola. Dopo aver menato ai quattro venti i grandi vantaggi per i lucani con il raddoppio delle perforazioni ed estrazioni di petrolio, il presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, ha «affidato», o meglio, ha “appioppato” all’imbarazzato sottosegretario Giampaolo D’Andrea, appena nominato ai Rapporti con il Parlamento, «il rilancio del Memorandum». Il tema del «Memorandum» è stato affrontato anche a Roma – fanno sapere però da via Anzio – con il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera.

Il rilancio del Memorandum sul petrolio – ha spiegato De Filippo –  riguarda tutti, non solo la Basilicata, perché lo Stato ha un enorme ritorno fiscale da questa operazione, e parte dei proventi maggiori potrebbero essere utilizzati per innovazione, infrastrutture e ricerca sul territorio lucano». “Verificheremo”, avrebbe lapidariamente risposto il ministro Passera, mentre al portavoce del presidente, il compito di “allungare il brodo” alla dichiarazione telegrafica del ministro sui media locali. Intanto lo Stato pensa davvero ad un enorme ritorno economico facendo cassa dai carburanti ma dalle accise sui carburanti, previste dal cosiddetto decreto “salva Italia”, in via di approvazione. E dopo la scomparsa del Memorandum, viene azzerata dalle accise (secondo il Codacons per ogni italiano patentato da 150 a 200 Euro in più all’anno) anche la card carburanti. Nonostante le file alle poste ai lucani, pensionati e disoccupati compresi, resta in mano una card plastificata e l’amarezza di constatare come le compagnie petrolifere siano diventate più ricche, a spese dei poveri, gabbati ed inquinati contribuenti lucani.


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