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23 settembre 2012


Nei siti inquinati 1200 decessi in più all'anno


Nell’ambito del Progetto sentieri del ministero Salute sono stati esaminati 44 siti in Italia. Potrebbe essere di 1200 morti in più ogni anno il tributo pagato ai siti inquinati disseminati in Italia. Il dato è stato presentato oggi al ministero della Salute ed è una delle indicazioni del progetto Sentieri coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. L’iniziativa ha esaminato 44 siti di interesse nazionale (Sin) valutando la mortalità nelle popolazioni residenti. I dati riguardano il periodo 1995-2002, nel quale si sono registrate circa 10mila morti in più vicino a tali siti rispetto alle attese. “Il dato probabilmente è un po’ sovrastimato, ma l’ordine di grandezza è giusto – ha spiegato Pietro Comba dell’Iss, l’autore principale – inoltre mentre le morti per tumore in generale sono il 30% del totale, nei siti inquinati salgono al 43%”.ß ß ßIn pochi casi, hanno sottolineato gli esperti, è possibile attribuire con certezza la corrispondenza fra inquinanti e maggiore mortalità, ma in quasi tutti i siti il sospetto è molto forte, tanto da far raccomandare ulteriori indagini.[Fonte Ansa]


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8 ottobre 2011


FENICE : INCHIESTA DELLA REPUBBLICA

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/10/06/news/l_inquinatore_di_melfi-22826583/?ref=HREC1-5


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5 ottobre 2011


Fenice: Mancusi si dimetta e lasci stare il rilascio di un’AIA tardiva e sospetta

4 ottobre 2011

La OLA (organizzazione lucana ambientalista) ha appreso che l’assessore all’ambiente, Agatino Mancusi, nella sua relazione al Consiglio regionale, ha anticipato un prossimo e pressocché certo rilascio dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) all’inceneritore, della multinazionale francese Edf, Fenice di San Nicola di Melfi. La notizia lascia totalmente sconcertati, in quanto fa assumere all’intera vicenda dei toni grotteschi e penali, visto che anche il sindaco di Melfi, Livio Valvano, si è finalmente convinto della necessità di chiudere Fenice-Edf, avendo anch?’egli capito che questa è la volontà degli abitanti del territorio.

Vicenda oramai paradossale, sulla quale forse dovrebbe agire la magistratura e non più la politica, visto che si è impunemente scoperto che è dal 2002 che si conoscono i dati delle analisi condotte sulle acque di falda a valle dell’inceneritore, e che si è negata in più occasioni l’esistenza stessa di questi dati e dei pericoli di inquinamento nell’?area di San Nicola di Melfi. Dati follemente tenuti nascosti alla popolazione, alla quale si è negato il diritto di sapere e di tutela della propria salute. Sull’?incendio di domenica, poi, che ha interessato rifiuti industriali e che per domarlo ci sono volute diverse ore di lavoro per i Vigili del Fuoco (l’ultimo di una serie di incidenti simili avvenuti nello stesso impianto), la Ola vorrebbe sapere se ha funzionato il sistema di controllo e se le procedure di sicurezza sono state attivate e sono risultate sufficienti?

Queste due legittime domande avrebbe dovuto chiederle e chiedersele l’assessore Mancusi, al fine di dare una risposta su cosa non ha funzionato domenica scorsa. Non bastando lo stucchevole e poco credibile liet-motive dell’Arpab, che subito ha rassicurato sul “nessun danno per ambiente e salute”. Un ente che tiene nascosto per 9 anni i rischi di esposizione della popolazione del Vulture agli inquinanti dell?inceneritore Fenice, non può essere più credibile, se non dopo un radicale cambiamento, partendo da chi, come e perché viene scelto il suo direttore generale.

L’arrivo dell’Aia per la Ola è una totale immunità a tutto ciò che Fenice- Edf ha procurato e procura, oltre ad essere un “condono” tombale per tutti i danni fin qui causati. Agendo in spregio a ogni legittima richiesta dei cittadini del Vulture, ai quali viene negata la decisione di non convivere con gli inceneritori che, in quanto tali, vengono definiti da diversi scienziati e oncologi come fabbriche di cancro?. A maggior ragione, quando la politica ci mette del suo, nascondendo per 9 anni i dati di gravi inquinamenti. L’assessore Mancusi e il suo capo dipartimento, Donato Viggiano, lascino stare l’Aia per una oramai improponibile situazione di controllo di Fenice-Edf, chiudano la struttura, come chiede la gente del posto, e pensino concretamente alle loro dimissioni, nell’interesse della loro stessa dignità personale e per dare una prima concreta risposta sul fatto che la Regione stia veramente pensando ad una svolta su Fenice-Edf, anziché dare continue dimostrazioni di sudditanza dalle multinazionali di turno.


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3 ottobre 2011


Abbassare con legge regionale i limiti di emissione dell’idrogeno solforato

Oct 03

Attualmente un’industria non mineraria in Italia può emettere in aria H2S fino a 5 parti per milioni (ppm). Le industrie petrolifere hanno campo libero fino a 30 ppm, mentre l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) stabilisce un massimo 6 mila volte inferiore: 0,0005 ppm. Lo “sMemorandum in Camper” è ritornato a Viggiano ed è ritornato tra quei cittadini che più di tutti, in questi ultimi anni, stanno pagando un prezzo altissimo, economico e di salute, alla sudditanza nei confronti dei petrolieri. Alla “Festa delle Vigne” l’informazione fatta dai nostri attivisti è stata ben accolta e ha prodotto tanta partecipazione. Alcuni, e non solo gli associati di Onda Rosa – il gruppo che ha invitato il camper – si sono offerti di passare casa per casa dei viggianesi per far loro firmare la proposta di legge regionale sull’abbattimento dei limiti di tolleranza all’H2S, emessi in Basilicata dal centro oli di Viggiano e di Pisticci e dai singoli pozzi minerari, per portarli finalmente ai limiti ammessi dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ricordiamo che il sindaco Giuseppe Alberti non ha autorizzato il banchetto per la raccolta di firme né consentito che i cittadini di Viggiano – che convivono con questi alti dosaggi di H2S da circa 20 anni – potessero firmare al Comune, al fine di far sentire la loro voce su un problema che è fondamentalmente dei Comuni della Val d’Agri. Il presidente della Regione, Vito De Filippo, proprio l’altro ieri in un incontro a Montemurro è tornato sulla questione dei permessi dei vecchi pozzi dell’accordo del ’98, affermando che la Regione ha dovuto dare le autorizzazioni perché “inadempiente”. Quanta premura verso i petrolieri e non verso i cittadini della “Libia domestica” per il “Gheddafi di noiantri”, nonostante in più interviste de Filippo abbia promesso “Niente firma del Memorandum, niente nuovi pozzi”. Si rimangia la parola, visto che il ministro Giulio Tremonti non firmerà il Memorandum, inventandosi questa inesistente inadempienza verso l’accordo del ’98, e approfittandone per
inserire pozzi nuovi e non solo quelli dell’accordo del ’98, i quali, comunque, in qualsiasi paese civile, dato il tempo intercorso dall’accordo all’autorizzazione, avrebbero dovuto essere assoggettati ad una nuova Via (Valutazione di impatto ambientale), se proprio dovevano essere autorizzati. Perché, alla luce di ciò che è emerso sullo stato di inquinamento di falde e sedimenti, neanche il vero Gheddafi avrebbe dato il suo consenso all’esercizio di qualsiasi altro pozzo.

E mentre i petrolieri non possono attendere né perdere soldi e introiti, i cittadini lucani possono aspettare e subire, senza che il presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo abbia la stessa ansia di prestazione: la Regione è infatti inadempiente verso i cittadini lucani sull’Osservatorio ambientale, partito con circa 20 anni di ritardo; sull’indagine epidemiologica retrospettiva, che non partirà mai, per capire il perché i lucani muoiono di tumore soprattutto in 2 aree critiche della regione, guarda il caso quelle industriali della Val d’Agri e Valbasento; verso tutti gli emigranti che in questi 20 anni di estrazioni, circa 25 mila lucani, sono dovuti emigrare alla faccia delle promesse economico-occupazionali fatte col petrolio e col luogo comune che il petrolio porta ricchezza. Promesse ripetute con grande faccia tosta anche nel nuovo accordo minerario chiamato “Memorandum”, nonostante sia di memoria corta su ciò che non ha significato il petrolio in Basilicata.


2 ottobre 2011


Tutte le verità sull’inquinamento del Centro olio Eni di Viggiano

Oct 01

Gli attivisti dello “sMemorandum in Camper” ritornano a Viggiano – domenica 2 ottobre dalle 16 alle 22 – luogo dove le contraddizioni intorno al petrolio si sono amplificate fino a diventare il problema di questa regione e non la risorsa, come la disinformazione pro-mineraria che da 20 anni vuol venderci. A Viggiano, il sindaco Giuseppe Alberti, il giorno delle celebrazioni della festa patronale non consentì allo “sMemorandum in Camper” il banchetto per la raccolta delle firme per una legge regionale che abbatta i limiti di tolleranza all’H2S. L’idrogeno solforato che dà ai viggianesi il classico e pestifero odore di uova marce consentito in Italia fino ad emissioni di 30 parti per milioni, se l’industria è petrolifera, fino a 5 ppm., per ogni altra attività industriale. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il limite massimo è di 0,0005 ppm.

Proprio a Viggiano ci sono stati malesseri diffusi, l’ultimo ad aprile con 21 dipendenti dell’Elbe intossicati e ricoverati in ospedale, per essere stati probabilmente esposti a livelli dell’H2S tra i 50 e 100 ppm. L’H2s, ricordiamo caso mai ce ne fosse bisogno, è un gas letale. E come è possibile che si continui a negare l’inquinamento delle falde idriche intorno al centro olio da toluene, benzene e metalli pesanti “miracolosamente” rientrato nella norma – secondo l’Arpab – nel giro di appena un mese, oppure l’inquinamento del laghetto nei pressi dell’area industriale di Viggiano, sul quale non sono stati forniti i dati sulle analisi eseguite e sul responsabile dell’inquinamento delle acque.

E proprio a Viggiano il sindaco Giuseppe Alberti avrebbe dovuto consentire la raccolta delle firme ai suoi cittadini, affinché fossero protagonisti di una legge regionale di civiltà, prima ancora che di salvaguardia e dunque, non si capisce a chi o a cosa Giuseppe Alberti abbia voluto tutelare non consentendo un piccolo banchetto apolitico e apartitico insieme alle centinaia di banchi espositivi commerciali della festa patronale. Né si è degnato di raccogliere la nostra proposta di far firmare in Comune i cittadini di Viggiano, a compensazione di quanto non permesso il 3 e 4 settembre scorso.

Gli attivisti dello “sMemorandum in Camper” parteciperanno alla “Festa delle Vigne”, invitati da Onda Rosa e dai cittadini che vivono sulla propria pelle questi problemi di piogge acide che investono l’agricoltura e l’allevamento dell’area attorno al Centro oli di Viggiano, per informare circa le norme utilizzate in tutto il mondo a tutela dell’ambiente e dei suoi abitanti, anche nella “Libia non domestica”, e tranne che in Basilicata, terra addormentata, anzi, “addomesticata” ai voleri e bisogni dei petrolieri. I quali, proprio a Viggiano, vorrebbero risolvere un vecchio contenzioso con i 51 cittadini e i loro beni intorno al centro olio di Viggiano, in località Vigne, tentando di cancellare e far dimenticare la realtà e le loro responsabilità.


22 settembre 2011


I linfomi e le leucemie di Sant’Arcangelo e l’Osservatorio ambientale di Marsico Nuovo

Sep 21

La condizione di vivibilità dell’ambiente in Basilicata e delle condizioni di salute dei suoi abitanti rappresentano alcuni dei sostanziali motivi che spingono la carovana dello “sMemorandum in Camper” in questo viaggio dentro le contraddizioni del petrolio lucano. Carovana che non poteva escludere una tappa a Marsico Nuovo, dove si estrarranno circa 30 mila barili al giorno su volere dell’Eni e della Regione Basilicata. Marsico è, infatti, la sede di un Osservatorio ambientale che arriva con 20 anni di ritardo e che ci racconterà fra 20 anni ancora come staranno le cose in merito all’inquinamento ambientale da attività minerarie che viene determinato oggi.

Anomalia, questa, tipica di una Regione che si è arresa allo strapotere lobbistico della grande impresa finanziaria e industriale, altro “luogo ideale” per fare da megafono alla voce dei cittadini, come quella del “Comitato di rinascita cittadina di Marsico Nuovo”, e di tutti i marsicani che hanno ascoltato la voce degli attivisti dello “sMemorandum in Camper”, di Enrico Mazzeo Cicchetti, vicepresidente del Consiglio regionale, e dell’attore Ulderico Pesce, i quali si sono aggiunti al dibattito aperto che si è instaurato coi presenti, partecipando anche ad una piccola catena umana realizzata spontaneamente in piazza.

I linfomi e le leucemie a Sant’Arcangelo sono due volte e mezzo che non nel resto della Regione. La denuncia – con richiesta di approfondire le analisi – viene fatta da tempo dall’associazione “Laboratorio per Viggiano”, senza che si sia mai dato l’avvio ad uno screening epidemiologico istituzionale, nonostante sia il paese del governatore Vito De Filippo. Sant’Arcangelo è il primo e più immediato comune subito dopo la diga del Pertusillo, dove si sono già verificate ben tre gravi morie di pesci e dove un’associazione che ha monitorato con un laboratorio indipendente anche i sedimenti del fondale della diga, ha riscontrato alti livelli di idrocarburi, metalli pesanti e colibatteri fecali.

A Viggiano, intanto, dove già dal 2000 la Regione Basilicata era a conoscenza di un incremento esponenziale delle patologie cardiorespiratorie (44%, un cittadino su due) rispetto al resto della popolazione lucana nell’area dei dintorni del centro Oli di Viggiano, si procede normalmente sia ad inquinare l’aria – con le fuoriuscite di H2S,
mercaptani e COV – sia ad inquinare le falde sotterranee, come dimostrato dalla stessa Arpab col toluene e il benzene, due noti cancerogeni, che poi confluiscono nella diga del Pertusillo e da lì nelle acque e nei sedimenti del fiume Agri, fino al suo scorrere a mare.

Mazzeo Cicchetti a Marsico Nuovo ha parlato di un obbligo morale della politica, che deve fare un passo indietro di fronte al cercare di capire il perché delle condizioni di inquinamento dell’aria e dell’incremento elevato di patologie in Basilicata, mentre Ulderico Pesce ha cercato di svegliare le coscienze dei presenti di fronte alle tante contraddizioni legate al petrolio lucano. Mostrando alla fine del suo intervento un “irridente” manifesto dell’Eni che a Roma assume giovani laureati, mentre i giovani laureati lucani sono obbligati ad emigrare o in alternativa ad ammalarsi.

 


19 settembre 2011


Undici anni di patologia cardiovascolare sottaciuta: lo “sMemorandum in Camper” è a Marsico Nuovo, paese dell’Osservatorio (?) ambientale

Sep 17

A Marsico Nuovo c’è un paese diviso sulle speranze che la comunicazione mediatica, di società petrolifere e di ambienti politici interessati, infonde nella gente. È diviso e non compatto come un tempo, perché dopo 20 anni di attività minerarie in Basilicata, qualche verità e qualche deduzione incominciano a manifestarsi. E con la consapevolezza, arrivano anche i dissensi alle scelte decise dall’alto contro gli interessi del territorio.

A Marsico, di recente, è stato inaugurato l’Osservatorio ambientale pagato dall’Eni. Questo osservatorio ambientale arriva con quasi 20 anni di ritardo, ma quel che è più grave, arriva 11 anni dopo che uno studio di 3 anni (dal 1997 al 1999), presentato nel 2000 dall’istituto Mario Negri Sud, ed entrato nelle valutazioni solo dell’annuale Relazione sanitaria del 2000 della Regione Basilicata (poi non se ne è saputo più nulla), ha dimostrato che tra gli abitanti dei dintorni del centro oli di Viggiano, le patologie cardiovascolari colpivano già 11 anni fa il 44% della popolazione locale, contro il 19% del resto dei lucani.

Già nel 2000, dunque, i nostri amministratori sapevano che 1 abitante su 2, nella Val d’Agri, si ammala di patologie cardiorespiratorie, più del doppio che nel resto della regione. Ma, imperterrita, promettendo lavoro, occupazione e ricchezza – e controlli socio-sanitari e ambientali che non sono mai arrivati – la classe politica dirigente ha consentito l’incremento delle attività minerarie in un crescendo di sudditanza che si è poi concluso nel “Memorandum”, cioè, il raddoppio delle attività di estrazione e raffinazione del petrolio a Viggiano.

Il Memorandum è contro gli interessi della Basilicata, è un favore ai petrolieri ed è un rischio per la salute dei cittadini e dell’ambiente del territorio: lo vogliono solamente i petrolieri, i ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo (petroliere), il presidente Vito De Filippo, il sottosegretario Guido Viceconte, l’assessore all’ambiente Agatino Mancusi, il Pd e il Pdl regionali, e il silenzio delle forze che si definiscono ambientaliste (la Sel) o che si identificano con valori ambientalisti (l’Idv) in seno alla maggioranza regionale.

Non lo vogliono i cittadini della Basilicata e non lo vuole il ministro Giulio Tremonti che non firma il documento, notizia che l’apparato politico continua a tenere nascosta perché altrimenti metterebbe a nudo le ragioni delle 20 nuove concessioni minerarie rilasciate di recente dalla Regione, che dovevano essere propedeutiche alla firma del Memorandum.

“Niente Memorandum, niente nuovi pozzi”, aveva detto il governatore De Filippo, che evidentemente è capace di contraddire se stesso.

La Ola Organizzazione lucana ambientalista e NoScorie Trisaia, che denunceranno alla Commissione europea l’allarme sottaciuto dalla Regione e dagli organi sanitari regionali in merito a questa storia della Relazione sanitaria del 2000 che non ha determinato, come avrebbe dovuto, una indagine epidemiologica ulteriore e successivi controlli e screening, saranno domenica 18, dalle 18 alle 21, a Marsico Nuovo, con l’ottava iniziativa sul territorio a bordo dello “sMemorandum in Camper”.

Con la diretta streaming di Ola Channel, lo “sMemorandum in Camper” darà il megafono al Comitato cittadino di Rinascita marsicana e ai cittadini di Marsico Nuovo che vorranno aderire alla carovana del viaggio dentro le contraddizioni del petrolio lucano, al fine di manifestare i propri diritti alle scelte economiche e ambientali del territorio.


14 settembre 2011


Pertusillo, Oipa chiede al Ministero dell’Ambiente lo stato di emergenza

 

14 settembre 2011

[14/9/2011] A Potenza l’inquinamento delle acque sta sterminando le fauna acquatica e danneggiando l’ecosistema circostante.
L’OIPA Italia Onlus e il Costituendo Nucleo Guardie Eco-zoofile OIPA di Potenza, insieme all’Ehpa Basilicata (Associazione per la Tutela dell’Ambiente e della Salute) ha presentato ufficiale richiesta al Ministero dell’Ambiente per la proclamazione dello stato d’emergenza riguardo al lago del Pertusillo (PZ), le cui acque, destinate anche al consumo umano, risultano inquinate da batteri, idrocarburi e metalli pesanti.


1 settembre 2011


Vendola, non chiederci altra acqua, ma difendi quella che già la Puglia preleva dalla Basilicata

1 settembre 2011

[1/9/2011] NoScorie Trisaia chiede alle forze politiche e sociali, ma  soprattutto ai cittadini e agli agricoltori, il senso del possibile 
raddoppio della canna del 3000 m.c./s. di acqua che svuoterebbe il  bacino di Monte Cotugno a Senise a vantaggio della Puglia e a danno  della Basilicata e della sua autonomia. Non si tratta di non dare acqua ai vicini pugliesi, anzi, per No Scorie è un dovere dividere questo bene prezioso con  chi non ce l’ha, ma la questione acqua, vogliamo ricordare ai lucani e ai pugliesi, al pari del  petrolio e di ogni forzatura fatta all’ambiente e al territorio  lucano, ci è sempre stata venduta opportunità di crescita e di  scambio di favori per un ritorno economico e occupazionale che non  c’è stato. A distanza di 20 anni sia di attività estrattiva   mineraria che di prelievo di acqua dai nostri invasi, la Basilicata, nonostante le promesse, è rimasta la regione col più alto tasso di  disoccupazione e più povera d’Italia (dati Istat).

È bene ricordarcelo. Sarebbe ora che i lucani si svegliassero al fine di vendere a caro   prezzo le loro risorse e al fine di non farsi più abbindolare da  false promesse occupazionali ed economiche che sottendono invece ad  un vero e proprio sfruttamento. La Basilicata sembra l’Africa del  colonialismo occidentale, il continente più pieno di risorse e più  pieno, al contempo, di morti di fame.

Il governatore Niki Vendola, anziché partecipare anch’egli a questo  neo-colonialismo esercitate da imprese favorite da una politica  regionale compiacente, visto che si pone oramai come esponente  nazionale e non solo come governatore della Puglia, si faccia anche  garante dell’economia e della legalità lucana. Sia non partecipando   anch’egli a questo sfruttamento del territorio senza garanzie di  rispetto dell’ambiente e sia non cercando di eludere l’inquinamento grave del Pertusillo – diga che fornisce prevalentemente acqua ai  pugliesi e alle attività minerarie delle società petrolifere che   operano in Basilicata – chiedendo il raddoppio della più pulita  acqua della diga sul Sinni. Al governatore Vendola ricordiamo che   all’inquinamento delle falde e dei corsi di acqua non si sfugge con  nuove condotte, sia perché l’attività mineraria col Memorandum   firmato da Vito De Filippo e Guido Viceconte non lascerà intatta  nessuna area geografica della Basilicata, e sia perché esiste una   traversa di collegamento, la Gronda dell’Agri, che conduce il troppo pieno del Pertusillo – inquinato da metalli pesanti, idrocarburi e  sostanze organiche -, nella diga di Senise.

Dunque, se il raddoppio della condotta di Monte Cotugno, sottende ad   un modo per sganciare la Puglia dall’inquinato Pertusillo, avvisiamo  il governatore che sarà uno sforzo politico ed economico inutile, se  non si interviene chiedendo una moratoria delle attività estrattive,   visto che i nostri problemi – l’inquinamento del circuito dell’acqua  sono fondamentalmente i problemi dei pugliesi. Meglio farebbe   Vendola ad agire come leader nazionale e a non scimmiottare i   politici regionali che furbescamente cercano di rifilare le   responsabilità della salute del Pertusillo e dell’Agri ai contadini  e ai cittadini della Val d’Agri, che da sfruttati stanno  mediaticamente passando alla categoria di sfruttatori.

Vendola, in sostanza, faccia il leader: chieda che venga bonificato  svuotandolo – il lago del Pertusillo a garanzia della sua Puglia e  utilizzi i fondi Fas non per realizzare una seconda canna da Senise,  ma per far funzionar i depuratori dei paesi lucani, migliorare le   condotte colabrodo esistenti e per far tutelare le acque da chi le   inquina di metalli pesanti e di idrocarburi.


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