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1 gennaio 2015


Itrec, più sicurezza e trasparenza e meno tavoli degli incidenti

29 settembre 2014

 

Pozzi vicino il centro nucleare Itrec di RotondellaInterviene No Scorie Trisaia in merito al tavolo della trasparenza regionale: “dopo 4 anni la regione Basilicata ha convocato il tavolo della trasparenza (quello di agosto 2013 scaturì dal trasporto nucleare americano top secret scoperto dai cittadini), tavolo che ripetiamo è convocato ogni circa 3 mesi nelle altre regioni nuclearizzate. Riteniamo che il decommisioning del materiale nucleare dell’Itrec sia estremamente delicato e che abbia bisogno della massima sicurezza nei processi di decommiisioning ( vedi il caso della fossa ex irreversibile oggetto di incidente ), verso l’ambiente, la tutela della salute delle popolazioni e delle economie locali.

Stesso discorso vale per la trasparenza nei confronti dei cittadini da parte delle istituzioni e dell’esercente Sogin. Non possiamo avere informazioni e rassicurazioni solo in caso di incidenti, mentre si alimentano con il comportamento delle istituzioni dubbi e perplessità .

Finalmente i comuni limitrofi al centro Itrec si sono dotati di un tecnico di fiducia che possa seguire il decommissioning nucleare dell’impianto Itrec . Questo però non basta, i comuni devono divulgare il piano nucleare di emergenza esterno redatto dalle prefetture alle popolazioni e convocare propri tavoli intercomunali di trasparenza con i cittadini, Sogin e le istituzioni.Tavoli intercomunali dove le operazioni sulla sicurezza del decommisioning possano essere seguite passo-passo anche dai cittadini .

In merito ricordiamo che la Sogin è obbligata a fare un piano di comunicazione sul decommissionig dell’Itrec e a divulgarlo alle popolazioni (vedi V.I.A ministeriale impianto Icfp ).

Ringraziamo Ispra per aver pubblicato i criteri per la realizzazione del deposito nazionale, i criteri sono alquanto chiari: i siti nucleari non possono essere dislocati sotto i bacini idrici, vicino all’acqua e/o vicino a zone dove vi è attività di estrazione, ricerca e/o sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Vedi acqua, gas o petrolio.

I criteri confermano quanto affermato da Noscorie Trisaia dal lontano 2006 agli stessi tavoli della trasparenza regionali :che il sito della Trisaia non può stare là dov’è per la presenza di acqua e perchè si trova sotto il più grande bacino idrico in terra battuta d’Europa. Nè tantomeno la regione Basilicata può avviare come nel caso di pozzo Morano in Policoro attività estrattive di gas vicino i centri nucleari, cosi come già contestato agli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata e ribadito nei precedenti tavoli tavoli della trasparenza dal lontano 2008 dalle associazioni di Policoro.

L’assessore all’ambiente della Regione Basilicata deve inibire qualsiasi attività estrattiva per un raggio di almeno 20 km se non oltre dall’Itrec e/o di ricerca petrolifera che potrebbe generare subsidenza, micro sismicità ,scoppi o altre situazioni di pericolo. Considerato il fatto che il centro Itrec si trova su faglie sismiche, su una falda idrica unica per tutto il metapontino, vicino aree abitate, vicino al fiume Sinni, al mare Jonio ed in ‘area ad elevato rischio idrogeologico. [No Scorie Trisaia]


26 novembre 2013


Nucleare: rientro scorie nucleari italiane e restituzione delle scorie di Elk River agli Usa

  25 novembre 2013

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Si torna a parlare 90.000 metri cubi di scorie nucleare da ubicare in un sito unico nazionale, di cui una parte considerevole di scorie nucleari dovrebbe rientrare in Italia dopo il riprocessamento del combustibile esausto dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Svezia. Il rientro del combustibile lavorato all’estero (si riprocessa il vecchio ottenendo un poco di combustibile riutilizzabile per usi pacifici/bellici e rifiuti di lavorazione in modo esponenziale) è stabilito da contratto. Si paga la lavorazione (non sappiamo che fine fa il combustibile ricavato) e i rifiuti e/o le scorie nucleari vetrificate tornano ai legittimi proprietari.
Tutti ora si pongono il problema di dove rimpatriare queste scorie e ubicare il sito unico nazionale con un centro ricerche, anche i siti da dove è partito il combustibile da riprocessare (ad esempio Caorso).
Occorrerà del tempo per realizzarlo, minimo 4 anni e la roulette russa nucleare torna a girare sulla penisola Italiana.
Ai primi di novembre 2013 la Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione presentata dalla Lega che dice «no» all’installazione del deposito a Caorso, il sito della centrale (e del reattore noto come «Arturo») spenta nel 1987. I programmi prevedono il rientro del materiale radioattivo da Sellafield (Inghilterra) a partire dal 2019, e dalla Francia (La Hague) dal 2020 al 2025. Un chiaro e opportunistico comportamento, quello della Lega dell’Emilia Romagna, di chi era possessore di questi rifiuti e che ora vuole inviarle in altri siti o in altre regioni.
Se la legge internazionale è valida per le scorie italiane all’estero, dovrebbe essere la stessa cosa per quelle estere in Italia. Ci riferiamo alle 84 barre di Elk River che sono giunte in Italia ai primi degli anni 70 con un contratto di lavorazione (simile a quello di Caorso).Di cui 20 riprocessate nell’Itrec che hanno prodotto 3 mc di liquidi ad alta attività e che dovranno essere cementati (al posto della tecnica della vetrificazione) e che produrranno 480 mc di rifiuti solidi , più altri rifiuti nucleari di scarto di lavorazione già stoccati nei capannoni dell’Itrec e altre 64 barre di combustibile di U.th custodite sempre nelle piscine dell’Itrec.
Il problema quindi non dovrebbe minimante interessare la Basilicata o le regioni limitrofe, che devono invece restituire ai legittimi proprietari USA le 64 barre di Elk River e i rifiuti prodotti dal riprocessamento delle 20 barre lavorate, senza bisogno alcuno di accettare rifiuti nucleari provenienti da altri siti.
Ma questa si sa è una questione politica, e non avendo avuto sino a questo momento rappresentati politici lucani o meridionali capaci di farsi rispettare o meglio di tutelare il territorio, ogni circa 20 anni i nuclearisti tornano in Basilicata a propinarci il deposito nazionale (1978 Craco, 2003 Scanzano J).
Dobbiamo subire come per le estrazioni petrolifere (vedasi il caso Golfo di Venezia/Golfo di Taranto ,con la mancata applicazione del principio di precauzione per i nostri mari rispetto a quello Veneto da parte del Ministro Zanonato) la presunzione politica e territoriale dei politici di altre regioni (che giustamente pensano al loro orto).La neo eletta amministrazione della regione Basilicata con il suo presidente Pittella faccia tesoro degli errori del passato e della scarsa considerazione (o incapacità) che hanno i politici lucani nel contesto politico Italiano. I lucani e i meridionali dal canto loro sono stanchi di subire anche queste vessazioni politiche e non accetteranno alcuno sfruttamento indiscriminato del territorio e continueranno a mobilitarsi come per Scanzano Jonico nel 2003.


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15 giugno 2013


RICONVERTIAMO IL CENTRO ENEA DI TRISAIA SENZA SEGRETO DI STATO SULL’ITREC.

noscorietrisaia@libero.it

 

12.06.2013

 

Ne abbiamo sentite di tutti i colori  sul centro ricerche Enea della Trisaia, collegato fisicamente al centro nucleare gestito da Sogin (circa 95 Ha di Enea contro i 5 Ha dell’Itrec), con tanto di lodi e fiumi di articoli di giornali da parte delle istituzioni e della politica sull’operato di questo Ente. Il risultato locale  invece è sotto gli occhi di tutti: il centro rischia di scomparire , i dipendenti sono sempre di meno  e non si riesce ad assicurare nemmeno piccoli stipendi agli operatori par- time dei servizi.

Non tutti sanno che  la ricerca che si fa nel centro Enea di Trisaia riguarda  progetti  della grossa industria e che negli anni  non c’è stato  alcun progetto significativo produttivo che abbia interessato le comunità locali. Colpa di una  visione istituzionale miope  nel non  cercare di dare un’impronta produttiva per il territorio a questa realtà.  La proposta attuale di produrre energia per abbattere i costi dell’ente da parte dell’assessore Pittella   potrebbe sembrare una scelta sensata ma conoscendo le politiche energetiche regionali, nazionali  e i tentativi politici  bipartisan di trasformare  la Basilicata in un hub energetico e dei rifiuti   i nostri dubbi su queste progetti  nascono spontanei .L'assessore  Pittella   arriva tardi e in modo poco chiaro sul rapporto Sogin- Enea e sulla autoproduzione di energia ,attività tutta da chiarire che non risolverebbe la questione Enea  .Una  proposta di produrre energia dal solare  nel centro Enea ,compreso quello  solare-termico (per sottrarre terreno ai  progetti dei nuclearisti) fu fatta 9 anni fa proprio da Noscorie Trisaia  per dare energia alle comunità locali  e per bloccare  le attività nucleari.

Un'idea  progettuale  di rilancio dell’ente  Enea Noscorie  Trisaia l’ha redatta dopo il 2003 . Il centro andava  riconvertito ,ma non in attività di ricerca nucleare come hanno cercato di fare in questi ultimi anni alcuni parlamentari lucani  tra cui l’on.  Latronico  insieme alla dirigenza Enea Nazionale per rilanciare il centro. Vedi il  progetto di ricerca su alcuni componenti di reattori nucleari pro  ITER( http://www.olambientalista.it/fusione-nucleare-zero-trasparenza/ ) con  l’Enea che  aveva  ancora un ruolo di primo piano   sulla ricerca sul nucleare  con l’ex governo Berlusconi . A ns. giudizio un  pericoloso espediente per trasformare poco alla volta  il centro Enea nel famoso parco tecnologico nucleare al servizio del deposito nazionale di scorie nucleari .In poche parole il progetto che Sogin ha presentato al governo  sul nuovo deposito nazionale di scorie dopo il fallimento del progetto di   Scanzano nel 2003.

O peggio  ancora con  la ricerca sugli Ogm già presente  nel centro Enea  ,ricerca controproducente e improduttiva   per l’ agricoltura  locale e nazionale .

Il  progetto di Noscorie Trisaia  per la riconversione dell’Enea è ancora perseguibile , prevede il recupero delle competenze  professionali dei tecnici Enea per creare una scuola sulle energie rinnovabili di alto livello per  creare successivamente  un incubatore di imprese nel settore dell’innovazione energetica sostenibile,rinnovabile e/o  nelle produzioni agricole tipiche (no  Ogm). Recupero  in  suoli produttivi dei terreni Enea (parte dei 95 Ha) nel piano urbanistico del comune di Rotondella ( lo abbiamo  già proposto  all’ente nelle osservazioni) per destinarli alle stesse imprese che avrebbero utilizzato i brevetti Enea. Utilizzo di una parte dei suoli  per lo sviluppo dell’energia solare termica per uso sociale .Ricordiamo all’assessore  regionale Pittella  che altre forme di produzione di energia  non sono  compatibili  con il territorio.

Sul centro Itrec  situato  nel compresorio Enea  vogliamo ricordare all’assessore Pittella  che grava il segreto di stato e che i parlamentari lucani bipartisan pd e pdl  compreso lo stesso Latronico  non si sono minimamente degnati  di chiedere al governo Letta  di cui fanno parte  perché  tale misura sul centro nucleare lucano . Considerato che il centro Itrec  risulta  in bonifica. Ne tantomeno lo ha fatto la Regione Basilicata  che nega i tavoli di trasparenza sul nucleare ai cittadini da ben due anni   .Riteniamo che tutto quello che deve essere fatto in quell’area deve essere posto all’attenzione dei cittadini  che hanno già ribadito da generazioni che di nucleare e attività inquinanti non ne vogliono minimamente sentire parlare e che una riconversione sostenibile del centro  sia fattibile e praticabile


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9 giugno 2013


Itrec: Subito tavolo intercomunale della trasparenza

1 giugno 2013

 

Sono ormai due anni che il presidente della Regione Basilicata (ora l’attuale giunta regionale provvisoria) non convoca più il tavolo della trasparenza sul nucleare, mentre nelle altre regioni nuclearizzate è convocato con regolarità e addirittura per Campania e Lazio è diventato interregionale (alcuni componenti del tavolo delle due regioni partecipano a entrambi i tavoli regionali della trasparenza). Non solo, per quanto riguarda la Campania è stato creato un tavolo di contatto tra istituzioni e cittadini che va oltre a quello della trasparenza regionale, dove tuuti i cittadini e le associazioni possono verificare cosa accade nella centrale del Garigliano attualmente in bonifica. Che dire, nelle altre regioni il decommisioning delle centrali e dei depositi è sotto la lente d’ingrandimento dei cittadini.

In Basilicata invece non solo è calato il silenzio istituzionale sulle attività nucleari nell'Itrec, non si convoca più il tavolo della trasparenza regionale , ma addirittura è comparso il segreto di stato sull’Itrec. Segreto di stato ignorato dai parlamentari dell?attuale governo ,governo che non si è ancora degnato di rispondere alle interrogazioni parlamentari pervenute in parlamento sulla questione.

Disatteso è inoltre il piano di comunicazione prescritto nella valutazione d'impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente (n.530 del 16/09/2010) sull'impianto icfp e sull’avanzamento lavori (nonché relativi monitoraggi ambientali) che Sogin dovrebbe realizzare per informare le popolazioni locali sui lavori in corso nel centro Itrec.

E’ per questi motivi che abbiamo chiesto con urgenza ai sindaci del territorio una convocazione di un tavolo intercomunale dove Sogin e istituzioni latenti vengano a rispondere sulle attivittà che interessano il centro Itrec di Rotondella. Non solo si deve fare chiarezza sulle attività nucleari, per la tutela della salute pubblica, ma devono essere messe in pratica tutte le attività a tutela delle popolazioni e delle economie locali, queste ultime danneggiate nell?immagine dalla presenza del fardello nucleare che la cattiva politica e altri interessi hanno rovesciato su questo territorio. [No Scorie Trisaia]


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7 aprile 2013


Segreto di Stato-Itrec, dal silenzio di De Filippo al danno d’immagine del Metapontino

 

La notizia pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno sul “segreto di stato” applicato alla documentazione sul piano globale di disattivazione dell?impianto Itrec della Trisaia di Rotondella da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è alquanto grave e non giustificata. Non è ammissibile per un Ministero e in una Repubblica applicare il segreto di stato sull’impiego d’ingenti fondi pubblici pagati dai cittadini per la tutela della salute delle popolazioni e sullo sviluppo sociale ed economico di un territorio danneggiato già a priori nell?immagine per la sola presenza di un centro nucleare. Sulle questioni legate all’Itrec in Basilicata, la trasparenza istituzione-popolazione è sparita. Sono circa due anni che il presidente De Filippo non convoca più il tavolo della trasparenza regionale (contrariamente a quanto fanno le altre regioni nuclearizzate italiane dal Piemonte alla Campania, dove il tavolo è convocato con regolarità), per cui le comunità non sanno assolutamente più nulla di cosa, accade all?interno dell’Itrec, di com’è realizzato il decommissioning (la messa in sicurezza del sito), su come sono eseguiti i lavori, su chi li esegue e quali progetti futuri sono collegati al centro nucleare lucano.

La mancanza di trasparenza sull’Itrec e la presenza del centro nucleare in questi anni ha prodotto invece un danno d’immagine al territorio del Metapontino , una vera spada di Damocle nucleare per lo sviluppo del settore agricolo e turistico. In un Metapontino ricco di un’agricoltura biologica e di qualità, di un turismo eccellente e di un’archeologia unica al mondo.

Invitiamo pertanto i comuni e le imprese a valutare eventuale azione legale contro un eventuale danno d’immagine provocato dalle istituzioni ,da mancata trasparenza e altri segreti di stato su attività esterne come quelle legate al nucleare che hanno un impatto emotivo – economico immediato sulle economie locali .

Chiediamo ai sindaci del territorio quali primi responsabili della salute pubblica di attivarsi per creare i tavoli della trasparenza sul nucleare a livello locale (nelle aule consiliari), dove Sogin, Arpab , Regione e istituzioni vengano a spiegare ai cittadini come sono spesi i soldi pubblici e com?è garantita la salute pubblica, con un rapporto con il territorio diverso e partecipato sulla questione.

Quest?anno la grande mobilitazione pacifica di Scanzano del 2003 contro le scorie nucleari compirà 10 anni, in quel grande evento c?era una lezione di democrazia e di civiltà da imparare e che la reticente politica degli amministratori pubblici ha ignorato, mentre continua ad aleggiare anche sui nostri territori lo spauracchio del deposito nazionale di scorie nucleari che l’ex governo Passera-Monti (ora provvisorio) voleva annunciare nella primavera 2013.

In mancanza di chiare risposte dalle istituzioni riprenderemo le iniziative di mobilitazione popolare .

01.04.2013

[No Scorie Trisaia]


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30 marzo 2013


Segreto di stato sui rifiuti radioattivi della Basilicata

30 marzo 2013

[di Marisa Ingrosso*] «Segreto di Stato» sui rifiuti radioattivi della Basilicata. Non è possibile conoscere il futuro dell’Impianto trattamento elementi combustibile (Itrec) di Trisaia, in provincia di Matera. Così il Ministero dello Sviluppo Economico risponde alla richiesta della «Gazzetta» di visionare il piano di smantellamento della Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin Spa) o, per meglio dire, il «Piano globale di disattivazione dell’impianto Itrec di Trisaia» e la «Proposta di prescrizioni per la disattivazione». Si tratta di un progetto pluriennale molto importante, sia sul piano economico (la bonifica costerà decine di milioni di euro di soldi pubblici), sia – soprattutto – per la salute della popolazione, perché nelle viscere dell’Itrec c’è pericoloso materiale radioattivo.

Lo stabilimento venne proprio costruito per estrarre uranio da elementi di combustile nucleare. Ed è per questo motivo che, 40 anni fa, dal reattore americano Elk River, in Minnesota, arrivarono a Matera 64 elementi di combustibile superadioattivo. Un «tesoretto» tossico con cui l’Italia deve e dovrà fare i conti con le modalità scritte nel piano di bonifica su cui è calata la censura.

Come nasce questo nuovo «muro di gomma» è presto spiegato. Lo scorso 11 luglio, la Sogin (che è la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), trasmette un comunicato stampa in cui informa che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2011. Oltre a dire che è il «miglior risultato da quando la Società è stata costituita», dice pure che «è stata elaborata ed inviata istanza generale di smantellamento» per l’Itrec. Pochi giorni dopo, la «Gazzetta» contatta la Sogin e chiede copia dell’«istanza». Al diniego della Spa, il Giornale si rivolge al Ministero dello Sviluppo Economico che, essendo responsabile del procedimento, ne ha copia.

Dopo 8 mesi di solleciti, lunedì scorso arriva un fax su carta ministeriale e firmato Marcello Saralli, l’ingegnere della divisione «Gestione di materiali e rifiuti nucleari».

In breve, il Ministero dice che la Sogin, informata della richiesta della «Gazzetta», «ha espresso parere negativo» in quanto «nei documenti di cui trattasi sono contenuti dati, informazioni ed elaborati che, in base alla normativa vigente, e segnatamente ai sensi delDpcm 22 luglio 2011, recante “Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di stato e delle informazioni classificate”, debbono considerarsi “informazioni classificate controllate” secretate». In tre parole: segreto di Stato.[* La Gazzetta del Mezzogiorno 28/3/2013]


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12 febbraio 2013


SAIPEM-ITREC :DEFILIPPO,LE SOCIETA' PETROLIFERE SI OCCUPANO ANCHE DI SCORIE NUCLEARI?


Da nota Sogin apparsa sulla stampa, apprendiamo che la Saipem (società collegata a Eni) si è aggiudicata come impresa capogruppo del RTI Gencantieri Spa e Sicilsaldo Srl in qualità di mandanti, l’appalto per la costruzione e la realizzazione dell’impianto di cementazione del prodotto finito e dell’edificio deposito per lo stoccaggio temporaneo di manufatti cementati/cask per un valore dell’appalto di 40.554.134 presso l’impianto nucleare Itrec della Trisaia. In parole povere l’impianto che dovrà solidificare i liquidi ad alta attività custoditi all’Itrec, frutto del riprocessa mento delle 20 barre di Elk River con la costruzione del relativo capannone di tutto l’impianto . Lo stesso impianto per cui abbiamo chiesto con ns. osservazioni al Ministero dell’Ambiente la dismissione e il trattamento come rifiuto dopo le lavorazioni di solidificazione del prodotto finito all’Itrec, per impedire un utilizzo successivo e far sì che l’itrec diventi il deposto nazionale di scorie nucleari. . Da qui nasce una nostra nuova domanda al presidente De Filippo, le società petrolifere cui la Regione Basilicata ha dato sempre la propria fiducia e il proprio appoggio si occupano anche di trattamento scorie nucleari?

Sulle questioni legate all’itrec, la trasparenza istituzione-popolazione è sparita. Sono circa due anni che il presidente De Filippo non convoca più il tavolo della trasparenza regionale (contrariamente a quanto fanno le altre regioni nuclearizzate italiane dal Piemonte alla Campania, dove il tavolo è convocato con regolarità), per cui le comunità non sanno assolutamente più nulla di cosa accade all’interno dell’Itrec, di com’è realizzato il decommissioning(la messa in sicurezza del sito), su come sono eseguiti i lavori e su chi li esegue. Né c’è stata alcuna risposta istituzionale alle richieste di Noscorie Trisaia sul caso dei rifiuti nucleari americani in Italia che a inizio novembre sono stati riportati negli Stati Uniti dal presidente da Obama ad esclusione proprio delle barre di Elk River custodite all’itrec. Situazione ampliamente ignorata dai parlamentari lucani uscenti, il cui interesse per il decommissioning si è soffermato più sui posti da precario di netturbino nucleare o sui manufatti di cemento da realizzare nell’impianto Itrec, che sulla salute delle popolazioni e la tutela del territorio. Non sappiamo più nulla del monitoraggio ambientale sull’impianto nucleare lucano, e sulla ns. richiesta ai tavoli della trasparenza di ridurre i limiti di emissione alla fonte di radionuclidi che potrebbero interessare le popolazioni durante le fasi del decommissioning (legge regionale sui limiti di emissione).Non conosciamo il piano di comunicazione delle attività di decomissioning previsto dagli ultimi V.I.A. Mnisteriali sui lavori all'Itrec . Chiediamo ai sindaci del territorio quali primi responsabili della salute pubblica di attivarsi per creare non solo i tavoli della trasparenza a livello locale, ma un rapporto con il territorio diverso e partecipato sulla questione. In mancanza di chiare risposte preannunciamo iniziative di mobilitazione popolare.


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17 novembre 2012


Barre di Elk River -Sogin : la nave se ne va


Apprendiamo da note di stampa che Sogin nell’ultima conferenza del 15/11/2012 tramite l’a.d. Sogin Nucci ha ripetuto al sindaco di Rotondella che il deposito nazionale non si farà all’Itrec, ci auguriamo solo che non sia una frase di rito che fa tranquillamente in tutti i siti nucleari italiani da qualche tempo e quindi nelle altre regioni italiane, dove sul nucleare si fa per dire, “hanno già dato”.Invece, ci aspettiamo dall’ a.d.Sogin chiarimenti sulla gestione del materiale atomico strategico americano partito dagli altri siti nucleari italiani e che è già in viaggio per l’America, lasciando fuori da ogni discussione le barre di Elk River di proprietà U.S.A., custodite all’Itrec di Rotondella (Mt).

In data 7/11/2012 nel porto di Trieste alle ore 5 è giunto un tir con dei container contenenti delle barre d’uranio provenienti dal deposito di Avogadro di Saluggia (Vercelli),il carico radioattivo è poi salpato alle 9.30 a bordo della «Sea Bird», nave cargo danese che farà rotta verso il porto di Charleston (Usa).
Questo trasferimento di materiale nucleare in America e’ il frutto dell’accordo di Seul Obama - Monti sulla restituzione del materiale strategico nucleare americano agli U.S.A. Tra il materiale nucleare strategico americano di proprietà U.S.A. sono giunte in Italia negli anni 70 con un contratto di lavorazione per il recupero del combustibile nucleare le famose barre di Elk River (definite nel contratto weapons-grade), allo stesso modo di come Sogin manda a riprocessare il combustibile Italiano all’estero. Nel piano di decommissioning Itrec le barre di Elk River dovevano essere incapsulate nei famosi “cask” che a oggi non sono ancora pronti.

Il mercantile “Sea Bird "partito da Trieste ha navigato per raggiungere l’Atlantico obbligatoriamente lungo il ns. mar Jonio, cosa dire: se si fosse fermato a Taranto, le barre di Elk River sarebbero partite con un viaggio già pagato. Certamente in questo momento le barre non erano pronte perché mancavano i cask, ma anche su questo ci chiediamo: perché tanti ritardi?

A dare spiegazioni sulla restituzione agli U.S.A delle barre di Elk River ovviamente non dovrebbe essere solo l’a.d. Sogin, ma anche quei parlamentari e quella Regione Basilicata che si sono dimenticati del fardello atomico americano custodito all’Itrec.

foto della Sea Bird a Trieste--- fonte greenreport



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2 novembre 2012


Esclusione VIA per impianto ICPF del sito Itrec di Rotondella

Con Determinazione Direttoriale del 26 settembre scorso, sulla base del parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, è stato espresso parere positivo riguardo all’esclusione dalla procedura di valutazione di impatto ambientale del progetto “Variante di cantierizzazione per l’Impianto ICPF del sito ITREC di Trisaia” a condizione che si ottemperi ad alcune prescrizrioni prima dell’inizio lavori il proponente. In sostanza il Ministero ha rigettato le osservazioni della SEL di Rotondella, dell’Associazione Culturale ARCI la Tarantola, No Scorie Trisaia e Comune di Nova Siri, motivando la stessa decisione per il fatto che le osservazioni hanno visto puntualmente impegnato Sogin SpA alla risoluzione delle criticità rilevate e visto soprattutto il” il procrastinarsi degli iter autorizzativi, tutt’ora in corso, relativi agli interventi propedeutici,alla realizzazione dell’ICPF, rischia di produrre ritardi eccessivi nei lavori di realizzazione dell’impianto, con conseguenti risvolti negativi sulla sicurezza nucleare”.


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7 settembre 2012


MENTRE I PARLAMENTARI E LA REGIONE BASILICATA RESTANO IN SILENZIO GLI USA RITIRANO IL MATERIALE NUCLEARE STRATEGICO DI SALUGGIA-TRINO MA NON LE BARRE DI ELK RIVER DELL'ITREC



Dal porto di Trieste partirà a inizio di novembre una nave alla volta degli Stati Uniti con due carichi radioattivi di materiale strategico nucleare, uno proveniente dall’Austria e il secondo proveniente da Saluggia-

Trino Vercellese .Oltre che suscitare le opposizioni della regione Veneto ,Friuli Venezia Giulia e delle associazioni per il passaggio del materiale nucleare in Veneto e Friuli , la vicenda è da considerarsi una svolta storica nel rapporto della gestione dei rifiuti nucleari strategici statunitensi in Italia e Europa, tranne purtroppo per quelli di Elk River custoditi all’Itrec in Basilicata.

Il convoglio nucleare con il materiale strategico USA proveniente da Saluggia-Trino Vercellese , dove si trova rispettivamente un deposito di scorie simile all’Itrec e una centrale nucleare, attraverserà il Veneto e il Friuli lungo l'autostrada A4 per raggiungere il porto di Trieste. Il convoglio austriaco invece attraverserà la Slovenia per finire su una nave che da Capodistria raggiungerà Trieste per caricare quello proveniente dal Piemonte e, poi, fare rotta per gli Stati Uniti.

La spedizione del materiale di Saluggia rientra nel progetto americano di rimpatrio di materie nucleari strategiche di origine Usa, Global Threat Reduction, Iniziative (Gtri), lanciato dalla NAT Nuclear Security Adm (Nnssa) del Dipartimento Energia Americano (DOE).Progetto appoggiato dal presidente del consiglio Monti e da Obama durante il vertice di Seul di marzo 2012.

Che dire, Obama si riprende i suoi rifiuti nucleari in Italia ? E le barre di Elk River dell’itrec, dove addirittura esiste un contratto di lavorazione e dove le barre sono definite “ weapons grade” ?

I nostri rappresentanti istituzionale in parlamento, senatori e deputati, che non ha mai brillato sulla questione restituzione agli Usa delle barre di Elk River , conoscono gli accordi di Seul di Monti ?Hanno mai sollevato nelle aule la questione delle barre di Elk River e della sicurezza nucleare? Conoscono per caso qualche altro interesse strategico per la Basilicata, vista la vicinanza della base Nato di Taranto?

Eppure con Monti sia il presidente della regione De Filippo che i parlamentari lucani si parlano e firmano i memorandum in bianco per il raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata, nonché votano i decreti per le liberalizzazioni sulle trivellazioni o per le trivellazioni nel mar Jonio e nei mari Italiani . Che la Basilicata sia strategica per le lobby petrolifere e dei rifiuti si era capito da tempo, ora vogliamo capire quanto lo sia per il materiale strategico nucleare americano e le barre di Elk River, visto quanto accade nel resto d’Italia e il silenzio su questa questione di una regione e dei suoi rappresentanti in parlamento.

Sugli accordi di Seul leggiamo da adnkronos:
"Un impegno comune per il disarmo, la non proliferazione e l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare, ma anche una forte riaffermazione dei rischi alla sicurezza legati al terrorismo nucleare. E' il senso della dichiarazione conclusiva del vertice di Seul...[...].
Ma le raccomandazioni più forti sono quelle legate alla gestione dell'uranio altamente arricchito (di cui si auspica il minore utilizzo possibile) e del plutonio per i quali si invitano gli Stati a una gestione più attenta con 'la rimozione e l'eliminazione tempestiva dagli impianti dei materiali nucleari che non vengono più utilizzati'. Nel documento si sottolinea 'la responsabilità fondamentale degli stati di mantenere un controllo efficace di tutti i materiali radioattivi', visti i rischi connessi al traffico illecito...".


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 7/9/2012 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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