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2 agosto 2014


CONFERENZA STAMPA IV EDIZIONE CATENA UMANA CONTRO TRIVELLAZIONI PETROLIFERE

CONFERENZA STAMPA IV EDIZIONE CATENA UMANA
CONTRO LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE IN TERRA E IN MARE
SABATO 2 AGOSTO 2014 –ORE 18,30
SPORTING CLUB - LIDO DI POLICORO
Salviamo l’acqua lucana e il mar jonio
Mentre governo e regione Basil...icata continuano a volere lo sfruttamento petrolifero della nostra terra e del nostro mare (le istanze di ricerca nel Mar Jonio sono aumentate ) migliaia di cittadini continuano a opporsi a questo scellerato disegno con semplici gesti dettati da nobile democrazia e dalla consapevolezza che possono contare solo su stessi. Ad avvalorare queste tesi ci ha pensato il premier Renzi con la sua frase infelice sui comitatini che bloccano i progetti di trivellazione in Basilicata e in Sicilia. Renzi, ripetiamo, dimentica che la nascita dei “comitatini “è frutto del fallimento politico e istituzionale delle rappresentanze politiche, giacché i cittadini non si vedono adeguatamente rappresentati nelle proprie istanze e nei propri interessi.
Peggiore ancora è l’atteggiamento silente della regione Basilicata e di un’intera classe politica di fronte alla riforma del titolo V della costituzione che esproprierà proprio la Regione Basilicata e i rispettivi comuni dai poteri in tema di energia. Non dobbiamo quindi solo difendere il territorio dallo sfruttamento petrolifero ma anche dalla democrazia negata e dalla scarsa o nulla rappresentanza parlamentare dei territori sulla questione . Anche per questo motivo continua la catena umana per difendere terra , mare e l'acqua lucana dalle ricerche petrolifere in Basilicata e nel Mar Jonio.
Giorno 2 agosto alle ore 18,30 presso il lido Sporting Club sul lido di Policoro ci sarà la conferenza stampa di presentazione della IV edizione della catena umana.
Parteciperanno amministratori locali e operatori economici del territorio.
N.b. Lo Sporting Club si trova sul lato sx verso la fine del lungomare di Policoro


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7 ottobre 2013


Megafrana sottomarina si 1000 Kmq nel mar Jonio

Ministero Ambiente bocci tutte le istanze di ricerca petrolifera nel Mar Jonio

 

 

fran sottomarinaDopo il caso della subsidenza scoperta dal famoso geologo -sismologo americano Leonardo Seeber che interessa la zona archeologica di Crotone, un team di ricercatori scopre una mega frana sottomarina di circa 1000 Kmq al largo di Crotone. Il team di ricercatori cui si attribuisce l?agghiacciante scoperta era composto di ricercatori dell?Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), del Cnr (Igag), delle Università di Roma Tre, Messina e della Calabria. La mega frana scoperta tramite sistema GPS si muove nello Jonio lentamente, ma per quantificarla meglio occorrono altri studi. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Geophysical Research Letters:

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/grl.50818/abstract.

Mentre nel caso della subsidenza il sismologo Leonardo Seeber non ha escluso una diretta correlazione con le estrazioni di gas sulla costa calabrese ,i ricercatori nel caso della mega frana sottomarina hanno paventato delle ipotesi di natura geologica da approfondire con ulteriori studi .

http://www.corriere.it/scienze/13_settembre_25/calabria-frana-ionio-sottomarina_08a74106-25f4-11e3-baac-128ffcce9856.shtml

I fenomeni geologici affermano, i ricercatori anche se vanno avanti per millenni in nodo inoffensivo potrebbero avere delle accelerazioni improvvise in occasione di fenomeni sismici, a seguito dei quali potrebbero verificarsi frane sottomarine e, di conseguenza, maremoti. Il Mar Jonio purtroppo è soggetto a frequenti fenomeni sismici

http://www.resitalica.it/nav/terremoti_elenco.asp?p=1&o_l=0&RecordXPagina=15&forza=0&anno=2013&mese=0&giorno=0&il_distretto=17

Non ultimi quelli degli ultimi sei mesi 2013 : del 26/09/2013 di magnitudo 3,del 12/09/2013 di magnitudo 3,5 ,del 30/07/2013 di magnitudo 3,4 o addirittura del 24/03/2013 di magnitudo 4,3 . Al fine di indagare se l’attuale, lento movimento ha avuto ripercussioni sugli impianti urbani, il geologo Andrea Billi del Cnr ,uno degli autori della ricerca , ha comunque proposto di fare indagini sulle eventuali lesioni presenti negli edifici della zona.

La grave notizia ci basta per confermare invece quanto abbiamo tecnicamente da qualche tempo provato con le osservazioni dei ns. geologi alle V.I.A del Ministero dell?ambiente sulle istanze di ricerca petrolifera nel Golfo di Taranto : il mar Jonio è geologicamente giovane, fragile ad alto rischio sismico . Il golfo di Taranto non può subire in alcun modo l?impatto ambientale legato alla ricerca petrolifera. Vogliamo far notare inoltre la vastità dell?area interessata alla frana sottomarina : 1000 Kmq è l?equivalente di circa 2 istanze di ricerca presentate nel golfo di Taranto (ad esempio la Shell ha chiesto due istanze di ricerca che toccano il largo di Crotone per circa 600/700 Kmq cadauna, nello specifico la D73 e la D74).

Perciò il Ministero dell’Ambiente ora non ha più scuse e deve rigettare qualsiasi richiesta di ricerca petrolifera nel Golfo di Taranto perché abbiamo la prova provata del rischio geologico che va oltre il principio di precauzione già applicato per il Golfo di Venezia.[No Scorie Trisaia]


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29 aprile 2013


Med NoTriv presenta denuncia alla Commissione Europea

 

Catena UmanaIl Comitato Mediterraneo No Triv ha presentato formale denuncia alla Commissione delle Comunità Europee segnalando violazioni di norme del diritto comunitario compiute dall’Italia. La gravità della situazione del Golfo di Taranto interessato da ben 12 istanze di ricerca di idrocarburi da parte di compagnie petrolifere di tutto il mondo e l’autorevolezza dell’ente preposto alla recezione della denuncia, ha indotto il comitato ad approfondire la denuncia anche con l’indicazione della normativa che in Italia consente una simile situazione.

Il riferimento è soprattutto all’art. 35 del D.L. 83/2012 detto “Decreto Cresci Italia” che consente il riavvio di tutte quelle istanze di ricerca di idrocarburi già rigettate con il decreto Prestigiacomo emesso all’indomani del disastro petrolifero nel Golfo del Messico.

Le norme di diritto comunitario violate, a parere del comitato Mediterraneo No Triv, sono nello specifico l’art. 191 del Trattato di Maastrich che introduce il principio di precauzione.

Il principio di precauzione configura l’obbligo per ciascun stato aderente alla Comunità Europeea sdi adottare disposizioni di legge in grado di prevenire ed escludere qualsiasi tipo di rischio potenziale all’ambiente, alla salute e alla sicurezza pubblica.

In sostanza si impone allo Stato che deve, eventualmente, autorizzare la realizzazione di un impianto industriale in grado di incidere sensibilmente sull’ambiente e di conseguenza sulla salute dei cittadini, di basare la propria decisione su studi scientifici obbiettivi, trasparenti e imparziali in grado di escludere forme di inquinamento o di danno o di pericolo per l’ambiente.

La valutazione scientifica dei rischi deve essere delegata dall’istituzione ad esperti scientifici che debbono elaborarla in modo indipendente, obbiettivo e trasparente

Si configura così l’obbligo per le istituzioni di assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente e della salute pubblica a seguito di decisioni assunte sulla base dei migliori dati scientifici disponibili e che siano fondate sui più recenti risultati della ricerca internazionale,facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.

In Italia, invece, assistiamo a Studi di Impatto Ambientale confezionati da chi ha un’interesse economico nel progetto, ossia le società petrolifere.

Così come evidenziato dalle osservazioni presentate dal Comitato Mediterraneo No Tirv alle istanze D 73 E D 74 a pag. 7-8-9 e 10, lo Studio di Impatto Ambientale è predisposto proprio dalle società che hanno presentato l’istanza di ricerca di idrocarburi, circostanza in aperto contrasto con il principio di precauzione basato su valutazione scientifica dei rischi elaborata in modo indipendente, obbiettivo e trasparente

Inoltre, con decisione del Consiglio del 17 dicembre 2012 (2013/5/UE) il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato l’adesione dell’UE al protocollo relativo alla protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo.

Di indubbio rilievo è quanto stabilito al punto (10) della Convenzione ove si stabilisce che “ uno degli obbiettivi della politica ambientale dell’Unione è la promozione di misure a livello internazionale per affrontare problemi ambientali regionali. In relazione al protocollo offshore è di particolare importanza tener presente l’alta probabilità di effetti ambientali transfrontalieri in caso di incidenti in un mare semichiuso come il Mare Mediterraneo.”

Al punto (4) si precisa che “data la natura semichiusa e le speciali caratteristiche idrodinamiche del Mar Mediterraneo, un incidente paragonabile a quello verificatosi nel Golfo del Messico nel 2010 potrebbe avere conseguenze transfrontaliere deleterie immediate sull’economia e sui fragili ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo”.

Un’attività intensiva di ricerca e successivamente di estrazione di idrocarburi nel Mar Mediterraneo appare in netto contrasto con le disposizioni sopra elencate a protezione del mare e del suo sottosuolo.

La mancata previsione di restrizioni e prescrizioni limitative all’attività di ricerca di idrocarburi per le istanze in corso di approvazione alla data di promulgazione del decreto Prestigiacomo a fronte della considerazione dell’alta probabilità di effetti ambientali transfrontalieri in caso di incidenti in un mare semichiuso come il Mare Mediterraneo, oltre alla violazione del principio della precauzione e di decisioni istituzionali adottate in assenza di studi scientifici dei rischi elaborati in modo indipendente, obbiettivo e trasparente, evidenziano la considerazione prettamente regionale che ha l’Italia ha di un bene in realtà comune a tutti i paesi aderenti all’UE ossia il Mare Mediterraneo.

La denuncia è stata consegnata anche a tutti Sindaci presenti (11) della basilicata, puglia e calabria, con l’impegno assunto di discuterla e approvarla nei rispettivi Consigli Comunali.

Era presente alla conferenza stampa anche il responsabile dell’area di programma del metapontino Avv.Francomano

20 aprile 2013


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14 dicembre 2012


SALVIAMO IL MAR JONIO - MANIFESTAZIONE 17 DICEMBRE POLICORO


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8 dicembre 2012


Mar Jonio colabrodo petrolifero: via libera anche all’Apennine Energy

 

Così come già preannunciato le scorse settimane dalla Ola, Organizzazione lucana Ambientalista e da No Scorie Trisaia, l’UNMIG ha pubblicato sul bollettino ufficiale degli idrocarburi e georisorse del mese di novembre, le istanze di riapertura dei procedimenti relativi ai permessi di ricerca nel Mar Jonio della società Apennine Energy srl denominati “d148 D.R. – CS e d150 D.R. – CS”, situati nel tratto costiero e di mare compreso tra i comuni di Montalbano Jonico, Scanzano Jonico, Policoro, Nova Siri, Rotondella (istanza d148 D.R. – CS) e Marina di Sibari e Schiavonea (istanza d150 D.R. – DS) in Calabria.

L’istanza di riapertura del procedimento – si legge sul BUIG – è stata presentata ai sensi dell’art. 35, co. 1 del decreto-legge 83/2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 134/2012, a seguito di determinazione di rigetto in data 19 luglio 2011, n.ri 15282-3. Dopo le istanze della Shell – denunciano le due associazioni – il ministero dello sviluppo economico, aggirando i divieti dell’ex ministro Prestigiacomo ad effettuare ricerche a contatto della costa, a ridosso della battigia del Mar Jonio, di fronte ai lidi e ad importanti ecosistemi marini e terrestri tutelati dall’Unione Europea, rimette in gioco le due istanze della società Apennine Energy su una superficie marina di oltre 125 Kmq.

Il Ministero dell’Ambiente aveva inviato ai comuni rivieraschi, nelle scorse settimane, la richiesta di esprimere il parere sulla riapertura della VIA. L’Apennine Energy srl – ricordano la Ola e No Scorie – fa capo alla multinazionale Sound Oil Plc, ed è anche titolare in Basilicata della Concessione di Fonte San Damiano, tra Ferrandina e Pomarico, a cavallo del Basento. Ha acquisito recentemente gli assets della Celtique Energie S.p.A., altra azienda che ha sede legale a Matera, sempre nello studio dell’AvvocatoTurco, con parentele nella politica regionale, divenendo così titolare al 100 % dei permessi di ricerca Monte Negro (in provincia di Matera, 287,7 kmq. in una delle più belle aree nel cuore dei Calanchi, tra Craco e San Mauro Forte) e Torrente Alvo (ricadente nei comuni di Tolve, S.Chirico Nuovo, Oppido Lucano, Vaglio di Basilicata, Cancellara).

La Ola e No Scorie Trisaia, sollecitano pertanto nuovamente il “silente” governatore lucano, Vito De Filippo, di ribadire, assieme alla Giunta ed al Consiglio Regionale, il proprio no alle ricerche petrolifere e alle trivelle, di bloccare cioè il tentativo di assalto petrolifero al Mar Jonio e all’entroterra lucano, ricorrendo contro le autorizzazioni governative per le ricerche di idrocarburi e, per l’entroterra lucano, non autorizzando, nell’ambito delle normali procedure VIA regionali le compagnie minerarie che, dopo i 2/3 dell’entroterra lucano da trasformare in “gruviera petrolifera”, vogliono perforare anche il nostro mare, trasformandolo in un “colabrodo petrolifero” contro il quale diranno no i cittadini, le associazioni e le amministrazioni locali di tre regioni lunedì prossimo 17 Dicembre a Policoro nel corso di una manifestazione contro le trivelle nel Mar Jonio ed in terra ferma.


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5 dicembre 2012


Trivelle Jonio :incontro comitato e istituzioni

Su Jonica Tv nella trasmissione di approfondimento  ” pausa caffe ” incontro tra  il presidente dell’area programma metapontina collina materana  (nonchè sindaco di Rotondella) e i rappresentanti del comitato No Triv Jonio sul problema delle trivellazioni nel mar Jonio. Nei comuni Jonici sono già pervenute tre istanze di ricerca  petrolifera, due da parte della Shell e una  da parte dalla Appennine Energy srl. Le istanze di ricerca in itinere all’Unmig  nel mar Jonio ad oggi sono 9, contese da 6 compagnie petrolifere Shell, Apennine Energy, Northem, Enel Longanesi, Eni, Nautical P. L’incontro ha rappresentato un momento importante di confronto e di intesa tra istituzioni locali e cittadini per  per la difesa del mare,dell’ambiente e delle economie locali.  [No Triv Jonio]

¦Vedi l’incontro su Jonica TV
http://www.jonica.tv/pausacaffe/index.php


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24 novembre 2012


Ricerca petrolifera Shell nel Mar Jonio sul sito del Ministero

 

La Ola preannuncia la propria opposizione e le proprie osservazioni ai progetti di ricerca mineraria della Shell nel Mar Jonio che scadono il 20 gennaio prossimo. Sono infatti stati pubblicati sul sito del Ministero dell’Ambiente i progetti relativi alle istanze permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare convenzionalmente denominato “d 73 F.R.-SH” (Scadenza presentazione osservazioni: 20/01/2013) e Istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare convenzionalmente denominato “d 74 F.R.-SH” (Scadenza presentazione osservazioni: 20/01/2013). E’ auspicabile – fa rilevare ancora una volta la Ola – che gli Enti Locali facciano sentire la propria ferma opposizione accogliendo quanto chiedono i cittadini, gli operatori economici e le associazioni, per scongiurare che il Mar Jonio diventi il colabrodo petrolifero d’Italia.


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22 novembre 2012


Crociera nel mar Jonio contro le trivellazioni off-shore

MERCOLEDÌ 21 NOVEMBRE 2012

La crociera nel mar Jonio contro le trivellazioni off - shore


Il reportage di Emmenews dedicato alla crociera nel mar Jonio contro le trivellazioni off – shore.
Da Policoro a Crotone e ritorno, per immortalare le bellezze del golfo di Taranto e il rischio connesso alle attività estrattive sotto costo.
L'iniziativa è stata organizzata dall'associazione No Scorie Trisaia con la collaborazione del circolo Aquarius.
Riprese a cura di Marco Carnimeo.
Il video in alta qualità su youtube, all'indirizzo mail http://www.youtube.com/watch?v=I5ConQGYOcc&feature=share&list=UU8Dt8DV-tMEfE_3Kbo-_vyg


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13 novembre 2012


Off Shore :Giù le mani dal Mar Jonio. Incontro a Policoro il 15/11

 

Il nostro  anniversario  contro  le scorie nucleari lo celebriamo difendendo il nostro mare. E’ quanto scrive in un volantino No Scorie Trisaia. “Il mar jonio rappresenta la  storia  la  cultura  dei popoli del Golfo di Taranto, da difendere dalla multinazionali dell’energia e dai politici senza cultura”. Giovedì, 15 Novembre, alle ore 18,00, presso la sala parrocchiale Eraclea di Policoro si terrà il “primo incontro cittadino per difensere il Mar Jonio dalle trivellazioni petrolifere”.  Ola è No Scorie nel volantino scrivono di presentazione scrivono: “Tutta colpa del ministro Corrado Passera e dei parlamentari che lo hanno appoggiato (lucani e calabresi) nel decreto Crescitalia. I petrolieri trivelleranno l’Adriatico,lo Jonio, il Canale di Sicilia fino in Sardegna (circa 70 piattaforme petrolifere), con condizioni economiche e ambientali favorevoli solo ai petrolieri.

I rischi ormai li conosce anche un bambino: probabile inquinamento anche con le sole attività di ricerca di minerali, con percentuali dell’80% di moria di pesci entro 5 km dall’area in cui si sparano onde d’aria con l’air-gun, lo strumento che utilizzano per creare onde sismiche che rivelano la presenza di giacimenti nel sottosuolo marino. In fase di trivellazione e/o lavorazione degli idrocarburi i rischi per l’ambiente e la catena alimentare sono dovuti all’uso di sostanze tossiche, a possibili perdite di idrocarburi e a fenomeni di subsidenza. Un pericoloso abbassamento del suolo terrestre perché causa di alluvioni ed erosioni e l’area Jonica Metapontina ha già molti problemi di alluvioni e di erosioni. Un fenomeno di subsidenza sta accadendo a Crotone ed è stato denunciato dal professor Leonardo Seeber, sismologo americano, per via della presenza di alcune piattaforme marine che estraggono gas.

I nuovi permessi di ricerca mineraria in mare ci faranno dire addio alle scenografiche albe joniche, distrutte per sempre dalle rugginose piattaforme in mare, a migliaia di posti di lavoro nel turismo, nella pesca, nell’agroalimentare, addio agli investimenti immobiliari sul mare (chi ha una casa perde il suo valore subito). Miliardi pubblici di investimenti sul turismo andrebbero in fumo subito. Addio alla fauna marina e al paradiso di delfini e di tartarughe. Non esistono tecniche di perforazione non impattanti e in caso di grave incidente come nel Golfo del Messico,le conseguenze sarebbero gravi..

Distruggere il mare significa distruggere la storia, l’identità e il futuro economico del meridione d’Italia.

Contro chi vuole mettere le mani sullo Jonio per trivellarlo , chiediamo una mobilitazione immediata di tutti i cittadini che come a Scanzano invitiamo ad auto-organizzarsi . Le istituzioni ,i sindaci facciamo sentire immediatamente la propria voce. La Regione Basilicata che ha fatto il memorandum con il governo per il raddoppio delle estrazioni sulla terra (senza ancora ottenere nulla in cambio) ,si opponga come stanno facendo Puglia,Molise, Abruzzo,Veneto ,coinvolgendo anche la Calabria.Ognuno ora è responsabile del proprio futuro

Scarica e diffondi il volantino

10.11.12
NOSCORIE TRISAIA – ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA


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13 novembre 2012


Mar Jonio:Anche i petrolieri dei Sassi di Matera all’assalto dello Jonio-colabrodo

 

Dopo le recenti richieste della Shell per trivellare il Mar Jonio, la Ola, Organizzazione lucana ambientalista e No Scorie Trisaia denunciano la riattivazione da parte del Ministero dell’Ambiente della procedura VIA dell’istanza denominata “d148 D.R. – CS” della società Apennine Energy srl che ha richiesto in questi giorni il riavvio dell’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale per il rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, già in capo alla Società Consul Service S.r.l (ora Apennine Energy srl). Un permesso – evidenziano le due associazioni – che si trova a ridosso della battigia del Mar Jonio, sulla costa lucana, di fronte ai lidi e ad importanti ecosistemi marini e terrestri tutelati dall’Unione Europea.

La società, che ha appendici legali nella città dei Sassi di Matera, ha presentato nuovamente l’istanza di permesso, già bocciata dall’ex Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo in base al “D.lgs 128/2010 “Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006. n. 152, recanti norme in materia ambientale e la norma dell ‘art. 12 della legge 18 giugno 2009. n.69″, l’art.2, comma 3, lettera h) di tale decreto ha introdotto modifiche all’art. 6 del D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii. ed in particolare ha aggiunto il comma 17, che poneva interdizioni alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in prossimità delle aree marine e costiere protette”.

La società Apennine Energy srl fa capo, infatti, alla Sound Oil Plc, ed è anche titolare in Basilicata della Concessione di Fonte San Damiano, tra Ferrandina e Pomarico, a cavallo del Basento. Ha acquisito recentemente gli assets della Celtique Energie S.p.A., altra azienda che ha sede legale a Matera, sempre nello studio dell’Avv.Turco, con parentele altolocate nella politica regionale, divenendo così titolare al 100 % dei permessi di ricerca Monte Negro (in provincia di Matera, 287,7 kmq. in una delle più belle aree nel cuore dei Calanchi, tra Craco e San Mauro Forte) e Torrente Alvo (ricadente nei comuni di Tolve, S.Chirico Nuovo, Oppido Lucano, Vaglio di Basilicata, Cancellara).

Aggirando il decreto Presistigiacomo i “petrolieri dei Sassi di Matera” dell’Appennine Energy srl ritentano l’assalto delle trivelle al Mar Jonio. Questa richiesta – secondo una nota trasmessa dal Ministero dell’Ambiente ai comuni rivieraschi proprio in questi giorni – sarebbe legittimata “in considerazione del fatto che nel frattempo il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui è in capo il procedimento principale, aveva provveduto il data 19.7.2011 a comunicare alla Società Apennine Energy S.r.l., già Consul Service S.r.l., il definitivo rigetto dell’istanza di autorizzazione, considerando che successivamente all’emanazione di tale provvedimento è entrato in vigore la legge n. 134 del 7.08.2012 di conversione del D.L. 83/2012, il cui art. 35 interviene modificando ulteriormente l’art. 6 del D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii., facendo salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 9 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”.

In sostanza oggi Il Ministero dell’Ambiente – silegge nella nota inviata ai Comuni materani, alla Provincia di Matera ed al Ministro dello Sviluppo Economico – ha ritenuto non “ravvisare i motivi ostativi alla riattivazione dell’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale presentata” in data 11.9.2008, ritenendo dover procedere ad una nuova richiesta VIA …in attesa che il summenzionato Dicastero dello Sviluppo Economico provveda, in conseguenza della normativa sopraggiunta e della richiesta della Società” .

Il Ministero dell’Ambiente, Ufficio VIA – rilevano la Ola e No Scorie Trisaia – ha chiesto in questi giorni ai comuni interessati di Montalbano Jonico, Bernalda, Pisticci, Policoro e alla Provincia di Matera (oggi abolita dal Governo), “stante il lungo periodo trascorso dalla data di presentazione dell’istanza, a verificare, dandone comunicazione allo stesso Ministero dell’Ambiente e a tutte le Amministrazioni in indirizzo, “se le condizioni ambientali del sito siano nel frattempo mutate e pertanto si renda necessario un aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale”.

La Ola e No Scorie Trisaia, chiedono pertanto nuovamente al “silente” governatore lucano, Vito De Filippo, assente all’importante summit di Venezia, ed al Consiglio Regionale di Basilicata, sull’esempio di quanto già hanno fatto le regioni Adriatiche, invece presenti a Venezia, di ribadire il proprio no alle trivelle in mare, di bloccare cioè con decisione il nuovo tentativo di assalto petrolifero al mare e all’entroterra lucano, ricorrendo contro le autorizzazioni governative per le ricerche di idrocarburi nel Mar Jonio e, per l’entroterra lucano, non autorizzando, nell’ambito delle normali procedure VIA regionali le compagnie minerarie che, dopo i 2/3 del territorio lucano, vogliono ipotecare anche il nostro mare, trasformandolo in un “colabrodo petrolifero”.


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