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6 febbraio 2016


No Scorie Trisaia: Renzi pubblichi la Carta delle Aree Potenziali (CNAPI)

16 gennaio 2016 [di No Scorie Trisaia] “Il premier Renzi prima di venire a Matera entro Gennaio per di parlare di cultura, di Sblocca Italia, trivelle 2019 per tutta la Basilicata e il mar Jonio, faccia pubblicare la Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari (CNAPI). Per il rispetto delle comunità italiane e per un percorso di condivisione e trasparenza , affinchè le stesse non si vedano imposte politicamente il deposito nazionale sulla falsa riga di come è già avvenuto purtroppo in Spagna (http://www.olambientalista.it/?p=41112) . Non siamo solo noi a chiederlo, il presidente Bratti della commissione bicamerale su ciclo dei rifiuti non ha risparmiato critiche verso il governo per la mancata pubblicazione della Carta dei siti CNAPI . http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/06/scorie-nucleari-parla-bratti-troppi-ritardi-sul-deposito-nazionale-renzi-deve-rispettare-la-legge/2099234/ La Sogin, la società pubblica incaricata di realizzare il deposito nazionale aveva stabilito un percorso partecipativo per la sua localizzazione e realizzazione in virtù della legislazione vigente, percorso che a nostro giudizio doveva però essere condiviso a priori con i comuni italiani (cosa che non è stata fatta). Lo stesso percorso partecipativo previsto dalla stessa Sogin si è fermato sulla pubblicazione della CNAPI (Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee) che era prevista già per metà 2015 da parte del governo . http://www.sogin.it/it/Chi-siamo/Deposito-Nazionale-Parco-Tecnologico/Pages/Deposito-Nazionale-e-Parco-Tecnologico.aspx Ci sono stati diversi convegni e incontri di piazza con l’Osservatorio Jonico Indipendente sul deposito nazionale di scorie nucleari (OJI DNSN) insieme ai comitati e associazioni locali partendo da Matera a Gennaio 2015, Altamura, Venosa per discutere con i cittadini sulle probabili aree interessate e spiegare cos’e il deposito nazionale di scorie nucleari, già venduto mediaticamente come opportunità e sviluppo per i territori. (http://www.olambientalista.it/?s=oji+dnsn&x=0&y=0 ) Nel novembre 2014 analizzando le vecchie mappe del 2010 sulle aree potenziali per la realizzazione del deposito (mappe pubblicate dai quotidiani e smentite poi da Sogin), i criteri Ispra sulla localizzazione del deposito, le regioni potenzialmente interessate negli anni e le vicende storiche del nucleare civile e militare meridionale lanciammo come Noscorie Trisaia l’alert sul rischio che deposito nucleare potrebbe essere realizzato tra i comuni dell’Alta murgia e Matera. http://www.olambientalista.it/?p=35228 L’Italia non cambia nel tempo le sue caratteristiche fisiche e geologiche, semmai cambiano i criteri tecnici e scientifici per la localizzazione del deposito nazionale, in altre parole i criteri Ispra pubblicati a fine 2014. Molti comuni lucani della fascia Jonica hanno già deliberato da tempo contro l’ipotesi di realizzare il deposito nazionale nei propri territori, il primo fu proprio il comune di Craco. Il 14 gennaio 2016 dovrebbero riunirsi i consigli comunali di Matera e dei comuni dell’Alta Murgia per discutere un ordine del giorno sulla questione. http://www.gravinalife.it/notizie/l-alta-murgia-dice-no-alle-scorie-nucleari/ Chi invece ancora non ha messo ancora nero su bianco in una delibera di consiglio regionale, al di là delle intenzioni e dei proclami fatti sulla stampa di non ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari è proprio la Regione Basilicata, né ci risultano atti pubblicati dai parlamentari di governo lucani nei confronti del governo Renzi sulla questione deposito nazionale”.


1 gennaio 2015


Deposito unico per i rifiuti radioattivi: se ne parlerà a Matera agli inizi di Gennaio 2015

26 dicembre 2014

 

roadmapsoginL’Osservatorio Jonico Indipendente sulle Scorie Nucleari e No Scorie Trisaia promuovono, all’inizio del prossimo anno 2015 a Matera, un incontro pubblico al quale saranno invitati sindaci, associazioni, cittadini e partiti politici per dibattere sui criteri di scelta per il sito unico dove dovrà essere realizzato il “deposito unico ingegneristico di superficie” dei rifiuti nucleari italiani che ammonterebbero – secondo fonti governative – a 75.000 mc di rifiuti a media e bassa intensità e 15.000 mc ad alta intensità radioattiva.

Secondo il documento Sogin diffuso agli amministratori locali invitati al seminario Sogin-Anci, tenutosi a Milano del 7 novembre, per il quale No Scorie lamenta una scarsa informazione in ambito locale:” l’iter di localizzazione del Deposito Nazionale delle scorie radioattive e il Parco Tecnologico, delineato nel decreto legislativo n. 31/2010, ha introdotto, per la prima volta in Italia, un processo partecipativo per la realizzazione di un’infrastruttura considerata di interesse strategico per il Paese.

Entro il 3 gennaio 2015, cioè entro 7 mesi dalla definizione dei criteri di localizzazione pubblicati il 4 giugno 2014 da ISPRA, Sogin presenterà ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale.

Sogin trasmetterà successivamente la proposta di CNAPI all’ ISPRA, che dovrà provvedere alla validazione dei risultati cartografici e alla verifica della corretta applicazione dei criteri. Una volta terminato il lavoro di verifica e ottenuto il nulla osta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, la CNAPI verrà pubblicata.

Si aprirà, quindi, una fase di consultazione pubblica e condivisione delle soluzioni tecniche applicate da Sogin in occasione di un Seminario Nazionale dove saranno invitate tutte le parti interessate.

La norma prevede, inoltre, che entro i 90 giorni successivi al Seminario, Sogin, sulla base delle osservazioni emerse, rediga una versione aggiornata della proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee, denominata CNAI. Tale carta sarà poi trasmessa al Ministero dello Sviluppo Economico per approvazione con Decreto Ministeriale, previo parere tecnico di ISPRA.

A seguito dell’approvazione della CNAI, Sogin avvierà la successiva fase di concertazione finalizzata a raccogliere le eventuali manifestazioni di interesse da parte delle Regioni e degli Enti Locali interessati dalle aree idonee”. I tempi per la decisone finale su dove ubicare il deposito nazionale di scorie radioattive è stato fissato dopo il mese di Settembre 2015.

Nell’evidenziare lacune metodologiche nel processo e nei tempi che già sarebbero decisi, vorremmo in proposito conoscere dall’Anci Basilicata cosa ne pensa sulla metodica fin qui seguita per l’individuazione del sito dove dovrà essere realizzato il deposito unico nucleare? Tale metodica è stata condivisa dai sindaci lucani?

Sogin inoltre auspica che in proposito vi siano “manifestazioni di interesse”, ovvero autocandidature da parte degli Enti locali, nonché autocandidature spontanee http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/nucleare_zollino_per_deposito_rifiuti_aree_molte_regioni_idonee-201412121805-eco-rt10223 promuovendo così il deposito nazionale come opportunità dei territori, dopo l’errore commesso a Scanzano J. Nel 2003 nell’imporre l’opera, prima di decantarne gli eventuali benefici per il territorio.

Per realizzare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico sarebbe previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro, con una occupazione di 1.500 unità lavorative per 4 anni e di circa 700 unità lavorative stabili, almeno secondo le cifre del governo Renzi.

Ma la domanda sorge spontanea, nell’ottica del percorso fatto da Sogin per le future manifestazioni di interesse: chi decide le autocandidature? i sindaci del territorio? le regioni ? le provincie? e con quale percorso condiviso con le popolazioni ? la metodica prevista non prevaricherà le decisioni dei territori ?

Resta bene inteso che anche il Decreto Legislativo prevede che l’opera abbia una autorizzazione unica e che comprenda la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza, sulla stessa riga dei principi della legge “sblocca Italia” in tema di trivelle. In caso di fallimento della concertazione con regioni e comuni, l’opera potrebbe essere comunque imposta ai territori e alla comunità dal governo Renzi. Di qui la necessità e l’urgenza di valutare le metodiche che si stanno seguendo in un percorso che valuti le metodiche partecipative seguite, per evitare che al danno non si debba subire anche la beffa.


28 febbraio 2013


Nel silenzio elettorale nuove trivelle in Provincia di Matera

Home » Comunicati Stampa 2013, Focus, Petrolio - 27 febbraio 2013

Mentre i cittadini sono distratti la Delta Energy ci riprova

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità, facendo anche seguito anche alla segnalazione del consigliere Pietro Buonsanti del Comune di Montescaglioso, denunciano come, mentre i cittadini sono distratti dalle elezioni parlamentari, sull’albo pretorio del Comune di Montescaglioso in data 22 febbraio 2013 è stato pubblicato l’avviso di procedura di verifica di screening relativo al permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma convenzionalmente denominato “La Capriola”, ricadente nel territorio della Regione Basilicata, Provincia di Matera nei comuni di Bernalda, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci e Pomarico”. L’avviso pubblicato on line sul sito istituzionale del Comune di Montescaglioso indica un periodo di consultazione dal 22 febbraio al 24 marzo 2013 mentre l’avviso della Delta Energy risale al 28 gennaio 2013. Considerato che il termine ultimo per presentare osservazioni-opposizioni è il 18 marzo 2013 (45 giorni dalla presentazione dell’avviso da parte della Delta Energy, quindi dal 28 gennaio) come mai il Comune di Montescaglioso pubblica il suddetto avviso quasi un mese dopo, fissando la data ultima per la consultazione dell’avviso al 24 marzo 2013, ovvero 6 giorni dopo il termine ultimo per presentare le osservazioni (18/3/2013),

Nell’istanza della compagnia mineraria – rilevano le organizzazioni ambientaliste – è prevista anche la perforazione di un pozzo esplorativo della profondità di circa 2.300 m, da sottoporre alla preventiva valutazione di impatto ambientale.

Il Consiglio Comunale Straordinario del Comune di Montescaglioso del 4 settembre 2012 – fanno rilevare le organizzazioni – convocato per discutere su un altro permesso di ricerca denominato “il Perito“, sempre della società Delta Energy ltd, si era pronunciato contro a tutte le eventuali nuove ricerche petrolifere sul territorio comunale, con l’impegno di vigilare su ogni nuova situazione e sollecitava la Giunta Regionale a porre in essere tutti gli adempimenti per l’annullamento della Determina Regionale 878 del 22 agosto 2012 di esclusione VIA del permesso di ricerca il Perito e di trasmettere il documento comunale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiento e dello Sviluppo Economico, ai parlamentari dalla Provincia di Matera al Presidente della Giunta Regionale, al Presidente della Giunta Provinciale. L’amministrazione comunale di Montrescaglioso aveva persino chiesto in quell’occasione le dimissioni del Presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo ed all’Assessore con delega all’Ambiente e Territorio, Vilma Mazzocco.

Le organizzazioni ed i comitati, nell’associarsi alla richiesta fatta all’epoca dall’amministrazione comunale di Montescaglioso, chiedono oggi chiarimenti agli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ed al suo dirigente, Donato Viggiano circa la procedura seguita dalla compagnia mineraria e quella del comune di Montescaglioso che sembrerebbe viziata dal punto di vista della informazione e trasparenza degli atti di cui la popolazione è oggi tenuta all’oscuro.

La Ola, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità chiedono in proposito, nei termini previsti dalla legge e prima del 18 marzo prossimo, la convocazione di un consiglio comunale aperto con tutte le amministrazioni coinvolte dall’istanza del permesso di ricerca “La Capriola” con i comuni di Bernalda, Montalbano Jonico, Pisticci e Pomarico, ed invita gli stessi a ribadire con delibere comunali una chiara e ferma opposizione all’istanza della Delta Energy “La Capriola”, entro il termine dei 45 giorni, ovvero entro il 18 Marzo p.v., con la presentazione dell’opposizione e delle osservazioni all’istanza di permesso di ricerca idrocarburi.

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13 novembre 2012


Mar Jonio:Anche i petrolieri dei Sassi di Matera all’assalto dello Jonio-colabrodo

 

Dopo le recenti richieste della Shell per trivellare il Mar Jonio, la Ola, Organizzazione lucana ambientalista e No Scorie Trisaia denunciano la riattivazione da parte del Ministero dell’Ambiente della procedura VIA dell’istanza denominata “d148 D.R. – CS” della società Apennine Energy srl che ha richiesto in questi giorni il riavvio dell’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale per il rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, già in capo alla Società Consul Service S.r.l (ora Apennine Energy srl). Un permesso – evidenziano le due associazioni – che si trova a ridosso della battigia del Mar Jonio, sulla costa lucana, di fronte ai lidi e ad importanti ecosistemi marini e terrestri tutelati dall’Unione Europea.

La società, che ha appendici legali nella città dei Sassi di Matera, ha presentato nuovamente l’istanza di permesso, già bocciata dall’ex Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo in base al “D.lgs 128/2010 “Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006. n. 152, recanti norme in materia ambientale e la norma dell ‘art. 12 della legge 18 giugno 2009. n.69″, l’art.2, comma 3, lettera h) di tale decreto ha introdotto modifiche all’art. 6 del D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii. ed in particolare ha aggiunto il comma 17, che poneva interdizioni alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in prossimità delle aree marine e costiere protette”.

La società Apennine Energy srl fa capo, infatti, alla Sound Oil Plc, ed è anche titolare in Basilicata della Concessione di Fonte San Damiano, tra Ferrandina e Pomarico, a cavallo del Basento. Ha acquisito recentemente gli assets della Celtique Energie S.p.A., altra azienda che ha sede legale a Matera, sempre nello studio dell’Avv.Turco, con parentele altolocate nella politica regionale, divenendo così titolare al 100 % dei permessi di ricerca Monte Negro (in provincia di Matera, 287,7 kmq. in una delle più belle aree nel cuore dei Calanchi, tra Craco e San Mauro Forte) e Torrente Alvo (ricadente nei comuni di Tolve, S.Chirico Nuovo, Oppido Lucano, Vaglio di Basilicata, Cancellara).

Aggirando il decreto Presistigiacomo i “petrolieri dei Sassi di Matera” dell’Appennine Energy srl ritentano l’assalto delle trivelle al Mar Jonio. Questa richiesta – secondo una nota trasmessa dal Ministero dell’Ambiente ai comuni rivieraschi proprio in questi giorni – sarebbe legittimata “in considerazione del fatto che nel frattempo il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui è in capo il procedimento principale, aveva provveduto il data 19.7.2011 a comunicare alla Società Apennine Energy S.r.l., già Consul Service S.r.l., il definitivo rigetto dell’istanza di autorizzazione, considerando che successivamente all’emanazione di tale provvedimento è entrato in vigore la legge n. 134 del 7.08.2012 di conversione del D.L. 83/2012, il cui art. 35 interviene modificando ulteriormente l’art. 6 del D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii., facendo salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 9 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”.

In sostanza oggi Il Ministero dell’Ambiente – silegge nella nota inviata ai Comuni materani, alla Provincia di Matera ed al Ministro dello Sviluppo Economico – ha ritenuto non “ravvisare i motivi ostativi alla riattivazione dell’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale presentata” in data 11.9.2008, ritenendo dover procedere ad una nuova richiesta VIA …in attesa che il summenzionato Dicastero dello Sviluppo Economico provveda, in conseguenza della normativa sopraggiunta e della richiesta della Società” .

Il Ministero dell’Ambiente, Ufficio VIA – rilevano la Ola e No Scorie Trisaia – ha chiesto in questi giorni ai comuni interessati di Montalbano Jonico, Bernalda, Pisticci, Policoro e alla Provincia di Matera (oggi abolita dal Governo), “stante il lungo periodo trascorso dalla data di presentazione dell’istanza, a verificare, dandone comunicazione allo stesso Ministero dell’Ambiente e a tutte le Amministrazioni in indirizzo, “se le condizioni ambientali del sito siano nel frattempo mutate e pertanto si renda necessario un aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale”.

La Ola e No Scorie Trisaia, chiedono pertanto nuovamente al “silente” governatore lucano, Vito De Filippo, assente all’importante summit di Venezia, ed al Consiglio Regionale di Basilicata, sull’esempio di quanto già hanno fatto le regioni Adriatiche, invece presenti a Venezia, di ribadire il proprio no alle trivelle in mare, di bloccare cioè con decisione il nuovo tentativo di assalto petrolifero al mare e all’entroterra lucano, ricorrendo contro le autorizzazioni governative per le ricerche di idrocarburi nel Mar Jonio e, per l’entroterra lucano, non autorizzando, nell’ambito delle normali procedure VIA regionali le compagnie minerarie che, dopo i 2/3 del territorio lucano, vogliono ipotecare anche il nostro mare, trasformandolo in un “colabrodo petrolifero”.


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19 giugno 2012


I petrolieri dei Sassi di Matera


I “petrolieri dei Sassi” si affacciano nel panorama della ricerca petrolifera in Basilicata. Un nuovo permesso di ricerca è stato chiesto alla Regione da una società che ha sede legale a Matera, nello studio del commercialista Turco, in via XX settembre, 45, il cui titolare, Ascanio, è parente dell’attuale assessore regionale alle attività produttive, Vincenzo Viti. Si tratta della Apennine Oil & Gas, che è controllata dalla Sound Oil Plc, ed è titolare della Concessione di Fonte San Damiano, tra Ferrandina e Pomarico, a cavallo del Basento. Ha acquisito recentemente gli assets della Celtique Energie S.p.A., altra azienda che ha sede legale a Matera, sempre nello studio Turco, divenendo così titolare al 100 per cento dei permessi di ricerca Monte Negro (in provincia di Matera, 287,7 kmq. in una delle più belle aree nel cuore dei Calanchi, tra Craco e San Mauro Forte) e Torrente Alvo (ricadente nei comuni di Tolve, S.Chirico Nuovo, Oppido Lucano, Vaglio di Basilicata, Cancellara).

La Apeninne Energy (la stessa che voleva trivellare la costa jonica lucana, operazione contestata da una catena di 5000 lucani sulla spiaggia di Policoro) ha adesso presentato la Via, Valutazione di impatto ambientale, per il permesso “Torrente Alvo”. È un’area di 84 kmq., a vocazione zootecnica, agricola e anche turistica, che sale verso Potenza, più a nord della Valbasento. È un completamento di quelle perforazioni in altura verso le quali le società minerarie si stanno orientando sempre di più in Basilicata e di recente, contestate dal professor Franco Ortolani direttore del Dipartimento geologia dell’università di Napoli.

«Le perforazioni in alture, sugli appennini campani e lucani, rispetto a quelle finora fatte a valle, come accade in Valbasento dagli anni ‘50 – è il pensiero di Ortolani – hanno un maggior impatto ambientale sul territorio e sul circuito dell’acqua perché possono essere causa di un inquinamento irrimediabile delle sorgenti e delle falde che si rigenerano grazie alle piogge che cadono sui monti».
Lo studio Turco di Matera è la sede secondaria di un’altra multinazionale, la Aleanna Resources, società del Delaware, in America, con domicilio eletto, però, a Roma, nello studio di Emanuele Turco, in viale Rossini 9, che a sua volta è la sede legale dell’inglese Delta Energy. Entrambe queste due società hanno interessi minerari in provincia di Matera.

La società del Delaware ha in attivo il contestatissimo permesso di ricerca Palazzo San Gervasio, nel cuore del Vulture, area di produzione dell’Aglianico (è come se mettessero una trivella nel cuore del Chianti), e quello denominato Torrente Acqua Fredda, circa 67 kmq a cavallo del Basento, tra Grassano e Salandra, in un’area, quella della Valbasento, che ha già gravi problemi di inquinamento, tanto da essere area nazionale di bonifica.

La società inglese, la Delta Energy, è invece titolare di due permessi di ricerca, anche questi in provincia di Matera. Si tratta dell’istanza “Il Perito”, 91 kmq. tra Miglionico, Montescaglioso e Pomarico, e “La Capriola”, 180 kmq. tra Bernalda, Pisticci, ancora Montescaglioso e Pomarico e Montalbano Jonico. Unendo tutti i permessi di ricerca e l’unica concessione in atto delle quattro società che sono rappresentata legalmente a Matera, si nota come gestiranno le risorse minerarie di una zona grande circa 600 kmq. Un quinto dell’intero territorio provinciale. [Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 18/6/2012]

Nel materano 48 pozzi minerari già attivi
Attualmente sono 43 i pozzi minerari attivi nel materano su 68 estrattivi in tutta la Basilicata. Quattro, a Serra Pizzuta, Pisticci, estraggono petrolio per un totale annuo di circa 20 mila tonnellate e gas per alcuni milioni di metri cubi. Gli altri sono sparsi in Valbasento e lungo la costa jonica: estraggono gas per all’incirca complessivi 150 milioni di metri cubi all’anno.
Pur producendo tali quantitativi di gas, nessun comune materano (tranne Garaguso con 70 mila euro e un paio di mila euro a Pisticci, Salandra e Ferrandina) riceve royalties per via del gioco delle franchigie, fissate in 20 mila tonnellate per il petrolio e 25 milioni di mc. per il gas.

Il “trucco” se lo si può definire così, sta nel fatto che le franchigie vengono calcolate sui quantitativi estratti per ogni singolo pozzo, anche se le varie concessioni sono confinanti e sono di una stessa società (sono appena 4 quelle che attualmente estraggono nel materano, con la parte del leone fatta dalla Gas Plus e dall’Eni). “Mazziati e cornuti” recita proprio un proverbio lucano per rimarcare il danno e la beffa in un’area che tra attivi, esausti e sterili, ha visto realizzare in 60 anni ben 271 pozzi, su un totale di 473 in tutto il suolo lucano.

Quando i percorsi burocratici trasformeranno i nuovi permessi di ricerca in atto, in concessioni estrattive, come sta accadendo per la concessione “Montalbano” della Medoil Gas (ci sono ancora 8 permessi di ricerca e 5 istanze di permessi di ricerca in arrivo solo per il materano), è probabile che si possa perdere il conto delle perforazioni future. Col rischio che tutto il materano si trasformi in una nuova Valbasento, “territorio gruviera” da bonificare e oramai molto compromesso dal punto di vista ambientale. [e.p.] gazzetta del mezzogiorno


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12 febbraio 2012


Piano rifiuti: Matera non faccia la fine di Potenza

 

 

 

[di Movimento No Scorie Trisaia]

 

Il piano rifiuti della provincia di Matera sarà discusso a breve in sede provinciale, e in merito diciamo subito che in provincia di Matera non si deve fare la fine della provincia di Potenza. La Basilicata all’ultimo posto in Italia per produzione di rifiuti è tra le ultime anche in fatto di differenziata. Con la differenza che i comuni del materano (Montalbano, Montescaglioso, Rotondella, Policoro) hanno avviato la differenziata mentre quelli potentini restano ferma alla raccolta ” tal quale” favorendo la produzione e l’incenerimento del cdr o del css in inceneritori, nei cementifici o peggio ancora nelle centrali a biomassa autorizzate a bruciare il cdr da una legge nazionale-regionale  che equipara il combustibile da rifiuti alla biomassa. Incenerimento che fa business per le multinazionali e le società dei rifiuti e un aggravio di costi e inquinamento per il contribuente, il quale si troverà nella Tarsu i costi d’incenerimento e smaltimento delle ceneri e nell’aria e nel suolo l’inquinamento ambientale delle diossine e dei metalli pesanti. Film già visto proprio per l’inceneritore Edf di Fenice, nell’area del Vulture Melfese.

La Provincia di Matera riscriva il piano dei rifiuti e Gianni Rondinone, di Sinistra ecologia e libertà, si esprima chiaramente sulla Delibera regionale n.2208 del 2005, sull’azzeramento delle percentuali di rifiuti materani da trasformare in CSS e sul perché il Piano provinciale non preveda la centralità del compostaggio verde nella gestione dei rifiuti. L’assessore provinciale all’ambiente, Giovanni Bonelli, fa finta di non sapere che i rifiuti si possano bruciare non solo negli inceneritori (“non previsti in provincia di Matera”, secondo Bonelli), ma anche nei cementifici e nelle quattro mega-centrali (da 15 a 47 MW) a biomassa previste nel materano. Soluzione, questa di bruciare i rifiuti che non risolve il problema delle discariche: i rifiuti bruciati si trasformano, infatti, in un terzo di ceneri da smaltire in apposite discariche speciali al costo di 400 euro la tonnellata. Tutto questo mentre la regione Basilicata sta prevedendo (Bur n.2 del 2012) anche per la provincia di Matera un inceneritore, nonostante la Provincia dica di non volerne, in un’area che nei decenni è stata dimenticata da tutti, da destinare  in futuro a una industria eco- sostenibile invece di un inceneritore o di un impianto a biomassa che bruci rifiuti di produzione regionale ed extraregionale. Le alternative del riciclaggio a freddo e del compost verde non solo faranno diminuire la Tarsu nella gestione di oneste ed efficienti amministrazioni pubbliche, ma contribuiranno ridurre i costi sanitari e d’immagine che un territorio dovrà pagare per la presenza di un inceneritore o di una centrale a biomassa che brucia cdr o css.(combustibile derivato da rifiuti).


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17 dicembre 2011


Eolico alle porte della città dei Sassi

 
 
16 dicembre 2011

Alla fine toccò anche alla Città dei Sassi, patrimonio dell’Umanità. Quattordici aereoturbine (pale eoliche) alte 130 metri della potenza complessiva di 35 mw. saranno installate in località Verzellino. Dovrebbe essere quell’area che è a nord di Matera, dietro la collina che si vede al lato del centro commerciale Venusio, proprio dietro l’antica masseria diroccata su cui campeggia un grande “Vendesi”. Le 14 turbine si vedranno bene da Matera città e, molto probabilmente, persino da Gravina: altereranno i profili degli splendidi campi di grano che circondano la città d’arte lucana. Campi che creano una cornice orografica unica ad una città che ha già incantato l’Unesco e che anche in quella contrada conservano alcune masserie storiche, come San Domenico, o luoghi di culto, come Picciano, o masserie agricole attive, come Dragone.

Le 14 pale eoliche le realizzerà la Marcopolo Engineering SpA, con sede a Borgo San Dalmazzo (Cn), la quale alla Regione ha richiesto il parere di Via, Valutazione di impatto ambientale, necessario alla realizzazione dell’impianto eolico. La società è la stessa che ha presentato, in contrada Bersagliera, nel territorio di Montalbano Jonico, che è sede della Riserva del “Geosito dei Calanchi” (il parco eolico è previsto al confine con la riserva), una richiesta di altre 9 turbine per un totale di 22,5 mw. da aggiungere ai 35 di Matera, per complessivi (sulla carta) 57,5 mw. Produzione energetica sufficiente più o meno a coprire i consumi energetici delle circa 15 mila famiglie materane, più la sua area industriale, ma ai materani e alle loro imprese andrà il sicuro impatto ambientale, ma zero euro e zero energia gratuita. Se il trattamento è lo stesso previsto per il Comune di Montalbano Jonico, la Città di Matera beneficerà dal 4 all’8 per cento di compensazione in moneta (intorno alle 70mila euro all’anno per 20 anni), più alcune realizzazioni di arredo urbano. Mentre alla Marcopolo Engineering, pagati col 7 per cento della bolletta Enel dei cittadini, andranno una marea di soldi in incentivi, più di qualche milione di euro all’anno dai due impianti. Finiti i 20 anni, non si capisce chi smantellerà questi impianti impattanti, verso cui le associazioni ambientaliste nutrono dubbi che siano realmente collegate alla rete energetica nazionale. Col rischio, in tal caso, che restituiscano al vento, ciò che dovrebbero produrre dal vento, ma non prima di aver trattenuto l’attraente incentivo.

È il problema dell’energia rinnovabile gestita con la sufficienza e la confusione del “Italian style” in tema di riciclo ambientale, che ad esempio non ha una rete autonoma per il recupero e l’accumulo delle energie rinnovabili. Questione sollevata anche dall’economista Jeremy Rifkin in un recente convegno a Potenza, come limite concreto allo sviluppo di ciò che egli chiama “la Terza rivoluzione industriale”. Cioè quella possibilità di smuovere l’economia di un territorio rendendolo energeticamente libero e autosufficiente da una produzione/distribuzione dell’energia verticistica e monopolistica, che si può attuare se, come denunciano da tempo anche le associazioni di cittadini e i movimenti ambientalisti, «la si smette di speculare sull’energia rinnovabile con i grandi parchi eolici o fotovoltaici e la si concede a edifici, famiglie e imprese». I cui costi di gestione più pesanti sono rappresentati proprio da quelli energetici.

Incentivi dello stato per impianti industriali
Più che il vento, poté l’incentivo? Mentre in Italia i parchi eolici (e non solo) spopolano, in Francia se ne contano “solo” 4 mila pale di eoliche su tutto il territorio nazionale. La sola Basilicata ha già 200 torri, finora collocate lungo la dorsale appenninica che da Potenza porta a Melfi, più la dorsale di Grottole sulla Basentana e l’impianto di Rotondella lungo la valle del Sinni. Ma aspira ad averne, stando al suo Piano energetico regionale, fino a 1360, circa un terzo dell’intera Francia. La Basilicata ha dunque più vento della Francia?

In Italia e in Basilicata sono in molti oramai a contestare questa gestione verticistica delle rinnovabili che, tra energia prodotta dai rifiuti e assimilata alle rinnovabili (unico Paese al mondo con tale legiferazione) e grandi parchi fotovoltaici ed eolici, non fanno che consumare territorio e togliere risorse all’autonomia energetica della collettività, catalizzando, per conto di società private, più incentivi che sole e il vento.

All’impianto materano della Marcopolo Engineering, così come a quello di Montalbano, è possibile presentare le osservazioni entro e non oltre il 24 gennaio del 2012. Le possono presentare i singoli cittadini, le associazioni, i movimenti, gli enti e persino i Comuni. Ai quali ultimi, la domanda è diretta: presenteranno proprie osservazioni visto il valore ambientale del loro territorio municipale? [Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 14/12/2011]


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25 ottobre 2011


Trecento firme a Matera sulla moratoria petrolio, legge emissioni e sprechi della politica

Oct 24

La tappa di Matera dello “sMemorandum in Camper” – organizzata dal Movimento 5 Stelle e ripresa in diretta da Ola Channel – ha fatto registrare la distribuzione di oltre mille volantini sulle regole inapplicate, in Basilicata, in merito alle estrazioni minerarie, ottenendo in appena 2 ore ben 300 firme sia sulla moratoria sul petrolio, sia sulla proposta di legge regionale per l’adeguamento dei limiti di tolleranza alle emissioni (ai livelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità), sia sulla proposta di “5 Stelle” di dimezzare i costi della politica lucana.

In merito a quest’ultima proposta, l’intervento di “5 Stelle” non si è limitato solo a denunciare l’enormità delle rendite mensili degli amministratori lucani, ma anche i costi delle commesse che l’amministrazione pubblica regionale delibera quotidianamente, partendo dalla scandalosa entità delle consulenze erogate, per finire ai 2,5 milioni di euro che la Regione versa ogni anno all’Agrobios Metapontum; una società privata, anche se controllata dalla stessa Regione per il 97%, presieduta da un politico (ovvero il sindaco di Matera, Salvatore Adduce) e deputata al controllo delle condizioni ambientali. Un suo recente studio, fatto di carotaggi anche sui sedimenti attorno al Centro oli di Viggiano, durato più di un anno, ha anche “assolto” la struttura dell’Eni affermando che le condizioni ambientali di aria, acqua, suolo e sottosuolo erano “tutt’apposto”. Analisi e spese presto smentite dall’Arpab, che ne ha dimostrato l’inutilità dichiarando di aver trovato concentrazioni elevate di toluene, benzene e metalli pesanti nelle falde sotterranee proprio del centro olio di Viggiano. L’Arpab, che è pubblica al 100 %, non sempre ha i finanziamenti necessari per essere messa al meglio della sue possibilità di efficienza, mentre Agrobios – che ha finanziamenti regionali importanti – rischia anche di chiudere.

Nel corso dello “sMemorandum in Camper” materano sono stati anche evidenziati il rischio delle società petroliere di comodo con residenze a Matera e la presenza della concessione mineraria Pizzo Sciabolone, che rasenta l’area della bonifica nazionale della Val Basento, sul lato destro del fiume, e risale fino al territorio di Matera, inglobando l’importante Riserva regionale naturale e bacino idrico di San Giuliano. Importante per l’ecosistema ambientale che si è creato al suo interno e perché resta sempre un invaso utilizzato per l’agricoltura dei materani. Le perforazioni minerarie, con le loro sostanze chimiche utilizzate e con i fanghi inquinanti, dovrebbero essere attuate a distanza di sicurezza da ogni invaso o corso idrico, a maggior ragione se di grande funzione socio-ambientale. Alla Conferenza dei Servizi utile a stabilire regole certe con i petrolieri ed il Ministero per lo Sviluppo Economico, l’allora amministrazione di Matera né si è opposta né ha chiesto garanzie di tutela su specifiche e possibili aree sensibili.

Molto rilievo tra la gente, che si è avvicinata ai banchi della manifestazione, ha poi avuto la denuncia degli attivisti dello “sMemorandum in Camper” sui diversi modelli che l’amministrazione pubblica norvegese stabilisce (la Norvegia è il quarto produttore al mondo di petrolio, la cui produzione rappresenta non il 10% del fabbisogno nazionale, come in Italia, ma il 23% del Pil statale). Il paragone, rispetto alla legislazione italiana, non regge, sia per quanto riguarda le compensazioni al territorio (in Norvegia si arriva all’80% del valore commerciale dei barili estratti, contro il 7% del nostro Paese), sia per quanto riguarda la costituzione, dal petrolio estratto, di un fondo pensione ai norvegesi (non previsto in Basilicata), i quali, come nascono ricevono ben 60 mila euro a testa (in Italia un neonato si ritrova, invece, con 20 mila euro di debito pubblico ripartito), e sia in regole che limitano le perforazioni (in Basilicata si perfora anche nei pressi di dighe, case, paesi, fiumi, campi agricoli e ospedali) e sia in quantità di tasse che le compagnie petrolifere lasciano allo Stato norvegese e dunque ai cittadini norvegesi. [Per ulteriori dettagli su questi aspetti si rimanda al blog ufficiale della prof.ssa Maria Rita D'Orsogna]


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25 ottobre 2011


Matera, la città dei petrolieri che non estraggono petrolio

Oct 22

La Città dei Sassi è stata interessata da una concessione, la Bradano, al momento sospesa, non certo per compassione verso il valore artistico, storico e culturale della Città Patrimonio dell’Umanità. Molto più semplicemente, significa che c’è stato un errore nelle varie pratiche burocratiche o, forse, che la società ‘mineraria’ che ne chiese i titoli, non esiste più o, magari, ha esaurito il motivo del titolo di concessione posseduta. Che non sempre è estrarre petrolio. Esiste, un sottobosco di piccole aziende pseudo-minerarie a responsabilità limitata (guadagni e disastri possibili enormi, perseguibilità economico-amministrativa zero), con nomi stranieri, magari anche quotate alla borsa di Londra, ma che nella realtà, di esperienza e di competenza mineraria, ne hanno quanto quella di un contadino lucano del secolo scorso.

Due sono le azioni in genere compiute da queste società minerarie ‘lucane’, non appena avuta la titolarietà della concessione dalla Regione e dal Ministero: se quotate in borsa a Londra, quintuplicano il valore delle loro azioni e, senza realmente voler perforare, realizzano ingenti capitali vendendo il titolo minerario avuto per entrature politico-burocratiche. Se non quotate in borsa, ma quotate al borsino degli apparati burocratico-amministrativi, non appena ottenuta la concessione mineraria, la vendono a chi realmente perfora ed estrae. E anche qui è un indebito guadagno per parenti e prestanomi di influenti personalità locali. Matera è sede legale e amministrativa di società minerarie e su questa dinamica commerciale, andrebbe indagato un po’ di più. A chi tocca indagare? Lo chiederemo in piazza Vittoria domenica 23 ottobre dalle 10 alle 13!

La tappa di Matera è organizzata dal Movimento 5 Stelle che – con gli attivisti dello “sMemorandum in Camper”, in diretta streaming di Ola Channel – saranno il megafono anche della denuncia di una condizione di alto grado di inquinamento. L’intera provincia ha 269 pozzi minerari, tra sterili, attivi ed esausti, un centro oli attivo e uno chiuso nel 1970, avrà molto probabilmente attività di stoccaggio commerciale sotterraneo, almeno 2 delle 3 centrali a turbo gas presentate nel Piear regionale (di cui una da 10 mw di imprenditori locali che sfrutteranno giacimenti di gas acidi in Valbasento), è area Sin di bonifica nazionale in Valbasento, è, nel Metapontino, area europea sensibile ai nitrati (sostanze cancerogene) ed è sede della città dei rifiuti – Tecnoparco, ed avrà 4 centrali a bio-maschera che bruceranno il Css alias Combustibile Secondario Solido, alias monnnezza. In piazza a Matera, si chiederà anche del perché ai contribuenti lucani si chiede di versare 2,5 milioni di euro all’anno all’Agrobios, società privata, anche se di proprietà della Regione (anomalia tutta lucana questa), in odore di chiusura nonostante le commesse pubbliche ricevute, presieduta da un politico di maggioranza e senza un comitato scientifico, spesi per indagini ambientali che invece toccherebbero all’Arpab (100% pubblica), spesso, invece, non messa in condizioni finanziarie di buona gestione.

In piazza, si discuterà anche di una mirata disinformazione – alla quale di recente, in un’intervista, ha partecipato anche il governatore Vito De Filippo – che vuol far passare le società minerarie per vessate dallo Stato italiano tra tasse e accise che pagherebbero a dismisura (poverette).Per cui, traduciamo noi il loro sottinteso, quel 7% in royalties concesso al territorio è veramente un grosso regalo. Per lo più oggi s’inventa un non meglio specificato Campus Biomedico, una sorta di università dove far convivere l’aumento delle estrazioni di petrolio e tumori. Qui di seguito un’analisi di Maria Rita D’Orsogna (http://dorsogna.blogspot.com/search?q=norvegia+tasse), su come la Norvegia, quarto produttore al mondo di petrolio, tassa i petrolieri.

1. tasse ordinarie: 28% del ricavato; 2. tassa speciale sul petrolio: 50% del ricavato; 3. tassa sulle emissioni di CO2 e di NOx; 4. tassa sulle emissioni di gas serra; 5. tassa sullo sviluppo della zona; 6. interesse diretto allo stato (SDFI); 7. tassa sulla licenza petrolifera. Poi c’è la tassa sulle emissioni di monnezza tossica: per i petrolieri e le estrazioni in mare (in Norvegia si estrae solamente in mare a 80 km. dalla costa – la terraferma è sacra) è di circa 50 euro alla tonnellata di CO2 emesso e di 2.000 euro alla tonnellata di NOX emessi. In più ci sono circa 40 euro alla tonnellata di CO2 che devono essere pagati per la legge sull’effetto serra.

Paga tanto l’Eni in Italia? In più, se non perfori e tieni bloccata una concessione, paghi – affinché nessun finto petroliere con parenti e prestanomi speculi sulle licenze – una multa di 3.800 euro al chilometro quadrato della concessione. In più ancora, il governo Norvegese è azionista di circa 146 licenze e perfora anche con la ditta nazionale, la Statoil, i cui profitti sono tutti pubblici. Infine, qualsiasi cosa succeda, la responsabilità è sempre dell’operatore privato. È così anche da no


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