.
Annunci online

noscorietrisaia [ Movimento Antinucleare Pacifista ]
 


PER CONTATTI
noscorietrisaia@libero.it

...................................................





...................................................




Questo Movimento ha aderito
al Progetto della OLA:
Organizzazione Lucana Ambientalista

...................................................




Storia a Fumetti:
La Lezione di Scanzano
[Leggi]

...................................................


17 maggio 2015


Cittadini della Val d’Agri ancora come cavie in “giostre e catrame”

- 27 aprile 2015 Interviene No Scorie Trisaia sulla nuova offensiva mediatica di disinformazione sul petrolio, messa in campo dai mezzi Radiotelevisivi pubblici: “che il catrame e gli impianti industriali non portano turismo lo sanno anche le pietre . Guardare poi trasmisisoni di tg di Rai tre Basilicata che accostino energia con eolico e impianti petroliferi a uno sviluppo turistico in val d’Agri non è giustificabile , soprattutto quando certe notizie non sono supportate da dati statistici certi. TGR BASILICATA 26 04 15: i dati statistici certi in tema di turismo in Val d’Agri lì da invece l’Apt, e non ci sembra proprio che ci sia un incremento di turismo in val d’Agri, anzi sul quadro delle presenze negli ultimi 2 anni si registra circa un meno 25%, nonostante i forti investimenti fatti nel parco nazionale della Val d’Agri o nei prodotti tipici locali dell’agroalimentare. http://www.sistan.it/index.php?id=88&no_cache=1&tx_ttnews%5Btt_news%5D=2057&cHash=4f79c71151f367f5976c5ac093226005 Questo significa che i turisti fuggono da aree soggette a impianti di natura petrolifera che mal si coniugano con acqua, ambiente e turismo . Le pale eoliche, gli impianti petroliferi non rientrano negli obiettivi di un turismo culturale, naturalistico, culinario, scientifico e nemmeno in turismo energetico e/o scolastico, perché le tecnologie fossili appartengono al passato e non al futuro e gli stessi parchi eolici industriali se non integrati nell’ambiente potrebbero distruggere i paesaggi. Le scolaresche hanno bisogno di esempi sostenibili ,rinnovabili ma sopratutto innovativi. Innovazione che superi gli impatti ambientali e migliori la qualità della vita di tutti . Ne sarà mai possibile trasformare gli impianti petroliferi o le pale eoliche nelle giostre dei luna park affinché diventino delle attrazioni. Ne abbiamo mai visto le compagnie petrolifere e/o energetiche creare colonie estive/invernali per i propri dipendenti e famiglie al seguito per dimostrare che i propri impianti possono trasformarsi in attrattori turistici. Ci dispiace per gli abitanti della Val d’Agri, ma la loro condizione in questo momento è presa ad esempio dalle regioni vicine come esempio da non perseguire in tema di sfruttamento petrolifero nei territori. Ci dispiace ancora di più che i valligiani diventino le cavie da osservare per i reportage su come vive male in Val d’Agri più che essere attenzionati da potenziali turisti o da qualche istituto scolastico .[No Scorie Trisaia]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vald'agri petrolio

permalink | inviato da noscorietrisaia il 17/5/2015 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 gennaio 2015


No Scorie: Petrolio, il trucco dell’Ires a termine e la card dei poveri

29 dicembre 2014

 

MAPPE PETROLIFERE TERRA E MAREChe il petrolio non convegna alla Basilicata e faccia male alle economie locali e alla salute dei lucani è stato certificato dai dati Istat, Svimez, Ircss Crob proprio nelle zone estrattive del petrolio, ossia nella Val d’Agri. I prodotti non si vendono più e le aziende chiudono, i turisti vanno altrove mentre resta un incremento delle malattie respiratorie e di altri mali peggiori. Sulle risposte esaustive ancora non pervenute della regione Basilicata sull’inquinamento del Pertusillo, della diga di Marsico e sui reflui petroliferi radioattivi per il momento soprassediamo.

Nel registrare le ultime dichiarazioni del parlamentare Speranza facciamo notare che :

Il parlamentare PD Speranza pensa ai capitali di cui ha bisogno il petrolio ,mentre dimentica che è proprio grazie ai fondi Bei e Cipe che sono partiti il progetto Val d’Agri e il progetto Tempa Rossa. Al pari il parlamentare dimostra di non conoscere i capitali che si sono persi in val d’Agri dopo i copiosi investimenti fatti nelle economie locali negli ultimi decenni proprio su agricoltura e turismo, che ora subiscono l’impatto ambientale delle estrazioni petrolifere .

-L’Ires (in termini del 30%) su nuove estrazioni con il tetto degli ottantamila barili ,ci ricorda tanto le franchigie sulle estrazioni petrolifere che non fanno scattare le royalites , (vedi quantitativi Unmig),

.Tagliando in termini di estensione territoriale e produzione le rispettive concessioni petrolifere, le royalites (le più basse del mondo) non scattano. Fenomeno di cui è succube ad esempio il comune di Pisticci dove insistono 4 concessioni e si superano abbondantemente le franchigie , con il risultato che il comune percepisce spiccioli (negli ultimi anni 2.500 e 7.500 euro).

-La news di Speranza sugli ottantamila barili e/o del tetto in termini di quantità dei barili che si vorrebbero estrarre sui quali scatterebbero benefici dall’IRES vanno inquadrati geograficamente passo-passo nelle nuove zone dove si vuole continuare a estrarre .Ossia posso estrarre mantenendo negli anni sempre le stesse quantità di Barili ma in diverse concessioni. Ad esempio esaurito il quantitativo val d’Agri cercherei di trivellare altre zone come il Vulture (facendo altri danni perché il petrolio è insostenibile e incompatibile con acqua ed economie locali) mentre mantengo sempre la stessa quota di barili, con il risultato di avere un ritorno economico dall’Ires (sulla quota del 30%) dei petrolieri tagliata in funzione del tempo e delle aree trivellate.

In poche parole anche questo introito economico dell’ Ires sarebbe controllabile ed essere molto limitato ,quindi si potrebbe rivelare un ulteriore specchio per le allodole e una ulteriore presa in giro per i lucani sulla falsa riga delle franchigie .Le compagnie in effetti estraggono solo finché guadagnano ed hanno i loro tempi condizionati dal prezzo del barile (allo stesso modo di come sono condizionare le royalites) . Per cui le estrazioni potrebbero durare decenni, non a caso il titolo concessorio unico previsto dallo Sblocca Italia ha una durata trentennale con possibilità di rinnovo .

-Speranza non parla in termini economici di petrolio a termine e che le stesse royalites e benefici dell’Ires sono a termine , mentre le tasse che pagano i cittadini lucani con le economie locali non sono termine e potrebbero fruttare molto di più a un governo e una regione attenta ai suoi bilanci .Senza contare i danni all’ambiente e alla salute che comunque ricadono sempre sulla collettività e sempre sullo stesso bilancio del governo (Iva docet) . E i cittadini di serie L (come sono considerati i lucani) dovrebbero avere diritto a treni e servizi al pari degli altri cittadini italiani senza essere distrutti dal catrame per avere qualche servizio in più, proprio perché pagano le tasse come tutti gli altri .

Alla fine della storia, o meglio delle trivellazioni, in tutta la regione ci ritroveremo una regione di poveri. Regione già non più identificabile come realtà territoriale dalle macroregioni esaltate dallo stesso Pittella che cancellerebbero il nome di Basilicata.

.Speranza alla fine esalta l’ultima misura dei benefici del catrame ,ossia la card della povertà (ex carta idrocarburi) per gestire gli ultimi (e poveri) rimasti in una regione dove saranno distrutte le economie locali e le rispettive fonti di reddito. La carta dei poveri si potrebbe rilevare l’ultima misura clientelare in un percorso di liquidazione sociale ed economica di una regione che un tempo si chiamava Basilicata .


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. petrolio basilicata card

permalink | inviato da noscorietrisaia il 1/1/2015 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 gennaio 2015


No Scorie: la Basilicata dice no al fossile ed all’era del catrame

3 dicembre 2014

 

Noscorie Trisaia sarà presente il 4 dic a Potenza alla manifestazione di cittadini e associazioni contro il petrolio in Basilicata e per l’impugnazione dello Sblocca Italia contro le trivelle, gli inceneritori facili e soprattutto contro scelte imposte dall’alto che pregiudicano le volontà popolari di decidere il futuro del proprio territorio. Che le politiche legate al petrolio erano sbagliate e deleterie per la Basilicata lo abbiamo affermato dal lontano 2007, quando iniziammo le prime campagne di comunicazione cittadine nella fascia jonica. Il risultato delle battaglie portate avanti da cittadini e associazioni con gli strumenti della democrazia in questi anni è bene evidente: parte della terra e soprattutto del mare della Basilicata è ancora libero da trivelle, i danni delle politiche petrolifere li tracciano invece l’Istat e lo Svimez.

http://www.olambientalista.it/?p=35659

Ora è tutta la Basilicata a chiedere di mettere fine al discorso del fossile e delle politiche fossili, che imbrigliano un enorme patrimonio economico, naturalistico, archeologico, acquifero in politiche fossili e distruttive che portano solo a povertà e inquinamento.

Sono ben 59 comuni che hanno chiesto al presidente della Regione Basilicata di impugnare l’incostituzionale decreto ora legge Sblocca Italia (altri se ne aggiungeranno nel calendario dei consigli comunali), manca all’appello parte dei comuni che si trovano nelle aree protette dei parchi (in quanto pensano di essere immuni da tale decreto –ora legge). Un plebiscito delle massime assise comunali della Basilicata che chiedono di dire basta al petrolio e alle politiche fossili in questo splendida regione.

http://www.olambientalista.it/?p=35029

E’ ora che Pittella e i consiglieri regionali rispettino la volontà popolare che non ha astenuti come nelle urne:

-impugnino il decreto-legge Sblocca Italia,

-Boccino tutte le nuove Valutazione d’Impatto Ambientale pervenute alla Regione Basilicata su nuove estrazioni .

-Avviino un programma di tutela degli interessi economici, ambientali ,sulla salute in merito alle estrazioni in atto, applicando il principio di precauzione per evitare altri danni di natura economica-ambientale alle popolazioni e al tessuto produttivo lucano.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. petrolio basilicata

permalink | inviato da noscorietrisaia il 1/1/2015 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 gennaio 2015


Catrame: il fallimento economico e sociale della Val d’Agri

1 dicembre 2014

 

Pertusillo=Delta del Niger[di No Scorie Trisaia] Un politico, un amministratore e anche un sindacalista dovrebbe saper leggere, scrivere e tirar di conto per il bene comune, che conosca la storia forse sarebbe pretendere tanto, ma almeno che conoscesse le sue origini…

Con tali capacità potremmo fidarci dellìopera dell’eletto del popolo ? noi pensiamo di si. Avevamo già parlato dei numeri primi del catrame lucano, al secolo il modello di sviluppo perseguito negli ultimi 15 anni da governo e opposizione della Basilicata, nonchè da parte del sindacato.

Nella terra Pitagora dove le 4 operazioni delle tabelle pitagoriche videro la luce nel 600 a.C. prima dei teoremi, non è difficile tirare le somme, quando soprattutto ci viene in aiuto l’Istituto Superiore di Statistica e altri enti istituzionali come lo Svimez.

Secondo i dati Istat: in dieci anni dal 2000 al 2010 in Val d’Agri hanno chiuso il 59,38 % delle aziende agricole contro il 31% che ha chiuso in Basilicata per colpa di politiche agricole sbagliate e della crisi (nonchè di una politica miope basata sul petrolio dimenticatosi in egual misura di sviluppare le economie esistenti).

In Val d’Agi una terra fertile e ricca di acqua: Le aziende che hanno chiuso in Val d’Agri sono solo per la frutticoltura, olivicoltura, viticoltura (ricordiamo le mele della val d’Agri) 1837 , lasciamo alle tabelline pitagoriche il numero di occupati e l’indotto sviluppato . Parliamo di migliaia di posti di lavoro andati in fumo che esistevano e che non erano a termine contro le poche centinaia di unità lavorative occupati nelle attività estrattive del greggio e che termineranno nel breve periodo. Nel settore del biologico dal 2005 a oggi in Val d’Agri le aziende sono passate da 92 a 13. Nel complesso le aziende che hanno subito le chiusure maggiori sono state quelle dell’allevamento (ricordiamoci del pecorino di Moliterno), il 75% del totale.

Sul discorso turistico in Val d’Agri Secondo i dati APT: Dal 2013 al 2012 si sono persi circa il 10,20% di arrivi nelle strutture ricettive della Val d’Agri. Circa il 25% dal 2011 al 2013 (cumulando i due anni), altro che turismo e progetti regionali di cultura legati ai pozzi petroliferi. Per una questione di cumulabilità vanno sommati ai posti di lavoro e al prodotto interno lordo valligiano perso in dieci anni i milioni di euro investiti negli anni per sostenere le imprese agricole e turistiche, che ora non hanno futuro .

Lo Svimez è inoltre impietoso con la Basilicata sulle classifiche di disoccupazione giovanile, povertà ed emigrazione. L’Istat nel 2011 ha definito la Basilicata regione più povera d’Italia, mentre per l’Ue era considerata regione ricca per colpa del PIL petrolifero. La regione ha perso per essere considerata “regione ricca” ogni anno finanziamenti Ue pari a circa 320 milioni di euro contro le “lenticchie” delle royalites di circa 120 milioni bloccate e non spendibili totalmente dai patti di stabilità.

L’inquinamento causato dalle estrazioni petrolifere dovrebbero accertarlo le autorità sanitarie ,fatto sta invece che in Val d’Agri già per la presenza della attività estrattive i prodotti non si vendono più come una volta. Dovremmo poi parlare di idrocarburi e metalli pesanti nelle acque del Pertusillo, di idrocarburi nella diga di Marsico, nel fiume Basento e delle acque anomale di Montemurro vicino ai pozzi di reinezione su cui le autorità devono dare risposte esaurienti.

Degli otto barili di acqua consumati per un barile di petrolio per una base di consumo di acqua enorme su 104 .000 barili estratti al giorno, un utilizzo sfrenato di una risorsa del territorio che invece sostiene direttamente le economie locali e interregionali. Delle circa 3000 tonn/giorno di rifiuti prodotti dalla filiera petrolifera ,di cui una parte dopo le vicende della radioattività dei reflui radioattivi in val Basento non sappiamo dove siano smaltiti. Del semplice fatto che il petrolio sostenibile o tecnologicamente sostenibile non esiste , considerato il fatto che produce rifiuti in maniera esponenziale e consuma acqua ,rifiuti che dovranno sorbirsi negli anni le comunità locali nelle rispettive discariche.

Dell’argomento radioattività dei reflui petroliferi che non è stato opportunamente trattato nelle Valutazioni di Impatto Ambientale dagli uffici regionali e ministeriali che interessa lavoratori, popolazioni e ambiente. Dell’idrogeno solforato immesso in atmosfera( max 25 ppm) da raffinerie e centri oli secondo la normativa , superiore a 5000 volte i limiti consigliati dall’Oms (0,005 ppm) e di quelle nuove tecnologie di cui parla l’esponente sindacale Landini che attualmente non esistono in Basilicata per abbattere questi limiti di emissione secondo l’Oms.

Delle nuove malattie respiratorie che affliggono la Val d’Agri ,dei costi sanitari indotti. Del valore inestimabile dell’acqua che fa vivere e progredire la Bailicata e la Puglia per il potabile, “l’allevamento”, l’agricoltura e sopra tutto per l’industria, e che va protetta in quanto vera risorsa strategica nazionale .Se c’è qualcuno che pensa il contrario possiamo tranquillamente affermare che la matematica non è una opinione e siamo pronti a confrontarci.

Il sindacato: anche Landini è invitato a confrontarsi con la Basilicata prima di parlare di petrolio a favore della Confindustria del petrolio o di quella dei rifiuti. Invitiamo Landini a venire in Basilicata per farsi una cultura in tema di tecnologie applicate e dell’impatto ambientale sulle economie locali, ma soprattutto su quei famosi posti di lavoro di cui parla il sindacato che avevamo e che ora numeri alla mano si sono persi nel famoso contesto di sottosviluppo praticato in Basilicata dalle Istituzioni in questi anni. [No Scorie Trisaia]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. val d'agri petrolio basilicata

permalink | inviato da noscorietrisaia il 1/1/2015 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 gennaio 2015


Reflui petroliferi radioattivi: le istituzioni applichino il principio di precauzione

20 novembre 2014

 

Interviene con un comunicato No Scorie Trisaia sui reflui petroliferi radioattivi: “alla luce di quanto emerso dalle analisi sulla radioattività sui reflui petroliferi delle autobotti provenienti dal Cova di Viggiano, richieste dal comune di Pisticci ed eseguite dall’Arpab – scrive No Scorie Trisaia – esprimiamo forte preoccupazione per la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e delle economie locali del territorio. [Fonte]

Sono oltre 10 anni che ci preoccupiamo di seguire quanto accade nell’Itrec della Trisaia in merito a piccoli incidenti o malfunzionamenti collegati al pericolo radioattività che hanno destato allarme e preoccupazione nelle popolazioni .Restiamo allibiti di fronte al fatto che potenziali radionuclidi presenti nei reflui e rifiuti petroliferi potrebbero essere scaricati nell’ambiente solo perché le istituzioni non si sono imposte regole, norme imparziali e controlli pubblici su una materia cosi delicata come la radioattività, allo stesso modo di come avviene per gli impianti nucleari che gestiscono rifiuti nucleari . Nel sottosuolo sono presenti gli elementi naturali radioattivi legati alla catena dell’uranio 238, parliamo di Radio, Bismuto, Piombo etc. Questi elementi posti a grosse profondità resterebbero nelle viscere della terra senza alcun pericolo se non fosse che sono riportati in superfice a causa dell’estrazione petrolifera che fa uso di grandi quantità di acqua (8 barili di acqua per un barile di petrolio). Molti di questi elementi, in particolare il radio sono solubili in acqua e quindi facilmente veicolabili nell’ambiente e nella catena alimentare .

Ci colpisce che le istituzioni dimenticano il bene comune collegato alla tutela del benessere delle popolazioni e autorizza impianti e ad attività petrolifere senza aver fatto studi scientifici imparziali e non di parte sulla pericolosità di tali radionuclidi collegati al ciclo della filiera petrolifera dei rifiuti. La situazione attuale mostra che non esiste nessun iter di monitoraggio e controllo pubblico uguale a quello che c’è presso i centri nucleari (controllore e controllato).Ne dati pubblici sulla questione rifiuti petroliferi-radionuclidi. Nessuna analisi pubblica sulle matrici ambientali (aria, acqua, sedimenti, terreno) e alimentari (frutta, verdura, pesci, allevamento, uova, ecc) nelle aree degli impianti concernenti la presenza di probabili radionuclidi nella filiera dei rifiuti petroliferi. .Per non parlare poi di un eventuale screening sanitario sulla salute delle popolazioni.

Siamo molto preoccupati per le enormi quantità di rifiuti petroliferi prodotti che sono trattati in Basilicata e per il loro potenziale contenuto radioattivo che potrebbe entrare nella catena alimentare e nel ciclo delle acque. Per chiarire le idee per ogni barile di greggio si consumano 8 barili di acqua e si producono secondo l’Api (American Petroelum Institute) circa 37 Kg di rifiuti liquidi e solidi per barile. Se moltiplichiamo la cifra di 37 Kg/barile per circa 104.000 barili al giorno prodotti in Basilicata, otteniamo un valore di circa 3.800 tonn/giorno di rifiuti.(una cifra enorme, salvo dati comunicati dagli esercenti ). Alla luce di questa enorme quantità di rifiuti che potenzialmente potrebbero contenere radionuclidi (vedi controlli Arpab su cisterne a Pisticci) e di tutto quello che è stato prodotto e trattato da diversi anni chiediamo alle istituzioni: 1)quale sarebbe il potenziale accumulo di radionuclidi che abbiamo nei corsi d’acqua, nelle falde , nei sedimenti dei fiumi e negli impianti industriali nel tempo ? 2).

Che cosa entrerebbe nel ciclo della catena alimentare? 3)Cosa finirebbe nell’organismo umano? Ricordiamo che la radioattività “alfa” può essere inalata o ingerita tramite la catena alimentare. Negli impianti nucleari che trattano elementi radioattivi per tutelare l’ambiente e la salute delle popolazioni utilizzano una formula di scarico al fine di evitare che le dosi assorbite dalle popolazioni siano inferiori ai 1 mSv/anno.secondo secondo quanto previsto dal D.lgs. 230/95 e succ.modif., .Togliere i radionuclidi dalle acque e dai rifiuti è un processo costosissimo ,in Basilicata gli unici ora che noi conosciamo (salvo smentite) che tolgono radioattività dalle acque sono gli operatori della Sogin ,che trattano poche quantità di acqua radioattiva prima di immetterla nell’ambiente e nel mar jonio attraverso un processo delicato e costosissimo.

Le compagnie petrolifere conoscono da tempo il problema della radioattività naturale indotta nei rifiuti petroliferi , ma dell’argomento non abbiamo troviamo traccia significativa nelle Valutazioni d’impatto ambientale che generalmente transitano dalla Regione Basilicata e dal Ministero dell’Ambiente, cui le associazioni e i comuni hanno presentato le proprie osservazioni. Nell’America settentrionale il problema è esploso in questi anni. [Fonte]

Chiediamo pertanto ai Sindaci di Pisticci, Ferrandina, Bernalda, Viggiano, Marsico, Grumento Nova, dei comuni petrolizzati, al presidente della provincia di Matera e Potenza ,al presidente della regione Basilicata Pittella di: 1) applicare il principio di precauzione al fine di tutelare la salute delle popolazione, l’ambiente e le economie locali collegate, quindi di sospendere le attività petrolifere che producono rifiuti con potenziali radionuclidi in attesa che studi scientifici, analisi, monitoraggi imparziali e non di parte escludano rischi per le popolazioni e l’ambiente. Chiediamo inoltre che sia coinvolta oltre all’Ispra anche l’istituto superiore della sanità.

Il sindaco è autorità sanitaria locale chiamata ad esercitare poteri-doveri di controllo a tutela della salute pubblica anche in caso di persistente inerzia dei componenti organismi regionali.

Già in passato Med No Triv chiesto ai sindaci di applicare il principio di precauzione protocollando atti formali. Questa volta però ricordiamo ai sindaci che la legge e recenti sentenze dei tribunali amministrativi, sono molto chiari nell’individuare un preciso obbligo a carico dell’Amministrazione intimata, di provvedere espressamente sull’istanza del comitato. Il comitato Med No Triv protocollerà a giorni ulteriore richiesta ai sindaci ,al presidente della provincia di Matera e Potenza e a quello della regione Basilicata, di adottare ogni iniziativa utile per la tutela dell’ambiente e soprattutto della salute pubblica. [No Scorie Trisaia]


26 settembre 2014


No Scorie: petrolio, a chi volete darlo a bere?

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 22 settembre 2014

 

A labourer pours oil that he scooped up from the oil spill with a helmet into an oil drum, near Dalian port, Liaoning provinceInterviene No Scorie Trisaia traendo spunto dal dibattito tenutosi ieri a Policoro organizzato dai Democratici nella “Festa DEM” ove si è parlato di “decreto sblocca Italia” e di Ministero dello Sviluppo Economico: “sono 15 anni e più che le istituzioni regionali parlano di petrolio – scrive No Scorie Trisaia – tralasciando dall’egual misura l’agricoltura, l’acqua, il cibo, il turismo, l’archeologia con i risultati che vediamo tutti: la Basilicata scala le classifiche di povertà e di disoccupazione. Non possiamo accettare in occasione della festa dem di Policoro 2014 da due sottosegretari Bubbico e De Filippo.

Dalla Festa Dem sulla questione petrolio per il momento ci dicono che bisogna restare “gessati” perché non sono stati ancora rispettati i precedenti accordi del “memorandum”. Intanto le comunità locali subiscono il decreto “sblocca Italia” che in realtà agevola le compagnie petrolifere ed espropria la regione in tema di energia.

Apprendiamo (restando allibiti) dal sottosegretario Vito De Filippo a Policoro sempre nella festa democratica del 21 sett 2014 (detto pubblicamente dal palco) che il decreto sblocca Italia, è stato scritto dal ministero dello sviluppo economico. Sicuramente notizia da prima pagina perché il decreto in questione lascia campo libero alle società petrolifere in terra e mare.

Tutti ricordano i continui viaggi di Pittella a Roma presso tale ministero e la visita del ministro Guidi il 4 giugno a Potenza. Se è cosi, ci chiediamo? Ma a cosa sono serviti tali viaggi?

Decreto che ricordiamo ai sottosegretari che è incostituzionale nonostante al senato, i senatori lucani (Bubbico e Viceconte) hanno votato a favore del titolo V in senato.

Se è pur vero che le tasse le pagano i petrolieri con aliquote elevate a detta di De Filippo e lo Stato ci guadagna, è anche vero che le pagano anche i cittadini con le proprie attività, Che non sono a tempo determinato come quelle del petrolio, ma a tempo indeterminato in un’area soprattutto quella metapontina dove il Pil non sarà mai a termine come quello del petrolio. Anche gli scenari mondiali che influiscono sulle questioni energetiche nazionali non giustificano il sacrificio di una regione come la Basilicata, perché il poco petrolio e di bassa qualità non risolverà il problema energetico nazionale. Francamente le imposizioni dei governi a partire da quello di Renzi non ci sono mai piaciute. Né tantomeno i sacrifici a senso unico, della serie “il nostro sacrificio serve al paese” quando molte volte ci chiediamo: ma cosa fa il paese per noi?

Non è poi solo una questione di barili che si vogliono estrarre, Il consigliere regionale Cifarelli in merito ipotizza che la regione sarebbe disposta al massimo a 180.000 barili e non di più (ndr a differenza di quanto citato dal consigliere regionale Cifarelli, gli accordi vigenti con ENI, Total e Shell nell concessioni Val d’Agri e Gorgoglione autorizzano complessivamente 154mila barili al giorno), ma lascerebbe poi la porta aperta se ci dovessero essere altre soluzioni di convenienza.

Ma è giusto parlare di barili autorizzati in via politica a priori se prima non sono state fatte le valutazioni ambientali ? se estrarre petrolio in quei luoghi, non provoca impatti ambientali e danni alle acque, all’ambiente alla salute delle persone e alle economie locali?

Per parlare poi in termini ambientali: aspettiamo ancora risposte sull’inquinamento del Pertusillo, del Basento e anche purtroppo di chiazze oleose che i turisti ci segnalano ultimamente alle foci del Basento e che finiscono nel mar jonio . Per poi finire con le acque anomale che fuoriescono come sorgenti in Val d’Agri e hanno caratteristiche simili ai reflui petroliferi (vedi ultimo studio della prof.ssa Colella).

Tutto questo mentre i maggiori esperti mondiali di rinnovabili rimproverano all l’italia che il fossile appartiene al xx secolo e nel bel paese non c’e nessuna evoluzione contro i cambiamenti climatici,mentre oggi 22 settembre 2014 le potenze mondiali si interrogano su come contrastare i cambiamenti climatici a livello mondiale e ridurre l’uso del fossile.

Sicuramente abbiamo bisogno di altro nel Metapontino: una ferrovia decente, un ospedale efficiente, un’università. Abbiamo un’idea di sviluppo diversa, che non ha nulla a che fare con l’incompatibile sfruttamento petrolifero. Questione petrolifera, che vogliamo ricordare ai due sottosegretari dove le comunità e i comuni del metapontino hanno già espresso il loro NO a qualsiasi ipotesi di sfruttamento petrolifero in terra e mare.

In Basilicata non siamo in un deserto ma nell’area italiana dove la risorsa strategica non è il petrolio ma l’acqua (fonte di vita ed economia per due regioni.)

Per estrare petrolio (tra i processi industriali più impattanti al mondo) c’è bisogno di condizioni ambientali ed economiche favorevoli (le prime mancano data la conformazione idrogeologica della Basilicata, mentre le seconde non ci sono mai state).

Considerato che anche noi paghiamo le tasse (non solo i petrolieri) e al di là delle royalites (per le quali la regione Basilicata sembra non poterne farne a meno) abbiamo diritto a servizi decenti ed efficienti come nel resto d’Italia. Francamente non ci va giù l’idea della macroregione più volte rispolverate da Pittella e da tanti altri politici, gradiremmo al massimo visto che si parla sempre meno di Basilicata di una nostra regione.

Una regione che unisca le aree marginali di Puglia, Basilicata e Calabria ad elevato Pil e dove potremo avere finalmente trasporti, ospedali e università come in Lombardia o in Toscana.

Siamo sempre pronti a dimostrare tecnicamente ed economicamente le ns nostre affermazioni in qualsiasi sede e qualsiasi esponente digoverno sempre che ce ne sia data l’occasione, anche se sulla questione petrolio anche la convenzione di Arhus sulla partecipazione dei cittadini alle scelte sui territori in questi anni è stata disattesa. [No Scorie Trisaia 21/9/2014]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bubbico defilippo petrolio

permalink | inviato da noscorietrisaia il 26/9/2014 alle 17:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 luglio 2014


Renzi, i “comitatini” e l’economia fossile

 
Albero di Pitagora

Albero di Pitagora

Renzi sul Corriere della Sera parla di “comitatini” che bloccano le ricerche minerarie in Basilicata e in Sicilia e che lui si vergogna di andare in Europa a parlare di energia quando non è in grado di sfruttare le  risorse minerarie italiane. Per fortuna l’Italia è ancora una democrazia e il premier  Renzi dimentica che la nascita dei cosiddetti “comitatini” è l’espressione del popolo per sopperire a un fallimento istituzionale della politica.

In quanto dovrebbero essere i parlamentari e le istituzioni  e non “i cittadini  costituiti in comitati “ a difendere le economie locali, l’acqua ( quale vera risorsa strategica nazionale), l’ambiente e la  salute dei cittadini  da scelte di economia fossile che non hanno futuro per lo sviluppo delle economie meridionali, qual è la ricerca mineraria di petrolio e gas.

Il fossile degli appennini e dei mari meridionali è poco, di bassa qualità, a termine,  impattante come processo  estrattivo e genera danni agli ecosistemi che invece  creano economie sostenibili e rinnovabili.  Nella terra di Pitagora anche noi possiamo dare a Renzi  i numeri  reali sullo sviluppo  e contraddire quelli che invece fanno parte di uno sfruttamento a termine del territorio.  Premesso che siano stati creati  5.000 posti di lavoro nel petrolio (a termine), la regione Basilicata  è diventata la più povera d’Italia nel 2011 ed ha i più alti tassi di disoccupazione giovanile del meridione.

Ha perso negli ultimi dieci anni qualcosa pari a 320 milioni di euro/anno di fondi UE per colpa del Pil petrolifero contro circa 120/140 milioni di euro/anno di royalties del petrolio  non tutti spendibili per colpa del patto di stabilità. Nessuno ha poi quantificato i danni causati dalle estrazioni petrolifere sulle economie locali , sull’ambiente e sulla salute (il petrolio sostenibile non esiste nella scienza ).Cinquemila  posti di lavoro noi in Basilicata  li abbiamo creati con la raccolta di un solo frutto (la fragola), e di frutta in Basilicata ne produciamo parecchia. Ci sarebbe poi l’agroalimentare e il turismo (ma per il momento lasciamo perdere), La nostra frutta la consuma  tutta Italia  e non vogliamo  assolutamente che nelle mense fiorentine o di Roma  finiscano fragole o albicocche agli idrocarburi. Anche perché aspettiamo di sapere da tempo  dalle istituzioni da dove provengono gli idrocarburi e i metalli pesanti trovati nel Pertusillo (lago idro-potabile che disseta la Puglia) e nel fiume Basento.  Renzi  con tutti gli altri parlamentari  (soprattutto tutti  quelli lucani ) ,perché non parla   di  acqua  quale  vera risorsa strategica nazionale  che si trova in Basilicata ?

Acqua che da  sostentamento e vita alle persone di due regioni  ,accresce il Pil agricolo, alimentare, e soprattutto quello industriale e con esso le tasse che vanno al governo . Il petrolio è a termine e non è rinnovabile come  pure  un  economia basata sul fossile. Concetti che ancora non ha accolto nemmeno il  governatore lucano Pittella  (eletto senza quorum) e la restante classe politica locale, già bocciata dal non voto delle regionali del 2013 dove non ha votato circa il 60% della popolazione . Se Renzi guarda i dati sulla produzione di energia in Italia può tranquillamente capire che il meridione d’Italia è autosufficiente e da energia al resto d’Italia. Attraverso un processo di democratizzazione dell’energia il meridione potrebbe tranquillamente essere indipendente sulle sole rinnovabili.

Non è certo il 6%  di greggio a termine prodotto dalla Basilicata del fabbisogno nazionale che risolverà la questione energetica nazionale. Diversamente se convinto del contrario prima di andare in Europa potrebbe candidare alle trivellazioni  le colline del Chianti e depurare  i reflui petroliferi nell’Arno  (sempre se non trova comitatini anche  in Toscana)  e su questo possiamo raccogliere già il parere dell’assessore all’ambiente della Basilicata di origine toscana, Berlinguer.

In magna Grecia  nel 600 a.c le decisioni per la vita della polis  venivano prese nella pubblica piazza  nell’ottica della nascita della prima democrazia del mondo occidentale. Le scelte imposte  nella storia  non hanno avuto mai successo ,ne tantomeno la modifica dell’art V della Costituzione nel togliere alcuni poteri alle regioni e incidere sugli ordinamenti comunali potrebbe avere successo se non condiviso con le popolazioni. Questa volta la invitiamo  noi di Noscorie Trisaia, uno dei tanti  comitatini , a confrontarsi  insieme ai cittadini  con i numeri  per lo sviluppo del meridione d’Italia  in piazza Eraclea a  Policoro  (lo stesso luogo dove nel 600 ac venivano discusse in democrazia  il futuro della polis), siamo sicuri che di questo anche il nostro antenato Pitagora le sarebbe grato.[No Scorie Trisaia]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. renzi economia fossile petrolio

permalink | inviato da noscorietrisaia il 15/7/2014 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 aprile 2014


Sfruttamento petrolifero, dall’Emilia un monito per la Basilicata

13 aprile 2014

da www.olambientalista.it

 

Monte Alpi 9OrMartedì prossimo, 15 aprile, la giunta regionale dell’Emilia Romagna, retta da Vasco Errani, relazionerà in Assemblea Legislativa sull’attività della Commissione Ichese. Una Commissione Internazionale nominata dal Ministero dello Sviluppo Economico d’intesa con la Regione Emilia Romagna molto criticata, ed anche dalla Ola. Il presidente della Regione Emilia Romagna, Errani, ha modificato l’ordine del giorno del consiglio regionale che si terrà martedì prossimo dopo la notizia diramata da attivisti e movimenti emiliani, prima ancora della rivista “Science”. Essi hanno sempre sostenuto la pericolosità delle attività petrolifere e degli stoccaggi rispetto al potenziale dei rischi sismici e all’utimo terremoto che, invece, studi commissionati dalle società petrolifere ad esperti, noti anche in Basilicata, dicevano non esserci. Il rapporto della commissione ICHESE, sarebbe da almeno un mese nelle mani della Regione che non lo avrebbe ancora divulgato per motivi elettorali e per non creare “allarmismi” pensando di nominare una seconda commissione regionale per valutare i lavori della commissione ICHESE.

Quanto sta accadendo in Emilia Romagna ha dirette ripercussioni anche per lo sfruttamento petrolifero in Basilicata, dove sono presenti attività di perforazione e soprattutto di reinezione in unità profonde di liquidi e reflui di perforazione.

Si pensi al pozzo Costa Molina 2 in territorio di Montemurro con le problematiche di inquinamento da esso sarebbero provocati,  ma anche al previsto nuovo pozzo di reinezione Monte Alpi 9 Or Deep, situato nel territorio di Grumento Nova, il cui progetto, nonostante autorizzato con parere VIA favorevole dalla Regione Basilicata dal 2011,  è fermo poichè l’attuale sindaco di Grumento Nova non concede l’autorizzazione ad ENI. Quest’ultimo pozzo è tra gli progetti che ENI di recente ha citato tra quelli bloccati dalla “burocrazia” e si attendono gli esiti delle prossime elezioni comunali a Grumento Nova forse per rimuovere anche il principio di precauzione vigente.

Ricordiamo che su questo pozzo si tenne a Grumento un convegno scientifico nel quale emersero tutte le problematiche oggi divenute di attualità dopo le problematiche sollevate in Emilia Romagna tra rischio sismico ed attività petrolifere, ricordando che la Val d’Agri, e non solo, è classificata ad elevato rischio sismico. Ma soprattutto preoccupava il pompaggio in pressione nel pozzo di reinezione Monte Alpi 9Or di fluidi con le ripercussioni sulle faglie sismogenetiche attive della Val d’Agri.

Dopo quel convegno, le compagnie petrolifere, evidentemente preoccupate per il prosieguo delle loro attività, promossero una serie di iniziative tra le quali ricordiamo il Convegno promosso dall’Ordine dei Geologi della Basilicata su geologia e attività petrolifere ed una serie di interventi di esperti scientifici di parte che innescarono una serie di contestazioni e polemiche su un tema tuttora “sensibile” per le attività petrolifere in Basilicata rappresentato dal ruolo della scienza di parte e quello legato allo smaltimento dei fanghi e dei reflui petroliferi che rappresentano l’altra faccia della medaglia dello sfruttamento.

Sullo smatimento dei reflui petroliferi a Tecnoparco, l’Antimafia potentina ha aperto di recente un fascicolo emettendo 11 avvisi di garanzia e volendo veder chiaro sulla quantità e tipologia dei rifiuti prodotti che ENI avrebbe voluto trattare in loco con un centro mobile della società SIMAM, poi bocciato dalla Regione Basilicata.

votazioine risoluzione

Esito votazione del Consiglio Regionale di Basilicato del 8/4/2014 sulla “Risoluzione petrolifera” e Titolo V

L’attuale governo regionale del governatore Pittella, a differenza dal suo collega emiliano Errani, mostra di non conoscere tutte queste problematiche legate alla sismicità, le ripercussioni sulle falde idriche, in definitiva sulla “sostenibilità e compatibilità ambientale” dello sfruttamento petrolifero e sui rifiuti prodotti.

Lo scorso 8 Aprile, dopo averla approvata prima nella Conferenza dei Capi Gruppo, la risoluzione petrolifera proposta dal presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, presentata dal consigliere regionale e capo gruppo PD promotore di “Matera 2019″ Roberto Cifarelli,  è stata approvata a maggioranza anche dal Consiglio Regionale di Basilicata con 16 voti favorevoli e 2 astensioni (almeno secondo quanto riporta il comunicato del consiglio Regionale, sono quelle dei rappresentanti del Movimento Cinque Stelle. Le 2 astensioni sono riportate nell’immagine tratta dal resoconto – video della seduta).

La Risoluzione petrolifera rappresenterebbe, dunque, una sorta di “cambiale in bianco” messa nelle mani del governatore Marcello Pittella, che dovrebbe riscuotere ad un prossimo tavolo sulle estrazioni petrolifere concordato con il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, in cambio dell’assenso della Regione Basilicata ad aumentare i barili al giorno estratti, portandoli dagli attuali 85mila fino a 200mila, e forse oltre. Un fatto questo di inaudita gravità  che sottostima gli impatti ambientali e sanitari reali del ciclo dello sfruttamento petrolifero in Basilicata.

Sempre che, nel frattempo, non venga data attuazione alla modifica del Titolo V della Costituzione ed in particolare con l’aggiunta del comma v all’art.117.

La modifica votata dalla maggioranza dei consiglieri regionali è vista da essi come “opportunità”, nonostante espropri la Regione ed il territorio dalle prerogative in merito alle decisioni in materia di energia e petrolio, trasferendole da Via Verrastro a Potenza a Via Vittorio Veneto sede del MISE a Roma, con buona pace del territorio, dell’ambiente e della salute dei lucani che oggi non ci stanno e rivendicano di essere consultati prima di decidere e deliberare. Specialmente se c’è di mezzo il petrolio, i suoi disastri ma soprattutto la tutela della salute.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. terremoti petrolio

permalink | inviato da noscorietrisaia il 13/4/2014 alle 18:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 aprile 2014


Potrebbero essere le trivellazioni la causa del terremoto in Emilia

11 aprile 2014

di Pietro Dommarco

 
Mappa-delle-faglie-e-dei-pozzi1

Mappe dei pozzi e delle faglie in Emilia

La rivelazione è riportata in un articolo, a firma di Edwin Cartlidge, in uscita oggi sulla rivista americana Science dopo aver letto in anteprima assoluta la relazione finale della Commissione tecnico-scientifica Ichese, istituita nel 2013 per valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna. Stamattina ne scrive anche il Corriere della Sera.

Il terremoto che ha sconvolto l’Emilia Romagna nei mesi di maggio e giugno del 2012, provocando 27 morti ed oltre 40 mila sfollati, potrebbe essere stato causato dalle attività estrattive. A rivelarlo è la rivista americana Science (vol.344/n.6180/p.141), in un articolo a firma di Edwin Cartlidge. Le possibili correlazioni tra sisma e trivelle sono state messe nero su bianco dalla tanto discussa “Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna” (Commissione Internazionale Ichese) – istituita dalla Regione Emilia Romagna ed insediatasi il 2 maggio 2013 – in una relazione inedita che secondo quanto riporta la collega di Science, potrebbe essere stata presentata alla Regione Emilia Romagna almeno un mese fa, ma che i politici sia a livello regionale e nazionale – nervosi per le conseguenze sull’opinione pubblica della notizia, starebbero ritardando la sua divulgazione. Forse per l’avvicinarsi della tornata elettorale di maggio.

Questo perché, anche se formulate con cautela, le conclusioni del gruppo di esperti potrebbe spingere altre regioni a rivedere vecchie e nuove autorizzazioni rilasciate per permessi e concessioni di coltivazione di idrocarburi, colpendo la produzione di gas e greggio nazionale. La stessa Regione Emilia Romagna era in attesa del giudizio finale della Commissione Internazionale Ichese per rilanciare o meno le attività di ricerca e produzione di idrocarburi sul proprio territorio. In un rapporto, ancora segreto, potrebbero essere contenuti gli incubi di tutti gli attivisti, associazioni, cittadini e comitati che da anni denunciano che a provocare il sisma è stato l’uomo.

Sotto stretta osservazione gli eventi sismici di magnitudo 5.9 del 20 maggio 2012 e di magnitudo 5.8 del 29 maggio 2012. Il rapporto (“datato febbraio 2014”) da una parte smentisce come possibile causa del sisma il progetto di stoccaggio sotterraneo di gas in acquifero “Rivara” – in quanto le perforazioni dei relativi pozzi di stoccaggio non erano state ancora avviate – ma, dall’altra, tira in ballo “il giacimento di petrolio Cavone , di proprietà e gestito da Gas Plus”. Gli scienziati parlano di “variazioni di pressione […] derivanti sia dalla rimozione del greggio e l’iniezione di fluidi per migliorare il flusso di petrolio” ed escludono che queste operazioni possano aver rappresentato l’unica causa, perché “non sufficienti”, ma al tempo stesso ipotizzano che i ”cambiamenti indotti nella crosta” dal sisma del 20 maggio 2012, anche se estremamente piccoli, avrebbero potuto innescare “l’evento del 29 maggio alterando ulteriormente lo stress della crosta terrestre”. La Commissione Ichese avrebbe raggiunto questa conclusione osservando la correlazione tra l’aumento del flusso di petrolio in uscita dal “campo Cavone” (concessione di coltivazione Mirandola) iniziato nell’aprile del 2011 e l’aumento della sismicità della zona prima del 20 maggio 2012.
Immagine tratta da Science Magazine

Edwin Cartlidge scrive che Peter Styles, presidente della Commissione Internazionale Ichese, “non ha risposto alle domande circa il rapporto”. Lo stesso è valso per un portavoce della Gas Plus, perché “la società non può commentare i risultati”. C’è silenzio, preoccupazione, cautela e diverse valutazioni sui risultati della relazione incriminata. Mentre un geologo italiano – che ha deciso di rimanere anonimo – esclude ogni correlazione tra la produzione di greggio della concessione Mirandola ed il terremoto emiliano per “la distanza significativa tra giacimento di petrolio ed epicentro” e la modesta produzione, Geoffrey Abers della Columbia University – si legge sempre su Science – avverte che un collegamento non sarebbe da escludere, richiamando il sisma avvenuto a Denver nel 1967, attribuito all’iniezione di sostanze chimiche nel sottosuolo avvenute un anno prima il sisma ed a 10 chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto. Così come 3 terremoti avvenuti in Oklahoma nel 2011. In questo caso ad essere pompate nel sottosuolo furono le acque reflue.

A giugno del 2012 sul mensile Altreconomia – commentando l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Modena per “possibili trivellazioni abusive” nell’area sconvolta dal sisma – richiedemmo delle verifiche proprio sul Centro olio di Novi di Modena e sui pozzi produttivi dell’area, perché “nel piano di emergenza esterno di quest’impianto è chiarito che l’area che lo ospita è a bassa sismicità, ma soggetta ad amplificazione sismica e a potenziale liquefazione del terreno. Fenomeno verificatosi nelle aree colpite dal sisma”. L’Emilia Romagna è la regione più trivellata d’Italia. Una terra martoriata che – dal 1895 ad oggi – ha subito la perforazione di 1.697 pozzi. Nello stesso articolo, riportammo uno studio illuminante del prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università “Federico II” di Napoli, e della sua equipe, nel quale si afferma che “l’iniezione di fluidi in pressione nel sottosuolo, come testimonia una ricca bibliografia scientifica internazionale, può innescare un’attività sismica di non elevata magnitudo.

Non si intende mettere in relazione le iniezioni di fluidi nel sottosuolo o comunque l’estrazione di idrocarburi con l’attività sismica di elevata magnitudo di chiara origine tettonica. Crediamo che debba essere adeguatamente approfondito l’argomento, almeno, laddove sono in corso attività estrattive e di probabile reiniezione di fluidi per favorire l’emungimento del petrolio, come nella Val d’Agri in Basilicata, in aree caratterizzate da faglie sismo-genetiche in grado di originare eventi di elevata magnitudo come accaduto nel 1857” [...] “In Emilia-Romagna pozzi di reiniezione ce ne sono.

Uno è sicuramente quello denominato “Cavone 14”, ubicato nella concessione di coltivazione “Mirandola”. A Mirandola e dintorni -da 8 pozzi produttivi- si estraggono, rispettivamente, 200 mila barili di greggio all’anno e oltre 800 mila metri cubi di gas, sui 200 milioni di metri cubi dell’intero territorio regionale“.

In attesa che il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Emilia Romagna rendano nota la relazione finale della Commissione Internazionale Ichese, trova una spiegazione la decisione della Regione Lombardia di fermare gli stoccaggi in sovrappressione richiamando “gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel mese di maggio 2012, con effetti anche sulle regioni limitrofe, in aree con presenza di impianti di stoccaggio e la Commissione Internazionale Tecnico-Scientifica nominata dalla Protezione Civile per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di perforazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica” e sottolinea che “tra le potenziali problematiche di sicurezza da valutare risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento, nonché nella fase di esercizio a seguito di variazioni anche rapide della pressione in giacimento”.

da www.olambientalista.it

 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. petrolio terremoti emilia romagna

permalink | inviato da noscorietrisaia il 12/4/2014 alle 7:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 aprile 2014


Trivelle – Ministro Guidi: senz’acqua non si crea impresa e nemmeno turismo

Sfruttamento delle risorse petrolifere ,”al Sud fare impresa è più difficile che altrove ma questo non vuol dire che si possa o si debba fare solo turismo “,con queste frasi esordisce il nuovo ministro dello sviluppo economico Guidi sulla carta stampata. Il nuovo ministro guarda al petrolio e gas del sud con lo stesso metodo e modo di fare dei suoi predecessori dimenticando che le risorse petrolifere sono già sfruttate in Basilicata da oltre 15 anni .

Il termine “sfruttare” purtroppo è tipico di chi vuole ottenere un vantaggio sulla base di un sacrificio altrui , con la famosa frase “serve al paese “ o “sviluppo del paese” detta dai vari politici di turno la Basilicata si è ritrovata in tanti anni di sfruttamento petrolifero con i dati Istat di Regione più povera d’Italia con elevati tassi di disoccupazione giovanile.

Visto che il ministro sa bene che fare impresa al sud è difficile , deve sicuramente sapere che se trivelliamo il nostro enorme patrimonio idrico ,ambientale ,marino e storico per estrarre gas e petrolio noi le imprese non le potremo più realizzare nel nostro meridione .Ne tantomeno possiamo realizzare alcuna industria se trivelliamo i bacini di ricarica delle acque della Val d’Agri, senz’acqua prima dell’energia nessuna impresa si può realizzare .Ne tantomeno potremmo pagare in eterno le tasse sul nostro PIL ,non a termine come quello petrolifero e per altro riservato a pochi.

Il petrolio si estrae se ci sono le condizioni ambientali e quelle economiche .Premesso che le condizioni economiche prescindono inderogabilmente da quelle ambientali in Basilicata e in altri luoghi degli appennini e dei mari meridionali queste condizioni purtroppo non ci sono. Ne esistono imprese nel settore petrolifero in nessuna parte del mondo atte a garantire processi nel rispetto dell’ambiente, per il semplice fatto che i processi petroliferi sono altamente impattanti e gli incidenti e i disastri purtroppo accadono .In Basilicata intanto qualcuno ci deve spiegare perché nel lago idropotabile del Pertusillo e nel fiume Basento sono presenti in dose elevati gli idrocarburi . Invitiamo il ministro a studiarsi il principio di precauzione prima di parlare di veti e immobilismi su questioni che invece interessano il futuro delle economie locali meridionali ,la tutela dell’ambiente e la salute delle popolazioni

Il ministro deve poi spiegarci perché il principio di precauzione viene applicato per le regioni del Nord mente si esclude a priori il Sud ,ci riferiamo all’applicazione del principio di precauzione per Golfo di Venezia e non per il Golfo di Taranto relativamente alle trivellazioni off shore.

Siamo conviti che lo sviluppo del sud passa attraverso il rispetto delle risorse naturali in ottica equa e sostenibile ,che l’acqua ha un valore economico superiore al petrolio e che prima di parlare di sfruttamento si dovrebbe parlare di rispetto delle economie meridionali a partire dal turismo non compatibili con lo sfruttamento minerario.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ministro guidi petrolio

permalink | inviato da noscorietrisaia il 6/4/2014 alle 13:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     marzo        ottobre
 
rubriche
Diario
Comunicati 2004
Comunicati 2005
Comunicati 2006
Comunicati 2007
comunicati 2008
comunicati 2009

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
Missioni in Africa
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom