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1 gennaio 2015


Pittella –Sblocca Italia: dal catastrofismo economico alla liquidazione della Basilicata

31 ottobre 2014

 

Sono 15 anni e più che le istituzioni regionali parlano di petrolio tralasciando dall’egual misura l’agricoltura, l’acqua, il cibo, il turismo, l’archeologia con i risultati che vediamo tutti: la Basilicata scala le classifiche di povertà, di disoccupazione ed emigrazione (dopo l’istat c’e il rapporto svimez). Se vogliamo parlare di catastrofismo, Pittella discuta della catastrofe economica in cui con la gestione di questi 15 anni è stata trascinata la Basilicata per la miopia e la dipendenza da royalites e compensazioni. Royalites e compensazioni che hanno dopato il mondo delle illusioni e del sottosviluppo culturale delle istituzioni, mentre ha impoverito una classe imprenditoriale lucana che avrebbe voluto fare, ma che ha viaggiato a vista e con le proprie forze.

Catastrofe economica è stato perdere circa 320 milioni di euro l’anno (per colpa del pil elevato a causa anche delle estrazioni petrolifere) dei fondi obt 1 dell’Ue per rincorrere nemmeno un terzo della somma in royalites. Per poi accorgersi che quei soldi non sono spendibili per colpa del patto di stabilità, mentre i fondi obt 1 Ue sarebbero stati immessi direttamente nelle casse delle imprese per finanziamenti per lo sviluppo.

Ci stiamo impoverendo proprio perché la politica sul fossile ha oscurato le vere politiche di sviluppo legate all’acqua lucana e ai potenziali di questo territorio in tema di agricoltura, agroalimentare, cibo e turismo. Ci stiamo impoverendo perché paghiamo tasse e non abbiamo servizi, a partite da quelli essenziali in tema di ospedali, trasporti e istruzione, al pari di altre regioni non petrolizzate come la Toscana. In qualità di Italiani abbiamo diritto a servizi efficienti come nel resto del paese e non dobbiamo distruggere acqua e terra per avere un treno o una strada che già paghiamo con le nostre tasse .Un modello da catastrofe economica che ha solo il sapore dello sfruttamento del territorio per favorire pochi individui collegati alle aziende petrolifere e alla filiera dei rifiuti annessa .

Che sia un disastro economico se ne sono già accorti gli agricoltori della Val d’Agri,della Val Basento ,i produttori del cibo lucano ,gli operatori turistici ed infine la stessa Confapi lucana che critica ampliamente lo Slocca Italia a tutela delle economie locali del territorio.Anche i sindaci lucani hanno espresso il loro parere sullo Sblocca Italia chiedendone l’annullamento.Per fortuna le amministrazioni comunali sanno leggere e scrivere e hanno intravisto i danni che le economie locali e gli interessi di tanti cittadini possono subire con questo decreto.

Le condizioni economiche per estrarre petrolio in Basilicata non ci sono mai state (basta sentire il pianto greco dei sindaci della Val d’Agri), ma il problema vero sono invece restano le questioni ambientali, sanitarie, collegate allo sviluppo delle economie locali. Pittella dimentica di essere autorità di sanità pubblica e che ha delle responsabilità nei confronti dei lucani soprattutto in tema di salute Tutto questo mentre non è capace di fornire risposte soddisfacenti sullo stato delle acque del Pertusillo in merito alla presenza di idrocarburi e metalli pesanti,o sullo stato del Basento, o sulla natura delle acque di Montemurro vicino ai pozzi di reinezione.

Pittella la smetta poi di raccontare insieme a qualche parlamentare del pd che non ci saranno altre trivellazioni oltre a quelle del memorandum.

Gli ordini del giorno dei parlamentari pd lucani in tema barili sullo Sblocca Italia diventano carta straccia, di fronte ad un decreto governativo votato in parlamento in regime di fiducia . Le azioni odierne della regione Basilicata inoltre li smentiscono spudoratamente : a partire dal Vulture (vedasi V.I.A . aperta dalla Regione Basilicata sull’istanza la Bicocca) o peggio dal Ministero dell’Ambiente nel Mar Jonio (con n. 3 nuove V.I.A alla Global Med) per un totale di 16 istanze nel nostro mare.

E’ grave quanto affermato dal sottosegretario De Filippo alla festa dem a Policoro del 21 settembre sul fatto che il decreto Sblocca Italia sia stato redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico. In merito Pittella ci deve spiegare a cosa è servito il suo lungo rapporto di corrispondenza con il ministro Guidi se poi nasce un decreto con prerogative di massimo sfruttamento petrolifero sull’intera Basilicata ?

La Basilicata è stata già ampliamente sfruttata ,ora per favore non vogliamo la liquidazione economica degli ultimi pezzi di terra e di mare rimasti intatti.[No Scorie Trisaia]


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26 settembre 2014


No Scorie Trisaia, “Lenticchie amare e lavoro perso, Pittella si dimetta!”

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 11 settembre 2014

 

guidipittellarenziRenzi impugna la legge Pittella sul patto di stabilità, allo stesso modo di come la consulta ha bocciato la moratoria bluff sul petrolio dell’ex presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, che sta permettendo alle compagnie petrolifere di sbloccare le istanze di ricerca con i ricorsi al Tar per gran parte del territorio lucano. Questo significa che nemmeno le lenticchie acquisite con lacrime e sangue dai territori, potranno essere consumate. Nella dittatura energetica del governo Renzi la Basilicata sarà privata anche di gran parte delle amare lenticchie e questo grazie all’incapacità politica dei precedenti e attuali presidenti della regione di farsi rispettare a livello governativo. A nulla serve parlare di ” barricate” e “carri armati” in tema di petrolio se in realtà si subisce consapevolmente.

Come cittadini non ci sentiamo per nulla rappresentati dal governatore Marcello Pittella, e pertanto,alla luce di quello cui sta andando incontro la Basilicata in tema di sfruttamento del territorio, chiediamo che si dimetta e che si vada a votare per una nuova regione dove scelgano i cittadini il destino di questa regione. Ci stiamo impoverendo proprio perché la politica sul fossile ha oscurato le vere politiche di sviluppo legate all’acqua lucana e ai potenziali di questo territorio in tema di agricoltura, agroalimentare ,cibo e turismo.

Le condizioni economiche per estrarre petrolio in Basilicata non ci sono mai state (basta sentire il pianto greco dei sindaci della val d’agri), ma il problema vero sono invece le questioni ambientali, sanitarie, collegate allo sviluppo delle economie locali. Pittella dimentica di essere autorità di sanità pubblica e che ha delle responsabilità nei confronti dei lucani soprattutto in tema di salute. Il governatore non può farne solo ed esclusivamente una questione di soldi o di patto di stabilità, perché nessuno allo stato attuale ha dato garanzie sufficienti sull’impatto ambientale che le estrazioni petrolifere hanno su cittadini ed economie locali,ne quantificato i danni già prodotti alle economie locali.

Le illusioni sono finite, le possono raccontare solo alcuni giornalisti nei giornali nazionali colpiti da un’epidemia catramifera (il contrario della comitatite di Renzi ).

Ci riferiamo ai posti di lavoro che crescono di articolo in articolo, da 5.000 sono diventati addirittura 100.000 posti di lavoro illusori e mediatici nel petrolio se trivellano le terre e il mare del meridione d’Italia. Nella matematica di Pitagora invece si decuplicherà la perdita di posti di lavoro nell’agricoltura, agroalimentare, turismo e industria collegata al ciclo dell’acqua se distruggeremo gli ecosistemi per l’incompatibilità del petrolio con gli appennini e il mare del meridione. In un rapporto alquanto agghiacciante per un posto di lavoro a termine nel petrolio ne perderemo 10 a tempo indeterminato negli altri settori.

La conferma non è di parte, basta vedere i risultati ottenuti in Val d’Agri in 15 anni di estrazione. A testimonianza di ciò vediamo se Renzi è capace di portare turisti in Val d’Agri e se i cittadini di Firenze comprerebbero i prodotti agroalimentari della Val d’Agri, dove le aziende agricole non vendono più nulla. La storia insegna mentre la comunicazione poco trasparente e poco solare mistifica.


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14 novembre 2013


Il Parco del Pollino va in fumo come la politica insostenibile di Pittella

9 novembre 2013

 
centrale1

centrale Enel del Mercure

[di No Scorie Trisaia] Nelle politiche insostenibili della regione Basilicata e dei suoi futuri aspiranti governatori in primis il locale Pittella c’è anche la centrale a biomasse e affini del Mercure. Una centrale da 35/40 MW molto incompatibile in un parco nazionale, bocciata dal Consiglio di Stato e che invece attraverso una conferenza di servizio della regione Calabria fa rivivere il vecchio progetto. Tutto mentre si sta cercando di far cambiare idea al parco che già si espresso con la comunità del parco contro. Spuntano sul territorio le famose compensazioni dal ministero (che prima non c’erano) per far aggiungere qualche sindaco al fronte di chi quest’impianto lo vuole per forza in contrasto con quanto, vogliono invece migliaia di cittadini…
Ma l’aspirante governatore Pittella ha minimamente idea di quali conseguenze ha questo impianto energetico ? La regione Basilicata equipara il combustibile derivato da rifiuti alle biomasse e legittima l’incenerimento di rifiuti anche nelle cementerie.

Tutto questo costa quattro volte in più al cittadino in termini di costo smaltimento (anche se i cittadini differenziano il secco), in termini di trasporto rifiuti agli inceneritori, in termini di fondi cip 6 che i cittadini pagano in bolletta elettrica, in termini d’inquinamento e costi sanitari che si potrebbero evitare con impianti di recupero a freddo di plastica , carta, legno. Chi ripaga di milioni di euro sottratti ai lucani da altre iniziative imprenditoriali e investiti sul pollino negli anni?

Investimenti che vanno in fumo con questo progetto già mediaticamente distruttivo ?

Quanti posti di lavoro si perdono in agricoltura ,turismo e artigianato con questo progetto energetico in un parco nazionale? Oltre mille posti di lavoro e altrettanti che non si creeranno ,che l’aspirante governatore dovrebbe calcolare al confronto di poche decine di dipendenti prossimi alla pensione che lavorano nell’attuale centrale e che saranno sostituiti da altri più giovani provenienti da altri impianti della società proponente.

Una centrale a biomasse o un inceneritore economicamente non si regge in piedi se non è finanziato dai fondi Cip 6, che pagano sempre i cittadini nella bolletta elettrica e che invece potrebbero essere investiti realmente nelle rinnovabili.

Dove sono poi i controlli e i monitoraggi pubblici per una centrale che entra in funzione su un vecchio progetto già bocciato dal Consiglio di Stato? Perseveriamo gli stessi errori fatti in val d’Agri in tema di tutela della salute pubblica e d’inquinamento delle acque sull’esperienza petrolio?
Che c’entra poi il comune di Lauria con le compensazioni della centrale del Mercure? poiché il comune dista diversi Km dalla valle e non è interessato dall’inquinamento che comunque resterà in una valle chiusa al movimento dei venti. Una classe politica che vive di compensazioni in cambio di rifiuti e inquinamento è una classe politica che non può offrire alle comunità altro sviluppo ,è una classe politica limitata che non merita di amministrare. Lo sanno i sindaci della valle del Mercure che prima di chiedere compensazioni sono i primi responsabili della salute pubblica e quindi perseguibili per legge se non ottemperano a questa funzione importante nei confronti dei cittadini che comunque se pensano di sopravvivere di compensazioni faranno la fine di tanti altri sindaci lucani, in primis quelli della Val d’Agri che si sono ritrovati dopo l?esperienza del petrolio più poveri e inquinati e hanno bruciato le altre possibilità di sviluppo sul territorio.

Dove sono poi le garanzie che l’inquinamento della centrale non farà male (nel bigotto discorso che sono biomasse) ,perché non esistono garanzie economiche per tutelare i futuri costi sanitari e la perdita di posti di lavoro a causa della presenza della centrale in attività tipiche del parco ?

Chi ripaga la svalutazione urbanistica delle case nel pollino per la presenza di una centrale che emette comunque polveri sottili (con le naturali biomasse) definite cancerogene dallo IARC dell’OMS.

Una centrale di 35/40 MW a biomasse consuma molta acqua, utile per altri scopi agricoli e zootecnici, nonchè tanta biomasse non reperibile in loco (gli alberi del parco non si tagliano per fare le biomasse).

Come si conciliano poi gli ultimi investimenti regionali nelle acque minerali (che lo stesso Pittella ha privatizzato senza ottenere gran che) a Viggianello, le cui falde sono nel Mercure e nella stessa zona della centrale ? Pensa forse che i consumatori conoscendo la località di provenienza consumeranno quell’acqua ?

Se il Mercure-Pollino è il biglietto da visita per le nuove politiche di sviluppo in Basilicata Dott. Pittella, ci sentiamo di dirle che la dovete smettere di distruggere il nostro ambiente e le nostre economie locali, non vogliamo una continuazione delle politiche di De Filippo su rifiuti, centrali, discariche ,inceneritori e soprattutto trivelle .

Se non conosce come trattare i rifiuti in questa regione senza crearne altri o non inquinare le acque e se vuole consigli su come non distruggere il territorio creando sviluppo e occupazione siamo disposti a dare il nostro contributo sociale, ma non vogliamo assolutamente che mandi in fumo la Basilicata cosi come permette ora anche lei al pari di altri di mandare in fumo il parco del Pollino. [No Scorie Trisaia]


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15 giugno 2013


RICONVERTIAMO IL CENTRO ENEA DI TRISAIA SENZA SEGRETO DI STATO SULL’ITREC.

noscorietrisaia@libero.it

 

12.06.2013

 

Ne abbiamo sentite di tutti i colori  sul centro ricerche Enea della Trisaia, collegato fisicamente al centro nucleare gestito da Sogin (circa 95 Ha di Enea contro i 5 Ha dell’Itrec), con tanto di lodi e fiumi di articoli di giornali da parte delle istituzioni e della politica sull’operato di questo Ente. Il risultato locale  invece è sotto gli occhi di tutti: il centro rischia di scomparire , i dipendenti sono sempre di meno  e non si riesce ad assicurare nemmeno piccoli stipendi agli operatori par- time dei servizi.

Non tutti sanno che  la ricerca che si fa nel centro Enea di Trisaia riguarda  progetti  della grossa industria e che negli anni  non c’è stato  alcun progetto significativo produttivo che abbia interessato le comunità locali. Colpa di una  visione istituzionale miope  nel non  cercare di dare un’impronta produttiva per il territorio a questa realtà.  La proposta attuale di produrre energia per abbattere i costi dell’ente da parte dell’assessore Pittella   potrebbe sembrare una scelta sensata ma conoscendo le politiche energetiche regionali, nazionali  e i tentativi politici  bipartisan di trasformare  la Basilicata in un hub energetico e dei rifiuti   i nostri dubbi su queste progetti  nascono spontanei .L'assessore  Pittella   arriva tardi e in modo poco chiaro sul rapporto Sogin- Enea e sulla autoproduzione di energia ,attività tutta da chiarire che non risolverebbe la questione Enea  .Una  proposta di produrre energia dal solare  nel centro Enea ,compreso quello  solare-termico (per sottrarre terreno ai  progetti dei nuclearisti) fu fatta 9 anni fa proprio da Noscorie Trisaia  per dare energia alle comunità locali  e per bloccare  le attività nucleari.

Un'idea  progettuale  di rilancio dell’ente  Enea Noscorie  Trisaia l’ha redatta dopo il 2003 . Il centro andava  riconvertito ,ma non in attività di ricerca nucleare come hanno cercato di fare in questi ultimi anni alcuni parlamentari lucani  tra cui l’on.  Latronico  insieme alla dirigenza Enea Nazionale per rilanciare il centro. Vedi il  progetto di ricerca su alcuni componenti di reattori nucleari pro  ITER( http://www.olambientalista.it/fusione-nucleare-zero-trasparenza/ ) con  l’Enea che  aveva  ancora un ruolo di primo piano   sulla ricerca sul nucleare  con l’ex governo Berlusconi . A ns. giudizio un  pericoloso espediente per trasformare poco alla volta  il centro Enea nel famoso parco tecnologico nucleare al servizio del deposito nazionale di scorie nucleari .In poche parole il progetto che Sogin ha presentato al governo  sul nuovo deposito nazionale di scorie dopo il fallimento del progetto di   Scanzano nel 2003.

O peggio  ancora con  la ricerca sugli Ogm già presente  nel centro Enea  ,ricerca controproducente e improduttiva   per l’ agricoltura  locale e nazionale .

Il  progetto di Noscorie Trisaia  per la riconversione dell’Enea è ancora perseguibile , prevede il recupero delle competenze  professionali dei tecnici Enea per creare una scuola sulle energie rinnovabili di alto livello per  creare successivamente  un incubatore di imprese nel settore dell’innovazione energetica sostenibile,rinnovabile e/o  nelle produzioni agricole tipiche (no  Ogm). Recupero  in  suoli produttivi dei terreni Enea (parte dei 95 Ha) nel piano urbanistico del comune di Rotondella ( lo abbiamo  già proposto  all’ente nelle osservazioni) per destinarli alle stesse imprese che avrebbero utilizzato i brevetti Enea. Utilizzo di una parte dei suoli  per lo sviluppo dell’energia solare termica per uso sociale .Ricordiamo all’assessore  regionale Pittella  che altre forme di produzione di energia  non sono  compatibili  con il territorio.

Sul centro Itrec  situato  nel compresorio Enea  vogliamo ricordare all’assessore Pittella  che grava il segreto di stato e che i parlamentari lucani bipartisan pd e pdl  compreso lo stesso Latronico  non si sono minimamente degnati  di chiedere al governo Letta  di cui fanno parte  perché  tale misura sul centro nucleare lucano . Considerato che il centro Itrec  risulta  in bonifica. Ne tantomeno lo ha fatto la Regione Basilicata  che nega i tavoli di trasparenza sul nucleare ai cittadini da ben due anni   .Riteniamo che tutto quello che deve essere fatto in quell’area deve essere posto all’attenzione dei cittadini  che hanno già ribadito da generazioni che di nucleare e attività inquinanti non ne vogliono minimamente sentire parlare e che una riconversione sostenibile del centro  sia fattibile e praticabile


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