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20 agosto 2016


Noscorie ribadisce: per la tutela di ambiente e salute serve legge regionale per la riduzione degli inquinanti

nOSCORIE TRISAIA 17 AGOSTO 2016 Cerchiamo di chiarire un concetto: non possiamo avere una tutela dell’ambiente e della salute pubblica se immettiamo nell’ambiente sostanze inquinanti in aria, acqua o suolo solo perché la legge lo permette. Le normative ambientali attuali anche se considerate da alcuni severe restano pura teoria in confronto ad una riduzione fisica degli inquinanti alla fonte. L’impatto ambientale si limita nelle attività industriali e agricole riducendo i residui e gli inquinanti alla fonte nei processi industriali e non avendo solo ottimi monitoraggi che ci dicono che tutto è nei limiti di legge, che è legale e che possiamo stare tranquilli. I processi industriali devono essere sostenibili e non solo legalizzati, la legge deve tutelare in primis le popolazioni, le comunità, i lavoratori e solo dopo il profitto o la produzione. Le risorse della terra sono in esaurimento e da quest’anno è come se le avessimo chiesto in prestito dagli anni futuri ( in una banca chiamata terra dove nessuna deposita ma tutti prelevano) http://www.lastampa.it/2015/08/13/scienza/ambiente/focus/la-terra-da-domani-inizia-a-consumare-le-riserve-del-QpZtWNWczRYg8h2oqD02FL/pagina.html Su una legge regionale lucana sui limiti di emissione e i processi sostenibili abbiamo riempito i verbali dei tavoli della trasparenza regionali sul nucleare da circa 8 anni, le pagine dei giornali, del web e le tappe dello smemorandum in camper del 2011 di Noscorie Trisaia e Ola. Lo ripetiamo per l’ennesima volta Il consiglio regionale della regione Basilicata deve varare una legge che abbassa i limiti di emissioni inquinanti obbligando le aziende a rivedere i propri processi industriali e attivando sui camini e su tutti gli scarichi in acqua dei sistemi di monitoraggio in continuo. Questo limiterebbe anche la spesa regionale delle agenzie dell’ambiente sui monitoraggi che grava purtroppo sui cittadini e non sulle imprese. Una legge regionale che limita l’immissione in atmosfera del H2s (il pericoloso Idrogeno solforato) è necessaria per portare il limite attuale per l’industria petrolifera pari a 25 parti per milione a quello consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pari a 0,00 5 parti per milione, ossia 5000 volte inferiore. Stesso discorso vale per le diossine, i furani, per la radioattività e per tutti gli inquinanti pericolosi per la salute pubblica, l’ambiente e la catena alimentare. La stessa attività è stata fatta già all’Ilva di Taranto, dove la Regione Puglia ha abbassato i limiti della diossina ai migliori standard europei e imposto il monitoraggio in continuo sui camini http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/100997/diossina-la-regione-puglia-abbassa-i-limiti-di-emissioni.html (non capiamo perché non lo debba fare la Regione Basilicata). Il neo assessore all’ambiente R.B. Pietrantuomo se vuole ricucire un rapporto con la comunità diversamente dai suoi predecessori ha la possibilità di cambiare le regole sulla tutela dell’ambiente in ottica di trasparenza e partecipazione democratica. http://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1012&id=3014857&value=regione L’intervento sui processi industriali per ridurre gli inquinanti potrebbe avere dei costi per le aziende che comunque accedono sempre a fondi UE, ma la salute (compresa quella dei lavorati interni di cui si dovrebbe occupare il sindacato) e la tutela dell’ambiente non possono essere secondi al profitto.


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1 gennaio 2015


Itrec, più sicurezza e trasparenza e meno tavoli degli incidenti

29 settembre 2014

 

Pozzi vicino il centro nucleare Itrec di RotondellaInterviene No Scorie Trisaia in merito al tavolo della trasparenza regionale: “dopo 4 anni la regione Basilicata ha convocato il tavolo della trasparenza (quello di agosto 2013 scaturì dal trasporto nucleare americano top secret scoperto dai cittadini), tavolo che ripetiamo è convocato ogni circa 3 mesi nelle altre regioni nuclearizzate. Riteniamo che il decommisioning del materiale nucleare dell’Itrec sia estremamente delicato e che abbia bisogno della massima sicurezza nei processi di decommiisioning ( vedi il caso della fossa ex irreversibile oggetto di incidente ), verso l’ambiente, la tutela della salute delle popolazioni e delle economie locali.

Stesso discorso vale per la trasparenza nei confronti dei cittadini da parte delle istituzioni e dell’esercente Sogin. Non possiamo avere informazioni e rassicurazioni solo in caso di incidenti, mentre si alimentano con il comportamento delle istituzioni dubbi e perplessità .

Finalmente i comuni limitrofi al centro Itrec si sono dotati di un tecnico di fiducia che possa seguire il decommissioning nucleare dell’impianto Itrec . Questo però non basta, i comuni devono divulgare il piano nucleare di emergenza esterno redatto dalle prefetture alle popolazioni e convocare propri tavoli intercomunali di trasparenza con i cittadini, Sogin e le istituzioni.Tavoli intercomunali dove le operazioni sulla sicurezza del decommisioning possano essere seguite passo-passo anche dai cittadini .

In merito ricordiamo che la Sogin è obbligata a fare un piano di comunicazione sul decommissionig dell’Itrec e a divulgarlo alle popolazioni (vedi V.I.A ministeriale impianto Icfp ).

Ringraziamo Ispra per aver pubblicato i criteri per la realizzazione del deposito nazionale, i criteri sono alquanto chiari: i siti nucleari non possono essere dislocati sotto i bacini idrici, vicino all’acqua e/o vicino a zone dove vi è attività di estrazione, ricerca e/o sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Vedi acqua, gas o petrolio.

I criteri confermano quanto affermato da Noscorie Trisaia dal lontano 2006 agli stessi tavoli della trasparenza regionali :che il sito della Trisaia non può stare là dov’è per la presenza di acqua e perchè si trova sotto il più grande bacino idrico in terra battuta d’Europa. Nè tantomeno la regione Basilicata può avviare come nel caso di pozzo Morano in Policoro attività estrattive di gas vicino i centri nucleari, cosi come già contestato agli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata e ribadito nei precedenti tavoli tavoli della trasparenza dal lontano 2008 dalle associazioni di Policoro.

L’assessore all’ambiente della Regione Basilicata deve inibire qualsiasi attività estrattiva per un raggio di almeno 20 km se non oltre dall’Itrec e/o di ricerca petrolifera che potrebbe generare subsidenza, micro sismicità ,scoppi o altre situazioni di pericolo. Considerato il fatto che il centro Itrec si trova su faglie sismiche, su una falda idrica unica per tutto il metapontino, vicino aree abitate, vicino al fiume Sinni, al mare Jonio ed in ‘area ad elevato rischio idrogeologico. [No Scorie Trisaia]


22 giugno 2013


Basta tranquillizzare sull’inquinamento di Tito Scalo. Bonificare subito l’area

- 22 giugno 2013

 
Area fosfogessi Tito Scalo da Rifiuti Connection

Vedi (cliccare sull’immagine) l’inchiesta Current TV “Rifiuti Connection”

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e No Scorie Trisaia denunciano ancora una volta il tentativo di “narcotizzare” l’attenzione dei cittadini sul grave inquinamento dell’area industriale di Tito Scalo e chiedono alla Regione Basilicata di non perdere più tempo sulla bonifica del SIN (Sito di Importanza Nazionale)…

Una vicenda – denunciano le due organizzazioni – che dura purtroppo da due decenni. Essa è stata portata all’attenzione dei grandi media con l’inchiesta “Rifiuti Connection”, andata in onda su Current TV- Sky Canale 130, sulla quale si ricorda l’ironia dell’ex consigliere regionale e presidente del Consiglio, Vincenzo Folino quando, parlando del documentario “Rifiuti Connection”(visionabile sul sito www.olambientalista.it), affermò: “Ho visto un servizio sul Canale 130 (di Sky), francamente sconcertante, perché tutti in questo Paese si dilettano a intervenire, fra cui soggetti istituzionali creando allarme”…

Conveniamo con l’ex presidente del consiglio regionale oggi deputato del Parlamento italiano ma per ragioni opposte alle sue. Di dilettanti ne abbiamo visti molti all’opera, con i vari direttori generali susseguitisi alla guida dell’Arpab e con gli assessori all’ambiente regionali che hanno portato a far diventare il problema rifiuti in Basilicata un vero e proprio “allarme sociale e sanitario”.

Area fosfogessi Tito ScaloOggi è necessario attuare la bonifica, utilizzando i fondi messi a disposizione dalla Deliberazione CIPE n.87 del 3/8/2012 (Gazzetta Ufficiale n.256/2012) che per il SIN di Tito Scalo mette a disposizione quasi 24 milioni di euro con i fondi FAS, ad iniziare dalla messa in sicurezza permanente del bacino dei fosfogessi (disponibili 6 milioni di euro), le acque di falda, le aree fluviali e le scorie della ferriera di Potenza.

Sulla tenuta in sicurezza delle vasche dei fosfogessi oggi vicino a supermercati, industrie e case abitate a Tito Scalo – denunciano Ola e No Scorie – vanno perseguite le inadempienze di chi ha consentito che l’inquinamento chimico e radioattivo si disperdesse anche all’esterno dell’area, nei torrenti Tora e fiume Basento, oggi anch’essi da disinquinare.

C’è pero il rischio che i fondi stanziati dal CIPE, se non impegnati dalla Regione entro il 31 dicembre 2013 e spesi entro il 2015 possano essere “revocati, su proposta del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica” così come recita la delibera del CIPE. Per questo la Ola e No Scorie chiedono che venga attuata la prescrizione CIPE di dare ampia pubblicità sulle procedure di affidamento ed attuazione dei lavori di bonifica, così come altre Regioni stanno facendo per le aree inquinate dei SIN. Ritardi accumulati che rischiano di consegnare ancora per decenni un grave stato di inquinamento dell’area di Tito Scalo, che si ripercuote sulla salute e l’ambiente.

La Ola e No Scorie Trisaia chiedono infine alla Regione che per i residenti e le maestranze dell’area di Tito Scalo, d’intesa con il Comune di Tito e la ASP, si intraprenda una campagna di monitoraggio delle condizioni di salute, sull’esempio di quanto i comuni di Grumento Nova e Viggiano hanno programmato con la VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) per la Val d’Agri, attuando un monitoraggio delle aziende ed i prodotti agricoli e zootecnici di un comprensorio che comprenda, oltre a Tito, anche i comuni di Picerno e Potenza.

Pagine da Bonifica SIN

Quadro economico tratto dalla delibera CIPE n.87/2012


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12 aprile 2013


Un nuovo no al progetto della Apennine Energy nel Vallo di Diano

9 aprile 2013

 

E’ quanto emerso a Padula il 7 Aprile scorso nell’aula consiliare della comunità montana Vallo di Diano durante la conferenza dei sindaci convocata per discutere sulle azioni da intraprendere per contrastare l’istanza per il permesso di ricerca in terraferma dell’Apennine Energy, denominata “Tardiano” che coinvolge anche i comuni di Montesano sulla Marcellana e Casalbuono. «Siamo nella fase iniziale, perché non ci sono ancora autorizzazioni nè richieste ai comuni interessati – ha dichiarato il presidente della comunità montana, Raffaele Accetta- c’è solo una richiesta fatta al ministero dello Sviluppo di questa nuova ricerca. Noi diciamo no a questo tipo di attività e credo che coerentemente con quanto fatto in passato e soprattutto negli ultimi mesi anche per la stazione elettrica, è un no deciso e lo faremo prima che il ministero autorizzi questa nuova ricerca».

Al fianco dei cittadini del Vallo di Diano si è schierato il geologo Franco Ortolani. «La mira della compagnia petrolifera – ha spiegato il geologo – è stata eccezionale: ha individuato il cuore dei serbatoi idrogeologici di importanza eccezionale e nazionale che tra il Vallo di Diano e l’alta Val d’Agri alimentano sorgenti perenni di acqua potabile con una portata complessiva media di circa 8000 litri al secondo.

Altro punto di pregio della proposta è costituito dal fatto che nella zona di spartiacque vi sono vari bacini chiusi endoreici dove l’acqua di ruscellamento viene assorbita in vari inghiottitoi che fanno defluire l’acqua sia verso la Campania che la Basilicata. Inoltre nell’ambito del permesso, nel sottosuolo, si trovano le faglie attive responsabili del sisma del 1857». «I rischi ambientali e le conseguenze per la popolazione sono troppo elevati – ha dichiarato il deputato di Fdi, Edmondo Cirielli – Non ci sarebbe, peraltro, alcun guadagno reale né immediato né futuro per l’area che, al contrario, vedrebbe aumentare i volumi di traffico dovuti all’attraversamento di mezzi pesanti e crescere l’inquinamento nel suo complesso».

Erminio Cioffi – il giornale di Salerno


8 marzo 2013


Viggiano (Donato): un centro olio…di famiglia?


[di Leo Amato*] Un mese prima, a maggio di tre anni fa, era stato assessore regionale alla cultura per una notte, ma all’alba Donato Viggiano si era ritrovato soltanto – si fa sempre per dire – direttore generale del dipartimento ambiente. Poi sua moglie è entrata in società con questo imprenditore di Polla da tempo nell’orbita dell’Eni, più un altro misterioso personaggio, che in passato risulta residente nei paraggi del quartier generale della compagnia del cane a sei zampe. Tempo un anno ancora e poi le cose hanno preso davvero una piega particolare. LA SOCIETA’: c’è un filo diretto che va da San Donato Milanese ai vertici degli uffici di via Verrastro a Potenza, e lega in un groviglio di interessi controllore e controllato, chi ogni giorno estrae petrolio dai ricchi giacimenti lucani, e chi supervisiona le istruttorie a livello regionale per la realizzazione delle infrastrutture necessarie. La matassa ha un nome e si chiama Med.Ing. srl (Mediterranea Ingegneria), una giovane società di progettazione con sede a Viggiano entrata a tempo di record nel gotha delle ditte più quotate dell’indotto petrolifero locale e non. «Una nuova realtà della Basilicata imprenditoriale». Racconta la scheda di presentazione visibile sul sito. «Nata dalla convinzione che un approccio “locale” alle attività di supporto e fornitura di servizi alle compagnie che operano nell’industria dell’oil & gas sia imprescindibile per centrare gli obiettivi di business on time».

Impossibile affidarsi a una traduzione letterale, ma il concetto è tutt’altro che sfuggente per chi è più navigato del settore. «Noi crediamo infatti – prosegue la scheda online – che solo una profonda conoscenza del territorio e dei meccanismi socioeconomico-politici che ivi sottendono, unita alle migliori competenze e risorse, possa consentire di rispondere in modo efficace e efficiente alle richieste del cliente». E quale mezzo di «conoscenza» migliore di un matrimonio ai vertici del dipartimento ambiente? Specie quando è proprio in quegli uffici che si trovano i fascicoli da cui dipende l’avvenire petrolifero di una regione e dell’Italia intera.

LE QUOTE

Ma che ci sta a fare di preciso Grazia Panetta, la moglie di Viggiano, come socia nella Med.Ing? Oggi un bel niente tant’è che soltanto due mesi fa risulta aver ceduto la sua quota a un nuovo socio: 4mila euro nominali di cui 1.250 versati. Né un euro in più ne un euro in meno di quanto registrato a giugno del 2010 nell’atto di costituzione della società. Sul sito internet la data è anticipata di quattro mesi, quando Viggiano era ancora direttore del centro di ricerche Enea della Trisaia di Rotondella, oltreché docente di energetica applicata della facoltà di ingegneria dell’Unibas. Ma è un dettaglio a confronto di quello che lascia realmente perplessi.

LE AUTORIZZAZIONI

Infatti, nell’arco di poco più di un anno dall’insediamento di Viggiano la compagnia del cane a sei zampe avrebbe incassato due diverse autorizzazioni ambientali dalla Regione: quella integrata – prevista dalle ultime normative – per l’esercizio del centro olii della Val d’Agri così com’è; e quella per il suo «ammodernamento». Mentre la società della signora, pur senza alcuna particolare referenza, avrebbe ricevuto una commessa di altissima specializzazione da un’altra azienda nell’orbita dell’Eni, il gruppo Cosmi della famiglia Resca, che esprime anche un membro nel consiglio di amministrazione guidato da Giuseppe Recchi e da Paolo Scaroni. Oggetto? Proprio la progettazione dei lavori di «ammodernamento» del centro olii della Val d’Agri, nell’ambito di un programma da 270 milioni di investimento complessivi per l’incremento delle estrazioni in Basilicata.

LA COMMESSA

«La Med.Ing. srl – spiega il sito della società nella pagina dedicata alle referenze – nonostante la recente costituzione, può vantare una prima commessa importante, in corso di svolgimento, con il Gruppo Cosmi spa per i lavori relativi ai “rilievi ingegneristici” inerenti le modifiche da apportarsi sulla linea 4 del CO.VA. (Centro olii della Val d’Agri, ndr) per i lavori relativi ai “rilievi ingegneristici” inerenti le modifiche da apportarsi sulla linea 4». Oltre a questo vengono illustrati solo lavoretti sui capannoni di ditte riconducibili al socio di maggioranza che è anche l’amministratore delegato della stessa Med.Ing..

I BILANCI

Per capire meglio di che si sta parlando andrebbe piuttosto osservato il flusso nei bilanci della società. Quelli del 2012 non sono ancora stati depositati ma i due precedenti sono abbastanza chiari. Tra dicembre 2010 e dicembre 2011 l’attivo circolante schizza da 5mila euro a 450mila. Eppure un anno più tardi la quota della moglie di Viggiano non cresce di valore come si potrebbe immaginare: resta uguale. Si potrebbe dire, insomma, che il suo si è rivelato un pessimo investimento, se neanche l’avviamento di una società nuova di zecca, e una prima «importante commessa» già andata in porto, come quella del centro olii, sono riusciti a fruttarle quanto gli interessi dell’ultimo libretto postale. Questo è quanto dicono le carte. Anche se risulta davvero difficile da credere.[* Fonte: Leo Amato - Il Quotidiano della Basilicata 8/3/2013]


26 agosto 2012


INDAGINE EPIDEMIOLOGICA: I DATI SULLE MALATTIE NON INTERESSANO REGIONE E PROVINCIA DI MATERA


Dopo l’ennesimo sfogo del sindaco di Pisticci, Vito di Trani, che suo malgrado da medico vede ammalarsi e morire i suoi concittadini di tumore (55 morti di cancro su 107 decessi nel 2007-fonte stesso sindaco), si chiede ancora dopo anni una indagine epidemiologica.

Era il febbraio 2004 quando come NoScorie Trisaia iniziammo a chiedere con un volantinaggio ai sindaci dei Comuni limitrofi all’Itrec controlli ambientali, piani di emergenza per le popolazioni e una indagine epidemiologica per risalire a percentuali e natura dei tumori in Basilicata. Il discorso iniziò con l’Itrec, ma subito dopo ci rendemmo conto che altri siti erano, se possibile, anche molto più pericolosi dell’Itrec stessa, tanto da meritare monitoraggi costanti dell'ambiente circostante. E ci riferiamo alle attività svolte in Val Basento, alle discariche,alle estrazioni petrolifere o l’utilizzo massiccio di pesticidi.

Conoscere le cause soprattutto se ambientali e/o genetiche e/o di altra natura può essere utile nella prevenzione e indirizzare al meglio anche la spesa sanitaria regionale proprio in tempo di crisi e di liquidità per le Asl. Il problema era anche trovare i fondi, finchè arrivarono proprio dall’Itrec le compensazioni o meglio i risarcimenti ambientali per la presenza delle scorie nucleari. La provincia di Matera, che in media percepisce ogni anno circa 600 mila euro, dopo il clamore mediatico sollevato sul problema si disse disponibile già nelle prime trance ad avviare una indagine epidemiologica retroattiva. I soldi però furono investiti per altre attività e dell’indagine epidemiologica non vi fu più traccia


Il caso dell’Ilva di Taranto dovrebbe far riflettere i lucani sulle conseguenze letali per l'ambiente e la salute umana, quando si disattendono le attenzioni necessarie alla gestione delle attività industriali impattanti, come lo sono i rifiuti nucleari ,la chimica ,il trattamento dei rifiuti e le attività estrattive in regione. Perché non dobbiamo dimenticare lo studio dell'Istituto dei tumori di Milano, durato 20 anni e che, appunto negli ultimi 20 anni, ha registrato un incremento dei tumori in Basilicata doppio rispetto alla media nazionale.


3 giugno 2012


Rischio sismico da petrolio, la Regione Basilicata ascolti l’INGV e non l’ENI

 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e NoScorie Trisaia chiedono alla Regione Basilicata e al suo Dipartimento Ambiente, di ritornare sui propri passi e di supportare politicamente e tecnicamente la decisione del Consiglio comunale di Grumento Nova di non autorizzare la reiniezione di liquidi (tossici e inquinanti) ad alta pressione nel pozzo Monte Alpi 9 Or, la cui realizzazione è stata inopinatamente autorizzata dalla Giunta Regionale della Basilicata con deliberazione n. 1005 del 12/7/2011 ma non dal Comune di Grumento Nova che ne ha vietato invece la realizzazione perchè si trova lungo la faglia sismica del distruttivo terremoto del 1857 e finirebbe per influire, contaminandolo,il delicato circuito idrico in prossimità della diga del Pertusillo.

Il grave pericolo sismico per frammentazione delle rocce contenuto nella pratica di immissione di liquidi ad alta pressione nel sottosuolo è già stato denunciato più volte dalla Ola e da NoScorie, sulla base delle affermazioni scientifiche del professor Leonardo Seeber, uno dei massimi sismologi internazionali, e sulla base dell’interessamento scientifico della USGS, United States Geological Survey, la rinomata agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti d’America che da alcuni mesi sta monitorando la questione del rischio terremoti indotti in generale dalle attività estrattive e in particolare dalla pratica della reiniezioni di liquidi ad alta pressione nel sottosuolo.

Tra l’altro, non realizzare il pozzo di reiniezione sulla faglia sismica di Grumento Nova (i cui costi graviterebbero non sul bilancio pubblico, ma sui già lauti guadagni delle società petrolifere), non solo predispone alla corretta tutela del territorio, ma risolve un problema di allarme sociale e riduce un possibile rischio di anticipare terremoti in un’area che è altamente sismica.

Non sono la Ola e NoScorie a ricordare alla Regione e all’Eni che l’area della Val d’Agri (e la Basilicata in generale) è altamente sismica: lo dichiara l’Ingv, l’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia sul sito http://www.gm.ingv.it/index.php/sismologia-e-ingegneria-sismica/ricerca-scientifica/15-studio-degli-effetti-di-sito-nel-bacino-della-val-dagri2, dove si afferma che «la presenza IN VAL D’AGRI di infrastrutture legate all’attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell’area, che è già stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857». Sullo stesso link si possono anche leggere i risultati di un recente e costante monitoraggio fatto dall’Ingv con due centraline indipendenti dall’Eni e dall’Arpab, attive dal 2006, dove si afferma che «numerosi terremoti locali e regionali sono stati registrati a partire da febbraio 2006. I sismogrammi evidenziano fenomeni d’amplificazione di ampiezza e durata del moto del suolo determinati dalla risonanza dei depositi quaternari alluvionali e lacustri del bacino, che poggiano su rocce carbonatiche».

Un link interessante che la Ola e NoScorie consigliano di consultare non solo al dipartimento ambiente della Regione Basilicata, ma anche al professor Carlo Doglioni, geologo di fama nazionale, affinché sia più avveduto per future interviste a giornali lucani e non cerchi più di banalizzare un problema serio e grave della Basilicata. Atteggiamento scientificamente e didatticamente discutibile che non avvantaggia certo la conoscenza del problema a tutela del territorio.

Allegato:
cartina dell’area con l’ubicazione del pozzo Monte Alpi 9 Or Deep, il Centro Olio di Viggiano, la Diga del Pertusillo con la rappresentazione delle principali faglie sismiche [cliccare sulla cartina per ingrandire]


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3 giugno 2012


Rischio sismico da petrolio, la Regione BAsilicata ascolti l’INGV e non l’ENI

 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, e NoScorie Trisaia chiedono alla Regione Basilicata e al suo Dipartimento Ambiente, di ritornare sui propri passi e di supportare politicamente e tecnicamente la decisione del Consiglio comunale di Grumento Nova di non autorizzare la reiniezione di liquidi (tossici e inquinanti) ad alta pressione nel pozzo Monte Alpi 9 Or, la cui realizzazione è stata inopinatamente autorizzata dalla Giunta Regionale della Basilicata con deliberazione n. 1005 del 12/7/2011 ma non dal Comune di Grumento Nova che ne ha vietato invece la realizzazione perchè si trova lungo la faglia sismica del distruttivo terremoto del 1857 e finirebbe per influire, contaminandolo,il delicato circuito idrico in prossimità della diga del Pertusillo.

Il grave pericolo sismico per frammentazione delle rocce contenuto nella pratica di immissione di liquidi ad alta pressione nel sottosuolo è già stato denunciato più volte dalla Ola e da NoScorie, sulla base delle affermazioni scientifiche del professor Leonardo Seeber, uno dei massimi sismologi internazionali, e sulla base dell’interessamento scientifico della USGS, United States Geological Survey, la rinomata agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti d’America che da alcuni mesi sta monitorando la questione del rischio terremoti indotti in generale dalle attività estrattive e in particolare dalla pratica della reiniezioni di liquidi ad alta pressione nel sottosuolo.

Tra l’altro, non realizzare il pozzo di reiniezione sulla faglia sismica di Grumento Nova (i cui costi graviterebbero non sul bilancio pubblico, ma sui già lauti guadagni delle società petrolifere), non solo predispone alla corretta tutela del territorio, ma risolve un problema di allarme sociale e riduce un possibile rischio di anticipare terremoti in un’area che è altamente sismica.

Non sono la Ola e NoScorie a ricordare alla Regione e all’Eni che l’area della Val d’Agri (e la Basilicata in generale) è altamente sismica: lo dichiara l’Ingv, l’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia sul sito http://www.gm.ingv.it/index.php/sismologia-e-ingegneria-sismica/ricerca-scientifica/15-studio-degli-effetti-di-sito-nel-bacino-della-val-dagri2, dove si afferma che «la presenza IN VAL D’AGRI di infrastrutture legate all’attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell’area, che è già stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857». Sullo stesso link si possono anche leggere i risultati di un recente e costante monitoraggio fatto dall’Ingv con due centraline indipendenti dall’Eni e dall’Arpab, attive dal 2006, dove si afferma che «numerosi terremoti locali e regionali sono stati registrati a partire da febbraio 2006. I sismogrammi evidenziano fenomeni d’amplificazione di ampiezza e durata del moto del suolo determinati dalla risonanza dei depositi quaternari alluvionali e lacustri del bacino, che poggiano su rocce carbonatiche».

Un link interessante che la Ola e NoScorie consigliano di consultare non solo al dipartimento ambiente della Regione Basilicata, ma anche al professor Carlo Doglioni, geologo di fama nazionale, affinché sia più avveduto per future interviste a giornali lucani e non cerchi più di banalizzare un problema serio e grave della Basilicata. Atteggiamento scientificamente e didatticamente discutibile che non avvantaggia certo la conoscenza del problema a tutela del territorio.

Allegato:
cartina dell’area con l’ubicazione del pozzo Monte Alpi 9 Or Deep, il Centro Olio di Viggiano, la Diga del Pertusillo con la rappresentazione delle principali faglie sismiche [cliccare sulla cartina per ingrandire]

 


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24 maggio 2012


COPAMS 2012, conferenza su ambiente petrolio e salute

 

Una legge regionale sui limiti delle emissioni nell’atmosfera, l’avvio concreto dell’Osservatorio ambientale e del registro tumori,”annunciati, inaugurati ma ancora sulla carta”, e un ”reale” piano di emergenza e di monitoraggio. Sono alcune delle proposte che saranno illustrate nel corso della ”Conferenza petrolio ambiente salute” che si svolgera’ a Villa d’Agri di Marsicovetere (Potenza) il 25 e il 26 maggio. COPAMS 2012 – Conferenza Ambiente Salute 2012 – Villa d’Agri, Hotel Sirio 25 e 26 Maggio 2012: Il primo pozzo (tra quelli ancora in funzione) – si legge nella brochure di presentazione dell’iniziativa – venne perforato in Val d’Agri, nel Comune di Viggiano, nel 1987. Da allora l’attività è proseguita con pozzi ed oleodotti vicino alle sorgenti e alle faglie sismiche, a ridosso di frane e centri abitati, e prossimamente finanche non distanti da alberghi ed ospedali. Mezzo secolo di pozzi in Basilicata (sono 68 in totale quelli attualmente estrattivi nella Regione), e oltre quindici anni di funzionamento del Centro Olio di Viggiano con emissioni acustiche, odorigene e gassose nel cuore della Valle dell’Agri (presto, al Centro Olio di Viggiano e Pisticci, si aggiungerà anche quello di Corleto Perticara), sono un lasso di tempo più che sufficiente per svolgere una riflessione approfondita su come superare l’attuale crisi ambientale, sanitaria ed economica.

Mentre sono allo studio programmi di sviluppo che prevedono di superare i 104.000 barili al giorno autorizzati e di andare oltre i 20 ettari già occupati dal Centro Olio di Viggiano (dati che costituiscono un record internazionale), la COPAMS 2012 offre ai comitati civici, alle associazioni, ai cittadini e alle istituzioni un momento pubblico di dibattito per mettere a fuoco le molteplici forme che la crisi ha assunto e le diverse proposte su come superarla.

Con il proposito di avviare un dialogo concreto e sereno tra territorio ed istituzioni, alla conferenza sono state invitate le forze politiche, il Presidente della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza e di Matera, i consiglieri regionali, provinciali e comunali, gli enti territoriali e i parlamentari regionali.

La democrazia diffusa e partecipata, è convinzione degli organizzatori della COPAMS 2012, si deve basare, in una Regione come la Basilicata interessata da 51 istanze tra permessi di ricerca, concessioni di coltivazioni e stoccaggi di gas, sul confronto dialogico e non sul monologo istituzionale autoreferenziale.


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18 maggio 2012


Trivelle :Io, sindaco di Craco, voglio dire…

http://www.olambientalista.it/io-sindaco-di-craco-voglio-dire/

 

 

Dalla rete apprendiamo che il sindaco di Craco assume una posizione che si aggiunge a quelli di altri sindaci (sono sempre di più) che chiedono al governatore e al Pdl di rivedere il profilo petrolio-centrico della politica economica regionale ponendo l’assenza di un dibattito vero sulle questioni ed il disagio di chi amministra territori che, nonostante il petrolio, diventano se più marginali e poveri mentre un “gruppo dirigente” trae giovamento da questa politica. Ecco l’intervento – lettera aperta del sindaco di Craco, Pino Lacicerchia: “Nella seduta del 10 Aprile il Consiglio comunale di Craco ha approvato con atto deliberativo, all’unanimità, un ordine del giorno che prevede la Moratoria delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nel territorío comunale di Craco  con la ríchiesta di inserimento dei comuni di Craco, Montalbano, Pisticci e Bernalda nel programma delle compensazioni ambientali per l’oleodotto Viggiano-Taranto.

Questi comuni infatti ne sono attualmente esclusi pur se interessati per circa 35 Km. dal passaggio dell’oleodotto che rappresenta , come dimostra l’incidente in agro di Bernalda, un rilevantissmo impatto ambientale territoriale. Non appaia in contraddizione la mia posizione, le compensazioni ambientali le chiediamo per quello che già avviene da 15 anni e ci sono comuni dove non passa un metro di oleodotto che ricevono lauti finanziamenti: i 40000 cittadini di questi comuni non accettano più queste discriminazioni.?La rincorsa al permesso di ricerca (che garantisce la futura concessione, senza ulteriore valutazione, alla compagnia che lo ottiene) da parte di multinazionali che poi cedono quote azionarie e passano magari di mano a compagini tutt’altro che trasparenti con triangolazioni geografiche inaspettate, diventa sempre di più simile ad un far west, ad un accaparramento : un appalto del territorio praticamente gratis ( per i permessi non si pagano royalties) che dura anche decenni poichè rinnovabile/prorogabile su semplice presentazione di istanza.

E’ evidente che il problema è nazionale, europeo e che le linee sono date non dalla politica ma dai poteri forti delle multinazionali e per ciò che ci riguarda dall’Eni. ?La visione del futuro e del mondo di Scaroni è stata esemplificata in una intervista da lui concessa qualche settimana fa in cui l’AD di Eni chiarisce e confida che il suo modello è il Texas. ?Bè io dico che a Scaroni e Passera, che vuole bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, noi lucani dobbiamo rispondere che non ci stiamo e che la via petrolifera allo sviluppo non la vogliamo perchè è la via del sottosviluppo, dell’annientamento delle risorse storico ambientali, gastronomiche e della famigerata identità lucana a cui spesso ci richiamiamo tutti in modo evidentemente ipocrita. Caro Scaroni noi lucani siamo, se proprio dobbiamo guardare agli USA più californiani e newyorkesi che texani.

C’è un gruppo dirigente che vuole ipotecare il futuro della Basilicata spesso incassando solo un misero posizionamento personale di potere: la garanzia di essere la classe dirigente dei prossimi 20 anni e magari fino a che dura la vita, poichè affidataria della gestione di ingenti risorse ( le future royalties e i distretti tecnologici, le infrastrutture e i progetti speciali previsti dall’addendum, il famigerato e tanto decantato art. 16) che consentono il perpetuarsi e svilupparsi di potenti clientele e sviluppo , questo sì, di cerchi magici che fanno della Basilicata come già in passato una reatà bolscevica, anzi la vera Unione Sovietica dato che quest’ultima infine crollò sotto la caduta del muro di Berlino.

Io, sindaco di un piccolo comune della Basilicata voglio dire al mio partito, il PD, ai cittadini lucani e a tutte le forze del cambiamento di questa regione che va aperto un dibattito pubblico vero su questa scelta mettendo a confronto il mondo scientifico, l’Università lucana anzitutto, della cultura, della politica e delle istituzioni ( sono in realtà molti i sindaci che non ci stanno pur se abbiamo un silenzio assoluto dell’Anci regionale) dell’associazionismo : non ispira fiducia e non è credibile un gruppo dirigente che rifiuta tale metodo democratico, e, se serve a decidere, che si promuova anche un referendum regionale in cui tutti i cittadini lucani posssano decidere il proprio futuro.

La maggioranza vince e la minoranza si adegua. Questa è la democrazia.? Intanto che fare? I programmi della Val D’Agri, della Valle del Sauro e del Camastra devono secondo me proseguire, adeguando in modo significativo le royalties e in questi siti deve essere avviato un grande programma di investimenti per la riduzione delle emissioni e per sperimentare e innovare nuove tecnologie e coinvolgere cittadini  associazioni, istituzioni locali in una gestione trasparente dei rifiuti, del monitoraggio ambientale, programmi sanitari avanzati di prevenzione per le popolazioni locali e finalmente qello che le realtà regionali avanzate ,cui spesso ci ispiriamo, hanno in Italia dalla riforma del 1978.

GLI OSSERVATORI EPIDEMIOLOGICI
La mia non è una posizione improvvisata: ci sono ragioni microeconomiche e macroeconomiche , culturali e politiche che dimostrano che ci sono vie migliori per garantire un futuro di sviluppo sostenibile per la Basilicata , sarà interessante andare ad un confronto vero: voglio ricordare che un giorno di turismo culturale (albergo, ristorante, un libro , una guida turistica, prodotti artigianali ed enogastronomici, uno spettacolo e magari una visita ai musei e alle aree archeologiche ecc.) in Basilicata porta un pil pari a 3 barili di petrolio e porta a 30 barili se il parametro di riferimento è ciò che ritorna alla basilicata con royalties pari al 10%. Vorrei ricordare che con una media di tremila presenze giornaliere raggiungiamo il valore di 100.000 barili giorno e che per produrre il pil turistico lavorano circa l’800% di manodopera in più di quella del petrolio. Il fatturato aggregato dell settore turistico in Basilicata è molto maggiore delle royalties ricevute : siamo sicuri di poter conservare tutto ciò: chiediamocelo, diamoci delle risposte e diamo delle risposte ai nostri figli che emigrano con dignità, come sempre.

Pino Lacicerchia Sindaco di Craco


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