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5 marzo 2015


Scienziati contro lo sblocca Italia

23 febbraio 2015 Scienziati italiani: l’anacronistico sblocca Italia frena l’innovazione energetica e lo sviluppo Basilicata sblocca ItaliaUn gruppo di scienziati italiani e docenti universitari hanno sottoscritto un documento inviato ai ministeri ed al presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, per chiedere di rivedere la politica energetica nazionale e la SEN (Strategia Energetica Nazionale) che punta decisamente sulle fonti fossili attraverso la legge “sblocca Italia” che solo alcune Regioni hanno impugnato presso la Corte Costituzionale. La Regione Basilicata, il cui territorio è interessato per il 77% da Titoli minerari e dalla quale già si estrae la quasi totalità di idrocarburi liquidi e gassosi, ha deciso di non ricorrere alla Consulta, accettando il “dictat” del governo Renzi, fatto proprio dal governatore della Regione Basilicata, che condanna il territorio a diventare sempre più petrolizzato e colonia energetica, a vantaggio degli interessi privati delle compagnie petrolifere, con ulteriori gravi ripercussioni sull’ambiente, l’acqua, il suolo, l’aria e sulla salute dei cittadini espropriati anche dei diritti di cittadinanza. Ecco la lettera degli scienziati: Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi e, p.c., al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini Lettera Aperta La Strategia Energetica Nazionale Caro Presidente, siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne. Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti: 1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate. 2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%, significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni. 3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace. 4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari. 5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050). L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto. Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia. Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto, mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa trivellazione del territorio. L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy. Nella speranza che si possa aprire un costruttivo dibattito sui problemi riportati in questo appello, con uno spirito di leale e piena collaborazione auguriamo a Lei e al Suo Governo un proficuo lavoro per il bene della Nazione. Il Comitato Promotore: ?Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università ?Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR ?Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università ?Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università ?Enrico Bonatti, ISMAR-CNR ?Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università ?Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA ?Romano Camassi, INGV ?Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV ?Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università ?Marco Cervino, ISAC-CNR ?Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR ?Sandro Fuzzi, ISAC-CNR ?Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università ?Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università ?Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA ?Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università ?Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università ?Micol Todesco, INGV ?Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università ?Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università ?Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA


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5 marzo 2015


Presa diretta rai3 .Sblocca Italia

23 febbraio 2015 Presa Diretta RAI 3: on line la trasmissione “sblocca Italia”. Un focus sugli effetti del petrolio in Basilicata E’ disponibile on line, già da questa mattina, la trasmissione”sblocca Italia” condotta da Iacona, andata in onda ieri sera, 22 Febbraio 2015 alle ore 21:45. Un ampio servizio è stato dedicato alla Basilicata con il supporto di Pietro Dommarco e con interventi di Felice Santarcangelo, Maurizio Bolognetti, Pietro Dommarco, Vito L’Erario, Albina Colella, Giambattista Mele ed interviste a cittadini, produttori agricoli e zootecnici della Val d’Agri e della Val Basento, con una Basilicata che il governo regionale vuole sacrificare in nome dell’industria del petrolio. Per poi spostarsi nel Mar di Sicilia ed a Priolo ed Augusta, devastati dalle attività petrolifere con le istituzioni regionali schierate a favore dello sfruttamento petrolifero del territorio e del mare. Nelle cifre delle estrazioni petrolifere non è contemplato il costo ambientale, quello umano, con pseudo errori che invece sono routine di una attività ad alto rischio, mentre parte del mondo accademico e degli scienzati italiani si schiera contro l’anacronistico “sblocca Italia” che frena l’innovazione e lo sviluppo in Italia. Per rivedere la puntata: ?http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-63cd53c1-7b8e-4042-ba4c-b456911cf2c3.html#p=0


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1 gennaio 2015


Pittella –Sblocca Italia: dal catastrofismo economico alla liquidazione della Basilicata

31 ottobre 2014

 

Sono 15 anni e più che le istituzioni regionali parlano di petrolio tralasciando dall’egual misura l’agricoltura, l’acqua, il cibo, il turismo, l’archeologia con i risultati che vediamo tutti: la Basilicata scala le classifiche di povertà, di disoccupazione ed emigrazione (dopo l’istat c’e il rapporto svimez). Se vogliamo parlare di catastrofismo, Pittella discuta della catastrofe economica in cui con la gestione di questi 15 anni è stata trascinata la Basilicata per la miopia e la dipendenza da royalites e compensazioni. Royalites e compensazioni che hanno dopato il mondo delle illusioni e del sottosviluppo culturale delle istituzioni, mentre ha impoverito una classe imprenditoriale lucana che avrebbe voluto fare, ma che ha viaggiato a vista e con le proprie forze.

Catastrofe economica è stato perdere circa 320 milioni di euro l’anno (per colpa del pil elevato a causa anche delle estrazioni petrolifere) dei fondi obt 1 dell’Ue per rincorrere nemmeno un terzo della somma in royalites. Per poi accorgersi che quei soldi non sono spendibili per colpa del patto di stabilità, mentre i fondi obt 1 Ue sarebbero stati immessi direttamente nelle casse delle imprese per finanziamenti per lo sviluppo.

Ci stiamo impoverendo proprio perché la politica sul fossile ha oscurato le vere politiche di sviluppo legate all’acqua lucana e ai potenziali di questo territorio in tema di agricoltura, agroalimentare, cibo e turismo. Ci stiamo impoverendo perché paghiamo tasse e non abbiamo servizi, a partite da quelli essenziali in tema di ospedali, trasporti e istruzione, al pari di altre regioni non petrolizzate come la Toscana. In qualità di Italiani abbiamo diritto a servizi efficienti come nel resto del paese e non dobbiamo distruggere acqua e terra per avere un treno o una strada che già paghiamo con le nostre tasse .Un modello da catastrofe economica che ha solo il sapore dello sfruttamento del territorio per favorire pochi individui collegati alle aziende petrolifere e alla filiera dei rifiuti annessa .

Che sia un disastro economico se ne sono già accorti gli agricoltori della Val d’Agri,della Val Basento ,i produttori del cibo lucano ,gli operatori turistici ed infine la stessa Confapi lucana che critica ampliamente lo Slocca Italia a tutela delle economie locali del territorio.Anche i sindaci lucani hanno espresso il loro parere sullo Sblocca Italia chiedendone l’annullamento.Per fortuna le amministrazioni comunali sanno leggere e scrivere e hanno intravisto i danni che le economie locali e gli interessi di tanti cittadini possono subire con questo decreto.

Le condizioni economiche per estrarre petrolio in Basilicata non ci sono mai state (basta sentire il pianto greco dei sindaci della Val d’Agri), ma il problema vero sono invece restano le questioni ambientali, sanitarie, collegate allo sviluppo delle economie locali. Pittella dimentica di essere autorità di sanità pubblica e che ha delle responsabilità nei confronti dei lucani soprattutto in tema di salute Tutto questo mentre non è capace di fornire risposte soddisfacenti sullo stato delle acque del Pertusillo in merito alla presenza di idrocarburi e metalli pesanti,o sullo stato del Basento, o sulla natura delle acque di Montemurro vicino ai pozzi di reinezione.

Pittella la smetta poi di raccontare insieme a qualche parlamentare del pd che non ci saranno altre trivellazioni oltre a quelle del memorandum.

Gli ordini del giorno dei parlamentari pd lucani in tema barili sullo Sblocca Italia diventano carta straccia, di fronte ad un decreto governativo votato in parlamento in regime di fiducia . Le azioni odierne della regione Basilicata inoltre li smentiscono spudoratamente : a partire dal Vulture (vedasi V.I.A . aperta dalla Regione Basilicata sull’istanza la Bicocca) o peggio dal Ministero dell’Ambiente nel Mar Jonio (con n. 3 nuove V.I.A alla Global Med) per un totale di 16 istanze nel nostro mare.

E’ grave quanto affermato dal sottosegretario De Filippo alla festa dem a Policoro del 21 settembre sul fatto che il decreto Sblocca Italia sia stato redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico. In merito Pittella ci deve spiegare a cosa è servito il suo lungo rapporto di corrispondenza con il ministro Guidi se poi nasce un decreto con prerogative di massimo sfruttamento petrolifero sull’intera Basilicata ?

La Basilicata è stata già ampliamente sfruttata ,ora per favore non vogliamo la liquidazione economica degli ultimi pezzi di terra e di mare rimasti intatti.[No Scorie Trisaia]


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