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18 aprile 2014


SCORIE NEI PARCHI :CASALE CHIEDA A RENZI L’AUTOCANDIDATURA DEL PARCO DELLA MAREMMA


L’AD Sogin Casale allo stesso modo di Veronesi che avrebbe tenuto le scorie
nucleari nella camera le vuole sistemare nei parchi nazionali italiani.
Secondo Casale  parchi nazionali ci sono in Andalusia (Spagna) e nella
Champagne (Francia) - dove è raccolto un milione di metri cubi di rifiuti
radioattivi rispetto ai nostri 90 mila distribuiti in 23 siti da smaltire -
mentre in Svezia l'area per il deposito se la sono addirittura contesa. Il
deposito viene spiegato come un'opportunità anche per la popolazione locale non
solo perchè l'area avrà un indennizzo, una sorta di 'canone d'affitto' per
l'occupazione del suolo, ma anche perchè è previsto anche un Parco tecnologico
con eccellenze scientifiche.  (ansa)
Se l’AD Casale è convinto di realizzare il deposito nazionale di scorie
nucleari nei parchi nazionali perché non chiede al premier Renzi di ospitarlo
nel parco della Maremma Toscana, o nei pressi del Monte Amiata. In virtù dell’
art V e dell’accentramento  dei poteri in materia di energia allo stato per
Renzi non dovrebbe essere difficile rifiutare la possibilità offerte dalla
Sogin con la realizzazione del deposito unico in termini di compensazioni e
parco tecnologico e soprattutto d’interventi che “il paese ci chiede”. Sulla
questione  potrebbe dare manforte la giunta Tosco-Lucana di Pittella-
Berlinguer. Pittellla  potrebbe convincere i sindaci della Toscana ad accettare
il deposito nazionale di scorie  in cambio di compensazioni. Pittella ha già
maturato esperienze simili   nel Mercure dove ha dato  lezioni sulla politica
economica  mendicante, dove gli amministratori locali vanno dalle
multinazionali con il cappello in mano per lasciare distruggere territorio ed
economie locali in cambio di compensazioni economiche. D’altronde lo stesso
Berlinguer potrebbe consigliare di farlo nelle colline del Chianti (come nelle
colline dello Champagne) ,al pari di come nel Vulture lascia funzionare un
inceneritore nelle colline dell’Aglianico senza realizzare un piano rifiuti
regionale per recuperare a freddo la differenziata .
In Basilicata le compensazioni non ci interessano , ci abbiamo rinunciato  in 
quanto vogliamo che le barre americane di Elk  River vadano via  e che Sogin
lasci l’Itrec a prato verde per favorire lo sviluppo di un centro ricerche  che
esiste già e  che può trasformarsi    in una scuola per il mediterraneo  sulle
energie rinnovabili . Ci interessa invece realizzare  un grande parco  per
valorizzare e far conoscere  a tutto il mondo il secondo patrimonio
archeologico italiano dopo quello di Roma  ,ossia quello  Magna Grecia. Per
seguire la vicenda deposito scorie nucleari partirà a breve  un osservatorio
indipendente  da quello creato da Sogin e dalla fondazione sviluppo sostenibile
di Edo Ronchi, fatto da esperti in materia nucleare ,ambientale, associazioni .
movimenti ,  insieme a qualche sindaco  delle nostre comunità  .

 


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8 maggio 2013


Nucleare: tubo riparato con manici di scopa e nastro adesivo nella centrale di San Onofre (video)

Nucleare sicuro? Come ha chiaramente dimostrato il disastro nucleare giapponese di Fukushima, nessun impianto nucleare lo è davvero. Ora, una foto shock scatta in un impianto degli Stati Uniti lo dimostra ancora di più. Stiamo parlando dell'impianto nucleare di San Onofre, nel sud della California, che nel 2012 è stato chiuso a causa della scoperta di una fuga radioattiva e di altri componenti danneggiati.

Ora è passato più di un anno, e la Southern California Edison (SCE), che gestisce la centrale, ha chiesto alla Nuclear Regulatory Commission (NRC) il permesso per riaccendere i reattori. Sfortunatamente per loro, però, una fotografia pubblicata da 10 News, pone dei seri dubbi sul fatto richiesta debba essere concessa. Perchè l'immagine, scattata quasi un anno dopo la chiusura dello stabilimento, mostra un grande tubo che perde, tenuto su con nastro adesivo, sacchetti di plastica e manici di scopa.

san onofre tubo

 

La SCE ha confermato che è stata scattata all'interno dell'unità 3, la stessa oggetto della fuga radioattiva, ma non ha rivelato quando. Un portavoce della società ha affermato che la plastica e il nastro sono stati utilizzati per indirizzare l'acqua dalla piccola perdita in un tubo di scarico, ma la sua spiegazione non ha tranquilizzato gli americani sulle misure di sicurezza che riguardano il nucleare.

Il tubo riparato alla bell'e meglio è solo l'ultimo dei problemi, stando a quanto raccontano i dipendenti riferendo di tubature corrose e attrezzature degradate in tutta l'impianto. E se non si riesce a riparare una perdita d'acqua in maniera adeguata, si chiedono i cittadini, perché avere fiducia di chi gestisce scorie nucleari pericolose per la vita e per l'ambiente? Senza considerare che le riparazioni dovute e le ispezioni sono costate già ben 100 milioni di dollari...

Roberta Ragni


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15 settembre 2012


I tecnici del generale Jean e il convegno sul petrolio dell’ordine dei geologi lucani

 

La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, No Scorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità rendono noto l’esistenza di uno studio commissionato dalla Sogin SpA  con il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Pisa per l’individuazione del sito di deposito di rifiuti radioattivi in Italia Meridionale. Lo studio commissionato dalla Sogin SpA avrebbe già identificato le caratteristiche geologiche dei corpi argillosi suscettibili di localizzazione di un deposito sub-superficiale di rifiuti a bassa e media radioattività nel sud Italia (I e II categoria) e che riguarderebbe anche il territorio della Basilicata. A realizzare lo studio Giuseppe Cosentino, Etta Patacca, Paolo Scandone dell’Università di Pisa, quest’ultimo nel 2003 dichiaratosi favorevole al cimitero di scorie nucleari a Scanzano con una lettera trasmessa al generale Jean della Sogin SpA da Viggiano, ove operarava in qualità di consulente ENI.

Nella Commissione tecnico Scientifica della Sogin SpA risulta inoltre presente Fedora Quattrocchi, nella doppia veste pubblica e privata,che ha firmato – si legge nel suo curriculum presente on line istituto.ingv.it/portale_ingv/portale_ingv/…/quattrocchi_cv.pdf (pag.6)- un “accordo di confidenzialità specifico e riservato ad personam” poichè selezionata a tal fine dal Presidente INGV nell’Agosto 2010. Fedora Quattrocchi è anch’essa relatrice al convegno dei geologi lucani sugli stoccaggi di anidride carbonica nel sottosuolo (anche lucani?).

Secondo la Ola, No Scorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità i forti interessi sul territorio della Basilicata evidenziano commistioni di interessi ed intrecci tra tecnici di parte privata,ordini professionali, dipartimenti universitari, enti pubblici e società private, come la Sogin SpA, le compagnie minerarie e le società interessate allo smaltimento dei rifiuti non solo nucleari.

La Ola, No Scorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità evidenziano come il ministro Passera abbia già annunciato come all’inizio del 2013 il governo renderà noto il sito del Parco Tecnologico Nucleare comprensivo di un sistema per lo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, nonché di un deposito provvisorio per l’immagazzinamento dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato proveniente dall’esercizio degli impianti nucleari. E’ solo un caso che tra i relatori al convegno dei geologi lucani, nel quale è presente l’intera classe politico istituzionale regionale, vi siano i maggiori “esperti” di questioni nucleari, gli stessi uomini del generale Jean?

Il Parco Tecnologico nucleare è concepito come un centro di eccellenza del settore, sarà “provvisorio” perché “la soluzione geologica definitiva sarà studiata a livello internazionale”. Il Governo rimarrebbe “svincolato” da qualsiasi parere degli Enti territoriali sul deposito nazionale delle scorie nucleari. Il documento di localizzazione del “parco tecnologico” alias “deposito per le scorie nucleari” della Sogin spa – in base al Decreto Legislativo 31/2010 – potrà essere reso pubblico solo a seguito dei criteri tecnici indicati dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), così come dovranno essere validati dall’Agenzia per la sicurezza nucleare (ASN) insediata sulla base di valutazioni derivate “da una procedura di valutazione ambientale strategica sui parametri di idoneità alla localizzazione degli impianti”.

La OLA, NoScorie Trisaia e Associazione Ambiente e Legalità, chiededono chiarezza e trasparenza  al Direttore Generale del Dipartimento Ambiente, Donato Viggiano, già ex direttore del centro Enea di Rotondella defenestrata dal governo dalla gestione del centro, e all’assessore all’ambiente Vilma Mazzocco, su quanto sta accadendo in Trisaia. Infatti mentre gli Stati Uniti si  stanno riprendendo il materiale strategico nucleare italiano, quello di Elk River resta ancora presente presso il centro Sogin di Rotondella (MT) nel silenzio assordante della regione e dei parlamentari lucani.

Si invitano pertanto le amministrazioni locali ed i cittadini a tenere alta la guardia sull’eventuale localizzazione in Basilicata del deposito unico nazionale delle scorie radioattive di I e II categoria (nei calanchi?) abbinato al parco tecnologico (in Trisaia?), facendo così rientrare dalla finestra ciò che é uscito dalla porta nel 2003 a Scanzano Jonico.


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4 febbraio 2012


Liberalizzazioni: scorie nucleari a zero trasparenza

 

 

[di Movimento NoScorie Trisaia]

 

Si liberalizzano i monopoli per creare la concorrenza, si snellisce la burocrazia per permettere ai cittadini di accedere ai servizi con meno costi, ora però il Governo liberalizza anche la gestione dei rifiuti nucleari. E lo fa con l’articolo n.24 del Decreto LEgislativo n.1/2012, che prevede per i siti nucleari esistenti un by-pass sulle autorizzazioni comunali e regionali per le attività di decommissioning. Una sorta di superpoteri per chi svolge le attività della messa in sicurezza dei siti nucleari italiani, giustificati dall’attuale lenta burocrazia amministrativa. Se si vogliono snellire le procedure autorizzative basta far funzionare gli Enti (è questo il compito di uno Stato democratico) e non by-passare eventuali normative ambientali ed urbanistiche di competenza di Comuni, Province e Regioni.

Nel caso dell’Itrec/Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera, cosa potrebbe accadere? L’impianto Itrec potrebbe essere utilizzato – all’insaputa degli Enti locali – per la realizzazione di altre opere e manufatti idonei per stoccare altre scorie senza che le comunità ne sappiano nulla. Quindi escluse da interventi sulla procedura di autorizzazione.

Non è un caso che in Trisaia la Sogin voleva già portare altre scorie da Casaccia nel silenzio istituzionale della Regione Basilicata, la quale già da oltre un anno non convoca il tavolo della trasparenza. Se abbiamo una Regione poco attenta non è detto che lo siano i Comuni cui non va tolto il controllo amministrativo con una legge dello Stato. È il caso della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) sull’impianto Icfp ed il megacapannone da 16 mila metri cubi che Sogin vuole realizzare all’Itrec per lo stoccaggio dei manufatti nucleari. La Regione Basilicata, in merito, non ha prodotto alcuna osservazione sul procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale ministeriale, mentre lo hanno fatto Comuni e cittadini. Per non parlare dei controlli sempre richiesti dalle Amministrazioni e dalle associazioni all’interno dell’Itrec dove Sogin resta controllore e controllato e l’Arpa regionale pagata dai contribuenti ancora non mette piede.

Non vogliamo con questa legge aggravare una sorta di altra complicità latente fatta di “silenzio-assenso” già praticata dalla Regione Basilicata sulle attività del decommissioning all’Itrec che mette, ora, i Comuni fuori da ogni controllo tecnico-amministrativo sui siti nucleari. Una situazione intollerabile per la sicurezza delle popolazioni che di nucleare non ne vogliono sentir parlare (già bocciato nuovamente con il Referendum del 2011).

Chiediamo pertanto un immediato intervento dei sindaci del Metapontino sulla questione, del Comune di Rotondella in particolare e dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, al fine di tutelare il diritto delle comunità ad applicare le normative di tutela ambientale ed essere partecipi della gestione dei rifiuti nucleari sul proprio territorio. Sulla questione informeremo le popolazioni.


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29 dicembre 2011


SITO UNICO :Nucleare a Saluggia: il Pd chiede al governo di trovare in fretta una soluzione

da: http://www.quotidianopiemontese.it/2011/12/05/nucleare-a-saluggia-il-pd-chiede-al-governo-di-trovare-in-fretta-una-soluzione/
 
 

“A Saluggia si trovano l’85% delle scorie nucleari liquide presenti in Italia. Non solo quelle prodotte dalla vecchia centrale di Trino, ma anche scorie provenienti da altri impianti italiani. Non essendo mai stato individuato il sito del deposito unico nazionale previsto dalla legge, c’è il concreto rischio che questi rifiuti pericolosi restino per sempre a Saluggia”. Lo denuncia il Pd sottolineando che “il capitolo dello smantellamento del vecchio nucleare è ancora aperto e va chiuso una volta per tutte”. Luigi Bobba, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, e il segretario piemontese Gianfranco Morgando hanno tenuto lunedì una conferenza stampa alla vigilia della visita vercellese, in programma questo mercoledì, della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Gli esponenti democratici hanno chiesto al governo Monti di pronunciarsi quanto prima sulla questione dell’individuazione della sede del sito unico nazionale e hanno criticato fermamente la scelta della Sogin (la società che gestisce lo smantellamento degli impianti nucleari) di costruire a Saluggia il deposito D2 destinato ad ospitare 4.300 metri cubi di rifiuti. Un deposito sulla carta ‘temporaneo’, ma che secondo il Pd rischia di diventare ‘definitivo’ e questo, hanno sottolineato, “nonostante sia stata formalmente dichiarata la non idoneità di Saluggia ad ospitare rifiuti nucleari, perchè è una zona fortemente abitata, a rischio esondazioni e vicina alle falde dell’acquedotto del Monferrato”.

Il Pd evidenzia inoltre che “i costi del D2 si aggireranno intorno ai 15,7 milioni di euro, ovvero almeno 3mila euro al giorno da qui al 2025, anno in cui dovrebbe venire svuotato e smantellato. Costi eccessivi per una struttura che dovrebbe essere solo temporanea”. A questo proposito Bobba ha presentato un’interrogazione parlamentare. ”Nessuna autorità competente ha mai rilasciato l’autorizzazione per la realizzazione del D2 – ha spiegato Paola Olivero (capogruppo al Comune di Saluggia) – nè è stata mai fatta la valutazione di impatto ambientale. Quindi l’accelerazione per la costruzione di questa struttura è anomala quanto preoccupante. Per questo appoggeremo il ricorso al Tar per la sospensione dei lavori”.


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17 dicembre 2011


Simm Brigant e facimm paur


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12 dicembre 2011


Sito unico di scorie a Scanzano. Il video di Mario Altieri: Io sapevo, come sapevano tutti

http://www.youtube.com/watch?v=LZDyB6ee-Tc&feature=player_embedded

 


pubblicato daKarakteria in data 12 dicembre 2011

                        

La pubblicazione da parte dell'Indipendente Lucano del verbale del consiglio dei ministri e degli altri  documenti che andranno a svelare una parte consistente dei misteri di Scanzano, di quel terribile, memorabile e bellissimo novembre 2003, non hanno semplicemente la portata di uno scoop giornalistico, ma rappresentano un'occasione di vitale importanza per il popolo lucano di fare chiarezza sulla sua classe politica, sulla realtà nella quale vive, sulla sua storia.

Chi afferma che quando parliamo della battaglia di Scanzano, parliamo di un evento della storia lucana paragonabile per importanza, giustizia e bellezza solo all'occupazione delle terre degli anni '50 ha perfettamente ragione e non ha tutti i torti chi fonde la pesantezza dei dati scientifici e del racconto storico col calore umano della leggenda e dell'epica: in quei giorni abbiamo dato il meglio di noi stessi; in quei giorni la Basilicata è diventata popolo e ha dimostrato di cosa è capace il popolo lucano quando vuole. Non ha tutti i torti, anzi ha una sua specifica utilità, perchè la sua voce servirà a tramandare le gesta e dunque l'esempio di un grande fatto e di un grande esempio.

Di questo fatto, però, noi dobbiamo conoscere tutto per intero o altrimenti corriamo il rischio di tramandare ingenuamente una mezza verità o peggio ancora di nasconderla, con il pericolo che prima o poi questa verità si ritorca contro di noi, lasciando entrare dalla finestra ciò che cacciamo dalla porta di ingresso o impedendo che nasca da una grande esperienza una nuova speranza. Dopo i giorni di Scanzano, che riaccesero mille speranze nella nostra gente, in Basilicata tutto è tornato come prima, se non peggio. Dopo quei giorni le speranze dei lucani sono state riposte nuovamente nel buio dei ripostigli e ci sarà pure un motivo, che non è di sicuro dovuto all'assenza di problematiche che mettono a repentaglio il futuro della nostra Terra.

Abbiamo il dovere e la necessità di fare chiarezza su ciò che è accaduto.

"La storia non è assolutamente soltanto il passato. Il passato è solo una parte della storia, quella parte che abbiamo sotto gli occhi quando ci fermiamo a un certo punto per guardare indietro. La storia è una forza che si impadronisce del passato, spinge il passato sul presente e li spinge entrambi nel futuro. L'immagine della storia è il fiume". (Gonzague De Reynold, "La Suisse e son historie")

Con questa consapevolezza dovremmo approcciarci alla nostra storia: con la consapevolezza di essere i pesci che vivono in questo fiume, i pescatori che vivono di questo fiume, le foglie in preda alle sue correnti e gli argini che ne possono decidere il corso.

Certo non sarà facile arrivare subito ad un punto di questa storia, ma è di vitale importanza l'opera che sta conducendo l'Indipendente Lucano di pubblicare i documenti, di porre domande, di cercare la verità. Il documento del verbale dei ministri chiede a Bubbico, Carelli e Buccico delle spiegazioni plausibili, come anche le dichiarazioni di Altieri ("Io sapevo, come sapevano anche gli altri"), la lettera di Chiurazzi, lo studio commissionato dalla Regione, i sindaci del metapontino che avevano incontrato il generale Jean prima del decreto sul sito unico, la questione delle migliaia di richieste di assunzioni per la Sogin in quote politiche, tutti questi fatti chiedono spiegazioni, non per togliere gloria e importanza a quei giorni, ma per depurarli dalle opacità e per liberare la nostra storia da queste continue ombre che oscurano ogni spiraglio di luce e abortiscono ogni tentativo di cambiamento.

Nessuna riabilitazione per Altieri che non la merita (per questo e per tanti altri motivi), ma quello che ha dichiarato è degno di attenzione da parte di tutti. Lui sapeva, lo ha confessato. Certo si è giustificato alludendo al timore di essere denunciato per procurato allarme; certo non ha detto tutto (gli incontri segreti con Jean, le vecchie delibere che riguardavano la miniera di salgemma dove avrebbero dovuto seppellire le scorie nucleari); certo può risultare anche strano che Giovanardi, Matteoli, Jean e quanti altri non avessero sfoderato l'arma della doppia faccia di Bubbico durante la battaglia, ma è altrettanto strano e ancora meno documentato invocare il complotto a distanza di 9 anni e insinuare che quel verbale agli atti del consiglio dei Ministri del 13 novembre 2003 sia falso, anche perchè poi si dovrebbe dimostrare che anche tutti gli altri documenti e i fatti equivoci sono falsi per avvallare la tesi opposta.

Certo non sarà facile mettere subito un punto su questa storia per la sua scottante attualità e per i toni con cui viene condotta, ma è inamissibile il silenzio (o la fuga?) con cui stanno rispondendo i i senatori, i deputati, i sindaci e tutti i nostri rappresentanti politici, che naturalmente hanno disertato con disonore anche l'invito alla conferenza indetta sabato scorso a Scanzano dall'Indipendente ed è un atteggiamento sciagurato chiudere gli occhi davanti all'evidenza. Alcuni tipi di resistenza sono comprensibili, soprattutto da parte delle tante sane persone che hanno combattuto in prima linea quella battaglia. Non è facile sentirsi raccontare un'altra versione dei fatti di cui sono stati protagonisti, senza subire un terremoto nelle proprie certezze; per molti di quelli è impensabile che Bubbico, così impegnato in quei giorni al loro fianco, abbia potuto mentire in maniera così disonesta. Queste persone sono comunque intellettualmente oneste e, superato lo scoglio dell'emotività, sono sicuro che saranno ancora protagoniste di questa storia anche nella fase del racconto oggettivo dei fatti. Invece altri tipi di resistenza, quelle ideologiche o di partito o di carrierismo e poltrona sono inamissibili perchè, se è vero che non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere, è altrettanto vero - come diceva Bertolt Brecht - che "chi non conosce la verità è una sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente".

Termine forse troppo duro, quest'ultimo, ma sicuramente rappresentativo di una realtà degradata e degradante che va raccontata per questo con durezza.

Durante la conferenza di sabato scorso sono stato indicato, tra l'altro da persona che stimo professionalmente e umanamente, come uno che spara nel mucchio senza apportare le giuste prove, perchè avevo affermato che la nostra classe politica è incapace e corrotta. Eppure di prove ne ho portate: il decreto ministeriale sul sito unico di scorie a Scanzano e le sue ombre, le royalites per il petrolio fra le più basse del mondo e annessi inganni ed elemosina per la plebe idiota, l'urbanizzazione selvaggia del metapontino, il traffico di rifiuti speciali in Basilicata, un sottosuolo trivellato per il 65%, l'indice tumorale più alto d'Italia, lo spopolamento dei nostri centri affiancato ad un mercato del lavoro improntato allo sfruttamento e al clientelismo, fondi indirizzati al mantenimento del potere più che allo sviluppo del territorio, acqua svenduta alle multinazionali, disinteresse per le risorse ambientali affiancate ad una vera e propria rapina delle stesse, l'aggressione agli ospedali, covo di raccomandati e via dicendo... Ma le prove maggiori che ho non si fermano a queste, non sono scritte su carta intestata e non portano la firma dell'autorità che mai ammette le sue colpe e sempre le nasconde; le prove maggiori mi bruciano sulla pelle di precario allergico alle raccomandazioni, le vedo ogni giorno nel mare e nei monti depredati, nei nuovi centri commerciali e nei nuovi villaggi turistici che consumano territorio con fantasiose concessioni edilizie, le vivo sul lavoro, nei rapporti sociali, nei controlli che l'Arpab non fa, nelle occasioni di futuro che questa Regione dissipa, nel dover salutare un coetaneo al giorno che parte per non tornare più, le trovo nel timore che a mio figlio quì, se le cose continuano così, spetterà una vita ancora più difficile e più oscura, nell'assoluta certezza che tutto ciò lo condivido con una generazione intera di lucani.

Tanto mi basta per dichiarare con orgoglio la mia opinione schierata riguardo al giudizio generale sulla nostra classe politica - non certo sulla suddetta ricostruzione storica particolare che invece necessita di documenti inopuggnabili - e tanto mi basta per citare scandalosamente  Pier Paolo Pasolini : "Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero".

NEI PROSSIMI GIORNI PUBBLICHEREMO IL VIDEO DI TUTTI GLI INTERVENTI

 

 


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16 ottobre 2011


Torna l'incubo del deposito nazionale di scorie nucleari

La Sogin annuncia: individuati i 50 siti per il deposito nazionale delle scorie nucleari
Ritorna l’incubo del nucleare che gli italiani si erano illusi di aver definitivamente cancellato con il referendum della scorsa primavera che ha detto “no” alla costruzione delle centrali nel nostro Paese. La Sogin, la società dello Stato che si occupa del decommissioning del nucleare, ha reso noto che sono stati individuati i 50 siti tra i quali sarà scelto quello che ospiterà il deposito nazionale per le scorie nucleari. La società non ha divulgato il nome dei 50 siti prescelti.
Una priorità per il Paese dal costo di 2,5 miliardi di euro - "Una priorità" per il Paese non solo per le scorie radioattive delle vecchie centrali ma anche per quelle medicali, come le radiografie o il materiale radioterapico, sempre più in aumento. A sottolinearlo è stato Giuseppe Nucci, amministratore delegato della Sogin che ha presentato oggi il piano industriale al 2015. Secondo le stime della società per la realizzazione del Deposito che sorgerà insieme al Parco tecnologico serviranno 2,5 miliardi.
Ritorno in Italia delle barre di combustibile spedita in Francia - Obiettivo del gruppo è quello di avviare l'iter per il Deposito nazionale e il Parco tecnologico nell'arco di piano ovvero entro il 2015. Periodo in cui Sogin conta anche di avviare i lavori. La necessità del Deposito si fa più stringente - ha spiegato Nucci - per varie ragioni tra cui quella che prevede il ritorno in Italia tra il 2020 e il 2025 delle barre di combustibile delle vecchie centrali spedite in Francia per essere trattate. Inoltre c'è il monito Ue a dotarsi del Deposito nazionale entro il 2015. E a queste ragioni si aggiunge "la sofferenza" dei depositi delle scorie nucleari medicali attuali, che sono sempre più pieni, con un trend in crescita per questo tipo di scorie.
Cinque anni di tempo per la costruzione - Con il Deposito nazionale si avrà la sistemazione definitiva di circa 80mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività. Degli oltre 90 mila metri cubi di rifiuti il 70% proverrà dagli impianti nucleari in dismissione mentre il restante 30% dalle attività di medicina. La Sogin prevede che, una volta avviato l'iter autorizzativo, la costruzione del Deposito possa realizzarsi nell'arco di 5 anni
Veti locali sulla scelta del sito - L’annuncio della Sogin è destinato a scatenare polemiche e la guerra dei veti locali. Già diverse regioni si sono opposte ad averlo nel proprio territorio e la scelta definitiva del sito diventerà molto probabilmente un motivo di duro scontro politico e sociale.

da tiscali.it


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