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18 aprile 2014


SCORIE NEI PARCHI :CASALE CHIEDA A RENZI L’AUTOCANDIDATURA DEL PARCO DELLA MAREMMA


L’AD Sogin Casale allo stesso modo di Veronesi che avrebbe tenuto le scorie
nucleari nella camera le vuole sistemare nei parchi nazionali italiani.
Secondo Casale  parchi nazionali ci sono in Andalusia (Spagna) e nella
Champagne (Francia) - dove è raccolto un milione di metri cubi di rifiuti
radioattivi rispetto ai nostri 90 mila distribuiti in 23 siti da smaltire -
mentre in Svezia l'area per il deposito se la sono addirittura contesa. Il
deposito viene spiegato come un'opportunità anche per la popolazione locale non
solo perchè l'area avrà un indennizzo, una sorta di 'canone d'affitto' per
l'occupazione del suolo, ma anche perchè è previsto anche un Parco tecnologico
con eccellenze scientifiche.  (ansa)
Se l’AD Casale è convinto di realizzare il deposito nazionale di scorie
nucleari nei parchi nazionali perché non chiede al premier Renzi di ospitarlo
nel parco della Maremma Toscana, o nei pressi del Monte Amiata. In virtù dell’
art V e dell’accentramento  dei poteri in materia di energia allo stato per
Renzi non dovrebbe essere difficile rifiutare la possibilità offerte dalla
Sogin con la realizzazione del deposito unico in termini di compensazioni e
parco tecnologico e soprattutto d’interventi che “il paese ci chiede”. Sulla
questione  potrebbe dare manforte la giunta Tosco-Lucana di Pittella-
Berlinguer. Pittellla  potrebbe convincere i sindaci della Toscana ad accettare
il deposito nazionale di scorie  in cambio di compensazioni. Pittella ha già
maturato esperienze simili   nel Mercure dove ha dato  lezioni sulla politica
economica  mendicante, dove gli amministratori locali vanno dalle
multinazionali con il cappello in mano per lasciare distruggere territorio ed
economie locali in cambio di compensazioni economiche. D’altronde lo stesso
Berlinguer potrebbe consigliare di farlo nelle colline del Chianti (come nelle
colline dello Champagne) ,al pari di come nel Vulture lascia funzionare un
inceneritore nelle colline dell’Aglianico senza realizzare un piano rifiuti
regionale per recuperare a freddo la differenziata .
In Basilicata le compensazioni non ci interessano , ci abbiamo rinunciato  in 
quanto vogliamo che le barre americane di Elk  River vadano via  e che Sogin
lasci l’Itrec a prato verde per favorire lo sviluppo di un centro ricerche  che
esiste già e  che può trasformarsi    in una scuola per il mediterraneo  sulle
energie rinnovabili . Ci interessa invece realizzare  un grande parco  per
valorizzare e far conoscere  a tutto il mondo il secondo patrimonio
archeologico italiano dopo quello di Roma  ,ossia quello  Magna Grecia. Per
seguire la vicenda deposito scorie nucleari partirà a breve  un osservatorio
indipendente  da quello creato da Sogin e dalla fondazione sviluppo sostenibile
di Edo Ronchi, fatto da esperti in materia nucleare ,ambientale, associazioni .
movimenti ,  insieme a qualche sindaco  delle nostre comunità  .

 


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9 giugno 2013


Itrec: Subito tavolo intercomunale della trasparenza

1 giugno 2013

 

Sono ormai due anni che il presidente della Regione Basilicata (ora l’attuale giunta regionale provvisoria) non convoca più il tavolo della trasparenza sul nucleare, mentre nelle altre regioni nuclearizzate è convocato con regolarità e addirittura per Campania e Lazio è diventato interregionale (alcuni componenti del tavolo delle due regioni partecipano a entrambi i tavoli regionali della trasparenza). Non solo, per quanto riguarda la Campania è stato creato un tavolo di contatto tra istituzioni e cittadini che va oltre a quello della trasparenza regionale, dove tuuti i cittadini e le associazioni possono verificare cosa accade nella centrale del Garigliano attualmente in bonifica. Che dire, nelle altre regioni il decommisioning delle centrali e dei depositi è sotto la lente d’ingrandimento dei cittadini.

In Basilicata invece non solo è calato il silenzio istituzionale sulle attività nucleari nell'Itrec, non si convoca più il tavolo della trasparenza regionale , ma addirittura è comparso il segreto di stato sull’Itrec. Segreto di stato ignorato dai parlamentari dell?attuale governo ,governo che non si è ancora degnato di rispondere alle interrogazioni parlamentari pervenute in parlamento sulla questione.

Disatteso è inoltre il piano di comunicazione prescritto nella valutazione d'impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente (n.530 del 16/09/2010) sull'impianto icfp e sull’avanzamento lavori (nonché relativi monitoraggi ambientali) che Sogin dovrebbe realizzare per informare le popolazioni locali sui lavori in corso nel centro Itrec.

E’ per questi motivi che abbiamo chiesto con urgenza ai sindaci del territorio una convocazione di un tavolo intercomunale dove Sogin e istituzioni latenti vengano a rispondere sulle attivittà che interessano il centro Itrec di Rotondella. Non solo si deve fare chiarezza sulle attività nucleari, per la tutela della salute pubblica, ma devono essere messe in pratica tutte le attività a tutela delle popolazioni e delle economie locali, queste ultime danneggiate nell?immagine dalla presenza del fardello nucleare che la cattiva politica e altri interessi hanno rovesciato su questo territorio. [No Scorie Trisaia]


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21 dicembre 2012


Centrale del Garigliano tavolo della trasparenza 17 dicembre 2012

CENTRALE DEL GARIGLIANO - Tavolo della trasparenza, la Sogin rassicura: nessun pericolo per i cittadini

Luigi TommasinoSESSA AURUNCA. Tavolo della trasparenza sulla centrale nucleare del Garigliano, la Sogin getta acqua sul fuoco. Si è appena concluso il tavolo della trasparenza tenutosi a Napoli con l'assessore regionale all'ambiente Giovanni Romano, i sindaci del territorio limitrofo alla centrale nucleare del Garigliano, i tecnici della Sogin e le agenzie regionali. Un incontro chiesto dai sindaci in seguito all'indagine della guardia di finanza dei giorni scorsi dove sono emerse denunce penali per danni ambientali ad alcuni dirigente della società che si occupa dello smantellamento della centrale, la Sogin. Denunce penali la cui notizia è apparsa su numerosi mass media anche di caratura nazionale. La Sogin pare aver smentito che ci siano state denunce così gravi ma solo indagini che potrebbero portare al massimo a qualche sanzione amministrativa. Si attende che il gip si pronunci per confermare o smentire la Sogin. Intanto, secondo i rappresentati della stessa non ci son problemi di radiazioni, almeno da quello che si è riusciti a carpire appena terminato il tavolo. Lo conferma, però, il primo cittadino di Sessa Aurunca, Luigi Tommasino: "abbiamo avuto rassicurazioni in relazioni a pericoli per la cittadina. Ciò nonostante vigileremo attentamente". Al momento non si parla di consiglio comunale aperto, dato che, è emersa l'indisponibilità della Sogin a partecipare prima che l'indagine non sia conclusa.

Anche Tommasino è sembrato scettico sull'eventuale consiglio comunale aperto: "senza la Sogin e con un comunicato ufficiale del tavolo della trasparenza, non vi altro da aggiungere".

dda http://www.casertafocus.net/caserta/index.php?option=com_content&view=article&id=7223:centrale-del-garigliano-tavola-della-trasparenza-la-sogin-rassicura-nessun-pericolo-per-i-cittadini&catid=7&Itemid=109


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29 novembre 2012


Fusti radioattivi a Caorso ,la procura apre l'inchiesta

da http://www.ecoblog.it/post/43713/fusti-radioattivi-a-caorso-la-procura-apre-linchiesta

Pubblicato il 28 nov 2012 da Andrea

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La procura di Piacenza ha aperto un fascicolo e disposto accertamenti circa alcune perdite rilevate da alcuni fusti contenenti materiale radioattivo stoccati del grande impianto nuclearedi Caorso (Pc), gestito da Sogin (la società statale incaricata della messa in sicurezza e delle bonifiche dei siti nucleari italiani): in particolare il fascicolo farebbe riferimento all’articolo 102 del DL 230/95, recante le Disposizioni particolari per i rifiuti radioattivi.

L’indagine della magistratura è stata avviata dopo che un’inchiesta giornalistica pubblicata da Il Punto avrebbe rivelato le precarie condizioni di sicurezza dell’impianto di Caorso, che stocca da anni 8.000 fusti metallici da 250 litri (contenenti sostanze altamente pericolose e radioattive) ma che, secondo l’inchiesta del Punto, sarebbero in larga parte danneggiati e corrosi tanto da disperdere le sostanze in essi contenute.

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Il procuratore Salvatore Cappelleri è stato, vista la delicatezza della notizia, molto cauto:

Il tema è di interesse pubblico e quando avremo gli esiti degli accertamenti li renderemo noti. Per ora non ci sono elementi tali da creare allarme nell’opinione pubblica.

Nelle scorse settimane l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (Ispra) ha effettuato un’ispezione presso la centrale di Caorso, stilando un verbale depositato agli atti della Procura di Piacenza; nello stesso verbale Ispra evidenzierebbe la reale presenza di fusti con evidenti processi di corrosione in atto, processo che nello specifico di un fusto presenterebbe anche perdite di contenimento.

Tuttavia, spiega l’Ispra, la modalità di stoccaggio dei fusti non ha permesso un’ispezione approfondita degli stessi sia nel primo che nel secondo deposito della centrale di Caorso, anche se nel secondo caso il verbale presenterebbe criticità maggiori:

Si è verificata la presenza di numerosi fusti con evidenti processi di corrosione in atto. In particolare, su 9 fusti si sono riscontrati fenomeni di corrosione passante con perdite di contenimento. Tre di questi ultimi identificati con le sigle ISE- 270, I-SE-261 e MA 15423 non risultano inclusi nell’elenco dei fusti già identificati dall’esercente come “fusti con corrosione passante”.

Secondo lo stralcio del verbale riportato da Il Punto dunque, le perdite ci sono e sarebbero state evidenziate anche dal verbale Ispra, oggi agli atti della Procura; i tre fusti di cui parla il verbale non sarebbero inclusi in un elenco redatto da Sogin nel 2006, in cui il gestore riportò sullo stato di conservazione dei fusti stoccati.

Dal canto suo Sogin ha smentito qualsiasi rischio per l’ambiente e la salute pubblica:

Non si è mai verificato e non esiste alcun tipo di contaminazione a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione essendo le aree di lavoro e i depositi costantemente monitorati

ha spiegato la società statale, sottolineando che l’apertura del fascicolo ad opera della Procura è semplicemente un atto dovuto; tuttavia, l’amministratore delegato di SoginGiuseppe Nucci ha quantificato in circa trenta i fusti danneggiati: l’azienda ha fatto recapitare ai venti dipendenti di Caorso alcune lettere di richiamo, in cui si contestavano le modalità di lavoro e

l’omessa informativa ad Ispra dello stato corrosivo dei fusti

di competenza delle funzioni locali; come spiegato da Nucci

La sede di Roma è il governo dell’azienda dove vengono svolte le funzioni operative, mentre nei siti ci sono le funzioni locali.

Polemiche interne a Sogin a parte, da sottolineare anche il lavoro unico che sta facendo la Procura di Piacenza: come ricordato dallo stesso procuratore Cappelleri sono almeno dieci anni che la magistratura italiana non si occupa di nucleare, nonostante Caorso non sia l’unico sito sul quale ci sono dubbi sulla sicurezza: Montalto di Castro, Saluggia, Garigliano, Rotondella, i dubbi sorti nel corso degli anni su tutti questi impianti non sono mai stati al centro delle attenzioni della magistratura, nonostante le varie Arpa, la Commissione parlamentare d’inchiesta ed altri soggetti istituzionali abbiano più volte espresso dubbi sulla sicurezza di quegli impianti.


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17 novembre 2012


Barre di Elk River -Sogin : la nave se ne va


Apprendiamo da note di stampa che Sogin nell’ultima conferenza del 15/11/2012 tramite l’a.d. Sogin Nucci ha ripetuto al sindaco di Rotondella che il deposito nazionale non si farà all’Itrec, ci auguriamo solo che non sia una frase di rito che fa tranquillamente in tutti i siti nucleari italiani da qualche tempo e quindi nelle altre regioni italiane, dove sul nucleare si fa per dire, “hanno già dato”.Invece, ci aspettiamo dall’ a.d.Sogin chiarimenti sulla gestione del materiale atomico strategico americano partito dagli altri siti nucleari italiani e che è già in viaggio per l’America, lasciando fuori da ogni discussione le barre di Elk River di proprietà U.S.A., custodite all’Itrec di Rotondella (Mt).

In data 7/11/2012 nel porto di Trieste alle ore 5 è giunto un tir con dei container contenenti delle barre d’uranio provenienti dal deposito di Avogadro di Saluggia (Vercelli),il carico radioattivo è poi salpato alle 9.30 a bordo della «Sea Bird», nave cargo danese che farà rotta verso il porto di Charleston (Usa).
Questo trasferimento di materiale nucleare in America e’ il frutto dell’accordo di Seul Obama - Monti sulla restituzione del materiale strategico nucleare americano agli U.S.A. Tra il materiale nucleare strategico americano di proprietà U.S.A. sono giunte in Italia negli anni 70 con un contratto di lavorazione per il recupero del combustibile nucleare le famose barre di Elk River (definite nel contratto weapons-grade), allo stesso modo di come Sogin manda a riprocessare il combustibile Italiano all’estero. Nel piano di decommissioning Itrec le barre di Elk River dovevano essere incapsulate nei famosi “cask” che a oggi non sono ancora pronti.

Il mercantile “Sea Bird "partito da Trieste ha navigato per raggiungere l’Atlantico obbligatoriamente lungo il ns. mar Jonio, cosa dire: se si fosse fermato a Taranto, le barre di Elk River sarebbero partite con un viaggio già pagato. Certamente in questo momento le barre non erano pronte perché mancavano i cask, ma anche su questo ci chiediamo: perché tanti ritardi?

A dare spiegazioni sulla restituzione agli U.S.A delle barre di Elk River ovviamente non dovrebbe essere solo l’a.d. Sogin, ma anche quei parlamentari e quella Regione Basilicata che si sono dimenticati del fardello atomico americano custodito all’Itrec.

foto della Sea Bird a Trieste--- fonte greenreport



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12 ottobre 2012


Sogin smantella Trino Vercellese,si costruisce il deposito unico ?

da http://www.olambientalista.it/sogin-smantella-trino-vercellese-si-costruisce-il-deposito-unico/

E stato illustrato questa mattina il programma delle attività di decontaminazione e smantellamento della centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino (Vercelli). I lavori – spiega una nota dell’ufficio stampa della Sogin - saranno articolati in quattro fasi: adeguamenti dei depositi temporanei; realizzazione delle facilities di supporto ai lavori di decommissioning; smantellamento dei sistemi e dei componenti dell’“isola nucleare”; rilascio del sito senza vincoli di natura radiologica. er lo smantellamento e la bonifica del sito – prosegue il comunicato - saranno necessari 234 milioni di euro, di cui 34 già spesi per le attività di decommissioning e 52 milioni per il conferimento dei rifiuti al Deposito Nazionale.

Tutte le operazioni saranno autorizzate dagli Enti e Istituzioni, locali e nazionali, preposti a sovrintendere e sorvegliare, ciascuno per la propria competenza, allo svolgimento della bonifica ambientale del sito ed alla gestione dei rifiuti radioattivi.
A garanzia della sostenibilità ambientale, gli interventi saranno progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto sia “radiologico” sia “convenzionale” sull’ambiente.

Complessivamente i lavori di smantellamento del sito produrranno 214 mila tonnellate di materiale. Al termine delle operazioni saranno prodotte solo 2 mila tonnellate di rifiuti radioattivi, che saranno stoccate in sicurezza nell’impianto, in attesa del loro successivo conferimento al Deposito Nazionale.

A oggi, le principali attività di bonifica della centrale di Trino hanno riguardato la demolizione delle torri di raffreddamento; l’abbattimento della torre metereologica; la decontaminazione dei generatori di vapore; lo smantellamento degli edifici che ospitavano i generatori diesel d’emergenza; la rimozione della traversa sul Po; la bonifica dell’amianto; lo smantellamento dei componenti dell’edificio turbina; la rimozione dei sistemi ausiliari non contaminati della zona controllata.

Il sito, libero da vincoli radiologici, sarà restituito al territorio per il suo riutilizzo nel 2024.


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23 settembre 2012


Sogin ,è allarme sicurezza ?

http://ilpuntontc.com/attualita/4638-sogin-e-allarme-sicurezza.html

 
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Scritto da Vincenzo Mulè e Daniele Rovai
Mercoledì 19 Settembre 2012

Paura nucleare. È quella che ha provato la Francia quando, la scorsa settimana, ha registrato l’incidente nella centrale di Fessenheim (la più vecchia della Francia), in Alsazia, a un chilometro e mezzo dal confine con la Germania. Un incidente che ha risvegliato paure mai sopite, ma che, potrebbe aiutare il nostro paese. Perché la situazione delle nostre vecchie centrali, e dei vecchi siti di ricerca nucleare, non è di quelle che fanno dormire sonni tranquilli. Ce ne siamo ampiamente occupati nelle scorse settimane, documentando tutte le incongruenze e le mancanze legate alla costruzione del D2 a Saluggia, il deposito temporaneo di scorie radioattive che dovrebbe sorgere all’interno del sito Eurex. Una situazione al limite della sostenibilità, che ha visto l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) intervenire più di una volta, bacchettando i vertici della Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Una gestione che sta producendo problemi non solo nel vercellese, ma anche nella centrale di Caorso, nel piacentino, e in quella di Latina.

LE VASCHE DI SALUGGIA
Un sopralluogo dalle modalità anomale ha allarmato gli abitanti della provincia vercellese, già sul piede di guerra per la costruzione del D2. Lo scorso 17 agosto, infatti, all’interno del sito Eurex è stato avvistato personale Ispra/Arpa eseguire un sopralluogo presso le cosiddette waste ponds, due vasche a cielo aperto, parzialmente interrate, costruite negli anni Sessanta in concomitanza con l’impianto. Si tratta quindi di costruzioni di oltre cinquant’anni, vetuste e che, come accadde anni fa alla piscina del combustibile nucleare (ormai vuota), corrono il serio rischio di lesionarsi e disperdere il loro contenuto nelle falde sottostanti. Per fare un paragone, la tanto (giustamente) bistrattata centrale francese di Fessenheim è del 1977. La costruzione dell’impianto Eurex, acronimo di Enriched Uranium Extraction, è iniziata nel 1965. L’impianto è entrato in funzione nel 1970. Queste vasche raccolgono le acque, di norma debolmente contaminate o solo potenzialmente contaminate, provenienti da vari punti dell’impianto. Queste acque, in una seconda fase del processo, sono scaricate nella vicina Dora Baltea. Un procedimento che, secondo gli esperti, assicura un’adegua- ta sicurezza all’ambiente limitrofo attraverso la forte diluizione del materiale radioattivo. Giova, infine, ricordare che lo scarico nel fiume è consentito solo se il livello della radioattività delle acque contenute nei ponds non supera determinati livelli stabiliti da Ispra. Proprio per questo suscita perplessità la circostanza che da molti mesi il contenuto di una delle due vasche (denominata WP719) non venga più scaricato nella Dora. A oggi la vasca WP719 è quasi piena e rischia di traboccare tra non molto, quando cominceranno le piogge autunnali. Questo comporterebbe il rischio di sversamento dell’acqua sul piazzale del sito e, successivamente, l’infiltrazione di tale acqua nelle falde sottostanti. Ad aumentare il rischio di sversamento incontrollato nelle falde contribuisce la frenetica attività realizzativa che la Sogin sta attuando per la costruzione del deposito D2. Una costruzione che, nella più ottimistica delle previsioni, si concluderà nel 2014. Il D2 è un’opera in cemento armato con pareti di elevato spessore. Le attività di cantiere hanno quindi enormemente aumentato il traffico di mezzi pesanti, giacché il cemento necessario per la costruzione arriva dall’esterno dell’impianto. Ci sono stati giorni in cui oltre cento mezzi pesanti hanno scaricato, giorno e notte, cemento nell’area del D2, vicina ai ponds. Questi mezzi pesanti sono, di fatto, costretti a passare a pochi metri dalle due vecchie vasche, aumentando così il rischio di lesioni e/o incidenti. L’allarme della popolazione è accresciuto dalla circostanza che nessuno ha ancora comunicato ufficialmente cosa è successo alla vasca WP719 e spiegato il motivo per cui l’Ispra ha delimitato la zona impedendo, di fatto, l’accesso ai ponds, senza neppure redigere un resoconto del sopralluogo. I problemi che, in attesa di notizie ufficiali, molti si stanno ponendo sono ovvi; cosa c’è effettivamente dentro la vasca WP719? Ci sono forse quantitativi anomali di materiali radioattivi? E se ciò fosse vero, di che materiali si tratta? Da dove provengono? Sono materiali molto pericolosi per tipologia e/o quantità? Da quanto tempo si trovano nella vasca (a cielo aperto)? Qualcuno si è contaminato? Ci sono mai state perdite in falda? In una nota, Ispra conferma l’avvenuta ispezione, ma non accenna minimamente a come voler fronteggiare questa possibile emergenza. Dopo il sopralluogo, infatti, l’istituto si è limitato a chiedere a Sogin «interventi migliorativi delle modalità di gestione dei suddetti bacini e di monitoraggio ambientale, con particolare riferimento alla gestione dei liquidi stoccati in uno dei bacini stessi, attualmente non in utilizzo ai fini delle operazioni di scarico, nonché una più evidente delimitazione della zona classificata dal punto di vista radioprotezionistico». A conferma dell’anomalia della situazione, ci sono documenti Sogin nei quali si afferma l’esigenza di coprire con un “telo” la vasca WP719, in modo da proteggerla dalla pioggia. Perché non anche la vasca WP718? In altri comunicazioni interne si accenna a un progetto di filtrazione dell’acqua della WP719, da eseguire, con tutte le precauzioni del caso, all’interno di un container piazzato nelle vicinanze.

RACCONTI DA CAORSO
Una situazione al limite, quella di Saluggia, ma che non riguarda solo l’impianto piemontese. Fonti interne alla centrale di Caorso, la più grande in Italia, denunciano la diminuita sicurezza dell’impianto, venuta meno per una molteplicità di cause. La prima, stando ai loro racconti, sarebbe la gestione del personale, ormai degenerata per la mancanza di assunzioni a fronte dei pensionamenti. Molti tecnici addetti alla sorveglianza sono stati costretti a turni di 12 ore per ovviare al problema della carenza di personale qualificato. Un problema difficilmente spiegabile se si leggono i dati ufficiali della Sogin, che indicano al 31 dicembre 2011 un incremento del personale pari a 32 unità e che prevedono per la stessa data di quest’anno, un ulteriore sostanzioso incremento. Se si considerano anche i 20 e passa consulenti nominati da Sogin solo nel primo semestre 2012, il quadro diventa ancora meno chiaro. Alla luce anche delle rivelazioni di fonti ben informate, che raccontano di una sede romana che sta letteralmente straripando di personale. Tan- to che tra poco una parte sarà costretta a traslocare presso Latina e presso l’impianto della Casaccia, sul lago di Bracciano. Una situazione cui ha contribuito anche lo spostamento di personale da un settore all’altro senza adeguata preparazione; solo per coprire i buchi di organico e “sistemare” la forma con Ispra. Dai racconti emergono anche alcuni sconcertanti episodi, specifici e documentabili. Per esempio: l’alimentazione elettrica della sala controllo, dove ci sono centinaia di allarmi che dovrebbero evidenziare qualsiasi malfunzionamento e/o inconveniente, è garantita da una spina tradizionale attaccata ad una normalissima presa di corrente (più o meno come un banale ferro da stiro, per intendersi). «Il rischio minimo, ed è accaduto – raccontano – è che qualcuno inciampi sul filo staccando la presa oppure che, banalmente, manchi la corrente e tutto resti al buio». Una situazione paradossale, che ha portato anche delle conseguenze fisiche agli operatori come quando uno di loro è rimasto contaminato per il blocco delle valvole del circuito del reattore. Il guasto, infatti, ha impedito il ricambio completo dell’aria contaminata. Per tutta risposta, Sogin ha chiesto e ottenuto da Ispra di abbassare il livello di sicurezza della centrale, così da poter usare meno personale. «Si risparmia sulla sicurezza dei siti – denunciano le due fonti –mentre si spendono milioni per progetti che stentano a partire».

I FUSTI COL BUCO
Come quello che doveva mettere in sicurezza le “resine a scambio ionico”, un materiale usato per decontaminare l’acqua del reattore. Si tratta di circa 8.000 fusti metallici da 250 litri ciascuno, contenenti resina mischiata a polimero e acido solforico. La sostanza, che si presenta sotto forma di palline ferrose, è volatile e infiammabile e doveva restare nei fusti solo pochi anni. Ne sono passati quasi 25 e alcuni fusti, da tempo, presentano dei buchi (come dimostrano le fotografie di queste pagine) con relativa uscita della sostanza radioattiva, per la corrosione provocata dall’acido solforico. «I fusti – rivelano ancora – erano rivestiti internamente di un sacco in plastica che doveva contenere il prodotto e l’acido, ma che, con il tempo, ha perso le sue capacità costrittive permettendo all’acido di corrodere il metallo dei fusti. In caso di incendio avremmo una piccola Chernobyl, visto che i radionuclidi attaccati alla resina sono stati prodotti dalla fissione nucleare e quindi mortali per l’organismo, se inalati». Da qualche mese la Sogin sta tentando di riparare i fusti; i lavori di riparazione, come rivelano le fonti interne a Sogin, sono tuttavia eseguiti senza rispettare troppo i parametri di sicurezza. Il carrello che trasporta i fusti, ad esempio, è stato adeguato «in maniera artigianale». Per una migliore movimentazione dei vari fusti sono stati allungati i bracci elevatori.

PROGETTO AVVENIRISTICO
L’avveniristico progetto di trattamento di queste resine, o meglio la sua storia poiché pare destinato a rimanere lettera morta, merita una nota a parte. Esso sarebbe dovuto partire sulla scia di un progetto analogo avviato nel 2008 presso un’altra centrale Sogin, quella di Trino Vercellese. Ebbene, Sogin nel 2008 ha incassato un bonus economico (milestone) solo per aver scelto come trattare le resine di Trino. Nel 2009 Sogin ha incassato un altro bonus economico per aver stipulato il contratto con il fornitore dell’impianto. Il 10 marzo del 2011, in uno dei tanti dibattiti sul decommissioning, l’ad di Sogin Giuseppe Nucci riferiva che l’impianto di trattamento delle resine di Trino «entrerà in funzione entro il 2011», ma nella nota Sogin relativa al bilancio annuale 2011 è specificato che le attività relative a questo impianto «proseguono». La verità è che le attività concernenti l’impianto di trattamento delle resine dei purificatori con la tecnica della wet oxidation sono ferme da tempo; non sono autorizzate dall’Ispra e non è stato montato ancora un solo bullone. Tutto il macchinario, per un valore di diversi milioni di euro già pagati, giace ancora imballato all’interno della centrale. E nessuno è in grado di dire se e quando sarà utilizzato. Se questa è la situazione a Trino, quanto ancora aspetteranno le resine di Caorso? Sogin intanto cosa fa? Demolisce in pompa magna innocui fabbricati, come l’edificio turbina di Latina, e lo fa accelerando le procedure attraverso un’autorizzazione a stralcio dell’istanza di smantellamento. Un procedimento che si può autorizzare solo se l’edificio da demolire non ha mai ospitato materiale proveniente dalla zona controllata, quella dove si maneggiano i materiali radioattivi. Ma l’immagine che pubblichiamo smentisce questa versione.

*dal Punton.37

Foto: Sopra a sinistra, l'avanzato stato di corrosione di alcuni fusti metallici contenenti resina mischiata a polimero e acido solforico nel centrale di Caorso. Nella foto qui sopra, materiali della zona controllata della centrale di Latina, poi spostati per abbattere l'edificio turbina


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7 aprile 2012


Sogin riapre la VIA e la Regione non informa

 

Sogin ha presentato una variante al progetto inerente l’impianto ICFP (solidificazione del prodotto finito e capannone deposito di stoccaggio). Progetto che ha già ottenuto il decreto di compatibilità ambientale nel 2011. La modifica di cantierizzazione prevede di realizzare i due corpi (impianto ICFP e capannone deposito per le scorie) in due corpi separati e distinti rispetto al primo progetto che prevedeva un corpo unico e  la bonifica della fossa 7.1 (ex fossa irreversile) . Secondo la Sogin, questa modifica è al fine di non far slittare eccessivamente i lavori dell’impianto e garantire nel minor tempo possibile la maggior sicurezza nucleare del sito.

Questo è quanto pubblicato sul sito del Ministero dell’ambiente a fine febbraio e per il quale gli enti, associazioni e cittadini possono fare osservazioni entro il 10/04/2012 sulle valutazioni all’impatto ambientale che tale opera comporta. Sul primo progetto dell’impianto ICFP è bene ricordarlo che la Regione Basilicata non ha fatto alcuna osservazione, mentre furono redatte dai comuni di Nova Siri e Policoro e dai movimenti e associazioni locali.

Ancora una volta su una materia così delicata come il nucleare la regione Basilicata (molto attiva con il Dipartimento ambiente nel rilasciare autorizzazioni alle trivellazioni petrolifere) non assolve la sua funzione d’informazione e trasparenza nei confronti  dei Comuni, enti e popolazioni. È ormai da circa un anno e mezzo che non è più convocato il “Tavolo della trasparenza regionale” sulle attività e i progetti all’interno dell’Itrec (Tavolo regolarmente convocato nelle altre regioni nuclearizzate, dove nel caso del Lazio e Campania è diventato addirittura interregionale).
Chiediamo ai sindaci di Nova Siri, Rotondella e al futuro sindaco di Policoro di istituire un tavolo tecnico permanente sulle attività di decommissioning dell’Itrec cui possano partecipare i cittadini e anche gli altri sindaci del territorio, dove invitare la stessa Sogin, e avvalendosi di tecnici di fiducia. Un  tavolo che regolarmente si riunisca per fare trasparenza e contribuire  nella sicurezza e tutela del territorio [No Scorie Trisaia]


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 7/4/2012 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 marzo 2012


A un anno da Fukushima l’Itrec resta all’anno zero

[di Movimento NoScorie Trisaia]

 

L’undici marzo di quest’anno ricorre un anno dalla tragedia dello Tsunami in  Giappone e della centrale nucleare di Fukushima. Il mondo torna interrogarsi  sui rischi delle centrali nucleari, mentre il Giappone deve fare ancora la lunga  conta dei danni e del fardello della radioattività. Nel raggio di 100 Km dalla centrale, secondo gli Usa, la vita non potrà tornare più come prima. Qui, a differenza di Chernobyl, il fallout radioattivo è stato sparso al suolo e nell’oceano. La tragedia di Fukushima ha dimostrato che non solo i reattori nucleari sono  un pericolo, ma anche il combustibile nucleare contenuto nelle piscine di  stoccaggio può causare effetti devastanti dal punto della contaminazione  radioattiva. Le esplosioni sul tetto della centrale giapponese furono  provocate da reazioni chimiche del combustibile dei reattori contenuto dentro  piscine di stoccaggio che non fu più raffreddato per mancanza di alimentazione  elettrica (i generatori furono messi fuori uso dall’inondazione). Anche all’Itrec, in Trisaia, il combustibile di Elk River è custodito nelle piscine di stoccaggio. Allo stato attuale il piano di emergenza esterno redatto dalla  Prefettura e mai divulgato alle popolazioni da Regione e Comuni, non prevede un  simile evento, per il semplice fatto che nella storia del nucleare mondiale non  si era mai verificato. Il giudice Nicola Maria Pace della procura di Matera ipotizzò per i liquidi ad alta  attività custoditi all’Itrec che un grave incidente avrebbe interessato circa  6 milioni di persone nell’arco jonico. Tutto questo mentre la Regione   Basilicata, Vito De Filippo, Agatino Mancusi e ora Vilma Mazzocco, scherzano con le subsidenze che potrebbero provocare i pozzi di gas vicino all’impianto nucleare. Pericolo  confermato  dalle dichiarazioni del sismologo di fama internazionale, professor Leonardo Seeber.

I comuni ( confinanti l’Itrec)  di Policoro, Rotondella e Nova Siri, hanno  chiesto alla Regione Basilicata di non rinnovare nella scadenza la concessione mineraria per i  pozzi di gas incriminati , richiesta puntualmente ignorata dal Dipartimento ambiente che ha eluso le osservazioni dei tre Comuni. Sulla questione era anche intervenuto il  Ministero dell’ambiente, il quale, su nostre osservazioni al procedimento V.I.A. per il  capannone dell’impianto ICFP dell’Itrec, aveva chiesto spiegazioni alla stessa  Sogin su possibili interferenze e subsidenze dei pozzi di gas sotto l’Itrec.

La Sogin ha risposto eludendo il parere tecnico e affermando: «Controlli ed ispezioni strutturali condotti periodicamente sugli edifici presenti nel sito Itrec, al fine di garantire il mantenimento in sicurezza, non hanno evidenziato fenomeni di cedimento a carico delle strutture civili monitorate. Si ritiene quindi che eventuali attività di estrazione condotte presso il pozzo non determino interferenze con l’opera in progetto (Itrec parere commissione Via del 05/10/2010)». Che tradotto significa: “dato che finora non rileviamo crepe sugli edifici, il rischio non esiste”, un po’ poco come risposta tecnica da parte di una struttura creata per gestire i rischi del nucleare in Italia in risposta ad un problema sollevato da un’autorità come Seeber per un fenomeno che gli scienziati assegnano come frequente nelle attività estrattive. E se le crepe la Sogin le scopre dopo una fuoriuscita di materiale contaminante, che farà, dichiarerà che il rischio subsidenza esiste? Un ente come la Sogin dovrebbe prevenire e non certificare i rischi!


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 11/3/2012 alle 18:24 | Versione per la stampa


11 novembre 2011


SCORIE DA CASACCIA ALL’ ITREC: SOGIN CHIARISCA ED EVITI ENFASI MEDIATICA SU INVESTIMENTI DEL DECOMMISIONING.


 Gli amministratori Sogin sono in giro  nei centri nucleari italiani per  presentare il proprio piano industriale  con i relativi investimenti per le  opere di decommisioning delle centrali e messa in sicurezza dei depositi e degli altri impianti nucleari (come l’itrec di Rotondella).  E’ loro compito,  infatti, sistemare in sicurezza i rifiuti radioattivi italiani dopo la   stagione del nucleare italiano già bocciata dal popolo italiano con ben due  referendum nazionali, nel 1987 e nel 2011. Il piano industriale di Sogin per il decommissioning è presentato  nei  comuni nuclearizzati alle organizzazioni imprenditoriali come occasione economica e di sviluppo del  territorio. Una forma di promozione delle  attività nucleari nei comuni che il nucleare già lo ospitano in vista del  futuro investimento nazionale collegato al deposito nazionale di scorie  nucleari. Quest’ultimo, poco gradito alle popolazioni e già respinto in  Basilicata per ben due volte (negli anni 1978/80 a Stigliano e nel 2003 a   Scanzano Jonico). Giacché si stanno spendendo soldi pubblici derivanti dal  versamento in bolletta (codice A2)  dei cittadini per operazioni di messa in  sicurezza di rifiuti altamente pericolosi, non possiamo mediaticamente  accettare come occasioni di sviluppo per i territori, il decommissioning (
http://www.sogin.it/Articolo/86), ma semmai come sacrificio economico delle  popolazioni per rimediare agli errori di governi che hanno sbagliato le  scelte energetiche di una nazione. I rifiuti in genere, e soprattutto, quelli  nucleari, non hanno mai portato benefici ai territori ospitanti, se non problemi di sicurezza e impatto negativo sulle economie locali. Invitiamo invece la Sogin a fornire chiarimenti sul tentativo di trasportare all’Itrec altre scorie nucleari dal centro di Casaccia di Roma e dell’annullamento in proposito  di una gara per il riutilizzo della piscina dell’Itrec (notizia riportata da   numerosi quotidiani nazionali).Su tale attività nessuna notizia o informativa è stata mai fornita dalla Sogin stessa a i tavoli della trasparenza né la stessa Regione, con le cabine di regia dell’assessore regionale all'ambiente Agatino Mancusi, si è mai preoccupata di chiarire la questione al fine di tutelare la Basilicata dal tentativo di trasformare l’Itrec in in un deposito provvisorio – definitivo  .

 

ALLEGATI

www.sogin.it

ITALIA OGGI


 Sala stampa, Comunicati stampa
 Piano industriale Sogin 2011 – 2015, la bonifica ambientale dell’impianto  Itrec di rotondella si concluderà nel 2026 Sogin, Confindustria Basilicata e  Confapi Matera: un patto per lo sviluppo del territorio lucano
> Scarica documento
L’Amministratore Delegato di Sogin, Giuseppe Nucci, ha presentato ai  rappresentanti istituzionali, alle associazioni imprenditoriali e alle  organizzazioni sindacali del territorio il Piano industriale 2011-2015.  Nell’arco di piano, Sogin realizzerà attività di decommissioning, mantenimento  in sicurezza e servizi per 542 milioni di euro, dei quali 43 milioni per le  attività nell’impianto Itrec di Rotondella.
 Nel corso della conferenza Giuseppe Nucci ha firmato con il Vice Presidente di Confindustria Basilicata, Michele Somma e il Presidente di Confapi Matera, Vito Domenico Gravela, un protocollo d’intesa per rafforzare la sinergia fra Sogin e  il tessuto imprenditoriale locale per le attività di decommissioning e di gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi

 


 ItaliaOggi
 Numero 106, pag. 2 del 5/5/2011
 Nucleare, la Sogin chiude il capitolo delle scorie da spedire a Matera

 di Giampiero Di Santo 

«L'Istruttoria è chiusa, dimentichi», è il titolo di un vecchio film degli  anni Settanta interpretato da Riccardo Cucciolla. Titolo che si adatta a  perfezione alla scelta della Sogin, la società incaricata di gestire la patata  bollente delle scorie nucleari, che proprio ieri, con un annuncio a pagamento  pubblicato su alcuni quotidiani, ha chiuso definitivamente il capitolo della  realizzazione di un deposito per lo stoccaggio a Trisaia-Rotondella, in  provincia di Matera.  Nella cittadina

lucana la Sogin avrebbe voluto fin dal 2005 realizzare  all'interno dell'impianto Itrec, già dell'Enea, due capannoni per complessivi  20.000 mc di cui uno riservato allo stoccaggio delle scorie di terza attività  pari a 14000 metri cubi. Un deposito nel quale sarebbe stato possibile stivare i rifiuti atomici del laboratorio romano della Casaccia, una volta ottenuto il via libera del ministero dell'ambiente. Ma complice il disastro della centrale  giapponese di Fukushima e la moratoria di un anno o più annunciata dal governo  con l'obiettivo di scongiurare il referendum che affosserebbe definitivamente  l'energia prodotta dall'atomo in Italia, quel progetto sembra definitivamente  rientrato. Come si può capire dall'annuncio della Sogin che ha reso noto  l'annullamento «della gara indetta con procedura ristretta ai sensi del decreto  legislativo numero 163 del 2006» .. per la «progettazione e realizzazione di  un'area segregata all'interno della picscina dell'impianto Itrec di Trisaia». Capitolo chiuso, insomma, ma soltanto da pochi giorni, a conferma che forse i
 timori delle associazioni ambientaliste, che si erano schierate contro  l'ampliamento e soprattutto contro quell'arrivo di scorie da Roma mai ammesso  ma neanche negato nel corso di un question time alla camera dal ministro dello
> sviluppo economico, Paolo Romani, erano fondati.

 


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