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13 aprile 2014


Sfruttamento petrolifero, dall’Emilia un monito per la Basilicata

13 aprile 2014

da www.olambientalista.it

 

Monte Alpi 9OrMartedì prossimo, 15 aprile, la giunta regionale dell’Emilia Romagna, retta da Vasco Errani, relazionerà in Assemblea Legislativa sull’attività della Commissione Ichese. Una Commissione Internazionale nominata dal Ministero dello Sviluppo Economico d’intesa con la Regione Emilia Romagna molto criticata, ed anche dalla Ola. Il presidente della Regione Emilia Romagna, Errani, ha modificato l’ordine del giorno del consiglio regionale che si terrà martedì prossimo dopo la notizia diramata da attivisti e movimenti emiliani, prima ancora della rivista “Science”. Essi hanno sempre sostenuto la pericolosità delle attività petrolifere e degli stoccaggi rispetto al potenziale dei rischi sismici e all’utimo terremoto che, invece, studi commissionati dalle società petrolifere ad esperti, noti anche in Basilicata, dicevano non esserci. Il rapporto della commissione ICHESE, sarebbe da almeno un mese nelle mani della Regione che non lo avrebbe ancora divulgato per motivi elettorali e per non creare “allarmismi” pensando di nominare una seconda commissione regionale per valutare i lavori della commissione ICHESE.

Quanto sta accadendo in Emilia Romagna ha dirette ripercussioni anche per lo sfruttamento petrolifero in Basilicata, dove sono presenti attività di perforazione e soprattutto di reinezione in unità profonde di liquidi e reflui di perforazione.

Si pensi al pozzo Costa Molina 2 in territorio di Montemurro con le problematiche di inquinamento da esso sarebbero provocati,  ma anche al previsto nuovo pozzo di reinezione Monte Alpi 9 Or Deep, situato nel territorio di Grumento Nova, il cui progetto, nonostante autorizzato con parere VIA favorevole dalla Regione Basilicata dal 2011,  è fermo poichè l’attuale sindaco di Grumento Nova non concede l’autorizzazione ad ENI. Quest’ultimo pozzo è tra gli progetti che ENI di recente ha citato tra quelli bloccati dalla “burocrazia” e si attendono gli esiti delle prossime elezioni comunali a Grumento Nova forse per rimuovere anche il principio di precauzione vigente.

Ricordiamo che su questo pozzo si tenne a Grumento un convegno scientifico nel quale emersero tutte le problematiche oggi divenute di attualità dopo le problematiche sollevate in Emilia Romagna tra rischio sismico ed attività petrolifere, ricordando che la Val d’Agri, e non solo, è classificata ad elevato rischio sismico. Ma soprattutto preoccupava il pompaggio in pressione nel pozzo di reinezione Monte Alpi 9Or di fluidi con le ripercussioni sulle faglie sismogenetiche attive della Val d’Agri.

Dopo quel convegno, le compagnie petrolifere, evidentemente preoccupate per il prosieguo delle loro attività, promossero una serie di iniziative tra le quali ricordiamo il Convegno promosso dall’Ordine dei Geologi della Basilicata su geologia e attività petrolifere ed una serie di interventi di esperti scientifici di parte che innescarono una serie di contestazioni e polemiche su un tema tuttora “sensibile” per le attività petrolifere in Basilicata rappresentato dal ruolo della scienza di parte e quello legato allo smaltimento dei fanghi e dei reflui petroliferi che rappresentano l’altra faccia della medaglia dello sfruttamento.

Sullo smatimento dei reflui petroliferi a Tecnoparco, l’Antimafia potentina ha aperto di recente un fascicolo emettendo 11 avvisi di garanzia e volendo veder chiaro sulla quantità e tipologia dei rifiuti prodotti che ENI avrebbe voluto trattare in loco con un centro mobile della società SIMAM, poi bocciato dalla Regione Basilicata.

votazioine risoluzione

Esito votazione del Consiglio Regionale di Basilicato del 8/4/2014 sulla “Risoluzione petrolifera” e Titolo V

L’attuale governo regionale del governatore Pittella, a differenza dal suo collega emiliano Errani, mostra di non conoscere tutte queste problematiche legate alla sismicità, le ripercussioni sulle falde idriche, in definitiva sulla “sostenibilità e compatibilità ambientale” dello sfruttamento petrolifero e sui rifiuti prodotti.

Lo scorso 8 Aprile, dopo averla approvata prima nella Conferenza dei Capi Gruppo, la risoluzione petrolifera proposta dal presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, presentata dal consigliere regionale e capo gruppo PD promotore di “Matera 2019″ Roberto Cifarelli,  è stata approvata a maggioranza anche dal Consiglio Regionale di Basilicata con 16 voti favorevoli e 2 astensioni (almeno secondo quanto riporta il comunicato del consiglio Regionale, sono quelle dei rappresentanti del Movimento Cinque Stelle. Le 2 astensioni sono riportate nell’immagine tratta dal resoconto – video della seduta).

La Risoluzione petrolifera rappresenterebbe, dunque, una sorta di “cambiale in bianco” messa nelle mani del governatore Marcello Pittella, che dovrebbe riscuotere ad un prossimo tavolo sulle estrazioni petrolifere concordato con il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, in cambio dell’assenso della Regione Basilicata ad aumentare i barili al giorno estratti, portandoli dagli attuali 85mila fino a 200mila, e forse oltre. Un fatto questo di inaudita gravità  che sottostima gli impatti ambientali e sanitari reali del ciclo dello sfruttamento petrolifero in Basilicata.

Sempre che, nel frattempo, non venga data attuazione alla modifica del Titolo V della Costituzione ed in particolare con l’aggiunta del comma v all’art.117.

La modifica votata dalla maggioranza dei consiglieri regionali è vista da essi come “opportunità”, nonostante espropri la Regione ed il territorio dalle prerogative in merito alle decisioni in materia di energia e petrolio, trasferendole da Via Verrastro a Potenza a Via Vittorio Veneto sede del MISE a Roma, con buona pace del territorio, dell’ambiente e della salute dei lucani che oggi non ci stanno e rivendicano di essere consultati prima di decidere e deliberare. Specialmente se c’è di mezzo il petrolio, i suoi disastri ma soprattutto la tutela della salute.


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12 aprile 2014


Potrebbero essere le trivellazioni la causa del terremoto in Emilia

11 aprile 2014

di Pietro Dommarco

 
Mappa-delle-faglie-e-dei-pozzi1

Mappe dei pozzi e delle faglie in Emilia

La rivelazione è riportata in un articolo, a firma di Edwin Cartlidge, in uscita oggi sulla rivista americana Science dopo aver letto in anteprima assoluta la relazione finale della Commissione tecnico-scientifica Ichese, istituita nel 2013 per valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna. Stamattina ne scrive anche il Corriere della Sera.

Il terremoto che ha sconvolto l’Emilia Romagna nei mesi di maggio e giugno del 2012, provocando 27 morti ed oltre 40 mila sfollati, potrebbe essere stato causato dalle attività estrattive. A rivelarlo è la rivista americana Science (vol.344/n.6180/p.141), in un articolo a firma di Edwin Cartlidge. Le possibili correlazioni tra sisma e trivelle sono state messe nero su bianco dalla tanto discussa “Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento di attività sismica nel territorio della regione Emilia Romagna” (Commissione Internazionale Ichese) – istituita dalla Regione Emilia Romagna ed insediatasi il 2 maggio 2013 – in una relazione inedita che secondo quanto riporta la collega di Science, potrebbe essere stata presentata alla Regione Emilia Romagna almeno un mese fa, ma che i politici sia a livello regionale e nazionale – nervosi per le conseguenze sull’opinione pubblica della notizia, starebbero ritardando la sua divulgazione. Forse per l’avvicinarsi della tornata elettorale di maggio.

Questo perché, anche se formulate con cautela, le conclusioni del gruppo di esperti potrebbe spingere altre regioni a rivedere vecchie e nuove autorizzazioni rilasciate per permessi e concessioni di coltivazione di idrocarburi, colpendo la produzione di gas e greggio nazionale. La stessa Regione Emilia Romagna era in attesa del giudizio finale della Commissione Internazionale Ichese per rilanciare o meno le attività di ricerca e produzione di idrocarburi sul proprio territorio. In un rapporto, ancora segreto, potrebbero essere contenuti gli incubi di tutti gli attivisti, associazioni, cittadini e comitati che da anni denunciano che a provocare il sisma è stato l’uomo.

Sotto stretta osservazione gli eventi sismici di magnitudo 5.9 del 20 maggio 2012 e di magnitudo 5.8 del 29 maggio 2012. Il rapporto (“datato febbraio 2014”) da una parte smentisce come possibile causa del sisma il progetto di stoccaggio sotterraneo di gas in acquifero “Rivara” – in quanto le perforazioni dei relativi pozzi di stoccaggio non erano state ancora avviate – ma, dall’altra, tira in ballo “il giacimento di petrolio Cavone , di proprietà e gestito da Gas Plus”. Gli scienziati parlano di “variazioni di pressione […] derivanti sia dalla rimozione del greggio e l’iniezione di fluidi per migliorare il flusso di petrolio” ed escludono che queste operazioni possano aver rappresentato l’unica causa, perché “non sufficienti”, ma al tempo stesso ipotizzano che i ”cambiamenti indotti nella crosta” dal sisma del 20 maggio 2012, anche se estremamente piccoli, avrebbero potuto innescare “l’evento del 29 maggio alterando ulteriormente lo stress della crosta terrestre”. La Commissione Ichese avrebbe raggiunto questa conclusione osservando la correlazione tra l’aumento del flusso di petrolio in uscita dal “campo Cavone” (concessione di coltivazione Mirandola) iniziato nell’aprile del 2011 e l’aumento della sismicità della zona prima del 20 maggio 2012.
Immagine tratta da Science Magazine

Edwin Cartlidge scrive che Peter Styles, presidente della Commissione Internazionale Ichese, “non ha risposto alle domande circa il rapporto”. Lo stesso è valso per un portavoce della Gas Plus, perché “la società non può commentare i risultati”. C’è silenzio, preoccupazione, cautela e diverse valutazioni sui risultati della relazione incriminata. Mentre un geologo italiano – che ha deciso di rimanere anonimo – esclude ogni correlazione tra la produzione di greggio della concessione Mirandola ed il terremoto emiliano per “la distanza significativa tra giacimento di petrolio ed epicentro” e la modesta produzione, Geoffrey Abers della Columbia University – si legge sempre su Science – avverte che un collegamento non sarebbe da escludere, richiamando il sisma avvenuto a Denver nel 1967, attribuito all’iniezione di sostanze chimiche nel sottosuolo avvenute un anno prima il sisma ed a 10 chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto. Così come 3 terremoti avvenuti in Oklahoma nel 2011. In questo caso ad essere pompate nel sottosuolo furono le acque reflue.

A giugno del 2012 sul mensile Altreconomia – commentando l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Modena per “possibili trivellazioni abusive” nell’area sconvolta dal sisma – richiedemmo delle verifiche proprio sul Centro olio di Novi di Modena e sui pozzi produttivi dell’area, perché “nel piano di emergenza esterno di quest’impianto è chiarito che l’area che lo ospita è a bassa sismicità, ma soggetta ad amplificazione sismica e a potenziale liquefazione del terreno. Fenomeno verificatosi nelle aree colpite dal sisma”. L’Emilia Romagna è la regione più trivellata d’Italia. Una terra martoriata che – dal 1895 ad oggi – ha subito la perforazione di 1.697 pozzi. Nello stesso articolo, riportammo uno studio illuminante del prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso l’Università “Federico II” di Napoli, e della sua equipe, nel quale si afferma che “l’iniezione di fluidi in pressione nel sottosuolo, come testimonia una ricca bibliografia scientifica internazionale, può innescare un’attività sismica di non elevata magnitudo.

Non si intende mettere in relazione le iniezioni di fluidi nel sottosuolo o comunque l’estrazione di idrocarburi con l’attività sismica di elevata magnitudo di chiara origine tettonica. Crediamo che debba essere adeguatamente approfondito l’argomento, almeno, laddove sono in corso attività estrattive e di probabile reiniezione di fluidi per favorire l’emungimento del petrolio, come nella Val d’Agri in Basilicata, in aree caratterizzate da faglie sismo-genetiche in grado di originare eventi di elevata magnitudo come accaduto nel 1857” [...] “In Emilia-Romagna pozzi di reiniezione ce ne sono.

Uno è sicuramente quello denominato “Cavone 14”, ubicato nella concessione di coltivazione “Mirandola”. A Mirandola e dintorni -da 8 pozzi produttivi- si estraggono, rispettivamente, 200 mila barili di greggio all’anno e oltre 800 mila metri cubi di gas, sui 200 milioni di metri cubi dell’intero territorio regionale“.

In attesa che il ministero dello Sviluppo economico e la Regione Emilia Romagna rendano nota la relazione finale della Commissione Internazionale Ichese, trova una spiegazione la decisione della Regione Lombardia di fermare gli stoccaggi in sovrappressione richiamando “gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel mese di maggio 2012, con effetti anche sulle regioni limitrofe, in aree con presenza di impianti di stoccaggio e la Commissione Internazionale Tecnico-Scientifica nominata dalla Protezione Civile per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di perforazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica” e sottolinea che “tra le potenziali problematiche di sicurezza da valutare risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento, nonché nella fase di esercizio a seguito di variazioni anche rapide della pressione in giacimento”.

da www.olambientalista.it

 

 


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6 gennaio 2012


Dall’Ohio allarme terremoti dovuti ad estrazioni petrolifere

 

 

Di seguito pubblichiamo la notizia ripresa da alcune fonti di stampa che riporta come il Mid West sia diventata un’area poco tranquilla. Il cosiddetto tavoliere d’America è ormai vittima di continui terremoti: undici nel giro di pochi mesi. Tale situazione riporta al rischio sismico in Basilicata che interessa tutta la regione ed in particolare l’area della Val d’Agri e del Pollino dove è ancora in corso uno sciame sismico. In proposito il geologo statunitense di fama mondiale Leonardo Seeber in una recente intervista apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno che da tempo studia la situazione del Pollino e le aree del crotonese interessate da trivellazioni evidenzia il rischio dovuto alle reinezioni di acque in unità profonde che possono innescare terremoti. In Ohio – segnalano le stesse fonti di stampa - l’ultimo terremoto ha raggiunto il quarto grado della scala Richter. Il Department of National Resources continua a negare che le scosse siano dovute al fracking, una tecnica di estrazione del gas che provocherebbe le continue scosse. L’Ohio è ricco di preziosissimi giacimenti di gas ma la corsa all’”oro bianco” ha portato allo sviluppo di una tecnica tanto facile quanto pericolosa contro cui si stanno scagliando gli ambientalisti di tutta l’America. La trivellazione tramite “fracking” consiste nella “iniezione” di acqua mista a sabbia e vari composti che permette di estrarre anche il gas difficilmente raggiungibile. Ma le continue trivellazioni stanno stravolgendo il sottosuolo. La scorsa settimana è intervenuto persino un giudice a fermare uno dei trivellatori: il Northal Disposal Service è stato momentaneamente interdetto ai lavori.

da www.olambientalista.it


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