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6 febbraio 2016


Trivelle Jonio: il governo Renzi evita il referendum e riperimetra e punta al cuore e alla costa del Mar Jonio

5 febbraio 2016 [di No Scorie Trisaia] L‘UNMIG, l’ufficio del ministero dello sviluppo economico sul BUIG del mese di Gennaio 2016 ha pubblicato in estratto 27 provvedimenti di rigetto parziali e totali (alcune riguardanti anche il mar Jonio) di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nei mari italiani, in particolare sotto le 12 miglia . (http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/60-1/60-1.pdf) Si evince chiaramente l’intenzione del governo Renzi di evitare il referendum No Triv sotto le 12 miglia. Nel mar Jonio spariscono alcune istanze in quanto rigettate definitivamente (che come movimento avevamo seguito dal lontano 2008/2009) come la DR 148 dell’Appennine sulla battigia tra Nova Siri e Metaponto, l’istanza DR 151 antistante i comuni calabresi di Roseto e Amendolara che interessava proprio l’area della secca di Amendolara. Chiuso il procedimeto e rigetto per l’istanza di concessione D6 nel porto di Corigliano , già area interessata dall’ex DR 150 ora diventata permesso di ricerca DR74AP. Il governo riperimetra sopra le 12 miglia per lasciar trivellare alle compagnie petrolifere il cuore dello Jonio nello specifico :il permesso di ricerca Shell D73 collegata alla D 74 ,l’istanza D68 della Transunion proprio di fronte il comune jonico lucano di Policoro. Resta l’istanza di ricerca D92 dell’Enel Longanesi collegata al permesso di ricerca D79 della stessa Enel Longanesi. Resta intatta la DR74 AP, il permesso di ricerca dove dalla terra si vuole trivellare il mare sotto le 12 miglia alla foce del Crati sulla costa di Sibari .L’istanza di prospezione della Schlumberger D3 non è menzionata, quindi resta cosi com’era in fase di istruttoria VIA al Ministero dell’Ambiente Il cuore dello Jonio, anche se sopra le 12 miglia, resta obiettivo delle compagnie petrolifere anche se è ben visibile da diversi angoli della costa, in quanto si tratta di un golfo (ci aveva provato già la Prestigiacomo a suo tempo dopo il grave incidente del golfo del Messico). Le riperimetrazioni e le altre attività del governo Renzi porteranno sicuramente a contenzioni nei confronti del governo da parte delle compagnie petrolifere ma anche da parte dei cittadini e istituzioni locali intese a difendere il proprio territorio e il proprio mare , alla fine non vorremmo assolutamente che le scelte sbagliate dei governi su una politica fossile (energeticamente a tempo determinato e senza futuro ) ricadano sulle tasche dei cittadini. Cio non toglie che se anche il governo eviterà il referendum No Triv sotto le 12 miglia non potrà non confrontarsi con i cittadini sul referendum sulla costituzione e sul titolo V che toglie potere alle regioni in tema di energia e che si svolgerà ad Ottobre”. NEWS SU: http://www.olambientalista.it/?p=41933&cpage=1#comment-693777


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11 agosto 2014


Ottomila in catena umana sullo Jonio per l'acqua e contro le trivelle petrolifere

10 agosto 2014

 

 

CATETA2014BISFormare una catena umana dove partecipano migliaia di persone che hanno un unico scopo, quello di difendere l’acqua e il mare dalle trivellazioni petrolifere, è un’esperienza unica. Ad aprire la catena umana 2014 sulla spiaggia di Policoro ci hanno pensato due papà con i figli sulle spalle con la bandiera NO TRIV. Circa 8000 i partecipanti grazie alla giornata calda e soleggiata. E’ stata una grande giornata, anche quest’anno nella IV edizione della catena umana abbiamo avuto il contributo particolare che ci è arrivato da persone splendide di un gruppo composto di diversamente abili ospitati nel circolo Aquarius. A vigilare sulla catena umana come sentinelle quest’anno abbiamo avuto i life guard del gruppo della motonautica di Policoro che quest’anno oltre a vigilare e salvare vite umane dall’acqua hanno dato il proprio contributo per salvare l’acqua, il mare e il futuro di questa terra.

Ringraziamo il circolo velico lucano, sempre presente dalla I edizione alla nostra catena umana. L’Amministrazione di Craco che ha partecipato direttamente alla catena.L’associazione dei radicali lucani, i comitati No Fenice di Venosa e i No Rifiuto di Senise, Med No Triv, No Scorie Trisaia e la Ola. E soprattutto loro, gli ottomila cittadini che oggi hanno manifestato in riva allo Jonio.

Vogliamo poi ringraziare uno per uno tutti gli 8000 partecipanti che anche quest’anno hanno dato il proprio apporto e che hanno manifestato la propria contrarietà a qualsiasi trivellazione petrolifera che possa mettere in pericolo le acque lucane che dissetano due regioni e tutto un futuro di sviluppo economico legato al mare, alla natura, agli ecosistemi e all’archeologia. Oltre all’acqua quest’anno vogliamo difendere anche i diritti previsti dalla costituzione.

Mentre sulle comunità locali cadono come un macigno gli ultimi emendamenti del senato sulla riforma del titolo V della costituzione che toglieranno potere decisionale a regioni e comuni in materia di turismo ed energia, le comunità e i cittadini dicono ancora NO a scelte imposte dall’alto.

Spetta alle comunità decidere del proprio futuro e non di certo ai governi che praticano politiche fossili su economie rinnovabili e sostenibili come quelle da sempre praticate nelle valli lucane e sul mar Jonio. E’ nel diritto delle comunità locali scegliere il proprio futuro e autodeterminarsi.

Le massicce trivellazioni petrolifere previste dal governo Renzi in terra e mare e avvallate in parte dalla Regione Basilicata non risolveranno il problema energetico nazionale, non produrranno pil sostenibile nel tempo che non garantirà entrate fiscali al governo allo stesso modo di come agricoltura, agroalimentare, turismo e industria (che esiste solo se c’è l’acqua) possono produrre.

Attività che diversamente sarebbero danneggiate dai processi molto impattanti della filiera petrolifera. Il petrolio si estrae solo se ci sono prima le condizioni ambientali e poi quelle economiche.

La riserva strategica nazionale degli appennini che il governo deve tutelare e utilizzare per lo sviluppo è l’acqua e non il petrolio, gli Appennini forniscono acqua a tutto il meridione ed è rischioso trivellare le aree delle sorgenti lucane e irpine .

Come comitati cittadini continueremo a difenderci da leggi ingiuste votate anche da parlamentari che dicono di volere lo sviluppo del meridione, ma che in realtà favoriscono la sfruttamento degli ecosistemi per una economia fossile da tutti i punti di vista. Non è escluso in futuro insieme a tutte le altre forze sociali del paese, il ricorso al referendum contro la riforma del titolo V della costituzione qualora dovesse definitivamente diventare legge dello Stato.

La nostra catena umana produce energia senza ricorrere al fossile: è l’energia della conoscenza e dell’mpegno comune nel fare scelte sostenibili per il proprio futuro. [No Scorie Trisaia]


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23 dicembre 2013


TERLIZZESE E I PROCEDIMENTI NATALIZI PER TRIVELLARE LO JONIO

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Accade che il 12 dicembre il dirigente del dipartimento energia/risorse minerarie del ministero dello sviluppo economico Terlizzese invii a pochi comuni dell’arco Jonico una lettera per chiedere pareri in merito all’avvio del procedimento per la ricerca petrolifera per l’istanza DR 150 CS dell’Appennine energy sulla battigia del comune di Corigliano. La stessa istanza è stata già rigettata anni addietro e ora ripresa, per dar corso a un’eventuale esplorazione con pozzo petrolifero soggetta a Via senza ricorrere a nuove indagini sismiche effettuate in mare con la tecnica dell’air gun, ma basandosi su vecchi studi di linee sismiche già effettuate (non sappiamo da chi). I comuni interessati stranamente avranno solo 20 giorni per dare il proprio parere su questa istanza, e sono solo pochissimi comuni a essere stati avvisati: Corigliano Calabro, Crosia, Rossano, Trebisacce, Villapiana, Cassano e Amendolara. Pochi comuni su una ricerca petrolifera che interesserebbe comunque l’intero ecosistema e le attività economiche dell’intero Golfo di Taranto senza coinvolgere le regioni, gli altri comuni e le provincie interessate. La stessa società ha una istanza di ricerca petrolifera anche in terraferma nel comune di Corigliano denominata Torre del Ferro , due istanze di ricerca petrolifera contigue e confinanti che unirebbero terra e mare (Torre del ferro + DR 150 CS).
Sara stakanovismo ? ma perché si verifica stranamente nei periodi di Pasqua, Ferragosto e Natale da parte di uffici regionali e/o governativi quando si tratta di amministrare procedure inerenti attività impattanti a livello ambientale ? Perché solo 20 giorni per rispondere al procedimento ? Che cadono in pieno periodo Natalizio (quando sono tutti in ferie) e non i classici 60 come tutti i giudizi e /o osservazioni generalmente usate per pareri istituzionali di compatibilità ambientale o di natura amministrativa ? Perché Terlizzese insiste in questo modo e con questi tempi quando sa già che i comuni dell’arco Jonico si sono già espressi in modo negativo per altre istanze di ricerca petrolifera?
Che Terlizzese tifasse per le estrazioni petrolifere in Basilicata era già stato acclarato dalle sue stesse dichiarazioni nei quotidiani locali (http://www.ilquotidianoweb.it/news/politica/716232/Il-capo-dell-Unmig-bacchetta-la.html), e queste dichiarazioni fatte da un funzionario pubblico non ce le saremmo mai aspettate in ottica di trasparenza e soprattutto imparzialità per il ruolo ricoperto., figuriamoci e ora che propone un procedimento amministrativo natalizio per un’istanza di trivellazione nel mar Jonio in questi termini e con queste modalità ?
In quanto non è possibile riavviare un procedimento già chiuso .In effetto l’istanza DR 150 CS è stata rigettata dal Ministero dell’Ambiente in virtù del decreto Prestigiacomo , Med No Triv invita il Ministero Ambiente a considerare che ci sono precise norme giuridiche che debbono essere rispettate ,
In ottica di trasparenza e tutela dei diritti delle comunità Joniche chiederemo le dovute risposte in merito all’atteggiamento del direttore di dipartimento governativo del Ministero dello sviluppo economico alle stesse istituzioni che sono chiamare a tutelare i diritti delle comunità interessate
In questo periodo Babbo Natale sullo Jonio distribuisce doni e augura a tutte le creature, un futuro migliore, non certo dispensa procedimenti per lasciare trivellare il mar Jonio che tutti hanno invece interesse a difendere per il bene delle comunità e delle future generazioni , né tantomeno con il suo candore bianco Babbo Natale si sognerebbe di portare catrame sulla sua slitta.


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7 ottobre 2013


Megafrana sottomarina si 1000 Kmq nel mar Jonio

Ministero Ambiente bocci tutte le istanze di ricerca petrolifera nel Mar Jonio

 

 

fran sottomarinaDopo il caso della subsidenza scoperta dal famoso geologo -sismologo americano Leonardo Seeber che interessa la zona archeologica di Crotone, un team di ricercatori scopre una mega frana sottomarina di circa 1000 Kmq al largo di Crotone. Il team di ricercatori cui si attribuisce l?agghiacciante scoperta era composto di ricercatori dell?Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), del Cnr (Igag), delle Università di Roma Tre, Messina e della Calabria. La mega frana scoperta tramite sistema GPS si muove nello Jonio lentamente, ma per quantificarla meglio occorrono altri studi. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Geophysical Research Letters:

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/grl.50818/abstract.

Mentre nel caso della subsidenza il sismologo Leonardo Seeber non ha escluso una diretta correlazione con le estrazioni di gas sulla costa calabrese ,i ricercatori nel caso della mega frana sottomarina hanno paventato delle ipotesi di natura geologica da approfondire con ulteriori studi .

http://www.corriere.it/scienze/13_settembre_25/calabria-frana-ionio-sottomarina_08a74106-25f4-11e3-baac-128ffcce9856.shtml

I fenomeni geologici affermano, i ricercatori anche se vanno avanti per millenni in nodo inoffensivo potrebbero avere delle accelerazioni improvvise in occasione di fenomeni sismici, a seguito dei quali potrebbero verificarsi frane sottomarine e, di conseguenza, maremoti. Il Mar Jonio purtroppo è soggetto a frequenti fenomeni sismici

http://www.resitalica.it/nav/terremoti_elenco.asp?p=1&o_l=0&RecordXPagina=15&forza=0&anno=2013&mese=0&giorno=0&il_distretto=17

Non ultimi quelli degli ultimi sei mesi 2013 : del 26/09/2013 di magnitudo 3,del 12/09/2013 di magnitudo 3,5 ,del 30/07/2013 di magnitudo 3,4 o addirittura del 24/03/2013 di magnitudo 4,3 . Al fine di indagare se l’attuale, lento movimento ha avuto ripercussioni sugli impianti urbani, il geologo Andrea Billi del Cnr ,uno degli autori della ricerca , ha comunque proposto di fare indagini sulle eventuali lesioni presenti negli edifici della zona.

La grave notizia ci basta per confermare invece quanto abbiamo tecnicamente da qualche tempo provato con le osservazioni dei ns. geologi alle V.I.A del Ministero dell?ambiente sulle istanze di ricerca petrolifera nel Golfo di Taranto : il mar Jonio è geologicamente giovane, fragile ad alto rischio sismico . Il golfo di Taranto non può subire in alcun modo l?impatto ambientale legato alla ricerca petrolifera. Vogliamo far notare inoltre la vastità dell?area interessata alla frana sottomarina : 1000 Kmq è l?equivalente di circa 2 istanze di ricerca presentate nel golfo di Taranto (ad esempio la Shell ha chiesto due istanze di ricerca che toccano il largo di Crotone per circa 600/700 Kmq cadauna, nello specifico la D73 e la D74).

Perciò il Ministero dell’Ambiente ora non ha più scuse e deve rigettare qualsiasi richiesta di ricerca petrolifera nel Golfo di Taranto perché abbiamo la prova provata del rischio geologico che va oltre il principio di precauzione già applicato per il Golfo di Venezia.[No Scorie Trisaia]


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28 agosto 2013


In 20.000 alla catena umana anti-trivelle a Corigliano

25 agosto 2013

 

Catena Umana CalabriaLa Calabria c’è ed è presente in modo massiccio contro le trivellazioni petrolifere in terra e mare. Erano 20.000 i partecipanti all’odierna e straordinaria catena umana che si è tenuta sulla spiaggia di Schiavonea secondo i dati forniti dall’amministrazione comunale di Corigliano Calabro. Uno tra i più grossi Comuni della fascia jonica che dopo l’insediamento comunale ha fatto propria la nostra storica catena umana che a Policoro è giunta alla III edizione e che ha visto partecipare l’11 agosto di quest’anno ben 7.000 persone.

Il comune di Corigliano insieme con quello di Rossano si è dichiarato contrario a qualsiasi forma di sfruttamento del territorio da parte delle compagnie petrolifere, ultimi comuni del golfo di Taranto che mancavano all’appello No Triv.

Grande gesto di responsabilità e di forza da parte dei calabresi dell’hinterland di Corigliano Calabro che oggi dandosi la mano hanno detto NO con fermezza a qualsiasi ipotesi di trivellare la terra o peggio il mare.

La Calabria e il sud sono stanchi di 30 anni di politiche distruttrici del territorio, di programmi e progetti che non portano sviluppo e benessere ma distruzione dell’ambiente, danni alle economie locali e malattie.

Nella sola Sibaritide i cittadini hanno respinto negli ultimi anni l’Enel con la centrale a carbone, un grosso rigassificatore e le petroliere che sarebbero attraccate nel porto di Corigliano per alimentare centrali termiche.

C’è una Calabria che crede nel proprio territorio e che da esso in modo sostenibile vuole ottenere sviluppo e benefici economici nei settori trainanti della pesca, del turismo e dell’agricoltura. A Corigliano si trova la flotta dei pescherecci più grossa della Calabria. Presenti nella catena umana odierna numerosi esponenti politici calabresi di tutti partiti e alcuni consiglieri regionali.

Il Ministero dell’ambiente bocci pertanto le istanze di ricerca petrolifera nel mar Jonio e altrettanto faccia la regione Calabria, opponendosi al governo centrale e bocciando anche le procedure di VIA per le istanze di trivellazione sulla terra ferma.

Ringraziamo l’amministrazione comunale di Corigliano, il Codiss, il Cotaj, il SIb che insieme al gruppo di Noscorie No Triv ha contribuito all’ottima riuscita dell’iniziativa.

Grazie Corigliano e grazie Calabria.


13 luglio 2013


Trivelle :Med No Triv: Stato e Regione Basilicata rispettino le leggi

13 luglio 2013

 

petrolio_trivellazioniSi è tenuta a Roseto Capo Spulico il giorno 11 luglio, la riunione della IV Commissione-Assetto e utilizzazione del territorio-protezione dell’Ambiente Regione Calabria per discutere delle istanze di ricerca di petrolio nel Mar Ionio. Sono intervenuti numerosi consiglieri provinciali e tra questi Gianluca Gallo, Mario Franchino e sindaci e amministratori dei comuni della costa ionica calabrese. Hanno partecipato e fatto sentire il loro fermo e chiaro rifiuto alle trivelle i rappresentanti delle categorie economiche e sociali oltre a numerose associazioni e tra queste Mediterraneo No Triv che a mezzo del suo portavoce Avv. Giovanna Bellizzi, ha precisato quelle che sono le peculiari funzioni e i poteri delle Regioni Basilicata, Calabria e Puglia…

In effetti, contrariamente quanto spesso ribadito dalle Regioni, lo Stato non può imporre le trivelle senza aver raggiunto l’intesa con il governo locale.

Al riguardo una recente e importantissima sentenza della Corte Costituzionale ha ribadito che lo Stato non può mai assumere atti unilaterali, imponendo decisioni non condivise dalle Regioni.

E’ per queste ragioni che Mediterraneo No Triv ha inviato alla Regione Calabria e alla Regione Basilicata un atto formale sollecitando l’applicazione e la rigorosa osservanza della legge, poiché le regioni hanno l’obbligo di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.

Solo in presenza di studi scientifici imparziali e obbiettivi in grado di escludere che l’attività di estrazione di petrolio provoca danni per l’ambiente e la salute è possibile concedere le autorizzazioni.

Se, però, tale certezza scientifica non può essere raggiunta, le Regioni hanno l’obbligo di applicare il principio di precauzione elevando la tutela della salute e dell?ambiente rispetto all?interesse economico delle società petrolifere.

La violazione di tale principio è sicuramente atto grave, anzi gravissimo, perché potrebbe configurarsi come volontà delle istituzioni e del governo locale di sottrarsi agli obblighi imposti per legge.

E’ anche per questo motivo che Mediterraneo No Triv continua a dare supporto a tutti i comuni che intendono presentare osservazioni contro le istanze di ricerca, che la IV Commissione Ambiente della Regione Calabria ha raccolto con entusiasmo.

Il Comune di Policoro e il Comune di Roseto Capo Spulico hanno già dato adesione alle osservazioni predisposte da Mediterraneo No Triv contro l’istanza d 68 richiesta dalla Transunion Petroleum, esprimendo un fermo e chiaro rifiuto contro questa ulteriore richiesta di ricerca di petrolio nel Golfo di Taranto.

La Regione Calabria con la riunione del 11 luglio ha dato prova di voler ascoltare il territorio, i rappresentanti del settore turistico, della pesca e dell’agricoltura .

E la Basilicata ascolta il territorio? Sembra proprio di no.

Infatti, il silenzio sulla questione di numerosi consiglieri provinciali e regionali della Basilicata non è giustificabile.

Significa che chi ci rappresenta e governa non può o non vuole rendersi conto che la popolazione rifiuta altre trivelle.

Mediterraneo No Triv –


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18 maggio 2013


Sul sito del Ministero dell’Ambiente gli atti della Transunion Petroleum

17 maggio 2013

 
sismica in mare con air gun

rilievi sismici con la tecnica dell’air gun

E’ stata pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente la documentazione nell’ambito della procedura VIA per l’istanza di ricerca di idrocarburi  in mare “d 68 F.R-.TU” della britannica Transunion Petroleum Ltd.. La scadenza per le presentazione delle osservazioni scadono il 13 luglio 2013.

Vedi e scarica la documentazione tecnica

aree protette d68


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16 maggio 2013


TRIVELLE JONIO : Anche la Transunion Petroelum esce allo scoperto

15 maggio 2013


d68 FR-TULa Ola, Organizzazione lucana ambientalista, Med No Triv e No Scorie Trisaia, rendono noto che l’amministratore della società britannica Transunion Petroleum Ltd, Steve Jenkins ha presentato ieri all’ufficio VIA del Ministero dell’Ambiente, alle Regioni Basilicata, Puglia e Calabria, alle Province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce ed a 49 comuni rivieraschi dell’arco jonico lucano-calabrese-pugliese l’istanza di avvio della procedura VIA, ai sensi dell’art.23 del D.lgs 152/2006, relativamente al progetto di ricerca denominato “d68 F.R. – TU” nel Mar Jonio.

Ne ha dato notizia alle associazioni il comune di Policoro capofila della battaglia contro le trivelle nel Mar Jonio, fautore della Carta di Herakleia, un documento sottoscritto da enti locali, istituzioni, associazioni e comitati che ribadisce la centralità dei valori naturali ed ambientali del mare e della costa jonica, vera ricchezza e fonte di reddito delle comunità rivierasche che ribadiscono con forza il proprio no ai progetti governativi e della politica della SEN dell’ex ministro Passera che vogliono trasformare il sud in una servitù energetica, con oltre 11 tra permessi e concessioni petrolifere nel solo Mar Jonio..

Il progetto della britannica società Transunion Petroleum Ltd – si legge nella presentazione dello studio VIA – riguarda ben 623,47 Kmq ed è ubicato nel settore settentrionale del Mar Jonio, all’interno del Golfo di Taranto, nelle zone marine D e F. Prevede l’utilizzo di tecniche di rilievo sismico come l’air gun. Metodo di ricerca responsabile di gravi impatti sull’ecosistema e sulla fauna marina che proprio nel mar Jonio vede uno dei santuari per rettili (tartarughe) e cetacei, tra i più importanti nel Mediterraneo, interferendo con le attività di pesca, con quelle turistiche e con le aree marine protette, luoghi di riproduzione della fauna ittica.

Per la Ola, Med No Triv e No Scorie Trisaia è necessario che gli enti locali, le Regioni e le Province calabresi, lucane e pugliesi attivino da subito azioni coordinate tecnico giuridiche al fine di scongiurare il massiccio attacco petrolifero al Mar Jonio, con iniziative pubbliche e di coinvolgimento sul “Progetto Herakleia” affinché il governo receda da quello che può essere definita una vera e propria follia che rischia di mortificare la cultura e l’economia di tre regioni distruggendo gli habitat marini e costieri.


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29 aprile 2013


Med NoTriv presenta denuncia alla Commissione Europea

 

Catena UmanaIl Comitato Mediterraneo No Triv ha presentato formale denuncia alla Commissione delle Comunità Europee segnalando violazioni di norme del diritto comunitario compiute dall’Italia. La gravità della situazione del Golfo di Taranto interessato da ben 12 istanze di ricerca di idrocarburi da parte di compagnie petrolifere di tutto il mondo e l’autorevolezza dell’ente preposto alla recezione della denuncia, ha indotto il comitato ad approfondire la denuncia anche con l’indicazione della normativa che in Italia consente una simile situazione.

Il riferimento è soprattutto all’art. 35 del D.L. 83/2012 detto “Decreto Cresci Italia” che consente il riavvio di tutte quelle istanze di ricerca di idrocarburi già rigettate con il decreto Prestigiacomo emesso all’indomani del disastro petrolifero nel Golfo del Messico.

Le norme di diritto comunitario violate, a parere del comitato Mediterraneo No Triv, sono nello specifico l’art. 191 del Trattato di Maastrich che introduce il principio di precauzione.

Il principio di precauzione configura l’obbligo per ciascun stato aderente alla Comunità Europeea sdi adottare disposizioni di legge in grado di prevenire ed escludere qualsiasi tipo di rischio potenziale all’ambiente, alla salute e alla sicurezza pubblica.

In sostanza si impone allo Stato che deve, eventualmente, autorizzare la realizzazione di un impianto industriale in grado di incidere sensibilmente sull’ambiente e di conseguenza sulla salute dei cittadini, di basare la propria decisione su studi scientifici obbiettivi, trasparenti e imparziali in grado di escludere forme di inquinamento o di danno o di pericolo per l’ambiente.

La valutazione scientifica dei rischi deve essere delegata dall’istituzione ad esperti scientifici che debbono elaborarla in modo indipendente, obbiettivo e trasparente

Si configura così l’obbligo per le istituzioni di assicurare un elevato livello di tutela dell’ambiente e della salute pubblica a seguito di decisioni assunte sulla base dei migliori dati scientifici disponibili e che siano fondate sui più recenti risultati della ricerca internazionale,facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.

In Italia, invece, assistiamo a Studi di Impatto Ambientale confezionati da chi ha un’interesse economico nel progetto, ossia le società petrolifere.

Così come evidenziato dalle osservazioni presentate dal Comitato Mediterraneo No Tirv alle istanze D 73 E D 74 a pag. 7-8-9 e 10, lo Studio di Impatto Ambientale è predisposto proprio dalle società che hanno presentato l’istanza di ricerca di idrocarburi, circostanza in aperto contrasto con il principio di precauzione basato su valutazione scientifica dei rischi elaborata in modo indipendente, obbiettivo e trasparente

Inoltre, con decisione del Consiglio del 17 dicembre 2012 (2013/5/UE) il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato l’adesione dell’UE al protocollo relativo alla protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo.

Di indubbio rilievo è quanto stabilito al punto (10) della Convenzione ove si stabilisce che “ uno degli obbiettivi della politica ambientale dell’Unione è la promozione di misure a livello internazionale per affrontare problemi ambientali regionali. In relazione al protocollo offshore è di particolare importanza tener presente l’alta probabilità di effetti ambientali transfrontalieri in caso di incidenti in un mare semichiuso come il Mare Mediterraneo.”

Al punto (4) si precisa che “data la natura semichiusa e le speciali caratteristiche idrodinamiche del Mar Mediterraneo, un incidente paragonabile a quello verificatosi nel Golfo del Messico nel 2010 potrebbe avere conseguenze transfrontaliere deleterie immediate sull’economia e sui fragili ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo”.

Un’attività intensiva di ricerca e successivamente di estrazione di idrocarburi nel Mar Mediterraneo appare in netto contrasto con le disposizioni sopra elencate a protezione del mare e del suo sottosuolo.

La mancata previsione di restrizioni e prescrizioni limitative all’attività di ricerca di idrocarburi per le istanze in corso di approvazione alla data di promulgazione del decreto Prestigiacomo a fronte della considerazione dell’alta probabilità di effetti ambientali transfrontalieri in caso di incidenti in un mare semichiuso come il Mare Mediterraneo, oltre alla violazione del principio della precauzione e di decisioni istituzionali adottate in assenza di studi scientifici dei rischi elaborati in modo indipendente, obbiettivo e trasparente, evidenziano la considerazione prettamente regionale che ha l’Italia ha di un bene in realtà comune a tutti i paesi aderenti all’UE ossia il Mare Mediterraneo.

La denuncia è stata consegnata anche a tutti Sindaci presenti (11) della basilicata, puglia e calabria, con l’impegno assunto di discuterla e approvarla nei rispettivi Consigli Comunali.

Era presente alla conferenza stampa anche il responsabile dell’area di programma del metapontino Avv.Francomano

20 aprile 2013


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18 aprile 2013


TRIVELLE JONIO -VIOLAZIONE DEL DIRITTO COMUNITARIO

                                                                               

 

VIOLAZIONE  DEL DIRITTO COMUNITARIO       SULLE TRIVELLAZIONI NEL MEDITERRANEO

GIOVEDI  18 APRILE  ORE 18  SALA DEL  CONSIGLIO COMUNALE

                                 COMUNE DI POLICORO

    CONFERENZA  STAMPA  ASS.   MEDITERRANO NO TRIV

             

                     CITTADINI E ISTITUZIONI SONO INVITATI

 

CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA 2012/ C 326/02

 

ART. 37 TUTELA DELL’AMBIENTE

Un livello elevato dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

 

 

    "Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di  responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di morte e distruzione accompagnino il cammino di questo nostro mondo!".

 PAPA FRANCES

 

 


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permalink | inviato da noscorietrisaia il 18/4/2013 alle 7:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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