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26 settembre 2014


No Scorie: petrolio, a chi volete darlo a bere?

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 22 settembre 2014

 

A labourer pours oil that he scooped up from the oil spill with a helmet into an oil drum, near Dalian port, Liaoning provinceInterviene No Scorie Trisaia traendo spunto dal dibattito tenutosi ieri a Policoro organizzato dai Democratici nella “Festa DEM” ove si è parlato di “decreto sblocca Italia” e di Ministero dello Sviluppo Economico: “sono 15 anni e più che le istituzioni regionali parlano di petrolio – scrive No Scorie Trisaia – tralasciando dall’egual misura l’agricoltura, l’acqua, il cibo, il turismo, l’archeologia con i risultati che vediamo tutti: la Basilicata scala le classifiche di povertà e di disoccupazione. Non possiamo accettare in occasione della festa dem di Policoro 2014 da due sottosegretari Bubbico e De Filippo.

Dalla Festa Dem sulla questione petrolio per il momento ci dicono che bisogna restare “gessati” perché non sono stati ancora rispettati i precedenti accordi del “memorandum”. Intanto le comunità locali subiscono il decreto “sblocca Italia” che in realtà agevola le compagnie petrolifere ed espropria la regione in tema di energia.

Apprendiamo (restando allibiti) dal sottosegretario Vito De Filippo a Policoro sempre nella festa democratica del 21 sett 2014 (detto pubblicamente dal palco) che il decreto sblocca Italia, è stato scritto dal ministero dello sviluppo economico. Sicuramente notizia da prima pagina perché il decreto in questione lascia campo libero alle società petrolifere in terra e mare.

Tutti ricordano i continui viaggi di Pittella a Roma presso tale ministero e la visita del ministro Guidi il 4 giugno a Potenza. Se è cosi, ci chiediamo? Ma a cosa sono serviti tali viaggi?

Decreto che ricordiamo ai sottosegretari che è incostituzionale nonostante al senato, i senatori lucani (Bubbico e Viceconte) hanno votato a favore del titolo V in senato.

Se è pur vero che le tasse le pagano i petrolieri con aliquote elevate a detta di De Filippo e lo Stato ci guadagna, è anche vero che le pagano anche i cittadini con le proprie attività, Che non sono a tempo determinato come quelle del petrolio, ma a tempo indeterminato in un’area soprattutto quella metapontina dove il Pil non sarà mai a termine come quello del petrolio. Anche gli scenari mondiali che influiscono sulle questioni energetiche nazionali non giustificano il sacrificio di una regione come la Basilicata, perché il poco petrolio e di bassa qualità non risolverà il problema energetico nazionale. Francamente le imposizioni dei governi a partire da quello di Renzi non ci sono mai piaciute. Né tantomeno i sacrifici a senso unico, della serie “il nostro sacrificio serve al paese” quando molte volte ci chiediamo: ma cosa fa il paese per noi?

Non è poi solo una questione di barili che si vogliono estrarre, Il consigliere regionale Cifarelli in merito ipotizza che la regione sarebbe disposta al massimo a 180.000 barili e non di più (ndr a differenza di quanto citato dal consigliere regionale Cifarelli, gli accordi vigenti con ENI, Total e Shell nell concessioni Val d’Agri e Gorgoglione autorizzano complessivamente 154mila barili al giorno), ma lascerebbe poi la porta aperta se ci dovessero essere altre soluzioni di convenienza.

Ma è giusto parlare di barili autorizzati in via politica a priori se prima non sono state fatte le valutazioni ambientali ? se estrarre petrolio in quei luoghi, non provoca impatti ambientali e danni alle acque, all’ambiente alla salute delle persone e alle economie locali?

Per parlare poi in termini ambientali: aspettiamo ancora risposte sull’inquinamento del Pertusillo, del Basento e anche purtroppo di chiazze oleose che i turisti ci segnalano ultimamente alle foci del Basento e che finiscono nel mar jonio . Per poi finire con le acque anomale che fuoriescono come sorgenti in Val d’Agri e hanno caratteristiche simili ai reflui petroliferi (vedi ultimo studio della prof.ssa Colella).

Tutto questo mentre i maggiori esperti mondiali di rinnovabili rimproverano all l’italia che il fossile appartiene al xx secolo e nel bel paese non c’e nessuna evoluzione contro i cambiamenti climatici,mentre oggi 22 settembre 2014 le potenze mondiali si interrogano su come contrastare i cambiamenti climatici a livello mondiale e ridurre l’uso del fossile.

Sicuramente abbiamo bisogno di altro nel Metapontino: una ferrovia decente, un ospedale efficiente, un’università. Abbiamo un’idea di sviluppo diversa, che non ha nulla a che fare con l’incompatibile sfruttamento petrolifero. Questione petrolifera, che vogliamo ricordare ai due sottosegretari dove le comunità e i comuni del metapontino hanno già espresso il loro NO a qualsiasi ipotesi di sfruttamento petrolifero in terra e mare.

In Basilicata non siamo in un deserto ma nell’area italiana dove la risorsa strategica non è il petrolio ma l’acqua (fonte di vita ed economia per due regioni.)

Per estrare petrolio (tra i processi industriali più impattanti al mondo) c’è bisogno di condizioni ambientali ed economiche favorevoli (le prime mancano data la conformazione idrogeologica della Basilicata, mentre le seconde non ci sono mai state).

Considerato che anche noi paghiamo le tasse (non solo i petrolieri) e al di là delle royalites (per le quali la regione Basilicata sembra non poterne farne a meno) abbiamo diritto a servizi decenti ed efficienti come nel resto d’Italia. Francamente non ci va giù l’idea della macroregione più volte rispolverate da Pittella e da tanti altri politici, gradiremmo al massimo visto che si parla sempre meno di Basilicata di una nostra regione.

Una regione che unisca le aree marginali di Puglia, Basilicata e Calabria ad elevato Pil e dove potremo avere finalmente trasporti, ospedali e università come in Lombardia o in Toscana.

Siamo sempre pronti a dimostrare tecnicamente ed economicamente le ns nostre affermazioni in qualsiasi sede e qualsiasi esponente digoverno sempre che ce ne sia data l’occasione, anche se sulla questione petrolio anche la convenzione di Arhus sulla partecipazione dei cittadini alle scelte sui territori in questi anni è stata disattesa. [No Scorie Trisaia 21/9/2014]


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26 settembre 2014


No Scorie Trisaia, “Lenticchie amare e lavoro perso, Pittella si dimetta!”

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 11 settembre 2014

 

guidipittellarenziRenzi impugna la legge Pittella sul patto di stabilità, allo stesso modo di come la consulta ha bocciato la moratoria bluff sul petrolio dell’ex presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, che sta permettendo alle compagnie petrolifere di sbloccare le istanze di ricerca con i ricorsi al Tar per gran parte del territorio lucano. Questo significa che nemmeno le lenticchie acquisite con lacrime e sangue dai territori, potranno essere consumate. Nella dittatura energetica del governo Renzi la Basilicata sarà privata anche di gran parte delle amare lenticchie e questo grazie all’incapacità politica dei precedenti e attuali presidenti della regione di farsi rispettare a livello governativo. A nulla serve parlare di ” barricate” e “carri armati” in tema di petrolio se in realtà si subisce consapevolmente.

Come cittadini non ci sentiamo per nulla rappresentati dal governatore Marcello Pittella, e pertanto,alla luce di quello cui sta andando incontro la Basilicata in tema di sfruttamento del territorio, chiediamo che si dimetta e che si vada a votare per una nuova regione dove scelgano i cittadini il destino di questa regione. Ci stiamo impoverendo proprio perché la politica sul fossile ha oscurato le vere politiche di sviluppo legate all’acqua lucana e ai potenziali di questo territorio in tema di agricoltura, agroalimentare ,cibo e turismo.

Le condizioni economiche per estrarre petrolio in Basilicata non ci sono mai state (basta sentire il pianto greco dei sindaci della val d’agri), ma il problema vero sono invece le questioni ambientali, sanitarie, collegate allo sviluppo delle economie locali. Pittella dimentica di essere autorità di sanità pubblica e che ha delle responsabilità nei confronti dei lucani soprattutto in tema di salute. Il governatore non può farne solo ed esclusivamente una questione di soldi o di patto di stabilità, perché nessuno allo stato attuale ha dato garanzie sufficienti sull’impatto ambientale che le estrazioni petrolifere hanno su cittadini ed economie locali,ne quantificato i danni già prodotti alle economie locali.

Le illusioni sono finite, le possono raccontare solo alcuni giornalisti nei giornali nazionali colpiti da un’epidemia catramifera (il contrario della comitatite di Renzi ).

Ci riferiamo ai posti di lavoro che crescono di articolo in articolo, da 5.000 sono diventati addirittura 100.000 posti di lavoro illusori e mediatici nel petrolio se trivellano le terre e il mare del meridione d’Italia. Nella matematica di Pitagora invece si decuplicherà la perdita di posti di lavoro nell’agricoltura, agroalimentare, turismo e industria collegata al ciclo dell’acqua se distruggeremo gli ecosistemi per l’incompatibilità del petrolio con gli appennini e il mare del meridione. In un rapporto alquanto agghiacciante per un posto di lavoro a termine nel petrolio ne perderemo 10 a tempo indeterminato negli altri settori.

La conferma non è di parte, basta vedere i risultati ottenuti in Val d’Agri in 15 anni di estrazione. A testimonianza di ciò vediamo se Renzi è capace di portare turisti in Val d’Agri e se i cittadini di Firenze comprerebbero i prodotti agroalimentari della Val d’Agri, dove le aziende agricole non vendono più nulla. La storia insegna mentre la comunicazione poco trasparente e poco solare mistifica.


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26 settembre 2014


Epidemia di “comitatite”di Renzi: a rischio i parlamentari e gli uomini non liberi

No-Scorie Trisaia, Petrolio, Watch - 31 agosto 2014

 


Una grossa epidemia si sta diffondendo nel paese ma non è l’ebola. A darne notizia è il premier Renzi. Niente di meno che a Bruxelles,  l’epidemia si chiama “comitatite” (vedere il video lanciato su YouTube” con la dichiarazione di Renzi sui “comitatini”).  Ha delle controindicazioni, si chiamano fossile, catrame, gas e petrolio, e giova alle economie locali, all’acqua, alla salute, alle energie rinnovabili e a chi prova un senso di libertà e di benessere naturale.

Colpisce generalmente i cittadini liberi, che difendono i beni comuni ,che cercano uno sviluppo equo e sostenibile, che credono nella democrazia dell’energia e nelle energie rinnovabili, hanno come obiettivo una società equa e più giusta, libera dai potentati economici, dalle massonerie e dalle lobby di potere.

A rischio non sono i cittadini, ma i parlamentari, politici di ogni bandiera, chi milita nelle sezioni di partito e uomini non liberi che potrebbero essere contagiati e alla fine potrebbero, come disse il famoso presidente americano JFK, “fare lobby con i cittadini”.

Renzi forse farebbe meglio a mettere in quarantena i parlamentari, senza cibo e acqua proveniente dalla Basilicata e dalla Sicilia. Luoghi che vuole sfruttare a livello fossile e dove la “comitatite” è abbastanza diffusa.

La “comitatite” si trasmette mangiando cibi e prodotti tipici locali di qualità, bevendo acqua buona, ma soprattutto leggendo i libri di storia e imparando a memoria la nostra Costituzione.

Purtroppo non ci sono medicinali che possono fermare la “comitatite”, è molto contagiosa e, per fortuna, fa bene alla salute.

Chi non vuole contagiarsi di “comitatite” deve applicare alla lettera la democrazia, la partecipazione dei cittadini alle scelte sui propri territori e tutelare il bene supremo che è l’acqua e non il petrolio.

In Basilicata esiste la più grande risorsa strategica nazionale di acqua che non può essere messa a repentaglio dal poco petrolio e di bassa qualità che si vuole estrarre dal sottosuolo.

Prevediamo che al posto dell’influenza già dal prossimo autunno ci sarà una massiccia diffusione di “comitatite”.
[No Scorie Trisaia]


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