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1 febbraio 2015


Craco(Mt) contro il deposito nazionale di scorie

31 gennaio 2015 craco Craco vecchia Il Comune di Craco ha deliberato l’impegno a non candidare il proprio territorio ad ospitare il Deposito unico nazionale delle scorie radioattive. Lo comunica il sindaco di Craco, Pino Lacicerchia, che ha deliberato in tal senso “assumendo pubblicamente l’impegno a non candidarsi. La nostra amministrazione chiede di fare altrettanto ai sindaci lucani e a quelli delle altre regioni del Mezzogiorno. Il Sud merita altri tipi di investimenti dopo il massacro dei rifiuti e dei cicli produttivi ad alto impatto sanitario e ambientale. Insieme alle elevate criticità ambientali derivanti dal diffuso dissesto idrogeologico e rischio idraulico questa è la motivazione principale che ha portato la mia giunta comunale nella giornata di lunedì 26 a deliberare tale impegno“. “Un atto di trasparenza nei confronti delle nostre comunità – riferisce il sindaco di Craco Lacicerchia – e un contributo a tenere alta l’attenzione su tale problematica.L’atto deliberativo adottato è stato trasmesso a tutte le Anci Regionali del Mezzogiorno , al presidente della giunta regionale e al presidente del consiglio Matteo Renzi. Invito tutti i sindaci ad adottare tale provvedimento, diamo ai nostri cittadini questa garanzia e questo impegno”. Pino Lacicerchia Sindaco di Craco da www.olambientlaista.it


1 febbraio 2015


Osservazioni Med No Triv e No Scorie Trisaia su ricerca idrocarburi nel mar Jonio

8 gennaio 2015 “Nello Studio di Impatto Ambientale delle società che hanno presentato 5 nuove istanze di ricerca di idrocarburi non c’è alcun riferimento in merito alla presenza di numerosi relitti e navi affondate nel mar ionio, con carico di rifiuti tossici e radioattivi. La carenza dello studio, in merito a quanto indicato, è rilevante e di assoluta gravità e rende il documento inidoneo allo scopo perseguito e non utilizzabile nel procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale.” E’ quanto ribadisce Mec No Triv che nel corso di un incontro con la stampa ha anche ribadito come “la presenza di navi o siluri con seppellimento di rifiuti radioattivi e/o tossici nel mar Ionio rende la zona incompatibile con qualsiasi attività di ricerca di idrocarburi”. Si tratta di “navi a perdere, così definite anche in numerose inchieste giornalistiche sono state oggetto di numerose indagini svolte dalla Procura di Matera, di Reggio Calabria, di Napoli e di Catanzaro e da diverse Commissioni Parlamentari d’inchiesta”. Nessuno, però, è in grado di confermare le condizioni delle navi e soprattutto l’integrità dei fusti contenti i rifiuti. Possiamo correre il rischio di autorizzare ricerca di idrocarburi con l’air-gun senza prima aver individuato, con esattezza, la posizione delle navi dei veleni, e senza prima aver proceduto alla loro messa in sicurezza? Numerose inchieste giornaliste parlano di “navi dei veleni” in merito alle imbarcazioni inabissate nei fondali del mar Adriatico, in particolare nelle aree protette delle isole Tremiti Pianosa e del parco nazionale del Gargano, dello Ionio e del Tirreno. Secondo WWF e Legambiente, le navi dei veleni, scomparse misteriosamente dal 1987 al 1995 nei mari italiani sono più di 30. Già nel 1994 era stata avviata, sul caso delle navi dei veleni, l’inchiesta “navi a perdere” da parte del sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri.Tale indagine, aperta per fare luce sul business criminale dell’inabissamento delle navi cariche di rifiuti chimici e radioattivi, fu chiusa nel 2000. A settembre 2009 in provincia di Cosenza fu individuata la nave Cumsky, che ha portato alla riapertura dell’indagine da parte della Procura della Repubblica di Paola (Cosenza). Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brescia Nicola Pace, è stato ascoltato dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, ha confermato l’ipotesi investigativa in merito al seppellimento in mare, di carichi di rifiuti. La presenza, nei nostri mari, di navi contenenti rifiuti probabilmente nocivi per l’ambiente e per la salute dei cittadini che vivono lungo le coste joniche, è un motivo più che sufficiente impedire l’attività di ricerca di idrocarburi nel mar ionio. Una recentissima direttiva del 16 aprile 2014, n. 2014/52/UE stabile che per garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente, è necessario adottare misure precauzionali in relazione a determinati progetti data la loro vulnerabilità a gravi incidenti che potrebbero, verosimilmente, avere effetti negativi significativi sull’ambiente. Le ultime 5 istanze di ricerca di petrolio nel Golfo di Taranto, coinvolgono ben 53 comuni e tre regioni: Puglia, Basilicata e Calabria.Ma in uno Stato di Diritto è normale che a sollevare la questione del potenziale pericolo di ricerca di idrocarburi nel mar ionio sono i cittadini e i comitati e non le istituzioni? Mediterraneo no triv – No Scorie Trisaia


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1 febbraio 2015


No Scorie Trisaia: Catrame, Berlinguer e le nuove illusioni sulle zone franche

15 gennaio 2015 Se le sono inventate tutte per sostenere lo sfruttamento petrolifero in Basilicata in questi ultimi 15 anni , con la comunicazione trita e ritrita dell’inutile messaggio catrame uguale sviluppo e ricchezza. IL risultato raggiunto in termini economici invece è stato l’opposto e la Regione Basilicata ha scalato in negativo tutte le statistiche Svimez e Istat in termini di emigrazione, povertà disoccupazione .Pittella esaurite le battute calcistiche e il monologo sul petrolio ora resta in silenzio. Il governatore della Basilicata manda in giro il suo numero due, l’assessore Berlinguer a recuperare l’ormai persa credibilità politica nei confronti dei lucani nei comuni della Regione . Continua a farlo nel peggiore modo possibile e perseguendo sempre lo stesso fine ,quello dello sviluppo petrolifero fatto con le promesse di leggi sulle riduzioni delle accise sugli idrocarburi con le zone franche . Lo fa poi nei comuni dove insistono progetti di ricerca petrolifera . Siamo passati dal miraggio delle royalites, alle card carburanti, all’ires e dulcis in fondo ora all’ennesima illusione della riduzione delle accise sugli idrocarburi. Ma di concreto non c’e’ nulla , soprattutto perché ricordiamo ai lettori che è tutto legato al prezzo del barile ,che è in caduta libera e che nemmeno l’Opec può più controllare . Per Noscorie le zone franche sono l’ ennesima illusione propagandata sui territori dove si vorrebbe estrarre greggio , per il semplice motivo che per ottenere legalmente le zone franche occorrono leggi e pareri della comunità euopea (lo dice lo stesso progetto redatto da Berlinguer). Un pò come dire che in tutti questi anni con il ministero dello sviluppo economico e con la stessa comunità europea si è pensato ad altro e ci si è lasciati sfuggire questa occasione. Con quale credibilità politica si propone ora l’opzione zone franche dopo le lunghe trattative che lo stesso Pittella ha avuto con il ministero dello sviluppo economico e con la stessa ministra Guidi ?per poi ottenere i risultati del decreto Sblocca Italia? O peggio ancora la considerazione che lo stesso Renzi ha avuto della Basilicata e degli stessi elettori lucani? . A voler creare zone franche sulle tasse ci si poteva pensare anche prima, senza necessariamente concentrarsi proprio sugli idrocarburi. Ci sono decine di settori che potrebbero essere incentivati proprio nella produzione tipica dei territori, quale potrebbe essere l’agroalimentare. Berlinguer farebbe meglio a guardarsi la storia politica della sua regione dove le zone franche sono state proposte da oltre 6 anni per defiscalizzare i territori per tante altre attività produttive e peculiarità territoriali , e che non erano sfruttati da ricerche petrolifere come lo è per la Basilciata, Berlinguer guardi per esempio il caso proposto per Massa Carrara o di altre località italiane dove le zone franche essitono realmente senza necessariemente promuovere le accise sugli idrocarburi : http://www.toscanaoggi.it/Toscana/ECONOMIA-ZONE-FRANCHE-URBANE-PRESTO-DEFISCALIZZATO-IL-TERRITORIO-DI-MASSA-CARRARA http://www.fiscaleweb.com/2013/02/27/zone-franche-ecco-dove-sono-anche-in-italia/


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1 febbraio 2015


MATERA : INIZIATIVE E OSSERVAZIONI CONTRO IL PROCESSO DECISIONALE SUL DEPOSITO NAZIONALE DI SCORIE

Si è tenuto a Matera iei sera 23 gennaio 2015 l’incontro pubblico aperto alle amministrazioni e ai cittadini organizzato dall’Osservatorio Jonico Indipendente su “criteri di scelta del deposito nazionale di scorie nucleari e il ruolo delle amministrazioni locali, i cittadini vogliono vederci chiaro” con il supporto del Comitato No Inceneritore e No Scorie Trisaia. Al tavolo dei relatori erano presenti il sindaco di Craco (MT), Pino Lacicerchia con il Comitato “Altra Murgia” in rappresentanza della Puglia, il comitato No Inceneritore di Matera e l’Associazione Scanziamo le Scorie . Sotto la lente d’ingrandimento è finito da parte dell’Osservatorio Jonico Indipendente il percorso decisionale sulla scelta del sito nucleare messo in piedi da Sogin in base al decreto legislativo 31/2010. I criteri di validazione del percorso decisionale non possono essere unidirezionali e non condivisi nei contenuti (chi decide e cosa?) . In merito i dubbi ,le perplessità e gli interrogativi non sono mancati : Con chi è stato condiviso il percorso decisionale sulla scelta del sito oltre le direttive del DL 31/2010 cui Sogin fa riferimento ? Chi decide le autocandidature dei comuni ? Quale sarà il rapporto che i Ministeri ,i Comuni, le Province e le Regioni in tutto il procedimento instaureranno con le popolazioni locali? Lo prevedono convenzioni internazionali come quella dI ARHUS, Decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla firma, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia ambientale. Ogni popolazione ha il diritto di autodeterminarsi nelle scelte sul proprio territorio ed ha diritto a essere ampliamente informata . La proposta ai sindaci formulata da Pino Lacicerchia è di “coinvolgere tutte le amministrazioni chiamate ad approvare delibere di giunta e/o consiglio impegnandosi a non autocandidarsi per il sito del deposito nazionale di scorie nucleari, manifestando così la contrarietà al deposito nazionale nel mezzogiorno d’Italia”. D’altronde la Sardegna lo sta già facendo, i sindaci sono in mobilitazione e hanno deliberato nelle assemblee dei sindaci odg con il proprio diniego a qualsiasi ipotesi di ospitare nel proprio comune il deposito nazionale di scorie nucleari. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/01/19/nucleare-documento-sindaci-sardi-no-a-scorie-nellisola_58048d67-4b5c-4abb-b0f3-2d99495e10d2.html) Mentre il movimento No Scorie Sardo ha messo già in piedi iniziative di mobilitazione con i portuali della Sardegna per fermare lavorativamente parlando i porti su un eventuale attracco di navi con scorie nucleari. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/01/20/nucleareportuali-e-comitato-no-scorie-contro-deposito-sardo_c5264fa0-690a-4276-aca5-ed17adaca440.html) Il dibattito si è concentrato poi sui contenuti della Guida 29 di Ispra e le aree della Basilicata potenzialmente escluse dalla guida tecnica in base ai criteri di esclusione e approfondimento . Sull’ipotesi -possibilità (viste le mappe pubblicate nel 2010 sui possibili siti dai maggiori quotidiani nazionali e considerato i criteri di esclusione della Guida 29) che la dorsale Appulo Lucana ai confini con Matera potrebbe essere interessata (salvo altri studi approfonditi e smentite governative ) al progetto del deposito nazionale di scorie nucleari. L’Alta Murgia pugliese ospitò negli anni 50 già un sito nucleare con le basi missilistiche Nato con missili a testata nucleare Juppiter ,successivamente smantellati negli anni 60 ..http://www.ciclomurgia.com/alta-murgia/le-tracce-della-guerra-fredda-in-alta-murgia.html OJI DNSN --Osservatorio Jonico indipendente deposito nazionale scorie nucleari

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