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Base Nato Taranto - Peacelink 25.6.2004

La nuova base Nato di Taranto e i progetti del Pentagono

Alle due stazioni navali (Mar Piccolo e Mar Grande) rischia di aggiungersi una terza struttura a comando Usa collocata nel porto commerciale. Il trasloco del comando della VI flotta Usa da Gaeta è previsto per il 2005. L'unica città candidata nel Mediterraneo è Taranto. Il 54% di tarantini è contro una base Usa in città. Il no sale all'83% se c'è rischio nucleare

Taranto è una città che ha al suo interno un grande lago: il Mar Piccolo. E' un'area protetta in cui sono coltivati i mitili. Inoltre lì storicamente si sono insediati la Stazione Navale, l'Arsenale Militare (per le riparazioni) e la caserma dell'aeronautica. Le navi passano nel Mar Grande tramite uno stretto dotato di ponte girevole. A queste strutture militari se n'è aggiunta un'altra: la nuova stazione navale in zona "Chiapparo" nel Mar Grande.

Il Parlamento non sa

E' stata inaugurata il 25 giugno 2004 alla presenza del ministro della Difesa Antonio Martino che vi è arrivato in elicottero per non passare attraverso la manifestazione pacifista che si svolgeva ai cancelli. Ma non è tutto: è in progetto un ulteriore ampliamento militare per collocare il comando della VI Flotta Usa. Al fine di piazzare questo comando Usa occorreva certificare Taranto come Comando Nato HRF (High Readiness Force). E ciò è stato fatto il 4 settembre del 2002 istituendo il COMITMARFOR, un comando Nato diretto da un ufficiale italiano ma su cui si può innestare un comando americano: la VI Flotta Usa non può essere diretta da un italiano ma da un americano. Quindi il 4 settembre 2002 è avvenuta una mutazione genetica per la base di Taranto: da comando della Marina Militare Italiana a comando Nato.  Ma ciò non risulta al Parlamento Italiano, neppure alle commissioni difesa. Interrogato il 3 marzo 2004 sul ruolo della nuova base navale di Chiapparo, l'ammiraglio Quinto Gramellini ha dichiarato: "Il ruolo della base di Taranto non subirà nessuna modificazione". Ma le cose sono cambiate. Lo dimostra lo stemma del COMITMARFOR che ha come sfondo il logo della Nato. Il COMITMARFOR, con la nave Etna e la portaerei Garibaldi, è interconnesso al sistema di comunicazione e di intelligence (spionaggio): il C4i. 

Il Pentagono informa

Nel 1998 il governo D'Alema siglò un accordo con il governo Usa per collegare, mediante questo sistema di spionaggio, Taranto (unica base del Mediterraneo con C4i Usa) al comando militare della Us Navy in California.  Taranto è ora “Headquarters” (Quartier Generale) della NATO ed è la più grande base navale del Mediterraneo. Sul sito Internet del Pentagono vi è un documento ufficiale che disegna la mappa dei comandi Nato in Europa e in Italia. Si può scaricare da questo indirizzo Internet: http://www.defenselink.mil/comptroller/fmr/11a/11aarch/11A09_Annex1_arch102002.pdf 
Qui appare Taranto con la sigla HQ (quartier generale) High Readiness Force (forza di pronta reazione) con una stellina vicino: vuol dire che è "nuova arrivata". Accanto a Taranto appare la sigla "Us Navy". La mappa del Pentagono è chiara: con questa certificazione Nato Taranto diviene l’unica sede candidata ad accogliere il comando della Sesta Flotta Usa (denominato COMSTRIKFORSOUTH)  che infatti dal 2005 dovrebbe trasferirsi da Gaeta per trovare una sistemazione più avanzata a sud-est.  E' quasi superfluo ricordare che la flotta americana è dotata di mezzi a propulsione nucleare che sono a tutti gli effetti centrali atomiche viaggianti. Questa mappa smentisce le voci di una possibile destinazione della Sesta flotta Usa in Turchia. In Turchia non vi sono comandi navali della Nato certificati HRF (High Readiness Force). Appare inoltre poco fondata l'ipotesi - pure circolata in ambienti di sinistra - di un trasferimento della Sesta Flotta Usa in Spagna a Rota essendo Rota sull'Oceano Atlantico, mentre la Sesta Flotta Usa è destinata al Mediterraneo. Ora analizziamo più da vicino la mappa militare di Taranto.

Prima base navale nel mar Piccolo

Taranto ha una stazione navale nel Mar Piccolo fin dai tempi della Regia Marina. Da venti anni viene ventilato un piano per liberare il mar Piccolo dalla presenza militare, ma è un bluff. La Marina Militare ha addirittura chiesto nel gennaio 2004 tre milioni di metri quadrati di mare proprio nel Mar Piccolo, sollevando le proteste dei pescatori. Inoltre l'Arsenale Militare rimane nel mar Piccolo, come pure l'aeronautica Militare con il suo deposito carburanti (il più grande del Sud Italia) e la Namsa (un'infrastruttura Nato apparentemente "in sonno").

La seconda base navale nel mar Grande

La nuova stazione navale nel Mar Grande in zona Chiapparo è iniziata a metà degli anni Ottanta. La nuova base è costata 150 milioni di euro (un terzo proviene da finanziamenti Nato). Può ospitare le navi più grandi che non riescono ad entrare nel Mar Piccolo. Ha cementificato la costa per chilometri. Sorge a poche centinaia di metri da allevamenti di mitili, che sono noti come bioaccumulatori di radioattività. Politici e militari avevano promesso che la nuova stazione navale sarebbe stata una "garanzia" per i lavoratori dell'Arsenale. Altro bluff: l'Arsenale è in piena crisi e i lavoratori non sanno che fine farà il loro posto di lavoro.

La terza base navale nel molo polisettoriale

A queste due basi navali se ne vuole affiancare una terza nell'area del porto commerciale (il molo polisettoriale di fronte all'Ilva), questa volta a comando Usa. Perché gli Usa proprio a Taranto? "La Maddalena è un'isola troppo piccola per accogliere una presenza così massiccia e Napoli o Gaeta non sono più accoglienti", spiega l'esperto militare Stefano Silvestri, presidente dell'Istituto Affari Militari di Roma. L'on. Massimo Ostillio (Udeur) ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno: "Sarebbe una fortuna per l'economia tarantina".

Echelon trasloca a Taranto

Il settimanale economico "Il Mondo" (articolodi Pietro Romano del 13/2/04) ha confermato il progetto di nuova base Nato a comando Usa a Taranto nel molo polisettoriale, in aggiunta a quella Nato a comando italiano di Chiapparo. Vi si legge: "L'indicazione di Taranto rientra nella nuova strategia del Pentagono in Europa. In Italia le truppe americane saranno dislocate in due base: a Solbiate Olona, nei pressi dell'aeroporto di Milano Malpensa, per essere in grado di trasferirsi con rapidità, e appunto nel capoluogo ionico, dove, secondo indiscrezioni, gli investimenti (esclude le attrezzature tecniche e militari) saranno non inferiori ai 500 milioni di euro. La base ingloberà aree dismesse nei pressi della zona industrialportuale e disporrà di un nuovo molo. Inoltre, potrebbe includere anche il centro di ascolto, ora a San Vito dei Normanni, che rientra nella rete Echelon". Il sistema Usa Echelon di San Vito dei Normanni oggi è stato dismesso. Vi sono nuove tecnologie. Nell'isola di San Pietro di fronte a Taranto è recentemente stata installata un'antenna di 120 metri.

Il mito dei nuovi posti di lavoro con la base Usa

"Più ombre che luci la presenza degli americani nella nostra terra". Così Massimo Magliozzi (Forza Italia), sindaco di Gaeta, definisce la convivenza trentennale tra le forze Usa e la sua comunità. "Se ci liberassero lo spazio che occupano - riferisce al Corriere del Mezzogiorno del 4/2/04 - sapremmo noi cosa fare. I vertici del comando Usa mi hanno riferito la loro intenzione di traslocare entro il 2005. Ovviamente non mi hanno detto di più ma credo che sia loro interesse spostarsi più a sud nel Mediterraneo". Alla domanda se gli americani abbiano portato ricchezza, risponde: "Solo apparentemente. Parlando della nostra esperienza, ad esempio, gli unici a trarre vantaggi dalle circa 300 famiglie americane che vivono a Gaeta sono i proprietari di appartamenti che incassano mensilmente i lauti fitti che raggiungono anche i mille euro. Per il resto è solo apparenza. Spendono moltissimo, ma solo in prodotti marchiati Usa. Hanno le loro abitudini, acquistano tutto dai loro fornitissimi spacci, frequentano solo locali e bar gestiti da americani. Da noi utilizzano solo il servizio comunale di scuolabus e i taxi". I giornalista fa presente: "Rimangono sempre i tributi che versano nelle casse del Comune". Ma il sindaco risponde: "Neanche quelli. Grazie ad una convenzione internazionale, i militari Usa in Italia, così come in altri paesi, sono esenti da qualsiasi imposta".

Il piano di emergenza nucleare

La base Usa, se verrà costruita, attrarrà inevitabilmente a Taranto anche le unità militari a propulsione nucleare. L'impatto economico sul porto commerciale sarebbe fortemente negativo. Infatti il "Piano di emergenza per le navi a propulsione nucleare" vieta il transito civile quando c'è transito militare nucleare. A Taranto - sono dati ufficiali dell'Assessorato Risorse del Mare - giungono ogni anno circa 350 petroliere e "si profila il pericolo derivante dal transito di sommergibili a propulsione nucleare", si legge nel documento sottoscritto il 29 gennaio 2003 dall'Assessorato e dalle associazioni del "Tavolo Azzurro".

I reattori nucleari dei sottomarini americani

I sistemi di propulsione dei sottomarini possono essere basati su reattori nucleari. Tutti i sottomarini Usa sono a propulsione nucleare, come pure buona parte di quelli inglesi e francesi; i sottomarini italiani sono invece privi di propulsione nucleare. L’energia nucleare è invece stata bandita dalle navi civili per la sua intrinseca pericolosità. I reattori nucleari sono infatti sono del tutto identici a centrali nucleari. Sono più piccoli, hanno minore potenza ma comportano un maggiore rischio di fuoriuscita di radioattività in quanto sono meno schermati e protetti per mantenere la leggerezza e la manovrabilità del mezzo. Mentre le centrali nucleari di terra sono pesantemente protette da barriere di piombo e calcestruzzo e non sono in movimento, i reattori dei sottomarini a propulsione nucleare sono soggetti ad urti e scontri. A Taranto il piano di emergenza nucleare redatto dalla prefettura prevede, in caso di grave incidente nucleare, l'evacuazione della città. I pochi minuti dovrebbe essere somministrato a migliaia di bambini e alle donne in gravidanza un prodotto per difendere la tiroide dalla nube nucleare contenente iodio radioattivo (Iodio 131); tale prodotto (il Lugol forte) non è in dotazione a nessuna scuola e la protezione civile della città ne sarebbe di fatto priva in caso di emergenza. Un'esplosione del reattore nucleare comporterebbe inoltre la dispersione di plutonio la cui radioattività di dimezza in 24 mila anni). Il chimico Enzo Tiezzi ha scritto: “Un chilo di plutonio disperso nell’ambiente rappresenta il potenziale per 18 miliardi di cancro al polmone. Un milionesimo di grammo costituisce una dose letale”.

Cosa pensano i tarantini di base Usa?

E' stata realizzata una ricerca da un gruppo di studenti nell'ambito di uno studio sui sistemi di metodologia della ricerca sociale. Alla domanda "tu saresti d'accordo all'insediamento di una eventuale nuova base militare Usa a Taranto?" il 46% degli interpellati ha risposto sì e il 54% si è invece dichiarato contrario ad una eventuale base Usa. Alla successiva domanda "se la base avesse rischi nucleari saresti favorevole?" coloro che ha risposto "sì" sono scesi al 17% mentre la percentuale dei contrari alla base Usa è salita dal 54% all'83%.

Gli SOS nucleari in Puglia

Gli americani andarono via da Taranto all'inizio degli anni sessanta dopo aver installato intorno a Gioia del Colle trenta missili Jupiter a testata nucleare, ognuna della potenza pari a 100 volte quella di Hiroshima. Due di quei missili rischiarono di esplodere a causa di fulmini. Quando andarono via gli americani fu un sollievo. Ma il rischio nucleare tornò nel 1968 quando il sommergibile atomico americano Scorpion passò da Taranto il 10 marzo per esplodere il 22 maggio nell'Oceano Atlantico. Un'altra catastrofe fu sfiorata il 22 novembre 1975 con lo scontro fra l'incrociatore Belknap e la portaerei Kennedy nello Jonio in quanto divampò un incendio a bordo le fiamme arrivarono a pochi metri dai missili nucleari Terrier provocando il più grave SOS nucleare della Us Navy.

Alessandro Marescotti
www.peacelink.it

 

Pubblicato il 14/4/2007 alle 10.27 nella rubrica Comunicati 2004.

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