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Trivelle :Io, sindaco di Craco, voglio direā€¦

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Dalla rete apprendiamo che il sindaco di Craco assume una posizione che si aggiunge a quelli di altri sindaci (sono sempre di più) che chiedono al governatore e al Pdl di rivedere il profilo petrolio-centrico della politica economica regionale ponendo l’assenza di un dibattito vero sulle questioni ed il disagio di chi amministra territori che, nonostante il petrolio, diventano se più marginali e poveri mentre un “gruppo dirigente” trae giovamento da questa politica. Ecco l’intervento – lettera aperta del sindaco di Craco, Pino Lacicerchia: “Nella seduta del 10 Aprile il Consiglio comunale di Craco ha approvato con atto deliberativo, all’unanimità, un ordine del giorno che prevede la Moratoria delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nel territorío comunale di Craco  con la ríchiesta di inserimento dei comuni di Craco, Montalbano, Pisticci e Bernalda nel programma delle compensazioni ambientali per l’oleodotto Viggiano-Taranto.

Questi comuni infatti ne sono attualmente esclusi pur se interessati per circa 35 Km. dal passaggio dell’oleodotto che rappresenta , come dimostra l’incidente in agro di Bernalda, un rilevantissmo impatto ambientale territoriale. Non appaia in contraddizione la mia posizione, le compensazioni ambientali le chiediamo per quello che già avviene da 15 anni e ci sono comuni dove non passa un metro di oleodotto che ricevono lauti finanziamenti: i 40000 cittadini di questi comuni non accettano più queste discriminazioni.?La rincorsa al permesso di ricerca (che garantisce la futura concessione, senza ulteriore valutazione, alla compagnia che lo ottiene) da parte di multinazionali che poi cedono quote azionarie e passano magari di mano a compagini tutt’altro che trasparenti con triangolazioni geografiche inaspettate, diventa sempre di più simile ad un far west, ad un accaparramento : un appalto del territorio praticamente gratis ( per i permessi non si pagano royalties) che dura anche decenni poichè rinnovabile/prorogabile su semplice presentazione di istanza.

E’ evidente che il problema è nazionale, europeo e che le linee sono date non dalla politica ma dai poteri forti delle multinazionali e per ciò che ci riguarda dall’Eni. ?La visione del futuro e del mondo di Scaroni è stata esemplificata in una intervista da lui concessa qualche settimana fa in cui l’AD di Eni chiarisce e confida che il suo modello è il Texas. ?Bè io dico che a Scaroni e Passera, che vuole bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, noi lucani dobbiamo rispondere che non ci stiamo e che la via petrolifera allo sviluppo non la vogliamo perchè è la via del sottosviluppo, dell’annientamento delle risorse storico ambientali, gastronomiche e della famigerata identità lucana a cui spesso ci richiamiamo tutti in modo evidentemente ipocrita. Caro Scaroni noi lucani siamo, se proprio dobbiamo guardare agli USA più californiani e newyorkesi che texani.

C’è un gruppo dirigente che vuole ipotecare il futuro della Basilicata spesso incassando solo un misero posizionamento personale di potere: la garanzia di essere la classe dirigente dei prossimi 20 anni e magari fino a che dura la vita, poichè affidataria della gestione di ingenti risorse ( le future royalties e i distretti tecnologici, le infrastrutture e i progetti speciali previsti dall’addendum, il famigerato e tanto decantato art. 16) che consentono il perpetuarsi e svilupparsi di potenti clientele e sviluppo , questo sì, di cerchi magici che fanno della Basilicata come già in passato una reatà bolscevica, anzi la vera Unione Sovietica dato che quest’ultima infine crollò sotto la caduta del muro di Berlino.

Io, sindaco di un piccolo comune della Basilicata voglio dire al mio partito, il PD, ai cittadini lucani e a tutte le forze del cambiamento di questa regione che va aperto un dibattito pubblico vero su questa scelta mettendo a confronto il mondo scientifico, l’Università lucana anzitutto, della cultura, della politica e delle istituzioni ( sono in realtà molti i sindaci che non ci stanno pur se abbiamo un silenzio assoluto dell’Anci regionale) dell’associazionismo : non ispira fiducia e non è credibile un gruppo dirigente che rifiuta tale metodo democratico, e, se serve a decidere, che si promuova anche un referendum regionale in cui tutti i cittadini lucani posssano decidere il proprio futuro.

La maggioranza vince e la minoranza si adegua. Questa è la democrazia.? Intanto che fare? I programmi della Val D’Agri, della Valle del Sauro e del Camastra devono secondo me proseguire, adeguando in modo significativo le royalties e in questi siti deve essere avviato un grande programma di investimenti per la riduzione delle emissioni e per sperimentare e innovare nuove tecnologie e coinvolgere cittadini  associazioni, istituzioni locali in una gestione trasparente dei rifiuti, del monitoraggio ambientale, programmi sanitari avanzati di prevenzione per le popolazioni locali e finalmente qello che le realtà regionali avanzate ,cui spesso ci ispiriamo, hanno in Italia dalla riforma del 1978.

GLI OSSERVATORI EPIDEMIOLOGICI
La mia non è una posizione improvvisata: ci sono ragioni microeconomiche e macroeconomiche , culturali e politiche che dimostrano che ci sono vie migliori per garantire un futuro di sviluppo sostenibile per la Basilicata , sarà interessante andare ad un confronto vero: voglio ricordare che un giorno di turismo culturale (albergo, ristorante, un libro , una guida turistica, prodotti artigianali ed enogastronomici, uno spettacolo e magari una visita ai musei e alle aree archeologiche ecc.) in Basilicata porta un pil pari a 3 barili di petrolio e porta a 30 barili se il parametro di riferimento è ciò che ritorna alla basilicata con royalties pari al 10%. Vorrei ricordare che con una media di tremila presenze giornaliere raggiungiamo il valore di 100.000 barili giorno e che per produrre il pil turistico lavorano circa l’800% di manodopera in più di quella del petrolio. Il fatturato aggregato dell settore turistico in Basilicata è molto maggiore delle royalties ricevute : siamo sicuri di poter conservare tutto ciò: chiediamocelo, diamoci delle risposte e diamo delle risposte ai nostri figli che emigrano con dignità, come sempre.

Pino Lacicerchia Sindaco di Craco

Pubblicato il 18/5/2012 alle 20.48 nella rubrica Diario.

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