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I petrolieri dei Sassi di Matera


I “petrolieri dei Sassi” si affacciano nel panorama della ricerca petrolifera in Basilicata. Un nuovo permesso di ricerca è stato chiesto alla Regione da una società che ha sede legale a Matera, nello studio del commercialista Turco, in via XX settembre, 45, il cui titolare, Ascanio, è parente dell’attuale assessore regionale alle attività produttive, Vincenzo Viti. Si tratta della Apennine Oil & Gas, che è controllata dalla Sound Oil Plc, ed è titolare della Concessione di Fonte San Damiano, tra Ferrandina e Pomarico, a cavallo del Basento. Ha acquisito recentemente gli assets della Celtique Energie S.p.A., altra azienda che ha sede legale a Matera, sempre nello studio Turco, divenendo così titolare al 100 per cento dei permessi di ricerca Monte Negro (in provincia di Matera, 287,7 kmq. in una delle più belle aree nel cuore dei Calanchi, tra Craco e San Mauro Forte) e Torrente Alvo (ricadente nei comuni di Tolve, S.Chirico Nuovo, Oppido Lucano, Vaglio di Basilicata, Cancellara).

La Apeninne Energy (la stessa che voleva trivellare la costa jonica lucana, operazione contestata da una catena di 5000 lucani sulla spiaggia di Policoro) ha adesso presentato la Via, Valutazione di impatto ambientale, per il permesso “Torrente Alvo”. È un’area di 84 kmq., a vocazione zootecnica, agricola e anche turistica, che sale verso Potenza, più a nord della Valbasento. È un completamento di quelle perforazioni in altura verso le quali le società minerarie si stanno orientando sempre di più in Basilicata e di recente, contestate dal professor Franco Ortolani direttore del Dipartimento geologia dell’università di Napoli.

«Le perforazioni in alture, sugli appennini campani e lucani, rispetto a quelle finora fatte a valle, come accade in Valbasento dagli anni ‘50 – è il pensiero di Ortolani – hanno un maggior impatto ambientale sul territorio e sul circuito dell’acqua perché possono essere causa di un inquinamento irrimediabile delle sorgenti e delle falde che si rigenerano grazie alle piogge che cadono sui monti».
Lo studio Turco di Matera è la sede secondaria di un’altra multinazionale, la Aleanna Resources, società del Delaware, in America, con domicilio eletto, però, a Roma, nello studio di Emanuele Turco, in viale Rossini 9, che a sua volta è la sede legale dell’inglese Delta Energy. Entrambe queste due società hanno interessi minerari in provincia di Matera.

La società del Delaware ha in attivo il contestatissimo permesso di ricerca Palazzo San Gervasio, nel cuore del Vulture, area di produzione dell’Aglianico (è come se mettessero una trivella nel cuore del Chianti), e quello denominato Torrente Acqua Fredda, circa 67 kmq a cavallo del Basento, tra Grassano e Salandra, in un’area, quella della Valbasento, che ha già gravi problemi di inquinamento, tanto da essere area nazionale di bonifica.

La società inglese, la Delta Energy, è invece titolare di due permessi di ricerca, anche questi in provincia di Matera. Si tratta dell’istanza “Il Perito”, 91 kmq. tra Miglionico, Montescaglioso e Pomarico, e “La Capriola”, 180 kmq. tra Bernalda, Pisticci, ancora Montescaglioso e Pomarico e Montalbano Jonico. Unendo tutti i permessi di ricerca e l’unica concessione in atto delle quattro società che sono rappresentata legalmente a Matera, si nota come gestiranno le risorse minerarie di una zona grande circa 600 kmq. Un quinto dell’intero territorio provinciale. [Enzo Palazzo - La Gazzetta del Mezzogiorno 18/6/2012]

Nel materano 48 pozzi minerari già attivi
Attualmente sono 43 i pozzi minerari attivi nel materano su 68 estrattivi in tutta la Basilicata. Quattro, a Serra Pizzuta, Pisticci, estraggono petrolio per un totale annuo di circa 20 mila tonnellate e gas per alcuni milioni di metri cubi. Gli altri sono sparsi in Valbasento e lungo la costa jonica: estraggono gas per all’incirca complessivi 150 milioni di metri cubi all’anno.
Pur producendo tali quantitativi di gas, nessun comune materano (tranne Garaguso con 70 mila euro e un paio di mila euro a Pisticci, Salandra e Ferrandina) riceve royalties per via del gioco delle franchigie, fissate in 20 mila tonnellate per il petrolio e 25 milioni di mc. per il gas.

Il “trucco” se lo si può definire così, sta nel fatto che le franchigie vengono calcolate sui quantitativi estratti per ogni singolo pozzo, anche se le varie concessioni sono confinanti e sono di una stessa società (sono appena 4 quelle che attualmente estraggono nel materano, con la parte del leone fatta dalla Gas Plus e dall’Eni). “Mazziati e cornuti” recita proprio un proverbio lucano per rimarcare il danno e la beffa in un’area che tra attivi, esausti e sterili, ha visto realizzare in 60 anni ben 271 pozzi, su un totale di 473 in tutto il suolo lucano.

Quando i percorsi burocratici trasformeranno i nuovi permessi di ricerca in atto, in concessioni estrattive, come sta accadendo per la concessione “Montalbano” della Medoil Gas (ci sono ancora 8 permessi di ricerca e 5 istanze di permessi di ricerca in arrivo solo per il materano), è probabile che si possa perdere il conto delle perforazioni future. Col rischio che tutto il materano si trasformi in una nuova Valbasento, “territorio gruviera” da bonificare e oramai molto compromesso dal punto di vista ambientale. [e.p.] gazzetta del mezzogiorno

Pubblicato il 19/6/2012 alle 16.6 nella rubrica Diario.

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