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No Scorie Trisaia: deposito nazionale di scorie nucleari, a rischio Matera e Alta Murgia

14 novembre 2014

 

aree-idonee.pngDopo il decreto sblocca Italia (ora legge), già denominato dai più informati decreto sblocca trivelle e inceneritori, un altro macigno potrebbe abbattersi tra Puglia e Basilicata: il deposito nazionale di scorie nucleari. Esattamente a 11 anni dalla grande mobilitazione pacifica di Scanzano Jonico il pericolo deposito nazionale di scorie nucleari torna ad essere di attualità. Ad inizio 2015 la Sogin (la società pubblica del Ministero del Tesoro) incaricata di realizzare il deposito nazionale di scorie nucleari (frutto del decommissioning della coda del nucleare italiano) depositerà presso i ministeri e gli enti competenti (compresa l’Ispra)l’elenco dei siti idonei per le valutazioni inerenti la localizzazione del deposito nazionale. In primavera i siti idonei invece saranno resi pubblici.

http://www.ilvelino.it/it/article/2014/11/11/nucleare-sogin-a-gennaio-carta-dei-siti-idonei-per-deposito-nazionale/5495d122-139c-41e4-b6a8-564276c6ff50/

Per definire l’idoneità dei siti saranno vincolanti i criteri già definiti da Ispra in termini di: distanza da centri abitati, fiumi, mari, acquiferi e luoghi dove si già si sfrutta il sottosuolo, rischio sismico, dissesto e rischio idrogeologico.

http://www.isprambiente.gov.it/it/evidenza/sicurezza-nucleare/criteri-per-la-localizzazione-del-deposito-nazionale-dei-rifiuti-radioattivi

In base a questi criteri è evidente l’incompatibilità delle scorie nucleari con la presenza di acqua e lo sfruttamento del sottosuolo in atto da coltivazioni di idrocarburi ,acque e minerali. E da oltre 9 anni che abbiamo sostenuto che l’Itrec di Trisaia non può restare sotto la più grande diga d’Europa (quella di Montecotugno-Senise) di circa 500 milioni di mc, in una zona ricca di falde idriche, vicino al fiume Sinni ,al mar Jonio e in un territorio dove ci sono già infiltrazioni di acqua marina. Oltre la sismicità dell’area e alla presenza dei pozzi di gas posti a poche centinaia di metri dall’Itrec (che per gli stessi motivi non devono essere sfruttati per la coltivazione d’idrocarburi).

E il caso del contestatissimo pozzo di gas esplorativo “Pozzo morano Dir ” vicino l’Itrec da parte di cittadini ,associazioni e istituzioni locali. Con l’approvazione dei criteri di Ispra sulla localizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari finalmente anche le nostre tesi sono state prese in considerazione dal massimo ente in tema di tutela ambientale, dopo averle esposte in questi anni ai tavoli della trasparenza sul nucleare con Sogin,Regione e la stessa Ispra. In pratica “ dove c’e acqua non possono convivere le scorie nucleari “.

Per i calanchi di Craco gli argomenti in tema di incompatibilità ambientale verso il deposito nazionale non cambiamo: nei calanchi c’e presenza di falde idriche superficiali ,sismicità, dissesto e rischio idrogeologico, rischio di alluvioni, presenza di dighe e bacini idrici,corsi di acqua , presenza di pozzi di gas e greggio.

Oltre al fatto che comunque sono luoghi abitati con attività economiche fiorenti. Dal 2003 ad oggi la conoscenza per fortuna è aumentata, anche purtroppo dopo quanto accaduto a Fukushima in Giappone. Gli errori del passato almeno permetteranno all’uomo saggio di non ripeterli . Sulla precedente mappa delle aree nazionali redatta da Sogin già nel 2010 , pubblicata da diverse testate nazionali e locali è facile notare le altre aree eventualmente interessate (colorate in marrone che interessano la ns. regione) .resta colorata di marrone dopo Craco proprio la zona di Matera e dell’Alta murgia .

E’ una mappa del 2010 che chiaramente dovrà essere assoggettata ai nuovi criteri Ispra e a lunghi studi di probabile compatibilità ambientale. Il percorso per la scelta del deposito nazionale dovrà essere condiviso con le istituzioni locali e questa volta Sogin sembra determinata a non commettere gli stessi errori del 2003. A Scanzano nel 2003 per fortuna la protesta pacifica e determinata delle popolazioni permise di evitare non solo il deposito nazionale di scorie ma un grosso errore di natura tecnica-scientifica da parte delle istituzioni. Visto quanto accaduto nelle altre parti del mondo in tema di stoccaggio rifiuti nucleari nelle miniere di sale (Germania docet) e di vicinanza al mare .Il deposito nazionale sarà integrato in una superfice di circa 300 Ha e sarà di tipo superficiale per ospitare i rifiuti nucleari di I e II cat per una durata di 300 anni ,le quantità previste variano dai 75.000 ai circa 90.000 mc da stoccare ,nel totale dovrebbe essere già previsto l’ aumento annuale di scorie nucleari derivanti dagli ospedali di natura medica.

Il sito ospiterà in maniera provvisoria anche i rifiuti di III cat.(quelli che durano migliaia di anni) in attesa di una probabile sistemazione in un sito geologico diprofondità di carattere europeo o transfontaliero . Nel deposito nazionale dovranno essere stoccate anche le famose barre di Elk River custodite all’Itrec della Trisaia dopo essere sistemati in appositi cask protettivi. Barre nucleari su cui Noscorie ha effettuato negli anni campagne mediatiche per una restituzione ai legittimi proprietari americani. Richiedendolo anche direttamente allo stesso presidente Barack Obama tramite richiesta formale spedita tramite il consolato americano di Napoli.

Sulla questione Elk River l’impegno regionale e nazionale per una restituzione agli Usa non è stato all’altezza della situazione, tranne pochi soggetti, le istituzioni si sono scarsamente interessate. Noscorie Trisaia per il momento ha fatto tutto quello che poteva, ora è il caso di dire che le barre di Elk River “se le piangerà “la località che dovrà ospitare il deposito nazionale.

http://www.olambientalista.it/?p=18498

http://www.olambientalista.it/?p=28083

Sogin intanto ha già avviato i primi incontri istituzionali in tema del nuovo deposito nazionale con i comuni e i rappresentanti dell’Anci delle varie regioni italiane (compresa la Basilicata) ,si è tenuto pochi giorni fa un incontro a Milano.

http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=819409&IdDett=49216

Noscorie Trisaia in ottica di dare massima trasparenza al processo decisionale sui territori ha creato a maggio 2014 un osservatorio sul futuro deposito nazionale insieme a tecnici ed associazioni e ha già chiesto a Sogin all’ultimo tavolo regionale della trasparenza sul nucleare di settembre 2014 di essere partecipi alle iniziative informative del processo decisionale istituzioni –territori sul decommissioning e sul futuro deposito nazionale di scorie nucleari

http://www.olambientalista.it/?p=32095

Le nostre preoccupazioni sulla scelta del sito del deposito nazionale di scorie non riguardano le questioni tecniche ,ma quelle politiche .Il deposito nazionale di scorie nucleari sarà venduto come l’ennesima opportunità per i territori per fare cassa in termini di compensazioni e posti di lavoro .Le cifre sono apparentemente alte. Volendo riprendere quelle che furono enunciate nel 2003,all’epoca si parlava di circa 300 milioni di euro che sarebbero andate alla regione ospitante e di circa 50 al comune ospitante, più centinaia di posti di lavoro promessi nel famoso parco tecnologico annesso al deposito.(molto di piu di quanto si vorrebbe ottenere da anni dal memorandum del petrolio)

I denari per la costruzione del deposito e delle stesse compensazioni nucleari graveranno per intero sulla bolletta elettrica pagata dai cittadini (al pari degli attuali costi del decommisioning nella componente A2 della bolletta elettrica).

Tutti ricorderanno benissimo la reazione delle popolazioni Joniche a simile offesa nel 2003 per il territorio proprio a margine delle famose compensazioni sul deposito nucleare di Scanzano Jonico (esempio per amministratori poco attenti alle vere economie del territorio e che dimenticano troppo velocemente anche la storia recente).

Cifre dopanti in questo momento invece per quegli amministratori (soprattutto della Basilicata) che vedono sviluppo ( o controllo del sottosviluppo) solo con le compensazioni,royalites o con le card carburanti (ora diventata carta dei poveri ). Compensazioni (promesse) e royalites poi bloccate in parte dai patti di stabilità (come già accade per parte delle compensazioni nucleari collegate all’Itrec della Trisaia o storicamnete con quelle del petrolio). Nelle altre località nazionali interessate al deposito nazionale di scorie troviamo (sempre nella famosa mappa) le regioni di Campania, Lazio e Toscana ,piu piccoli punti sparsi per l’Appennino Italiano. Che dire : sarebbe ora che Renzi in virtù della famosa frase utilizzata dai parlamentari di governo in Basilicata sul petrolio “ ce lo chiede la nazione” candidasse la propria regione ad ospitare il sito (ma sempre se ci sono le condizioni ambientali).

http://www.olambientalista.it/?p=31627

Dal canto nostro Noscorie Trisaia e l’Osservatorio Jonico Indipendente sul deposito nazionale di scorie nucleari restano vigili affinché la citta europea della cultura 2019 non si trasformi (mentre si vorrebbe circondarla di trivelle e rifiuti petroliferi) nel simbolo del sottosviluppo culturale ed economico legato alle scorie nucleari e ai rifiuti .Le popolazioni di Basilicata stanno combattendo in questo momento una battaglia contro le istituzioni affinchè non lascino trasformare l’intera regione con lo sblocca Italia del governo Renzi e sblocca Basilicata di Pittella nel pozzo nero d’Europa, e, nella peggiore delle ipotesi anche della discarica radioattiva italiana. Tutto questo mentre Pittela più volte invitato a deliberare come già ha fatto a maggio 2014 la regione Sardegna all’unanimità contro il deposito nazionale di scorie resta in silenzio http://www.olambientalista.it/?p=32138

Pubblicato il 1/1/2015 alle 17.53 nella rubrica Diario.

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