Blog: http://noscorietrisaia.ilcannocchiale.it

Reflui petroliferi radioattivi: le istituzioni applichino il principio di precauzione

20 novembre 2014

 

Interviene con un comunicato No Scorie Trisaia sui reflui petroliferi radioattivi: “alla luce di quanto emerso dalle analisi sulla radioattività sui reflui petroliferi delle autobotti provenienti dal Cova di Viggiano, richieste dal comune di Pisticci ed eseguite dall’Arpab – scrive No Scorie Trisaia – esprimiamo forte preoccupazione per la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e delle economie locali del territorio. [Fonte]

Sono oltre 10 anni che ci preoccupiamo di seguire quanto accade nell’Itrec della Trisaia in merito a piccoli incidenti o malfunzionamenti collegati al pericolo radioattività che hanno destato allarme e preoccupazione nelle popolazioni .Restiamo allibiti di fronte al fatto che potenziali radionuclidi presenti nei reflui e rifiuti petroliferi potrebbero essere scaricati nell’ambiente solo perché le istituzioni non si sono imposte regole, norme imparziali e controlli pubblici su una materia cosi delicata come la radioattività, allo stesso modo di come avviene per gli impianti nucleari che gestiscono rifiuti nucleari . Nel sottosuolo sono presenti gli elementi naturali radioattivi legati alla catena dell’uranio 238, parliamo di Radio, Bismuto, Piombo etc. Questi elementi posti a grosse profondità resterebbero nelle viscere della terra senza alcun pericolo se non fosse che sono riportati in superfice a causa dell’estrazione petrolifera che fa uso di grandi quantità di acqua (8 barili di acqua per un barile di petrolio). Molti di questi elementi, in particolare il radio sono solubili in acqua e quindi facilmente veicolabili nell’ambiente e nella catena alimentare .

Ci colpisce che le istituzioni dimenticano il bene comune collegato alla tutela del benessere delle popolazioni e autorizza impianti e ad attività petrolifere senza aver fatto studi scientifici imparziali e non di parte sulla pericolosità di tali radionuclidi collegati al ciclo della filiera petrolifera dei rifiuti. La situazione attuale mostra che non esiste nessun iter di monitoraggio e controllo pubblico uguale a quello che c’è presso i centri nucleari (controllore e controllato).Ne dati pubblici sulla questione rifiuti petroliferi-radionuclidi. Nessuna analisi pubblica sulle matrici ambientali (aria, acqua, sedimenti, terreno) e alimentari (frutta, verdura, pesci, allevamento, uova, ecc) nelle aree degli impianti concernenti la presenza di probabili radionuclidi nella filiera dei rifiuti petroliferi. .Per non parlare poi di un eventuale screening sanitario sulla salute delle popolazioni.

Siamo molto preoccupati per le enormi quantità di rifiuti petroliferi prodotti che sono trattati in Basilicata e per il loro potenziale contenuto radioattivo che potrebbe entrare nella catena alimentare e nel ciclo delle acque. Per chiarire le idee per ogni barile di greggio si consumano 8 barili di acqua e si producono secondo l’Api (American Petroelum Institute) circa 37 Kg di rifiuti liquidi e solidi per barile. Se moltiplichiamo la cifra di 37 Kg/barile per circa 104.000 barili al giorno prodotti in Basilicata, otteniamo un valore di circa 3.800 tonn/giorno di rifiuti.(una cifra enorme, salvo dati comunicati dagli esercenti ). Alla luce di questa enorme quantità di rifiuti che potenzialmente potrebbero contenere radionuclidi (vedi controlli Arpab su cisterne a Pisticci) e di tutto quello che è stato prodotto e trattato da diversi anni chiediamo alle istituzioni: 1)quale sarebbe il potenziale accumulo di radionuclidi che abbiamo nei corsi d’acqua, nelle falde , nei sedimenti dei fiumi e negli impianti industriali nel tempo ? 2).

Che cosa entrerebbe nel ciclo della catena alimentare? 3)Cosa finirebbe nell’organismo umano? Ricordiamo che la radioattività “alfa” può essere inalata o ingerita tramite la catena alimentare. Negli impianti nucleari che trattano elementi radioattivi per tutelare l’ambiente e la salute delle popolazioni utilizzano una formula di scarico al fine di evitare che le dosi assorbite dalle popolazioni siano inferiori ai 1 mSv/anno.secondo secondo quanto previsto dal D.lgs. 230/95 e succ.modif., .Togliere i radionuclidi dalle acque e dai rifiuti è un processo costosissimo ,in Basilicata gli unici ora che noi conosciamo (salvo smentite) che tolgono radioattività dalle acque sono gli operatori della Sogin ,che trattano poche quantità di acqua radioattiva prima di immetterla nell’ambiente e nel mar jonio attraverso un processo delicato e costosissimo.

Le compagnie petrolifere conoscono da tempo il problema della radioattività naturale indotta nei rifiuti petroliferi , ma dell’argomento non abbiamo troviamo traccia significativa nelle Valutazioni d’impatto ambientale che generalmente transitano dalla Regione Basilicata e dal Ministero dell’Ambiente, cui le associazioni e i comuni hanno presentato le proprie osservazioni. Nell’America settentrionale il problema è esploso in questi anni. [Fonte]

Chiediamo pertanto ai Sindaci di Pisticci, Ferrandina, Bernalda, Viggiano, Marsico, Grumento Nova, dei comuni petrolizzati, al presidente della provincia di Matera e Potenza ,al presidente della regione Basilicata Pittella di: 1) applicare il principio di precauzione al fine di tutelare la salute delle popolazione, l’ambiente e le economie locali collegate, quindi di sospendere le attività petrolifere che producono rifiuti con potenziali radionuclidi in attesa che studi scientifici, analisi, monitoraggi imparziali e non di parte escludano rischi per le popolazioni e l’ambiente. Chiediamo inoltre che sia coinvolta oltre all’Ispra anche l’istituto superiore della sanità.

Il sindaco è autorità sanitaria locale chiamata ad esercitare poteri-doveri di controllo a tutela della salute pubblica anche in caso di persistente inerzia dei componenti organismi regionali.

Già in passato Med No Triv chiesto ai sindaci di applicare il principio di precauzione protocollando atti formali. Questa volta però ricordiamo ai sindaci che la legge e recenti sentenze dei tribunali amministrativi, sono molto chiari nell’individuare un preciso obbligo a carico dell’Amministrazione intimata, di provvedere espressamente sull’istanza del comitato. Il comitato Med No Triv protocollerà a giorni ulteriore richiesta ai sindaci ,al presidente della provincia di Matera e Potenza e a quello della regione Basilicata, di adottare ogni iniziativa utile per la tutela dell’ambiente e soprattutto della salute pubblica. [No Scorie Trisaia]

Pubblicato il 1/1/2015 alle 17.54 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web